qua! E soltanto per questo ho avuto considerazione; tanta, che ve l’ho
lasciato qua, e sono pronta a lasciarvelo ancora. Qua, qua con voi,
sì! Il padre, il padre voi dovete darmi, perchè egli ora con me non
può più ritornare se non così, padre! Vi sembra una follia questa?
Non sono folle, no; e se pure fossi, chi m’avrebbe fatto impazzire?
Vorreste fare come se tutto ciò che è accaduto non fosse accaduto? Come
se non l’aveste commesso il delitto di prendere a una donna il marito,
e di dare a questo marito una figlia? Per me è questo il delitto! Voi
mi volete ridare il marito, ora. Ma non potete più, perchè egli non è
più soltanto mio marito ora; è padre qua, lo capite? e questo, questo
soltanto io voglio; perchè possa dargli a mia volta tutto quello che
ho, per la sua bambina: tutta me stessa alla sua bambina, per cui ho
pianto e mi sono straziata; e io sola, io sola potrò dare a lei quello
che voi non potrete mai: la luce vera, la ricchezza, il nome di suo
padre!
ELENA.
Voi farneticate, signora! Le ho dato la vita, io, il mio sangue, il
mio latte le ho dato! Come non pensate a questo? È uscita dalle mie
viscere! È mia! È mia! Che crudeltà è la vostra? Venirmi a chiedere un
tale sacrifizio in nome del bene della mia figliuola?
Si ode dall’interno la voce di
Leonardo.
LEONARDO
dall’interno:
La porta aperta?
ELENA
con un grido:
Ah, eccolo!
Chiamando, accorrendo:
Leonardo! Leonardo!
Leonardo si presenta su la soglia con
un involto in mano. Elena afferrandolo
per un braccio e additandogli Livia:
Guarda! Guarda!
LEONARDO
guardando, oppresso di stupore,
Livia, scura, taciturna:
Tu Livia, qua?
ELENA.
È venuta per levarmi Dina! La vuole!
LEONARDO.
Ma come, Livia? Tu....
ELENA.
Dice che non vuol te, ma lei! lei!
LEONARDO.
Senza dirmi nulla.... qua....
ELENA.
Ma tu no, è vero? Tu no, tu non puoi volerlo!
LEONARDO.
Zitta! Va’, va’ di là, tu....
A Livia:
Come hai potuto far questo?
ELENA.
Si, diglielo, diglielo che non è possibile, a lei che non sa che cosa
voglia dire! Mi ha parlato del bene della bambina a costo del mio
sacrifizio, come se io non fossi la madre. Diglielo tu! Che è una
crudeltà!
LIVIA.
La vostra; non la mia.
LEONARDO.
No, Livia: ti prego! Va’, va’ tu.... Andiamo via insieme....
LIVIA.
Insieme, no: se non comprendi perchè io sia venuta.
LEONARDO.
Ma sì! Lo comprendo. Non posso però vederti qua!....
ELENA.
Non sperate di mettervi d’accordo, ora!
LEONARDO.
La senti? Non è possibile! Come vuoi ch’ella ce la dia!
ELENA.
Mai! mai! Griderò, badate, se non ve n’andate!
LEONARDO.
Sta’ zitta! — Livia, ti prego....
LIVIA.
Necessità non ammette pentimento. Non mi pento d’esser venuta.
ELENA.
È follia la vostra, non necessità! Crudeltà, crudeltà....
LIVIA.
Incolpate a me la vostra colpa, che è stata per me assai più crudele
che non sia adesso la vostra sorte. Io vado. Ma pensate che l’unica
soluzione, per quanto crudele, è questa che io sono venuta a proporvi.
ELENA.
Per voi e per lui, oh sì, lo credo bene!
LIVIA.
Non per me, per la vostra stessa figliuola.
ELENA.
E io? Ma io? Voi vi mettete a posto tutti: tranquilli, felici, con la
mia bambina. E come farò io qui sola? La senti? Come resterò io qui
sola, senza Dina.... senza Dinuccia mia.... qui sola?
LEONARDO
scattando:
No! no! Zitta! Basta! È mostruoso! Hai ragione! Non è possibile! Noi
non possiamo separarci! Va’, va’, Livia, ti prego, va’.
ELENA.
No: lei sola, no!... Tu.... tu con lei....
LIVIA
fiera, scostando Leonardo:
Egli resta qua: dov’è sua figlia. Sola — poichè non volete restar voi
— resterò io. Non potrete più così negare il male che m’avete fatto, e
che io volevo pagar col bene della vostra figliuola. Addio.
