Come mai il principe degli Alberi accompagnava dal duca lo zio di
Federico?...
Dopo aver udito dal conte di San Giorgio tutto, e pressochè tutto
quanto riguardava il cavaliere dell'Isola, ed aver data parola di
mantenere il segreto, il frate aveva pensato tosto ad agire.
Era rimasto un po' scandalizzato, per dirla, della condotta tenuta dal
defunto cavalier suo nipote. Ma udendo che il padre gli aveva prima di
morire perdonato, si era promesso adoperarsi con impegno per gli eredi
spogliati.
Con tenerezza gli aveva accolti, perchè erano gli unici parenti, che
gli rimanessero.
Non gli sembrava molto difficile persuadere il duca dell'Isola a
riconoscerli. Sapeva esser egli un cavaliere alquanto violento ma
troppo altiero per rifiutarsi ad una restituzione quando la cosa fosse
pubblica.
D'altronde sarebbe stato un delitto, pensava il superiore, opporsi
alla volontà dell'avo ed ai comandi del padre moribondo.
E vedendo Federico perplesso e quasi ripugnante, Gabriella più
atterrita che contenta, lo zio si era sentito maggiormente spinto ad
adoperarsi a pro loro.
Insomma, come si fa talvolta, metteva dell'ambizione a riescire.
Il conte di San Giorgio, uno dei più illustri cavalieri di Malta, gli
aveva detto che egli solo poteva ottenere il riconoscimento dal duca,
che la sua influenza era tale da.... Quel frate era un po' vano, il
conte lo sapeva, e lo aveva colpito nel lato debole.
Il superiore giuro a sè stesso che, a costo d'andar dal papa, i suoi
nipoti verrebbero reintegrati nei loro diritti.
Il cavaliere di Malta non gli aveva fatto che una visita, poche ore si
era trattenuto a Messina ove aveva lasciato i parenti da lui
rinvenuti.
Desiderando il segreto, come lo desiderava, non voleva esser veduto.
Si recò ad una sua casa di campagna vicino a Catania, ove si doveva
fargli conoscere il risultato dei passi, che tenterebbe il superiore
dei cappuccini.
«Se don Francesco si persuade, diceva tra sè il conte, andrò a Malta
senza entrare in Catania, per quanto mi dolga non riveder donna Livia;
tornerò fra qualche mese ed allora.... Ma se il duca si rifiuta, o se
sospetta di sua moglie, andrò da lui, avrò seco una spiegazione
completa, quale ei la vorrà...»
E così si era diviso dai figli del cavaliere dell'Isola.
È inutile dire che durante il viaggio Camilla si era perfettamente
condotta.
Non una parola, che non fosse meditata; con una strategia finissima
aveva saputo evitare qualunque spiegazione pericolosa tra il conte,
Federico e Gabriella.
E con questa quante attenzioni per la sua salute! La povera amica di
Marco aveva finito quasi per non più temer Camilla, per credere ad un
sincero pentimento di colpe involontarie.
Del resto la conversazione aveva sempre languito assai, chè tutti
avevano pel capo mille cose gravi.
Federico erasi mostrato il più distratto di tutti. La sua
preoccupazione pareva aumentare a misura che si procedeva verso la
Sicilia.
Subito dopo la partenza del conte di San Giorgio, l'ufficiale si recò
nuovamente dal superiore suo zio, che lo aveva fatto chiamare.
--Ho deciso, gli disse il frate, che quest'oggi istesso partiremo per
Catania.
--Quest'oggi? domandò Federico un po' esitante.
