Da quel giorno ne scorsero otto.
Nessun avvenimento importante, nessun incidente notevole.
Il duca esciva pochissimo; si tratteneva nel suo gabinetto col
procuratore del nobile cappuccino, che si era presentato a don
Francesco lo stesso giorno, in cui questi aveva incontrato l'ufficiale
spagnuolo.
Sì, il duca, che tanto si era ostinato a non voler riconoscere i suoi
parenti spogliati, ora moriva di voglia di far presto a render loro il
nome e le sostanze, che ad essi spettavano.
Non vedeva l'ora soprattutto che se ne andassero!
Ed intanto colui, che stava per venir chiamato il cavaliere
dell'Isola, il povero Federico, faceva vita con Dal Pozzo,
preoccupandosi poco di quanto direbbero o penserebbero di lui i suoi
nobili ospiti.
Come si era proposto, stava seco loro soltanto quando non poteva farne
a meno; e quella sua condotta, la freddezza gentile, ma glaciale, che
appariva in ogni suo atto, sul suo bel volto, sembrava strana al
principe, ed impensieriva assai donna Maria e Camilla.
Queste erano divenute due vere amiche, perchè nulla lega più
facilmente degli interessi comuni. Fra loro quelle due donne tanto
belle, quanto malvagie, avevano conclusa una specie di alleanza
offensiva e difensiva: offensiva verso il duca e la duchessa,
difensiva verso il cavaliere di Malta, del quale ridevano, ma il
ricordo delle cui parole le faceva fremere di rabbia; donna Maria
soprattutto.
Eppure egli era stato generoso; a nessuno aveva narrato la scena
scandalosa fattagli nel palazzo del principe.
Ma di tal generosità non gli erano desse menomamente grate, perchè ne
comprendevano il vero motivo. Era rispetto per la duchessa, timore di
comprometterla, che aveva trattenuto il conte dall'accusarle innanzi
al duca, al principe ed a Federico.
Null'altro.
Perdendo donna Livia, che egli amava si scioccamente, come esse
dicevano, si sarebbero vendicate di lui pure.
La condotta di donna Maria, persistendo in tali propositi, era indegna
di una dama non solo, ma anche della sua naturale perspicacia; ma in
lei eravi quel focolare di odio, che sì sovente trovasi nelle donne e
negli uomini della sua isola natale; vendicativa all'eccesso, non
poteva, non poteva assolutamente sopportare in pace il ricordo delle
offese ricevute sì, ma che ella aveva meritate però.
Ella pensava d'altronde che senza audacia non si giunge a nulla,
massima questa, che aveva condotto Camilla al delitto, e che poteva
trascinarvi anche la principessa.... Ed anzi, non ve l'aveva già
trascinata?... Se il duca, credendole, ebbro di collera, di furore,
avesse ucciso donna Livia, non sarebbe stata responsabile di tal
morte, più che lui, donna Maria?... ella, che in pochi momenti aveva
ordito la perfida trama!...
Ma vi sono certi delitti che, quantunque orribili, si sottraggono alla
punizione, e quasi non vengono biasimati.
Poi donna Maria amava gli intrighi; era nata per essi.
Dal Pozzo continuava ad alloggiare dal conte di San Giorgio, il quale
non usciva mai. In quella casa talvolta si recava anche l'ufficiale a
ricondurvi l'amico suo. Federico credeva che il conte ignorasse i suoi
amori con donna Livia; per questo trattava senza timore quel
cavaliere, che per ritrovarlo si era preso tanti imbarazzi, e che egli
preferiva di gran lunga a tutti gli altri parenti, perchè silenzioso,
discreto.
L'ufficiale aveva pregato Dal Pozzo a non entrare nel palazzo degli
Alberi, benchè donna Maria avesse fatto intendere che volentieri ve lo
avrebbe ricevuto. Tal preghiera dell'ufficiale all'amico era stata
fatta in modo, che era sembrata a questo un comando.
Comprendo, diceva tra sè il messinese; egli teme che quelle due
incantatrici mi tirano giù; che senza saperlo io commetta qualche
imprudenza; forse ha ragione, se pensa questo!... È meglio che io non
vada, anche per me; perchè, se fossi indiscreto, mi tirerei addosso la
collera del duca e di Federico insieme; e basterebbe quella d'uno solo
di loro.
