XVIII.

Il giorno dopo fu dalla duchessa che il cavaliere di Malta venne

introdotto.

Ella l'attendeva; lo ricevette in una sala del suo appartamento.

Il conte provò una viva emozione nel rivederla.

--Oh donna Livia, le disse, finalmente!

Ella sorrise.

-~ Sì finalmente, rispose. Ah! che non avremmo mai potuto prevedere

quanto è avvenuto!

E lo fece sedere.

--Dov'è il duca? domandò il conte.

--È partito in carrozza.

--Sono stato ieri da lui.

--Lo so, e godo nel vedervi pacificati una volta.

--Non vi voleva che voi, donna Livia, per compiere tale miracolo.

--Gli avvenimenti terribili di questi giorni vi contribuirono assai

più.

--Non lo credo, duchessa.

--Ah! conte, che avrete voi pensato di me? Dal vostro biglietto

compresi....

E si arrestò un poco; indi:

--Compresi che tutto sapevate.

--Donna Livia, io non sono meno franco di voi. Sì, seppi ogni cosa.

--Donna Maria certamente vi aveva informato?

--Sin dal primo giorno. Ah! donna Livia, potete immaginare quanto

abbia tremato per voi!

--Il cielo permise che escissi illesa da tanti pericoli!

--Fu un vero miracolo.

--Però anche il duca vi contribuì.... Egli, la cui durezza mi fece

tante volte orrore, il cui sentire differiva tanto dal mio, mi

credette quando tutto mi accusava; mi difese.

--Lo so, e questo mi riconciliò con lui.

--E voi, conte, dubitaste di me?

--No; io non dubitai, donna Livia; avrei prima dubitato di Dio....

Però rimasi un istante, il confesso, stordito, confuso da quelle

improvvise rivelazioni ed alle insinuazioni infernali di quelle

femmine perverse. Ma fu un istante. Avrei dovuto tacervi questo,

ma so che la franchezza non vi offende.

--No, conte.

--Ed ora siete tranquilla?

--Sì e spero esserlo sempre. Solo mi duole la morte della sventurata

Gabriella. Sentii però che ella era molto sofferente, che poco forse

le rimaneva di vita, e ciò contribuì a calmarmi; altrimenti la sua

triste fine sarebbe stata troppo dolorosa per me.

--Era una infelice, signora; quel veneziano deve avervi narrata la sua

storia.

--Sì.... e suo fratello?

--È partito stanotte con Dal Pozzo. Conta, dopo aver salutato il

fratello e gli amici, recarsi in Ispagna per sempre. Dal Pozzo si

propone vivere con lui come in passato, e spera che la sua amicizia,

qualche distrazione, una vita nuova potranno ricondurre la pace nel

suo spirito.

Il conte aveva detto tutto questo senza alzare gli occhi su donna

Livia.

Povero Federico! pensava ella intanto; indi:

--Voi conoscete dunque Dal Pozzo?

--Sì, e da qualche giorno alloggiava in casa mia.

--E vi narrò egli?... chiese ella un po' esitante.

--In qual modo conosceste Federico, in qual modo sposaste il duca?

Sì.... Egli vi fu quasi forzato. Lo trovai la sera stessa del nostro

arrivo a Catania; veniva a cercare del suo amico, che un servo gli

aveva narrato d'aver veduto risuscitato in Messina. Il povero Dal

Pozzo, ignorando tutto, udendo che Chiarofonte era partito per

Catania, temette qualche pazzia e corse qui. Mi trovò che escivo dal

palazzo del principe, ove avevo appena letto la lettera del duca a

donna Maria. Mi domandò di Federico con parole confuse; compresi

tutto, lo rassicurai e lo condussi meco. Desideravo, lo confesso,

avere qualche schiarimento. Ero sì sorpreso.... attonito.... egli mi

soddisfece dopo che gli ebbi narrato come Federico fosse figlio del

cavaliere dell'Isola.... Ah duchessa, voi foste dunque infelice?...

--Sì, conte.

--Avete voi dispiacere che Dal Pozzo mi abbia narrato quanto di voi

sapeva?

--No, ed anzi per darvi una prova della mia fiducia, vi narrerò in

qual modo passarono i primi tempi del mio matrimonio....

--Ah donna Livia, tale confidenza!

--Ve la faccio senza difficoltà alcuna.--Ed era vero. L'intuizione

della duchessa le faceva scorgere nel conte un amico, al quale poteva

dire senza pericolo anche i pensieri.