--Sì, nipote. Ho già divisato come devo agire. Ho scritto una lettera
al duca dell'Isola, nella quale lo metto al fatto, o piuttosto,
aggiunse con un sorriso un po' sardonico, mostro metterlo al fatto di
tutto. Vi unisco la vostra lettura, che mi mandaste jeri dal conte di
San Giorgio, ove esprimete le vostre idee. Discenderemo al palazzo di
un gentiluomo che ospitai molte volte, che mi fece reiterate offerte,
ed il cui zio fu mio grande amico. Da qualche mese non lo vedo, ma
abita Catania. Si chiama il principe degli Alberi, è molto cortese;
sarà lietissimo, ne sono sicuro, di ospitarvi per quei pochi giorni
che dovrete trattenervi a Catania. Non potreste, comprendete,
alloggiare in alcuna locanda per non dar luogo a ciarle, che forse
offenderebbero il duca dell'Isola.... Andate ad avvertire vostra
moglie e Gabriella, nipote. Io sono pronto anche adesso.
--Vado, rispose il giovane.
E si accommiatò dallo zio.
Si diresse verso una locanda vicina, ove il giorno prima era disceso
col conte.
Nel breve tragitto fu avvicinato da un uomo, che gettò un grido di
sorpresa in vederlo.
--Oh! signor di Chiarofonte, esclamò, voi non siete dunque morto a
Lepanto?
--No, il vedi, ero soltanto ferito gravemente. E il tuo padrone?
--Abita qui a Messina, venite da lui, illustrissimo. Oh come rimarrà
attonito, contento! tanto si dolse della vostra creduta morte!
--Lo vedrei con gran piacere, ma ora non posso; digli che vado a
Catania, che desidero assai parlargli.... Ma bisogna mi affretti....
Addio.
E l'ufficiale entrò come un fulmine nella locanda. Avvertì la sorella
e la moglie; pochi momenti dopo partivano col superiore dei cappuccini
in una grande carrozza chiusa.
Federico era agitatissimo.
«Al dal Pozzo soltanto, andava dicendo tra sè, posso chiedere ciò che
sia avvenuto di donna Livia: a nessun altro no, perchè temerei
comprometterla.... Ah! quante volte fui per domandare di lei al conte!
ma egli non sapeva che fossi già stato in Sicilia; che avrebbe mai
detto, che avrebbe mai pensato chiedendogli di una dama di qui?... Ah
feci bene.... Ella sarà maritata; il marchese me l'aveva promessa per
tenerezza verso di lei, per riconoscenza verso di me; ma era pentito,
lo comprendevo bene!... Non avrà tardato a valersi della libertà, che
resi a sua figlia.... Poi, credendomi morto.... Basta, saprò ogni cosa
da dal Pozzo.... Povera donna Livia! ella mi amava molto!... Ah non vi
è donna superiore a lei!... Comprendo ora.... Quale purezza d'idee, e
tanto spirito insieme!... Mia moglie è bella, divinamente bella!... Ma
quale diversità di carattere.... Poi, ho dei dubbii, che voglio
rischiarare.... Ed appena saremo partiti di qui, dovrà rispondermi di
tutto.... Dovetti mostrare di crederle in faccia del conte, per
convenienza.... Basta, rifletterò.... Ma donna Livia non posso
rivederla.... Conosco il mio dovere, non debbo turbarla.... Dal Pozzo
è segreto come una tomba, e nessuno saprà.... Il riconoscimento, dice
mio zio, dev'esser condotto nella più grande ombra.... Dunque.... il
nome di Chiarofonte non verrà pronunciato qui.... Mi allontanerò però
presto da questi luoghi, giammai io vi dimorerò.... Provo per altro
una viva emozione pensando a quel tempo, a quel castello del marchese,
qui vicino.... ove fui trasportato ferito, dopo aver salvato lui e
donna Livia dai corsari.... dove mi trattenni quasi cinque mesi.... e
senza la battaglia di Lepanto.... Ma il marchese era pentito.... non
avrei sofferto umiliazioni... Ah giammai!... Fu un sogno.... una
poesia quell'amore.... è meglio tentare dimenticarlo....»
L'ufficiale non abbadava molto a suo zio, il quale trovava però la
preoccupazione del giovane naturalissima e l'approvava.
Giunti l'indomani a Catania, il superiore mandò un servo
coll'ambasciata al principe degli Alberi, dinanzi al cui palazzo si
era fermata la carrozza.
