Il giorno dopo fu dalla duchessa che il cavaliere di Malta venne
introdotto.
Ella l'attendeva; lo ricevette in una sala del suo appartamento.
Il conte provò una viva emozione nel rivederla.
--Oh donna Livia, le disse, finalmente!
Ella sorrise.
-~ Sì finalmente, rispose. Ah! che non avremmo mai potuto prevedere
quanto è avvenuto!
E lo fece sedere.
--Dov'è il duca? domandò il conte.
--È partito in carrozza.
--Sono stato ieri da lui.
--Lo so, e godo nel vedervi pacificati una volta.
--Non vi voleva che voi, donna Livia, per compiere tale miracolo.
--Gli avvenimenti terribili di questi giorni vi contribuirono assai
più.
--Non lo credo, duchessa.
--Ah! conte, che avrete voi pensato di me? Dal vostro biglietto
compresi....
E si arrestò un poco; indi:
--Compresi che tutto sapevate.
--Donna Livia, io non sono meno franco di voi. Sì, seppi ogni cosa.
--Donna Maria certamente vi aveva informato?
--Sin dal primo giorno. Ah! donna Livia, potete immaginare quanto
abbia tremato per voi!
--Il cielo permise che escissi illesa da tanti pericoli!
--Fu un vero miracolo.
--Però anche il duca vi contribuì.... Egli, la cui durezza mi fece
tante volte orrore, il cui sentire differiva tanto dal mio, mi
credette quando tutto mi accusava; mi difese.
--Lo so, e questo mi riconciliò con lui.
--E voi, conte, dubitaste di me?
--No; io non dubitai, donna Livia; avrei prima dubitato di Dio....
Però rimasi un istante, il confesso, stordito, confuso da quelle
improvvise rivelazioni ed alle insinuazioni infernali di quelle
femmine perverse. Ma fu un istante. Avrei dovuto tacervi questo,
ma so che la franchezza non vi offende.
--No, conte.
--Ed ora siete tranquilla?
--Sì e spero esserlo sempre. Solo mi duole la morte della sventurata
Gabriella. Sentii però che ella era molto sofferente, che poco forse
le rimaneva di vita, e ciò contribuì a calmarmi; altrimenti la sua
triste fine sarebbe stata troppo dolorosa per me.
--Era una infelice, signora; quel veneziano deve avervi narrata la sua
storia.
--Sì.... e suo fratello?
--È partito stanotte con Dal Pozzo. Conta, dopo aver salutato il
fratello e gli amici, recarsi in Ispagna per sempre. Dal Pozzo si
propone vivere con lui come in passato, e spera che la sua amicizia,
qualche distrazione, una vita nuova potranno ricondurre la pace nel
suo spirito.
Il conte aveva detto tutto questo senza alzare gli occhi su donna
Livia.
Povero Federico! pensava ella intanto; indi:
--Voi conoscete dunque Dal Pozzo?
--Sì, e da qualche giorno alloggiava in casa mia.
--E vi narrò egli?... chiese ella un po' esitante.
--In qual modo conosceste Federico, in qual modo sposaste il duca?
Sì.... Egli vi fu quasi forzato. Lo trovai la sera stessa del nostro
arrivo a Catania; veniva a cercare del suo amico, che un servo gli
aveva narrato d'aver veduto risuscitato in Messina. Il povero Dal
Pozzo, ignorando tutto, udendo che Chiarofonte era partito per
Catania, temette qualche pazzia e corse qui. Mi trovò che escivo dal
palazzo del principe, ove avevo appena letto la lettera del duca a
donna Maria. Mi domandò di Federico con parole confuse; compresi
tutto, lo rassicurai e lo condussi meco. Desideravo, lo confesso,
avere qualche schiarimento. Ero sì sorpreso.... attonito.... egli mi
soddisfece dopo che gli ebbi narrato come Federico fosse figlio del
cavaliere dell'Isola.... Ah duchessa, voi foste dunque infelice?...
--Sì, conte.
--Avete voi dispiacere che Dal Pozzo mi abbia narrato quanto di voi
sapeva?
--No, ed anzi per darvi una prova della mia fiducia, vi narrerò in
qual modo passarono i primi tempi del mio matrimonio....
--Ah donna Livia, tale confidenza!
--Ve la faccio senza difficoltà alcuna.--Ed era vero. L'intuizione
della duchessa le faceva scorgere nel conte un amico, al quale poteva
dire senza pericolo anche i pensieri.