Così aveva promesso all'amico, proponendosi bene di non mancare.
Egli non si era ingannato supponendo pericoloso per lui trovarsi colla
principessa e con Camilla, benchè credesse che queste ignorassero
l'amore di donna Livia per Federico.
Donna Maria e la dalmatina avevano davvero fatto qualche assegnamento
su Dal Pozzo sino dal primo istante in cui si erano avvenute in lui.
Pensando che egli doveva essere quell'amico, a cui accennava donna
Livia in uno de' suoi fogli, si erano lusingate di potersene servire
destramente onde condurre Federico a qualche insano tentativo per
riavvicinarsi, non fosse che una volta, a donna Livia.
Ma le loro speranze su Dal Pozzo essendo andate deluse, pensarono ad
altro per perdere la duchessa.
Bisognava decidersi senza indugio.
E dopo quei pochi giorni di riposo, di tregua, sole nel gabinetto
della principessa, se lo ripetevano.
Gabriella dava loro pochissimo imbarazzo. Stava nella sua stanza non
meno volentieri di quanto esse ve la lasciassero.
Non ne esciva che per il pranzo e la cena, e per recarsi la mattina in
chiesa accompagnata da una camerista.
--Dunque, diceva donna Maria alla dalmatina, sembra anche a voi il
meglio?
--Sì, rispose Camilla.
--La riuscita vi par sicura, n'è vero?
--Sicurissima.
--Il progetto è un po' audace, disse esitante la bella principessa,
che alle volte chiedevasi se non si porrebbe per avventura in troppo
serii impicci.
--Non ve n'è altro.
--Sì, sì.
--Se non l'adottiamo, riprese Camilla con una freddezza glaciale, la
duchessa escirà non solo illesa dai perigli corsi, ma ne escirà
coll'amore del duca, la stima del cavaliere dì Malta e l'ammirazione
di mio marito.... Ed a noi rimarrà l'onta di aver tentato perdere una
donna superiore, come la chiama il conte.... Presto ogni cosa,
credetelo, sarà scoperta.... E tale onta, tale accusa a me la getterà
in viso mio marito ed a voi, principessa, il duca vostro fratello ed
il cavaliere di Malta, che presto parlerà.... E donna Livia? Ci
compiangerà col duca: compatirà col conte ai nostri sentimenti bassi,
volgari.... oh me l'attendo!...
Donna Maria si alzò.
--Non sarà mai! esclamò con fuoco. Vi ho già detto, signora, che non
ho d'uopo d'incitamenti: che nessuno potrà dire d'avermi impunemente
offesa.
--Ed io vi ripeto che non ne dubito; ma siccome mostraste temere che
il progetto fosso troppo audace....
--Non lo temo più. Ah! mi sembra vedere il duca sprezzante,
ironico!... Udire il cavaliere insultarmi!... No, no; mi decido....
--Bene!
--Domani dunque!
--Come credete....
--È il giorno migliore, più favorevole! Don Francesco deve recarsi
alla terra di S.... Lo udiste dal procuratore? Vuol assistere egli
stesso alla consegna, alle ultime formalità. Non si fida di alcuno;
vuol veder tutto.... è sempre stato così!...
La dalmatina non rispose.
Donna Maria continuò:
--Già vi dissi che la duchessa è rinchiusa nel suo appartamento,
rinchiusa letteralmente; la mia fidata camerista Caterina lo seppe
dalle donne del palazzo. Ciò che prova? Prova che, se mio fratello
credette alla moglie, ed ella, prendendo pretesto dall'averle vostro
marito salvato la vita, ottenne dal duca che non lo sfidasse, egli
promise, a condizione soltanto ch'ella giammai il rivedesse, neppure
un istante.
--È chiaro.
--Il duca istesso esce di rado. Perchè? Perchè teme incontrare il
rivale; dunque lo odia ancora; ancora ne è geloso.
--Certamente.