Il principe, udendo il nome dal cappuccino, venne egli stesso ad
incontrarlo. Fece a lui ed ai suoi nipoti mille offerte insistenti,
chè davvero egli aveva delle obbigazioni con quel frate, e molta
considerazione per lui, al quale doveva la cospicua eredità dello zio.
Fece discendere i forastieri nel palazzo, assicurandoli della gioja
che avrebbe ad ospitarli.
Appena furono in una gran sala, mentre continuavano i saluti e le
cortesie, Gabriella alzò il velo.
Il principe si turbò, e diede in una esclamazione di sorpresa.
--Che! donna Rosalia! È mai possibile?...
Tutti si guardarono, ed il superiore sorridendo:
--Ah! comprendo, principe, disse, siete meravigliato della
rassomiglianza di questa dama colla sorella minore del duca
dell'Isola... Infatti mi fu detto essere tale rassomiglianza
prodigiosa.
--Prodigiosa davvero! interruppe il giovane; vedo ora che non è
lei.... Ma alla prima....
--Voi dunque conoscete la famiglia del duca, principe?
--Ho sposato da poco donna Maria, l'altra sorella di don Francesco.
--Ma questa è una felicissima combinazione, esclamò il frate. Ebbene
sappiate che questa dama, ed accennava Gabriella, e questo ufficiale
dell'armata spagnuola, miei nipoti, sono figli del cavaliere
dell'Isola, creduto morto in guerra da molti anni....
--Che sento! Ma allora sono miei parenti pure, disse il principe.
E stese la mano all'ufficiale, che gliela strinse sorpreso e
distratto.
Vi fu un istante di confusione, di parole gentili e di complimenti.
Dopo di che il principe chiamò: un servo accorse.
--Prega donna Maria di recarsi qui all'istante, disse.
Poi, volgendosi al superiore:
--Ma narratemi, padre, narratemi come mai....
Donna Maria entrò.
Rimase immobile per la sorpresa.
--Mia sorella! esclamò aggrottando le sopraciglia.
In poche parole il principe le spiegò tutto.
Ella, che sapeva del segreto, che conosceva il duca, rabbrividì.
«Ohimè! pensò, crederà che io lo abbia tradito!... Che cosa avverrà
mai?...»
Ed intanto i suoi sguardi s'arrestavano sui parenti, che le venivano
presentati dal principe.
Trovò Camilla bellissima, poi guardò Federico, che le s'inchinava
profondamente.
Ah! mai nessun uomo le aveva cagionato tanta impressione.
«Che bel giovane è questo cavaliere! disse tra sè. Qual'aria marziale
senza esser burbero!... È un mezzo tra il duca e mio marito....»
Ed indirizzò all'ufficiale uno de' suoi più vezzosi sorridi.
Però era turbata assai.
«Mio fratello, pensava, è capace di provocare il principe.... Egli,
che nei duelli uccide sempre l'avversario!... Ma in qual modo questi
cugini sono qui?... Chi dunque gli ha avvertiti?... Ah donna Livia!...
devo accusar lei se voglio salvar me.... È indispensabile.... Quale
idea!... Il cavaliere, che ebbe con lei quell'abboccamento al
castello, subito dopo la distruzione della pergamena.... Il duca certo
non ha udito tutto.... Sì, sì, fu il conte; avrà finto partire per
Malta.... Oh lo saprò! li farò parlare, e prendendoli di sorpresa,
riescirò....»
--Sono lietissimo, principessa, le disse il superiore avvicinandosele,
di aver trovato una sorella del duca dell'Isola nella moglie del
principe, al quale mi lega tanta amicizia.... Voi ci ajuterete....
Donna Maria, ad onta della sua franchezza, non seppe rispondere che
con un cenno.
«Sarò a tempo? chiedevasi.»
Il frate continuava.
--Venite qui, caro principe, che combineremo fra noi, mentre vostra
moglie farà più ampia conoscenza coi suoi cugini. Vi racconterò tutto.