--Sì, continuò poi. Io sposai don Francesco soltanto per obbedire a
mio padre moribondo, quasi forzatamente. Federico, che avevo amato
tanto, che a prezzo del suo sangue mi aveva salvata la vita, che mio
padre aveva quasi esortato a recarsi a Lepanto, ove io lo credeva
morto, era posto tra me e don Francesco. E ciò non bastava; il
carattere del duca, il suo proposito di volermi soggiogare facevano il
resto. Mi rammento queste parole, che egli mi disse quasi subito dopo
avermi sposata, vedendomi pensierosa e triste: Ciò che soffrii da
donna Livia del Faro nol soffrirò da mia moglie. La vostra tristezza
mi offende; vi amo molto, ma alfine son vostro marito e
comprendete..... Questo discorso non mi sorprese; io avevo già capito
che egli amava far paura! È la sua abitudine!...
Il conte sorrise.
--Ma ora il suo carattere non è più sì inflessibile, e spero poterlo
cangiare intieramente. E continuando:
--Non crediate, gli risposi, che io sia disposta a soffrire rimproveri
od insulti. Di questo rammentatevi bene, don Francesco; io sono stata
franca con voi, non vi ho lusingato, non avete dunque il diritto di
offendervi della mia tristezza. Non attendetevi da me nè lagrime, nè
scene, che umilierebbero me più di quanto potrebbero annoiare voi....
So quanto vi devo, e non vi mancherò.... Ma non potrete, già vel
dissi, imprigionare la mia volontà.--Ah! voi mi odiate, rispos'egli.
Volete vendicarvi di me, lo comprendo.--V'ingannate; io ho accettato
la mia sorte.--Troncai quindi quella spiegazione, che sembrò aver
fatto qualche effetto su don Francesco, il quale non toccò più
apertamente quell'argomento.--Due orizzonti mi si schiudevano innanzi:
o subire il mio destino come una vittima, o resistere e cercare, come
una specie di conforto, di volgere al bene il duca a poco a poco.
Mi decisi per questo partito.--Se egli mi ama davvero, dissi,
riescirò.--Io tenni parola, cercai vincere il mio dolore. La calma,
che opposi sempre a' suoi sì facili trasporti, ottenne assai più di
un'aperta resistenza. Egli sembrava amarmi più di prima. Se io vi
dicessi che in seguito, comprendendo questo, non provassi mai un
sentimento d'affezione per don Francesco, mentirei. L'amarezza, che io
gli cagionavo, mi commoveva talvolta; talvolta il mio cuore
rimproverava la mia ragione di troppa crudeltà. Ma riconoscevo in lui
una di quelle tempre orgogliose e dure, colle quali guai se troppo si
cede! Poi un suo sentimento, che urtasse i miei, che li ferisse, mi
faceva felicitare della mia fermezza. Confesso che la rimembranza
dell'amore infelice, che serbavo in fondo al cuore, aiutava la ragione
in me. Pure talvolta io fui per stendere la mano a don Francesco, e
per dirgli:--Tutto è dimenticato; ma no; non era tempo ancora.
D'altronde la tomba di Federico era sempre dinanzi a me. Così ho
potuto offrire a mio marito la mia riconciliazione, l'oblio del
passato in un istante supremo. Egli aveva consentito a cedermi, a non
provocar Federico, quel Chiarofonte ch'egli aveva odiato tanto, perchè
io gli avevo detto essere disposta a morire pria che vedere tale
duello. Voi conoscete il duca; comprendete che tale promessa fu per
lui un gran sacrifizio....
--È vero!
--Le scene terribili di questi giorni, o piuttosto i pericoli che io
corsi lo impressionarono vivamente. Egli è cangiato, il ripeto! Pensò
egli stesso ai figli della sua sventurata cugina, ciò che in passato
non avrebbe fatto certamente. Ed il vedere che egli stesso vi esortò a
venire da me mi è prova che di me più non diffida. Ora dunque mi tengo
certa del mio ascendente sopra di lui; farò di non perderlo.... Cogli
uomini come il duca occorrono molte precauzioni; saper indovinare
quando una cosa, una parola può far buona impressione o cattiva....
insomma....
Ed ella sorrise.
Dopo quanto aveva detto, il conte avrebbe potuto risponderle:--Mi
rimetto in voi, signora; ma ei nol fece.
Ella proseguì.
--Lasciandovi leggere nel mio cuore io faccio per voi, caro conte, ciò
che non feci mai per alcuno; ricompenso nel modo migliore, credetelo,
la vostra amicizia così devota.
--Io vi sono riconoscente di tanta fiducia, signora.
--Poi, continuò donna Livia, lo faccio anche perchè voi, vedendomi sì
vecchia d'impressioni, sì riflessiva, vi persuadiate che io non sono
una donna da amare.
--Donna Livia, se voi volete persuadermi di questo vi avverto che
sprecate il tempo. Del resto il mio amore non fa male ad alcuno.
Lasciatemelo, duchessa, esso non può offendervi.
Egli era assai triste nel terminare queste parole.
--Spero egualmente convincervi di quanto vi dico. Guardiamo,
cavaliere, le passioni da una regione più alta di esse. Pensiamo a
quali mali esse possono trascinare.
