V.

Era sulla fine dell'anno scolastico, quando il professore Grimani

invitò alcuni colleghi ed amici a passare una giornata a casa sua, dove

aveva preparato loro una sorpresa.

Accettarono con piacere, certi di passare una giornata lieta in casa

Grimani, dove c'era sempre un buon pranzo, e potevano chiacchierare

colla signora Marcella delle più ardue questioni scientifiche,

trattandola da collega, e ciò la rendeva orgogliosa.

Qualche volta essa si divertiva a far dello spirito sopra se stessa.

—Che antipatiche le donne sapienti!—diceva.

—Non è vero,—rispondevano quei signori, ai quali la scienza non aveva

fatto dimenticare la cavalleria,—anzi, la scienza passata attraverso

un cervello femminile riesce più amabile.

In ogni modo essa sapeva far molto bene gli onori di casa; si occupava

di tutto e di tutti, e procurava di disporre ogni cosa con tanta arte

che non soffrivano un minuto di noia.

Quel giorno la riunione in casa Grimani fu più interessante del solito.

La sala da pranzo arredata severamente in stile antico, con mobili

autentici di legno intagliato e le pareti ricoperte di damasco rosso,

era rallegrata da ceste di fiori, e la tavola risaltava colla tovaglia

candida e le stoviglie terse e lucenti.

Erano lieti di vedersi circondati da una schiera di persone elette dai

nomi conosciuti e stimati in tutto il mondo, che parlavano allegramente

come se volessero dimenticare gli studi severi e darsi un po' di

bel tempo, scambiandosi semplicemente le loro idee in quell'ambiente

simpatico, intorno alla tavola bene imbandita, dove non mancavano

nemmeno i vini generosi a metterli di buon umore.

Terminato il pranzo, scesero in giardino a prendere il caffè in un

piccolo chiosco coperto di glicine, onicere, clematis ed altre piante

profumate, e quando scesero le ombre della notte ed il giardino si fece

buio, Grimani diede il segnale di alzarsi e condusse gli amici in un

grande ambiente al pianterreno, che non si sarebbe potuto dire se fosse

una vasta grotta, una cantina, o una stalla, ma aveva l'aspetto d'una

cosa e dell'altra.

Era l'abitazione degli animali che servivano alle esperienze del

professore: intorno alle pareti v'erano nicchie chiuse da cancelli di

ferro, da un lato uno zampillo scendeva in una gran vasca che serviva

per i pesci e gli animali acquatici e nello stesso tempo per abbeverare

gli altri.

Prima di entrare il professore narrò i suoi studi sulla fosforescenza.

—Ma quello che ora vi mostrerò,—soggiunse,—è il frutto dei miei

ultimi esperimenti, ho scoperto in alcuni animali acquatici un microbo

luminoso che, date certe condizioni, si propaga e vive nel corpo di

animali di specie diversa, e li rende luminosi e trasparenti; ora

potrete vederne l'effetto coi vostri occhi.

Sì dicendo aperse la porta della vasta stanza, e apparve loro come una

visione fantastica.

Tutt'intorno alle pareti e sulla vôlta c'erano bagliori indefiniti che

mandavano raggi di tinte diverse: era quasi una danza di fiammelle che

apparivano e scomparivano ad un tratto come fuochi fatui, poi strisce

luminose, azzurre, rosse, infocate, che rammentavano albe e tramonti

meravigliosi.

Al primo momento tutti quei scienziati e professori rimasero attoniti.

—Siamo nel regno delle fate, o vuoi farci assistere ad un racconto

delle _Mille ed una notte_?—disse il professor Calvi.

—Siete semplicemente nel laboratorio sperimentale d'un insegnante

che cerca di scoprire il meccanismo della vita e, qualche volta,

ci riesce perchè ha un'assistente impareggiabile,—disse Grimani,

guardando sorridente Marcella, poi soggiunse:—Ora venite con me, che

è tempo vi presenti alla spicciolata i miei personaggi principali,—e,

fatti entrare gli amici in una stanza accanto e sedere intorno ad una

tavola, vi pose sopra alcuni ranocchi luminosi.—Ecco l'animale che

pare destinato a servire la scienza meglio di qualunque altro; ha

incominciato ad essere il collaboratore del grande Galvani, ed ora

continua il suo cammino glorioso; nessun animale inoculato coi miei

microbi, mi ha dato risultati migliori.

Infatti la pelle sottile di quelle rane irradiava una luce così

intensa come se dentro ci fosse una fiammella elettrica, e osservando

attentamente, si poteva distinguere tutti i movimenti interni del

piccolo animale, i battiti del cuore, il sangue trascorrere nelle vene

e il nutrimento attraverso il corpo, e quando l'animale era stuzzicato

o tormentato, mandava raggi più vibrati, e tutti quei professori si

strappavano di mano quelle piccole bestie per osservarle, come i

fanciulli fanno coi balocchi.

Grimani mostrò poi delle cavie, dei conigli che non mandavano una luce

intensa, ma una pallida fosforescenza, e soltanto negli occhi avevano

due lucenti scintille; piacque molto un porcellino da latte che dava

una luce rosea, e finalmente il professore versò e dispose sulla tavola

una sostanza simile a un fiume d'oro e d'argento: sembravano raggi

usciti dal sole e dalla luna che illuminassero la piccola stanza e le

persone con riflessi insoliti e abbaglianti.

Il professore spiegò che tutto quel bagliore era effetto della

putrefazione di alcuni animali ch'egli si era divertito ad ottenere in

grande quantità, e mostrò come nei profondi abissi del mare, la vita,

la morte e la dissoluzione si congiungano assieme per renderli luminosi.

I colleghi si congratularono con Grimani degli esperimenti, e, risaliti

in casa, pensavano alle applicazioni utili di quella scoperta.

—Bisogna tentare sull'uomo,—disse Grimani,—e rendere il corpo

luminoso senza bisogno di raggi X e di altri sistemi incompleti, e

leggervi come in un libro aperto.

E regalò ai colleghi dei tubetti con culture di microbi luminosi perchè

li facessero sperimentare nelle cliniche, mentre egli s'ingegnava

di fare altrettanto, ed aveva fede che da tanti bagliori, potesse

risultare un po' di luce a beneficio dell'umanità sofferente.

Verso il mistero: Novelle · 第 40 / 52 题