E prendendo il braccio del giovane, lo condusse nel vano di una
finestra dell'ampia sala.
Donna Maria non perdette tempo.
--Dove vi trovò il conte di San Giorgio, cugino? chiese sorridendo
all'ufficiale.
Federico rimase attonito.
--Che! voi sapete, principessa....
Donna Maria respirò.
«Ah! disse tra sè, il mio ardire mi ha giovato.»
--Oh, rispose, non è un segreto! la duchessa mia cognata inviò ella
stessa il conte. Anch'io lo sapeva. Non ve ne disse nulla il
cavaliere?
--No.
--La duchessa lo aveva inviato? chiese Camilla. È giovane questa dama?
--Sì.
--È qui di Catania? domandò ancora Camilla, tanto per dir qualche
cosa.
--No, è di Messina.
--Di Messina? chiese Federico.
--Sì, è la figlia del marchese del Faro, morto da qualche tempo. Oh
molto premeva a donna Livia il ritrovarvi!
Al nome di donna Livia del Faro, Camilla guardò l'ufficiale, che si
era fatto pallidissimo.
«Ahimè, pensò, che sento! Cielo! ella è moglie del duca! di questo
duca tanto orgoglioso!... E mi crederà sì basso, sì vile da reclamare,
sapendo tutto ciò? Perchè non rimasi a Milano!... Insensato!... Oh! ma
voglio giustificarmi, se credessi morire.... E mentre costoro
parleranno al duca.... Alfine che può avvenire? La mia spada non è di
quelle, che piegano.... Potessi trovare almeno la vecchia
governante!... Se ella esiste, donna Livia non se ne sarà divisa....»
E senza badare a sua moglie, senza pensare alla sconvenienza, che
stava per commettere, s'inchinò a donna Maria, ed escì, adducendo a
scusa che un servo attendeva i suoi ordini.
Camilla gli guardò dietro con rabbia.
«Oh! pensò, chi mi avrebbe detto che qui dovevo trovare l'innamorata
di Federico? Trovarla nella duchessa dell'Isola!... Ma egli crede che
io tutto ignori!... Non gli ho mai parlato di quelle lettere, che
trovai nella sua valigia mentre era ferito in mia casa....»
Uno strano silenzio regnava tra quelle donne....
Gabriella guardavasi attorno confusa; non sapeva che pensare....
Donna Maria cercava indovinare, ma non poteva...
In quel momento il principe ed il superiore si avvicinarono a loro.
--Abbiamo pensato, disse l'aristocratico frate a donna Maria, che è
inutile differire. Spedisco una lettera, che avevo già preparata, al
duca vostro fratello, nella quale gli chiedo un colloquio. Fra qualche
ora ci recheremo da lui. Intanto andremo dal vescovo e da qualche
altro amico, che desidero vedere. Perdonate se conduco meco il
principe.
Donna Maria era sì confusa che li lasciò partire senza poter
rispondere.
Alfine, pensò, in faccia a questo superiore il duca si conterrà, ne
sono certa.
Poi, comprendendo dall'aria smarrita di Gabriella che le sarebbe stata
d'impaccio:
--Cugina, le disse, voi siete assai pallida: sembrate bisognosa di
riposo, volete ritirarvi?
Gabriella annuì ringraziando.
La giovane principessa la fece subito accompagnare da una camerista in
una magnifica stanza da letto del piano superiore, ove il principe
aveva fatto assegnare ai cugini un vasto appartamento.
Subito dopo donna Maria si volse a Camilla, che le sembrava un
prezioso ausiliare.
--Signora, le disse, spiegatemi, ve ne prego, la causa della vostra
emozione. Vostro marito rimase come colpito dal fulmine nell'udire da
me il nome, il casato della duchessa. Che vuol dir ciò?... Confidatevi
meco senza timore.
E strinse le mani di Camilla.
--Ah! esclamò questa con esasperazione, vuol dire ch'egli l'ha
amata.... Ma voi vorrete salvarla!