Credete voi che se il cavaliere dell'Isola avesse potuto immaginare le
angosce, che lo attendevano, i lacci, in cui sarebbero caduti i suoi
figli, le scene orribili di questi giorni, credete voi non si sarebbe
arrestato inorridito sull'orlo del precipizio, in cui è caduto; che
non si sarebbe ucciso di sua mano prima di sposare quella donna, per
la quale fu scacciato?
--Non so che dire, donna Livia, voi avete ragione.
--Vedete dunque, continuò la duchessa con una certa filosofia, che
sarebbe meglio cangiare i vostri sentimenti per me; riguardarmi come
un'amica, una sorella, non pensare nemmeno che mi avete amata altra
volta.
--Vi giuro che farò ogni sforzo, ma temo non essere sì coraggioso.
--Il sarete voi meno di me? Perchè io stessa, che parlo così, credetti
pochi giorni fa morir dal dolore nel riconoscere i caratteri di
Federico, nel saperlo in vita.... E quando il rividi un istante per
persuaderlo ad evitare il duca!... allora.... sì, cavaliere, una
scintilla di quel mio grande, di quel mio solo amore riaccesa nel mio
cuore, sarebbe bastata ad incenerirlo, ma io la soffocai; chè sarei
morta prima di mancare a me medesima....
Si arrestò un istante vivamente commossa; indi con maggior calma:
--Vedete dunque che io parlo in conoscenza di causa: convincetevi voi
pure delle verità che vi ho dette, e potrete senza rimorso continuare
a venire in casa del duca.... Io vi riguardo come un fratello....
farete quanto vi chiedo?...
--Sì, donna Livia.
Ella gli stese la mano, ch'ei baciò rispettosamente.
--Ah! continuò la duchessa, sarei lieta se la rimembranza di questi
giorni orribili non vi si opponesse. Il duca fece più di quanto io
avrei voluto.... Tinse la sua spada nel sangue del principe, lo
uccise.... senza di ciò forse donna Maria non avrebbe ricorso ad una
atroce vendetta.
--Sentite, in questo non so dar torto al duca.... Volevate ch'ei si
lasciasse offendere impunemente e sopportasse d'essere così vilmente
giuocato?... Avreste voi perdonato a quelle donne, che vi tendevano si
perfidi lacci.... che vi volevano disonorata ed estinta?
--Se io vi dicessi, conto, che non provai sdegno contro chi mi odiava
senza ragione non me lo credereste.
--Io tutto crederei, signora.
--Fareste male, poichè vivamente m'indignai, ed il desiderio della
vendetta lo provai anch'io, ma per poco.... Ed ora penso con dolore a
donna Maria, che il duca non vuol lasciare assolutamente in libertà e
che, per non aver saputo vincere istinti malvagi, perdette sì bella e
giovane uno splendido avvenire.... Che sarà di lei?...
--Io pure me lo chiedo con qualche compassione; ma l'idea, ch'ella
potrebbe nuocervi ancora la vince.... Ella fu sempre perversa, finta,
vendicativa al maggior segno sin da bambina, me lo rammento.
--Per ora, riprese donna Livia, il duca non vuole sentirne parlare;
sale in furore al solo udirne pronunciare il nome....
Però chi sa! fra qualche tempo, se si potesse inviarla in luoghi
lontani....
Io spero che, per proprio interesse almeno, ella si ravvederà; poco a
poco mi lusingo persuader don Francesco.... Agiremo con ogni
precauzione, faremo in modo che ella non possa nuocerci mai....
D'altronde la solitudine attuale, le amare riflessioni, il rossore la
consiglieranno ad essere cauta, se non possono cangiarle il cuore.
--Speriamo.... E donna Rosalia? soffrì ella molto all'epoca di quello
sciagurato matrimonio?
--Moltissimo.
--Andrò a vederla prima di recarmi a Malta, le narrerò tutto.
--Ah! ella fu vendicata terribilmente. Ditele, conte, che fra qualche
giorno andremo noi pure a vederla. Lasceremo quindi Catania per lungo
tempo, onde più facilmente vincere il ricordo di tante scene
penose.... Conte, ora devo pregarvi a perdonare i dispiaceri, le tante
noje che vi ho cagionate colla missione affidatavi.
--Che dite, donna Livia?...
Ed il conte, come per distrarre la duchessa, per calmare l'emozione
d'entrambi, narrò in succinto il suo viaggio, ed in qual modo aveva
trovato i figli del cavaliere dell'Isola in Gabriella ed in Federico
di Chiarofonte.
Quando ebbe finita la sua narrazione il cavaliere di Malta si alzò,
salutò commosso donna Livia, che gli disse stringendogli
amichevolmente la mano:
--Chi avrebbe immaginato tutto questo, quando io distrussi la
pergamena?...