--Se donna Livia mancasse alle sue promesse, se si trovasse un solo
momento col suo antico amante, per sicuro questa volta il duca non le
crederebbe. E l'indulgenza, usatale prima, aggiungerebbe alla sua ira,
al suo furore.... Non lo credo cangiato.
In quell'istante donna Maria era più spregevole di Camilla: questa
almeno aveva a scusa una gelosia, che la esasperava....
--Riesciremo, rispose ella laconicamente.
--Ora, disse la principessa, scrivo la lettera al duca: è la prima,
che deve inviarsi.
E sedendo ad uno scrittojo tracciò lentamente e riflettendo poche
linee; indi suggellò il foglio. E girandolo fra le mani:
--Questa lettera la spedirò subito, disse; le altre domani, appena il
duca avrà finto partire per S.... Capite....
--Voi pensate a tutto.
La principessa sorrise, lusingata dal complimento.
--Ora, disse, possiamo preparare gli altri. Voi scrivete quello per la
duchessa, che non conosce i vostri caratteri.
--Ah se mio marito lo vedesse!
--Rimproveraste me di timori, ed esitate?
--Avete ragione, rispose la dalmatina.
Ah! pensò quindi, egli non mi ama più; diffida di me, lo compresi: mi
parve persino che ieri ei volesse parlare in segreto a Gabriella; si
trattenne per soggezione della principessa soltanto.... Poi non saprà
nulla.... Il duca li sorprenderà tosto; sì.... sì....
E si assise, ove poco prima stava seduta la principessa.
Scrisse come lei con qualche lentezza.
Dopo pochi istanti presentò il foglio a donna Maria, che lesse a mezza
voce queste parole.
«Federico scongiura donna Livia a riceverlo un istante, mentre il duca
è alla terra di S.... Ha un importante segreto da rivelarle. Un
abboccamento è necessario. Non scrive egli per una precauzione di più,
e prega donna Livia a distruggere all'istante questo biglietto.»
--Benissimo, disse donna Maria: farà il suo effetto.
--Ora a voi, principessa.
--Per dirla, è arrischiare un poco. Ah, se la mia fidata camerista
sapesse scrivere!
--Poichè non sa che volete fare?
--Sì, sì; poi è meglio non fidarsi degli altri.
--Dite a nome della duchessa che, se egli è un cavaliere d'onore,
distrugga tosto il biglietto. Sono persuasa che non esiterà. Io sono
meno sicura di voi. Un uomo a questi comandi obbedisce assai più di
una donna. D'altronde Federico è stordito....
Queste parole persuasero la principessa. Oh! lo distruggerà, pensò....
Perchè perderei sì buona occasione?... Non posso, no, rimanere
invendicata!... Poi se il cavaliere, pacificato col duca, gli narrasse
la scena che.... guai! uno di loro provocherebbe il principe!... E
allora! D'altronde io non posso sopportare l'idea che donna Livia sia
posta da loro tanto al disopra di me!... che mi si disprezzi.... No,
no....
E tornò a porsi allo scrittojo.
Quando ebbe finito mostrò l'opera sua a Camilla, che lesse.
«Il duca è alla terra di S.... Donna Livia può vedervi un'ultima volta
senza pericolo, essendo sicura dei servi. Ella esitò, ma non seppe
resistere. D'altronde ha da comunicarvi cose importanti, perchè ella
non è forse salva ancora. Vi attende tosto in preda all'agitazione più
viva. Vi chiede in nome dell'onore che distruggiate tosto questo
scritto, benchè non abbia osato vergarlo di sua mano. Affrettatevi....»
--Va bene? chiese donna Maria alla sua complice.
--Benissimo, rispose la dalmatina. Oh lo distruggerà senz'altro, non
temete!
--Spero bene, chè altrimenti non lo avrei scritto. Ma credete poi
ch'ei si recherà all'invito?
--Non ne dubitate, rispose Camilla con amarezza. Non vedete a quali
angosce è in preda? Teme rimanere in palazzo, piglia pretesto da quel
messinese per assentarsi continuamente. Manca persino alle
convenienze, egli, che fu sempre gentile, abituato a Venezia a
frequentare le case patrizie, la società più scelta.... Dunque di
tutto ciò è causa l'amore per donna Livia...