--Io! oh io la odio! esclamò donna Maria con fuoco.
Ed aggiunse:
--Ditemi tutto; non vi è tempo da perdere; affrettatevi.
Camilla comprese dal fremito di rabbia della principessa che ella non
l'ingannava.
Poi non era dessa abituata ad agire con precipitazione?...
Si decise all'istante.
--Ebbene, sì, disse: egli ha amato donna Livia del Faro, ma crede che
io non lo sappia. Tutto mi è noto soltanto per due lettere, che gli ho
involate.
--Due lettere? Lettere di donna Livia?
--Sì.
--E le possedete? Le avete con voi?
--Certamente.
--Ah questa volta, mormorò la principessa, ella non si salverà!...
Sentì un movimento di giubilo infernale.
Strinse di nuovo le mani a Camilla.
--Se sapeste quanto ho sofferto per causa di colei, esclamò, quante
umiliazioni dal duca!
--Ma che! se tanto l'odiate, come mai vi aveva ella narrato del conte?
--Nulla mi narrò: ho indovinato a caso, ma non vi è tempo da
perdere!... Sospettavo soltanto; interrogai vostro marito di
sorpresa.... Ma ora ci vendicheremo insieme.... Mio fratello, il duca,
è il più geloso dei mariti.... Sua moglie, l'ho sempre compreso, non
lo ama, benchè nulla ne appaja; dunque ama ancora il vostro sposo....
Voi potete perdere la vostra rivale quest'oggi stesso.... Ah capisco
tutto: il conte di San Giorgio ama la duchessa appassionatamente, ed
ella si valse di lui perchè le rintracciasse l'amante.
Donna Maria si esprimeva con vivacità convulsa; le sue parole
sembravano un fiume vorticoso.
--Sentite, signora, le disse Camilla; io vi narrerò tutto, ne abbiamo
il tempo poichè vostro marito e lo zio di Federico non si recheranno
dal duca che fra qualche ora, come udiste. Però devo avvertirvi che la
duchessa non poteva sapere che mio marito era figlio del cavaliere
dell'Isola. Io sola, ve lo giuro, possedeva il segreto, e non lo
rivelai a Federico che all'arrivo del conte a Milano, rimettendogli le
carte di suo padre.
--Veramente?
--Di questo siate certa; non odio però meno la duchessa, e non
desidero meno di perderla.... Si potrà far credere egualmente al
duca?...
--Sì, sì; con quelle lettere che possedete sarà facilissimo....
Narratemi ora tutto: come ella amò vostro marito e come....
--Mio marito fu gravemente ferito a Lepanto, interruppe Camilla; io
ritengo che ella lo credette morto.....
--È probabilissimo.
E quindi:
--Lepanto!... Aspettate!... quella battaglia non avvenne nell'ottobre
del 1571?
--Precisamente.
--Bene; ella sposò il duca qualche mese dopo.
--Sì, appena avrà saputo che mio marito era morto.
--Infatti, ma non monta.
--Ed al duca sarà noto ch'ella ha amato Federico di Chiarofonte?
Donna Maria riflettè, poi:
--Non credo che il duca, sospettoso, diffidente come è, acconsentisse
a sposar donna Livia sapendola innamorata d'un altro.
--Ma se lo credeva morto?
--Dite bene; dei morti per solito non si è gelosi.
E la principessa sorrise.
--Pure, aggiunse, mi pare impossibile, a meno che.... Egli ritiene che
le donne sieno nate per obbedire.... che sieno cose affatto
secondarie.... Tante volte me l'ha detto.... Eppure nessuno vi è
caduto più di lui.... È impazzito dietro la moglie in modo ridicolo,
benchè si vergogni darlo a divedere....
--Se ne è tanto innamorato, le crederà tutto....
--No, oh per questo non dubitate.... Egli è brutale, violento per
natura, è una vera bestia.... Io vi parlo con confidenza, signora....
