La storia civile dell’alma Città di Roma nel medio evo, è rimasta,
come san tutti, oscura e trascurata di molto; eppure, per la sua
importanza, dovrebbe essere oggetto delle più sollecite investigazioni
della scienza storica. L’immenso lavoro, mediante il quale l’antica
civiltà trasformossi e sorse la nuova, non potrebbe intendersi appieno
senza conoscere parimente la storia della caduta e del risorgimento di
Roma, metropoli del Cristianesimo e primo centro della nuova civiltà
latino-germanica.
Ben si comprende che la storia di Roma in questo lungo periodo non può
essere circoscritta al municipio solo, cioè al solo cerchio delle mura
Aureliane; giacchè, sotto qualanque rispetto si voglia considerare,
la storia di Roma collegasi a quella di tutta l’umanità. Tre diritti
meravigliosamente tenaci la governarono nel medio evo: l’antichissimo
diritto municipale, ossia della romana republica, che i Romani anche
nel medio evo mantennero con orgoglio e con fermezza, protestando
ch’era l’eredità dei loro grandi avi; la monarchia romana, diritto
d’origine posteriore, che i re di stirpe germanica sostennero devoluto
loro dai Cesari antichi loro predecessori; finalmente il supremo
dominio della Chiesa romana, diritto che si stabilì dopo il tempo di
Carlo Magno e derivò da ragioni teocratiche e da libere donazioni,
per mezzo del quale i pontefici combatterono e vinsero infine i loro
competitori, trasformando Roma divenuta col progresso dei secoli loro
pacifica sede, e facendole subire un’altra e splendida metamorfosi
monumentale.
Ora codesti diritti, nati nella stessa Città, collidendosi tra loro
in lunghe e tremende contese, produssero effetti di gran momento
nella storia d’Europa. Nella Città eterna questi diritti perdurarono
quasi dogmi di modo che, per iscoprire le cause profonde delle più
importanti quistioni del nostro tempo, è necessario ricorrere al medio
evo di Roma, il quale nei suoi diversi periodi spiega lucidamente
la non interrotta legge della causalità, irresistibile forza nella
storia dei popoli. E veramente nei bassi tempi la vita dell’alma Città
è un aggirarsi continuo intorno ai tre principî medesimi: spettacolo
stupendo, nè altrove mai più veduto, e che rende la storia di Roma la
più sublime tragedia dell’umanità.
Son queste le norme delle quali mi valsi come d’un filo, che nel vasto
labirinto assicurasse i passi dubbiosi. Il resto, ed è quanto! rimane
enimma inscrutabile e mistero profondo! Chi mai potrebbe togliere il
velo alla venerabile fronte del genio di Roma, che sui marmi rovesciati
della monarchia romana si asside, e per forza ideale impera di
nuovo dalle squallenti ruine, con uno splendore forse più vivo ancor
dell’antico?
L’impresa a cui m’accinsi è arditissima, nè deve parerlo meno a chi
sappia ch’io da molti anni dimoro in Roma, e che non v’è pagina in
questa storia che non sia scritta dinanzi ai monumenti, sopra le
pergamene e nelle biblioteche di Roma. Nulla dirò del materiale
storico: inesauribile per l’una parte, lascia per l’altra interi
periodi oscurissimi, a causa d’una mancanza quasi assoluta di documenti
contemporanei; sicchè lo stendere una storia civile del medio evo di
Roma, compiuta in ogni sua parte, non sarà possibile mai.
Però, senza darmi vanto delle tante difficoltà che ingombravano il
mio cammino, scrissi gli annali di Roma nel medio evo; con lunghi
studî e con indagini faticose apparecchiando un’opera molto difettosa
a dir vero, ma che, in seguito ai pochi e ristretti saggi di cui si
parlerà nelle note, è almeno il primo tentativo d’una accurata storia
civile di quei secoli importantissimi, attinta, per quanto mi fu
lecito, alle fonti originali e illustrata a lume di critica. L’amore
di Roma mi spinse a scrivere, mi confortò l’amor della patria; poichè
queste istorie hanno un nazionale interesse anche per la mia patria.
Il nome di Roma gloriosamente risuona negli annali germanici, in ogni
pagina dei quali si trova scritto, durante l’êra di mezzo, a cagione
dell’impero romano-germanico: e parimenti, per altrettanti secoli, il
nome della Germania risuona in tutte le pagine delle storie italiane.
Roma e l’Italia son sacre adunque a quanti Alemanni ricordano quel
grande legame storico che strinse nel medio evo le due nazioni. Legame
fu questo d’intellettuale necessità, per guerre ed odî, per rovine
ed errori sovente assai doloroso, ma nondimeno fecondo di civiltà:
opera imperitura dei secoli, che non può rinnegarsi per contrarietà
di fortuna, e che oggidì viene disconosciuta solamente da quelli che,
preoccupati lo spirito, si scordano che il passato si regolò con leggi
sue proprie, ed ebbe concetti e bisogni diversi da quelli della nostra
più avanzata e più libera età. Certamente, se fosse degna di qualche
lode quest’opera, non potrei desiderarne altra più bella che questa:
d’aver saputo, cioè, per quanto poco valga il mio stile, rendermi in
qualche modo l’interprete del genio civilizzatore ch’ebbe sì grande
influenza nella storia dei due paesi, che sono le più illustri province
nell’impero della civiltà umana.
Io mi professo poi sommamente obbligato dei solleciti ajuti che tanti
dotti italiani mi porsero dovunque ho fatto alcuna ricerca a vantaggio
di questa storia. Scorrendo da molti anni le città dell’Italia,
incontrai dappertutto le più squisite accoglienze. E sarei già troppo
lungo se volessi nominar soltanto coloro che a Roma, nelle private
o publiche biblioteche e in molti insigni archivi, concorsero con
liberalità somma a fornirmi materiali preziosi: le mie lodi non
potrebbero mai eguagliare tanto favore. Ma essendo oggi in grado di
offrir questi libri alla lettura degl’Italiani fra cui da tanto tempo,
ospite felice, dimoro, desidero vivamente che li aggradiscano almeno
come segno di riconoscenza sincera e attestato di verace simpatia,
e che allo studio della patria istoria non li ritrovino interamente
disutili.
Roma, 17 Marzo 1866.