--Certamente.
--Ora, principessa, mandate al duca la lettera; è già tardi.
--Dite bene.
E chiamato un servo, donna Maria gli consegnò il foglio, destinato pel
fratello, ordinandogli di recarlo al palazzo dell'Isola all'istante e
di rimetterlo soltanto nelle mani del cameriere di don Francesco.
Il servo partì tosto, fece l'ambasciata e consegnò la lettera al
cameriere del duca.
--Chi la portò? domandò don Francesco, che era solo nel suo gabinetto.
--Un servo della principessa, eccellenza.
Il duca si annuvolò.
Che può scrivermi ancora quell'intrigante? disse tra sè.
Fu un istante per rimandare la lettera; ma poi pensò che, se donna
Maria ardiva scrivergli ancora, non era senza grave motivo.
--E.... dà qui, disse al cameriere, che gli consegnò il foglio.
Poi con un cenno congedò il servo.
Rimasto solo, aprì la lettera di donna Maria, che era così concepita.
«Ci conosciamo! voi mi scriveste, duca.--No, vi ingannaste.... Io
credeva conoscervi: ma compresi che ciò non era. Non avrei creduto mai
che vi lasciaste impunemente insultare, schernire, deridere...
»Prestate pur fede alla duchessa; lasciate che Federico di
Chiarofonte, o il cavaliere dell'Isola, come più vi piacerà chiamarlo,
possa vantarsi d'essere amato da vostra moglie, senza che voi gliene
chiediate ragione. Fate pure. Io dovrei vendicarmi dello sprezzo, con
cui mi trattaste, ridendo di voi, come ne ridono tutti. Ma non posso
dimenticare che siete mio fratello. L'onore della nostra famiglia mi è
assai più caro di quanto crediate.
»Per questo vi avverto che domani mentre sarete alla terra di S....
nostro cugino si recherà da vostra moglie. Attendete a giudicar tutti
quando vedrete che non v'inganno; quando finalmente avrete
riconosciuto che io non lancio nè ingiuste accuse, nè perfide
insinuazioni.
_Donna Maria_.»
La rabbia, l'indignazione, il dispetto si dipingevano a volta, a volta
sul viso del duca a misura che leggeva, e lo oscuravano ancora più....
Sarebbe possibile, mormorò, che donna Livia lo ricevesse?... No, non è
capace d'ingannarmi così!... Dopo ch'ella mi disse d'amarmi sarebbe
peggio di prima.... Sarebbe una colpa non solo, ma il massimo
dell'ipocrisia, dell'abbiezione.... No, no, non voglio nemmeno
pensarvi!.... Oh maledetta donna Maria, che viene ad avvelenarmi ogni
gioia!... Però se posso accertarmi di quanto dice; se ella me ne offre
il mezzo devo attendere a giudicarla.
Se veramente colui si recasse domani al mio palazzo, per vedere mia
moglie.... ebbene!... sarà egli solo l'ardito; ma allora la promessa,
che feci a donna Livia, sarebbe sciolta, sciolta da lui stesso, se
manca all'impegno, se ritorna in mia casa!...
E colpito da una subita idea:
Oh comprendo! Dal Pozzo gli avrà narrato delle difficoltà fatte da
donna Livia per isposarmi; dello svenimento, a cui soggiacque appena
datami la mano: dettogli che il dolore ne fu cagione, perchè amava lui
solo.... ed egli si sarà proposto di rivederla per ringraziarla di
tanta costanza, di tanta fede.... Ah sì! è così.... Indegno Dal Pozzo!
me la pagherà.....
Ed il duca si mise a passeggiare fremendo.
Poi, come se avesse d'uopo di nuovi fomenti al suo sdegno:
Si ride di me? dice donna Maria; tutti mi burlano.... Ma che?... Colui
a quanto pare osa parlare della duchessa.... dell'amore, ch'ella ebbe
per lui!... Ah è troppo!.... Ed io troppo fui vile.... Se donna Maria
dice il vero.... se colui vuol rivedere mia moglie, domani sarà
l'ultimo giorno di sua vita.... Ma dissimulerò con donna Livia....