È superbo all'eccesso, geloso soprattutto.... Non esiterà a punir
donna Livia se la crede infedele.... punirla terribilmente a costo di
morire poi.... Credetemi, cugina....
Ella trattava già Camilla da amica; si erano conosciute,
apprezzate....
La moglie di Federico era molto pallida, non sorrideva, no.... La
gelosia, mille strazii, mille terrori l'agitavano.... Certo, pensava,
egli è sulle tracce della duchessa.... mi vendicherò.... Sarebbe
indegno di me non farlo.... Egli l'ama ancora!
--Se vostro fratello sa di questo amore, disse alla principessa,
crederà più facilmente ancora.
--È vero.
--È bella questa duchessa? domandò Camilla.
Tale interrogazione era naturale.
--Oh bella!... così.... non bellissima.... Ha certi occhi azzurri....
un certo che tutto suo.... Poi è molto fina: si regola secondo coloro,
coi quali parla.... Conosce il debole di tutti.... innamora di sè gli
uomini stravaganti:... chè anche il conte è stravagantissimo....
--Ma mio marito allora?
--Vostro marito sa il cielo in qual modo lo ha amato!...
--Sì, disse Camilla, voglio aver fiducia in voi, principessa.
--Oh io parlo schietto; vi secondo e perchè lo meritate, e per conto
mio.
--Vi credo, e lascio ogni esitazione. Io, degli amori di Federico
colla duchessa, non so altro che quanto potei rilevarne dalle due
lettere di cui vi parlai, e che egli, ne sono sicura, ritiene di avere
smarrite a Lepanto. Dunque senza dir altro, e perchè è meglio
affrettarsi, vi mostrerò quelle lettere; le ho meco, come vi dissi:
sono in uno scrignetto coi miei giojelli.
E si alzò.
Donna Maria la fece accompagnare da un servo.... Attendeva con
impazienza.... Con questa donna, pensava, si conchiude a dirittura.
Dopo pochi istanti la dalmatina rientrò.
--In qual modo, le domandò donna Maria, non ne diceste mai nulla al
vostro sposo?
--Si sarebbe alterato vedendo che io possedevo queste lettere.... Non
volevo scene; poi non credevo trovare la donna, che le aveva scritte,
in Sicilia.... Non mi aveva mai detto d'esservi stato.
--Date qui; ora comprendo la tristezza di donna Livia.
E, spiegando una delle lettere, si assise vicino a Camilla, e lesse.
Era proprio donna Livia quella, che aveva scritto...
La prima lettera presa da donna Maria conteneva queste parole:
«_Federico_,
»Quando jeri sera voi mi diceste:--Ah, donna Livia, quanto v'amerei se
non foste sì ricca!--Io rimasi muta. Pur troppo vedevo degli ostacoli.
Volevo, prima di rispondervi, parlare a mio padre.
»No, non fui insensibile all'amor vostro, che da tanto tempo mi
lasciaste indovinare--Perchè non morii salvandovi, invece di rimaner
ferito?--Questa frase, che ho udito tante volte da voi, non l'avevo
dimenticata.
»Federico, io dissi a mio padre che con voi soltanto potevo essere
felice, che avrei rifiutato ogni altro sposo...
»Egli, che molto mi ama, che molto vi deve, s'intenerì ed accordò il
suo assenso.
»Andate da lui: vi accetterà per genero, e come tale vi presenterà a
me quest'oggi stesso.
_Donna Livia del Faro_.»
--Oh, disse donna Maria, per iscrivere ciò lei così austera, così
seria, bisogna dire che fosse innamorata alla follia.... Ma già
comprendo....
E si arrestò, chè certo non le era conveniente lodar Federico dinanzi
a Camilla.
Quindi volgendosi a questa:
--A quanto sembra, vostro marito l'ha salvata da qualche periglio, fu
ferito per lei....
--Sì, e dall'altra lettera ciò appare più chiaramente.
--Date, date.
E la principessa lesse di nuovo:
«_Federico_,
»Ricevetti la lunga lettera di congedo, che mi faceste consegnare
dall'amico vostro.