--Sì, continuò poi. Io sposai don Francesco soltanto per obbedire a

mio padre moribondo, quasi forzatamente. Federico, che avevo amato

tanto, che a prezzo del suo sangue mi aveva salvata la vita, che mio

padre aveva quasi esortato a recarsi a Lepanto, ove io lo credeva

morto, era posto tra me e don Francesco. E ciò non bastava; il

carattere del duca, il suo proposito di volermi soggiogare facevano il

resto. Mi rammento queste parole, che egli mi disse quasi subito dopo

avermi sposata, vedendomi pensierosa e triste: Ciò che soffrii da

donna Livia del Faro nol soffrirò da mia moglie. La vostra tristezza

mi offende; vi amo molto, ma alfine son vostro marito e

comprendete..... Questo discorso non mi sorprese; io avevo già capito

che egli amava far paura! È la sua abitudine!...

Il conte sorrise.

--Ma ora il suo carattere non è più sì inflessibile, e spero poterlo

cangiare intieramente. E continuando:

--Non crediate, gli risposi, che io sia disposta a soffrire rimproveri

od insulti. Di questo rammentatevi bene, don Francesco; io sono stata

franca con voi, non vi ho lusingato, non avete dunque il diritto di

offendervi della mia tristezza. Non attendetevi da me nè lagrime, nè

scene, che umilierebbero me più di quanto potrebbero annoiare voi....

So quanto vi devo, e non vi mancherò.... Ma non potrete, già vel

dissi, imprigionare la mia volontà.--Ah! voi mi odiate, rispos'egli.

Volete vendicarvi di me, lo comprendo.--V'ingannate; io ho accettato

la mia sorte.--Troncai quindi quella spiegazione, che sembrò aver

fatto qualche effetto su don Francesco, il quale non toccò più

apertamente quell'argomento.--Due orizzonti mi si schiudevano innanzi:

o subire il mio destino come una vittima, o resistere e cercare, come

una specie di conforto, di volgere al bene il duca a poco a poco.

Mi decisi per questo partito.--Se egli mi ama davvero, dissi,

riescirò.--Io tenni parola, cercai vincere il mio dolore. La calma,

che opposi sempre a' suoi sì facili trasporti, ottenne assai più di

un'aperta resistenza. Egli sembrava amarmi più di prima. Se io vi

dicessi che in seguito, comprendendo questo, non provassi mai un

sentimento d'affezione per don Francesco, mentirei. L'amarezza, che io

gli cagionavo, mi commoveva talvolta; talvolta il mio cuore

rimproverava la mia ragione di troppa crudeltà. Ma riconoscevo in lui

una di quelle tempre orgogliose e dure, colle quali guai se troppo si

cede! Poi un suo sentimento, che urtasse i miei, che li ferisse, mi

faceva felicitare della mia fermezza. Confesso che la rimembranza

dell'amore infelice, che serbavo in fondo al cuore, aiutava la ragione

in me. Pure talvolta io fui per stendere la mano a don Francesco, e

per dirgli:--Tutto è dimenticato; ma no; non era tempo ancora.

D'altronde la tomba di Federico era sempre dinanzi a me. Così ho

potuto offrire a mio marito la mia riconciliazione, l'oblio del

passato in un istante supremo. Egli aveva consentito a cedermi, a non

provocar Federico, quel Chiarofonte ch'egli aveva odiato tanto, perchè

io gli avevo detto essere disposta a morire pria che vedere tale

duello. Voi conoscete il duca; comprendete che tale promessa fu per

lui un gran sacrifizio....

--È vero!

--Le scene terribili di questi giorni, o piuttosto i pericoli che io

corsi lo impressionarono vivamente. Egli è cangiato, il ripeto! Pensò

egli stesso ai figli della sua sventurata cugina, ciò che in passato

non avrebbe fatto certamente. Ed il vedere che egli stesso vi esortò a

venire da me mi è prova che di me più non diffida. Ora dunque mi tengo

certa del mio ascendente sopra di lui; farò di non perderlo.... Cogli

uomini come il duca occorrono molte precauzioni; saper indovinare

quando una cosa, una parola può far buona impressione o cattiva....

insomma....

Ed ella sorrise.

Dopo quanto aveva detto, il conte avrebbe potuto risponderle:--Mi

rimetto in voi, signora; ma ei nol fece.

Ella proseguì.

--Lasciandovi leggere nel mio cuore io faccio per voi, caro conte, ciò

che non feci mai per alcuno; ricompenso nel modo migliore, credetelo,

la vostra amicizia così devota.

--Io vi sono riconoscente di tanta fiducia, signora.

--Poi, continuò donna Livia, lo faccio anche perchè voi, vedendomi sì

vecchia d'impressioni, sì riflessiva, vi persuadiate che io non sono

una donna da amare.

--Donna Livia, se voi volete persuadermi di questo vi avverto che

sprecate il tempo. Del resto il mio amore non fa male ad alcuno.

Lasciatemelo, duchessa, esso non può offendervi.

Egli era assai triste nel terminare queste parole.

--Spero egualmente convincervi di quanto vi dico. Guardiamo,

cavaliere, le passioni da una regione più alta di esse. Pensiamo a

quali mali esse possono trascinare.