Ella non saprà nulla.... perchè....
Ed il duca si assise triste e pensieroso.
Indi alzandosi dopo qualche tempo:
--Oh non ispunterà mai questo domani!... disse con rabbia....
.................................................................
L'indomani spuntò.... come un giorno atteso con impazienza da tre
persone, che lo salutarono con ansietà.
Il duca escì in carrozza al mattino dalla porta del suo palazzo. Donna
Livia non dubitava menomamente ch'ei non si recasse alla terra di
S....
Poco dopo la partenza di don Francesco ella ricevette il biglietto,
preparato per lei, e che le si disse essere stato portato da uno
sconosciuto.
Donna Livia, che non riceveva mai alcuna lettera, rimase un momento
perplessa.
Poi pensò che poteva essere del conte di San Giorgio, il quale
approfittava dell'assenza del duca per dirle due parole; che,
fors'anche ingannato, si lagnava di lei, e la aprì.
Non v'era indirizzo: i caratteri le erano affatto sconosciuti, ma il
nome di Federico, che vide tosto, la colpì.
Lesse agitatissima, e dopo la lettura rimase più agitata ancora.
Che significa questo? pensò.... Egli vuol rivedermi.... Ha un segreto
da comunicarmi.... Dice che posso riceverlo senza periglio durante
l'assenza del duca.... Infatti!... Facendolo introdurre
segretamente.... Non iscrive egli stesso per precauzione.... Eppure
vuole che io distrugga il biglietto.... Vorrà parlarmi forse perchè
avrà saputo che sua moglie e donna Maria tentarono perdermi.... dirmi
ch'egli ignorava gli fossero state involate le mie lettere.... Sarà
per giustificarsi ancora!...
Ed ella riflettè un poco.... indi:
No, non lo riceverò, qualunque sia il motivo, pel quale vuole
parlarmi: per quanto mi dolga respingere una sua ultima preghiera....
Non posso vederlo!... Ne diedi parola al duca.... non vi mancherò....
Devo fargli questo sacrificio.... Poi proverei una troppo viva
emozione!...
E chiamata la vecchia governante, le ordinò di dire ai servi che a
qualunque persona si presentasse a chieder di lei venisse risposto
ch'ella non riceveva alcuno; le aggiunse si guardasse bene ella stessa
di introdurre ancora segretamente il signor di Chiarofonte.
Dato quest'ordine fu più tranquilla.
Ella non era di quelle donne, le cui risoluzioni possano venire
scosse.
Quasi contemporaneamente Federico riceveva l'altro biglietto.
Gli fu consegnato in gran segreto, mentre stava per recarsi dal conte
di San Giorgio a prendervi Dal Pozzo.
L'ufficiale si turbò nel leggerlo.
Come? donna Livia mi attende! Ha bisogno di vedermi!... Esitò; ma si
decise poi.... Dice che non è salva ancora... Mi chiede in nome
dell'onore di distruggere questo foglio.... Obbedirò....
E fece per lacerarlo.... Ad un tratto arrestandosi: E se fosse il
duca, che volesse mettere alla prova la fedeltà di lei.... Non mi
disse Dal Pozzo che è sì diffidente, sì sospettoso....
Eh non sarebbe un caso nuovo!...
Riflettè un momento, indi:... Conserverò il biglietto. Se mi fu
inviato da lei, lo distruggerò sotto a' suoi occhi, spiegandole perchè
nol feci prima.... ed ella mi perdonerà certamente.... Ma andrò
all'abboccamento, qualunque periglio possa incontrarvi....
Ed invece di recarsi alla dimora del cavaliere di Malta, si diresse
verso il palazzo del duca.
Giuntovi entrò, senza avvedersi di un uomo, che lo esaminava
attentamente da una finestra socchiusa.
Era il duca, che, dopo aver lasciato la carrozza appena fuori del
palazzo, ordinando al cocchiere di continuare la via, era rientrato da
una porta segreta. Si era posto, non veduto da alcuno, in
osservazione.
Vide entrare Federico.
Ah! mormorò, quale ardire!... E questa volta era ben deciso ad
ucciderlo nelle stanze di donna Livia ed a punire questa, se lo
ricevesse....