»Voi mi offrite rendermi la mia libertà, sciogliermi dall'impegno
perchè temete che io mi penta, perchè paventate sempre la distanza,
che, secondo voi, ci disgiunge.
»Approvo la vostra delicatezza, la lodo, ma giammai mancherò alla
promessa che vi feci.
»Vi amo, Federico: dunque perchè temete?... Nessuno potrà mai forzarmi
ad un altro nodo, che mi sarebbe odioso.... Non dubitate che io mi
abbia a pentire: desidero esser felice e non nuove ricchezze.
»Mio padre non dimenticherà che senza di voi sarebbe morto, ed io
precipitata nelle onde prima che cadere fra le mani dei corsari.
»Continuate dunque ad amarmi, scacciate dei timori, delle perplessità
lodevoli, ma soverchie.
»Alfine siete nobile, valoroso; che m'importa se non siete ricco!
»Amo voi solo, vi amerò sempre; sarò vostra in ogni modo se il cielo
vi salverà dai perigli, che l'onore vi consiglia ad affrontare.
_Donna Livia del Faro_.»
--Ora capisco tutto, disse donna Maria, l'ha salvata dai corsari, che
tante volte infestano le nostre rive, e fu ferito nello scontro. Il
marchese del Faro abitava un magnifico castello sulla riva del mare.
Era molto ricco, ma viveva ritiratissimo, perchè assai originale.
Allevò donna Livia, originale ella pure, in un modo tutto suo. La
teneva sempre seco, ed il castello era il ritrovo di poeti, letterati,
filosofi, che so io?... ma tutti vecchi, a quanto credo.... Vostro
marito, dopo il servigio reso, avrà passato qualche tempo al castello
del marchese per guarire dalle ferite. Egli era un'eccezione a tutti
gli ospiti avuti fin là, sicchè è facile comprendere come donna Livia
lo abbia amato tosto... Ecco spiegata ogni cosa dunque; egli è colui,
che la duchessa fece cercare dal conte; ciò basterà a perderla.... Ora
però penso che il duca deve saper qualche cosa di questi amori.
--Davvero?
--Sì; fu a quel castello vicino a Messina ch'egli sposò donna Livia,
dopo avervi passato qualche tempo. Anch'egli è un letterato, ed era
anche perciò molto caro al marchese. Questi certamente gli avrà
narrato della miracolosa avventura e del cavalier salvatore. Dopo la
creduta morte di lui, avranno concluso tra loro le nozze. Il marchese
era gravemente ammalato: morì quasi subito dopo il matrimonio. Tal
matrimonio fu celebrato quasi segretamente: nessuno vi assisteva,
nemmeno il duca mio padre. La malattia del marchese ne fornì il
pretesto. A don Francesco premeva molto sposar donna Livia perchè
ricchissima. L'amante era morto, dunque.... Donna Livia, quando venne
a Catania, era molto triste, molto seria, come del resto lo è
ancora.... E suo marito non mostrava preoccuparsene. Ciò prova che
sapeva tutto.... Ma non importa: quando saprà che il suo rivale è vivo
ed è figlio del cavaliere dell'Isola, quello zio che donna Livia fece
ricercare a suo dispetto dal conte, salirà in furore.... Una di queste
lettere finirà di esasperarlo.
--Non gliele mandate entrambe?
--No, l'altra servirà per il cavaliere di Malta, il fedele paladino
della duchessa. L'ama tanto, che, se non lo disingannassi, sarebbe
capace di voler morire per difenderla.
--Ma, principessa, obbiettò Camilla, il conte sa benissimo che
Federico credevasi figlio di un nobile veneziano senza fortuna.
--Eh che importa? Il conte è innamorato: vedendo quanto donna Livia
amò vostro marito, pensando che forse lo ama ancora, si allontanerà da
lei. Ora scriverò al duca, poi mi occuperò del cavaliere. Venite meco,
vi confiderò ciò che conto fare.
Camilla la seguì in un gabinetto vicino.