Credete voi che se il cavaliere dell'Isola avesse potuto immaginare le

angosce, che lo attendevano, i lacci, in cui sarebbero caduti i suoi

figli, le scene orribili di questi giorni, credete voi non si sarebbe

arrestato inorridito sull'orlo del precipizio, in cui è caduto; che

non si sarebbe ucciso di sua mano prima di sposare quella donna, per

la quale fu scacciato?

--Non so che dire, donna Livia, voi avete ragione.

--Vedete dunque, continuò la duchessa con una certa filosofia, che

sarebbe meglio cangiare i vostri sentimenti per me; riguardarmi come

un'amica, una sorella, non pensare nemmeno che mi avete amata altra

volta.

--Vi giuro che farò ogni sforzo, ma temo non essere sì coraggioso.

--Il sarete voi meno di me? Perchè io stessa, che parlo così, credetti

pochi giorni fa morir dal dolore nel riconoscere i caratteri di

Federico, nel saperlo in vita.... E quando il rividi un istante per

persuaderlo ad evitare il duca!... allora.... sì, cavaliere, una

scintilla di quel mio grande, di quel mio solo amore riaccesa nel mio

cuore, sarebbe bastata ad incenerirlo, ma io la soffocai; chè sarei

morta prima di mancare a me medesima....

Si arrestò un istante vivamente commossa; indi con maggior calma:

--Vedete dunque che io parlo in conoscenza di causa: convincetevi voi

pure delle verità che vi ho dette, e potrete senza rimorso continuare

a venire in casa del duca.... Io vi riguardo come un fratello....

farete quanto vi chiedo?...

--Sì, donna Livia.

Ella gli stese la mano, ch'ei baciò rispettosamente.

--Ah! continuò la duchessa, sarei lieta se la rimembranza di questi

giorni orribili non vi si opponesse. Il duca fece più di quanto io

avrei voluto.... Tinse la sua spada nel sangue del principe, lo

uccise.... senza di ciò forse donna Maria non avrebbe ricorso ad una

atroce vendetta.

--Sentite, in questo non so dar torto al duca.... Volevate ch'ei si

lasciasse offendere impunemente e sopportasse d'essere così vilmente

giuocato?... Avreste voi perdonato a quelle donne, che vi tendevano si

perfidi lacci.... che vi volevano disonorata ed estinta?

--Se io vi dicessi, conto, che non provai sdegno contro chi mi odiava

senza ragione non me lo credereste.

--Io tutto crederei, signora.

--Fareste male, poichè vivamente m'indignai, ed il desiderio della

vendetta lo provai anch'io, ma per poco.... Ed ora penso con dolore a

donna Maria, che il duca non vuol lasciare assolutamente in libertà e

che, per non aver saputo vincere istinti malvagi, perdette sì bella e

giovane uno splendido avvenire.... Che sarà di lei?...

--Io pure me lo chiedo con qualche compassione; ma l'idea, ch'ella

potrebbe nuocervi ancora la vince.... Ella fu sempre perversa, finta,

vendicativa al maggior segno sin da bambina, me lo rammento.

--Per ora, riprese donna Livia, il duca non vuole sentirne parlare;

sale in furore al solo udirne pronunciare il nome....

Però chi sa! fra qualche tempo, se si potesse inviarla in luoghi

lontani....

Io spero che, per proprio interesse almeno, ella si ravvederà; poco a

poco mi lusingo persuader don Francesco.... Agiremo con ogni

precauzione, faremo in modo che ella non possa nuocerci mai....

D'altronde la solitudine attuale, le amare riflessioni, il rossore la

consiglieranno ad essere cauta, se non possono cangiarle il cuore.

--Speriamo.... E donna Rosalia? soffrì ella molto all'epoca di quello

sciagurato matrimonio?

--Moltissimo.

--Andrò a vederla prima di recarmi a Malta, le narrerò tutto.

--Ah! ella fu vendicata terribilmente. Ditele, conte, che fra qualche

giorno andremo noi pure a vederla. Lasceremo quindi Catania per lungo

tempo, onde più facilmente vincere il ricordo di tante scene

penose.... Conte, ora devo pregarvi a perdonare i dispiaceri, le tante

noje che vi ho cagionate colla missione affidatavi.

--Che dite, donna Livia?...

Ed il conte, come per distrarre la duchessa, per calmare l'emozione

d'entrambi, narrò in succinto il suo viaggio, ed in qual modo aveva

trovato i figli del cavaliere dell'Isola in Gabriella ed in Federico

di Chiarofonte.

Quando ebbe finita la sua narrazione il cavaliere di Malta si alzò,

salutò commosso donna Livia, che gli disse stringendogli

amichevolmente la mano:

--Chi avrebbe immaginato tutto questo, quando io distrussi la

pergamena?...

La pergamena distrutta Romanzo del secolo XVI · 第 62 / 64 题