Attese immobile.
Intanto Federico chiedeva ad un servo di voler parlare alla duchessa.
--Non riceve alcuno, illustrissimo, gli fu risposto. Ella stessa fece
dare quest'ordine da qualche istante appena.
L'ufficiale si allontanò subito.
Non era rimasto nell'atrio del palazzo che un momento; pure al duca
quel momento era sembrato un'ora.
Respirò nel veder escire colui, che riteneva colpevole d'un tentativo
audace; e quindi pensò andare da donna Livia a sciogliersi dal suo
impegno, perchè l'ufficiale aveva mancato alla sua parola.
Vedendo che io non lo provocai, ne dedusse certo che io lo temo.
E con quest'idea corse da donna Livia.
Ella era nel suo gabinetto, e stava mostrando al bambino un libro
d'immagini.
Vedendo il duca apparve sorpresa assai.
--Voi qui? gli disse; come? se vi credevo a S....
Egli la esaminò attentamente; indi:
--Sì, son qui, rispose, il vedete.
--Ma in qual modo?
Il duca era un po' confuso; temeva che quella specie di spionaggio
potesse offendere donna Livia; ma poi pensando, come era suo costume,
che alla fine egli era padrone di far quanto voleva, si decise a
spiegarsi.
--Non sono andato, perchè volevo accertarmi di una cosa.
--E quale?
--Che vi eravate ingannata nel credere alle promesse di colui, e nel
ritenerlo un uomo d'onore.
--Non comprendo.
--Ero stato avvertito che durante la mia assenza colui contava venirvi
a vedere.
--E dubitaste di me ancora forse?
--No: di lui soltanto.
--Se mi aveste creduto intieramente non avreste simulato meco,
accertandomi che vi recavate a S....
--Io tacqui con voi, perchè, se colui non fosse venuto, non vi avrei
detto nulla.
La duchessa si turbò.
--Ed invece, aggiunse il duca con fuoco, lo vidi co' miei proprii
occhi entrare in palazzo pochi momenti fa.
--Lo vedeste?
--Sì.
--Ebbene?
--Ebbene io non posso più mantenervi la mia promessa; e prima di farmi
rendere ragione della sua audacia, sono venuto a dirvi tutto.
Ohimè! pensò donna Livia, siamo da capo.
--Guardate, continuò egli, ecco una lettera di donna Maria, dalla
quale appare chiaramente che quell'indegno manca di rispetto a voi e
si ride di me.
E le consegnò la lettera.
Donna Livia la lesse; indi:
--Egli non è colpevole, disse.
--Come?
--Fu ingannato, lo giurerei. Guardate questo biglietto, che ho
ricevuto da poco tempo, e nel quale a nome suo mi si chiedeva un
abboccamento. Non lo distrussi ancora; i caratteri non sono suoi.
Il duca lo prese e lo scorse.
--Appena lo ebbi ricevuto, continuò donna Livia, ordinai che nessuno
fosse introdotto da me.
--Faceste bene; ma che sono tutti questi imbrogli? La scrittura non è
sua, il vedo; chè quella maledetta scrittura la conosco anch'io; ma il
biglietto verrà da lui egualmente, poichè egli venne qui. Ed io non
soffrirò tale insulto.
In quella una donna chiese di entrare.
Apparve sulla soglia con una lettera tra le mani.
--Un cavaliere, diss'ella alla duchessa, chiese con istanza che
venisse tosto consegnata a vossignoria illustrissima.
E si arrestò vedendo il duca, di cui non si era accorta dapprima.
--Una lettera? domandò egli.
La camerista temette d'aver commessa qualche imprudenza e rimase
imbarazzata.
Quel suo contegno insospettì il duca.
--Ti si è forse ordinato che io non la veda? chiese alterato.
--Dammi quella lettera, interruppe donna Livia, e conduci teco il
bambino.
La camerista obbedì, contenta, chè aveva avuto paura.
--Questa volta i caratteri sono suoi, disse il duca, mentre donna
Livia stava spiegando la lettera.
Indi:
--Voglio leggerla io!
--Tenete.
