Era sulla fine dell'anno scolastico, quando il professore Grimani
invitò alcuni colleghi ed amici a passare una giornata a casa sua, dove
aveva preparato loro una sorpresa.
Accettarono con piacere, certi di passare una giornata lieta in casa
Grimani, dove c'era sempre un buon pranzo, e potevano chiacchierare
colla signora Marcella delle più ardue questioni scientifiche,
trattandola da collega, e ciò la rendeva orgogliosa.
Qualche volta essa si divertiva a far dello spirito sopra se stessa.
—Che antipatiche le donne sapienti!—diceva.
—Non è vero,—rispondevano quei signori, ai quali la scienza non aveva
fatto dimenticare la cavalleria,—anzi, la scienza passata attraverso
un cervello femminile riesce più amabile.
In ogni modo essa sapeva far molto bene gli onori di casa; si occupava
di tutto e di tutti, e procurava di disporre ogni cosa con tanta arte
che non soffrivano un minuto di noia.
Quel giorno la riunione in casa Grimani fu più interessante del solito.
La sala da pranzo arredata severamente in stile antico, con mobili
autentici di legno intagliato e le pareti ricoperte di damasco rosso,
era rallegrata da ceste di fiori, e la tavola risaltava colla tovaglia
candida e le stoviglie terse e lucenti.
Erano lieti di vedersi circondati da una schiera di persone elette dai
nomi conosciuti e stimati in tutto il mondo, che parlavano allegramente
come se volessero dimenticare gli studi severi e darsi un po' di
bel tempo, scambiandosi semplicemente le loro idee in quell'ambiente
simpatico, intorno alla tavola bene imbandita, dove non mancavano
nemmeno i vini generosi a metterli di buon umore.
Terminato il pranzo, scesero in giardino a prendere il caffè in un
piccolo chiosco coperto di glicine, onicere, clematis ed altre piante
profumate, e quando scesero le ombre della notte ed il giardino si fece
buio, Grimani diede il segnale di alzarsi e condusse gli amici in un
grande ambiente al pianterreno, che non si sarebbe potuto dire se fosse
una vasta grotta, una cantina, o una stalla, ma aveva l'aspetto d'una
cosa e dell'altra.
Era l'abitazione degli animali che servivano alle esperienze del
professore: intorno alle pareti v'erano nicchie chiuse da cancelli di
ferro, da un lato uno zampillo scendeva in una gran vasca che serviva
per i pesci e gli animali acquatici e nello stesso tempo per abbeverare
gli altri.
Prima di entrare il professore narrò i suoi studi sulla fosforescenza.
—Ma quello che ora vi mostrerò,—soggiunse,—è il frutto dei miei
ultimi esperimenti, ho scoperto in alcuni animali acquatici un microbo
luminoso che, date certe condizioni, si propaga e vive nel corpo di
animali di specie diversa, e li rende luminosi e trasparenti; ora
potrete vederne l'effetto coi vostri occhi.
Sì dicendo aperse la porta della vasta stanza, e apparve loro come una
visione fantastica.
Tutt'intorno alle pareti e sulla vôlta c'erano bagliori indefiniti che
mandavano raggi di tinte diverse: era quasi una danza di fiammelle che
apparivano e scomparivano ad un tratto come fuochi fatui, poi strisce
luminose, azzurre, rosse, infocate, che rammentavano albe e tramonti
meravigliosi.
Al primo momento tutti quei scienziati e professori rimasero attoniti.
—Siamo nel regno delle fate, o vuoi farci assistere ad un racconto
delle _Mille ed una notte_?—disse il professor Calvi.
—Siete semplicemente nel laboratorio sperimentale d'un insegnante
che cerca di scoprire il meccanismo della vita e, qualche volta,
ci riesce perchè ha un'assistente impareggiabile,—disse Grimani,
guardando sorridente Marcella, poi soggiunse:—Ora venite con me, che
è tempo vi presenti alla spicciolata i miei personaggi principali,—e,
fatti entrare gli amici in una stanza accanto e sedere intorno ad una
tavola, vi pose sopra alcuni ranocchi luminosi.—Ecco l'animale che
pare destinato a servire la scienza meglio di qualunque altro; ha
incominciato ad essere il collaboratore del grande Galvani, ed ora
continua il suo cammino glorioso; nessun animale inoculato coi miei
microbi, mi ha dato risultati migliori.
Infatti la pelle sottile di quelle rane irradiava una luce così
intensa come se dentro ci fosse una fiammella elettrica, e osservando
attentamente, si poteva distinguere tutti i movimenti interni del
piccolo animale, i battiti del cuore, il sangue trascorrere nelle vene
e il nutrimento attraverso il corpo, e quando l'animale era stuzzicato
o tormentato, mandava raggi più vibrati, e tutti quei professori si
strappavano di mano quelle piccole bestie per osservarle, come i
fanciulli fanno coi balocchi.
Grimani mostrò poi delle cavie, dei conigli che non mandavano una luce
intensa, ma una pallida fosforescenza, e soltanto negli occhi avevano
due lucenti scintille; piacque molto un porcellino da latte che dava
una luce rosea, e finalmente il professore versò e dispose sulla tavola
una sostanza simile a un fiume d'oro e d'argento: sembravano raggi
usciti dal sole e dalla luna che illuminassero la piccola stanza e le
persone con riflessi insoliti e abbaglianti.
Il professore spiegò che tutto quel bagliore era effetto della
putrefazione di alcuni animali ch'egli si era divertito ad ottenere in
grande quantità, e mostrò come nei profondi abissi del mare, la vita,
la morte e la dissoluzione si congiungano assieme per renderli luminosi.
I colleghi si congratularono con Grimani degli esperimenti, e, risaliti
in casa, pensavano alle applicazioni utili di quella scoperta.
—Bisogna tentare sull'uomo,—disse Grimani,—e rendere il corpo
luminoso senza bisogno di raggi X e di altri sistemi incompleti, e
leggervi come in un libro aperto.
E regalò ai colleghi dei tubetti con culture di microbi luminosi perchè
li facessero sperimentare nelle cliniche, mentre egli s'ingegnava
di fare altrettanto, ed aveva fede che da tanti bagliori, potesse
risultare un po' di luce a beneficio dell'umanità sofferente.