Ella non aveva avuto neppure il tempo di gettarvi lo sguardo.
--Mi sembrato agitata?... Di che paventate?...
--Temo che in questa lettera siavi qualche frase, che venga da voi
fraintesa.
--Vedremo.
--Leggete ad alta voce.
--Siete ansiosa?
--Davvero, don Francesco, voi mi affliggete. Leggete solo, se più vi
piace.
E si allontanò alquanto.
--No, non vi offendete, diss'egli avvicinandosi a lei. Ora ve la
leggerò. Guardate se io vi amo!... Leggervi io stesso una lettera di
Chiarofonte....
E senz'altro lesse.
Era veramente Federico che scriveva.
«_Donna Livia_.
»Dal giorno, in cui voi mi diceste che tutto era finito fra noi, io
non avrei mai ardito tentare di rivedervi, come del resto non lo avrei
osato anche prima senza il desiderio vivissimo di giustificarmi.
»Ed è ancora per giustificarmi che vi scrivo.
»Vi si dirà che cercai di parlarvi; ma fu perchè ricevetti un
biglietto, nel quale mi s'invitava da voi all'istante.
»Mi sembrava impossibile; ma pure obbedii. Non fui ricevuto, e
compresi che tutto ignoravate. Avevo già sospettato; per questo non
distrussi tosto quel biglietto, come mi si raccomandava.
»Ed ora ve lo invio, perchè forse potrà servirvi a sventare qualche
trama ordita a danno vostro.
»Sì, pur troppo lo temo; si vuol perdervi.
»Approfittate di questo mio avvertimento, cara donna Livia: è l'ultimo
ricordo di
_Federico_.»
La tristezza, che spirava da questo poche linee, fece inumidire il
ciglio alla duchessa.
Egli è infelice! pensò.
Il duca aveva già aperto il biglietto incluso.
Mise un grido di rabbia.
--Oh, disse, tutto comprendo! Mi si giuocò come uno scimunito! Donna
Maria istessa lo aveva invitato a nome vostro. E non temette scrivere
di suo pugno!..
--Che dite? sarebbe vero?
Egli le porse il biglietto.
La duchessa arrossì di sdegno. Indi:
--Ebbene, disse a don Francesco, vedete che io ebbi ragione.
--Sì, vedo che non vi siete ingannata, e ch'egli è davvero un uomo
d'onore. Non sarà indegno di portare il nome degli Isola; ma temo lo
sia sua moglie.
--Sua moglie?
--Non comprendete dunque ch'ella assecondò donna Maria? Ed il
biglietto, che fu inviato a voi, fu da lei scritto, lo giurerei.
--È probabile.
--Oh le indegne! burlarsi di me come del primo imbecille. Che ne dite?
--Vedo che si tese un laccio al mio onore, a quello di vostro cugino,
ed anche alla vostra buona fede.
Buona fede!... La duchessa voleva significare certamente ch'egli ne
aveva avuto troppo per donna Maria, ed aveva mancato di fiducia verso
di lei.
--Avete ragione, disse don Francesco; non crederò più ad alcuno. Dal
biglietto di questo cavaliere comprendo che anche di lui non devo più
dubitare un istante.... E voi, aggiunse guardandola con molta
emozione, voi siete degna di me!...
Sarebbe stato assai meglio dire; Voglio esser degno di voi! ma egli
probabilmente non vi aveva pensato.
--Ora, esclamò con fuoco, vi vendicherò!
--Di chi?
--Di chi vi offese. Vado da donna Maria.
--Quanto a me perdono. Bastami che più non dubitiate; allora ogni
nuova trama sarà inutile.
--Se perdonate voi, non perdono io; e non sopporterò certo che vi si
abbia indegnamente giuocata e trattato me come uno sciocco.... Chi
crede dunque che io mi sia colei? Perchè non mi vendicai prima....
Vedete che cosa si ottiene a perdonare?
Egli era alteratissimo.
--Calmatevi, don Francesco.
--No, no.
--Ve ne prego, riflettete....
--No, donna Livia, non mi tratterrebbero le catene.
Ed escì a precipizio.
Cielo! mormorò la duchessa, che avverrà mai?