Esce. Leonardo si copre il volto con
le mani. Pensa.
ELENA.
Va’, va’ a raggiungerla....
LEONARDO
con ira:
Zitta! È finita.
Altra pausa.
ELENA.
Ma come potevo io?...
LEONARDO.
Basta, Elena! Capisci che in questo momento non posso più sentirti
parlare? T’ho dato ragione. Basta!
ELENA.
Ma va’ con lei tu, va’, te ne supplico!
LEONARDO.
Non l’hai sentita? Basta ora. Basta per sempre. È finito tutto.
ELENA.
Ma perchè lei... perchè lei...?
LEONARDO.
Ti proibisco di parlarne ancora! Non voglio saper più niente. È finito
tutto. Basta.
Ancora una lunga pausa.
DINA
dall’interno, dietro l’uscio a
sinistra:
Babbo, apri? Sei venuto?
LEONARDO.
La bambina!
ELENA
balza, apre l’uscio; si toglie tra le
braccia la bambina.
Figlia mia! figlia mia! figlia mia! Ma che.... ma che.... come potrei
darvela?
DINA
volgendosi al padre, tendendogli le
braccia:
Babbo.... babbo....
ELENA.
Vuoi andare col babbo tu?
DINA.
Sì.... babbo....
ELENA.
Per sempre col babbo?
LEONARDO.
Elena!
ELENA
posando a terra la bambina e
chinandosi su lei, senza lasciarla:
Senza la mamma? No, no, è vero? Dinuccia mia non può stare senza la
mamma....
LEONARDO.
Ma su, alzati.... Vedi? la fai piangere....
ELENA.
È vero?
DINA.
Babbo, e la campagna?
LEONARDO.
Ah, la campagna, sì....
Prende dal tavolino l’involto.
Eccola qua, vedi? te l’ho portata.... Una bella, bella campagna....
DINA
fremendo:
Sì.... sì.... a me! a me!
LEONARDO.
Aspetta.... vieni, vieni qua...
Svolge l’involto.
Con tante tante pecorelle.... tanti alberetti....
Siede; si prende Dina tra le gambe;
apre la scatola.
Adesso ti fo vedere.... ecco....
DINA
battendo le mani, convulsa:
Sì.... sì.... uh, quante _memmelle_!
LEONARDO.
Dieci! venti! E c’è anche l’erba.... vedi? vedi quanta?
DINA.
Sì.... sì....
LEONARDO.
E adesso la stenderemo qua.... qua, ecco, dentro il coperchio, eh?
e vi faremo reggere in piedi tutte queste _memmelle_ che si mangiano
l’erba... Eh, vuoi?
DINA.
Sì, sì.... E il pastore?
LEONARDO.
Eccolo qua, il pastore.... Vedi? col turbante....
DINA
delusa:
Uh, senza gambe?
LEONARDO.
Ma ha la tunica, vedi? Le gambe non si vedono. È un pastore vecchio,
che sente il freddo.... e sta tutto coperto con questa tunica....
DINA.
Brutto.... Io lo volevo con le gambe, papà....
LEONARDO.
Con le gambe.... già.... Ma vedi, ha il bastone....
DINA.
Caccia le _memmelle_?
ELENA
che sta seduta discosta, tutta
aggruppata, con un gomito sul ginocchio
e il pugno sotto il mento, gli occhi
assorti, aguzzi nel vuoto:
Diceva del nome, sai?
DINA.
Con questo bastone le caccia?
LEONARDO
cupo, a Elena:
Che nome?
DINA.
Papà, come le caccia?
ELENA.
Che tu potresti darle il tuo nome....
DINA.
L’ha su la spalla il bastone! Come fa a cacciare le _memmelle_?
LEONARDO.
Ecco, cara, vedi? col bastone....
ELENA.
Lei acconsentirebbe....
DINA.
E dove lo metti, papà?
LEONARDO.
Ah.... Dove vuoi che lo metta?
DINA.
Qua, qua dietro le _memmelle_.... Uh, cascano, papà.... Questo è il
cane?... Oh.... il cane.... guarda, papà....
LEONARDO.
Sì, sì, il cane.... Aspetta, ce ne dev’essere un altro.... Eccolo qua!
DINA.
Bello, sì.... Due! due!
ELENA.
Ma, come? per adozione, è vero?
LEONARDO.
Non tormentarmi, Elena! Basta, ti ho detto!
DINA
sgomenta:
Non me la vuoi fare la campagna, papà?
LEONARDO.
Ma sì che te la voglio fare, come no? se stiamo qua a farla.... Una
campagna ti farò.... bella.... da starci dentro, da andarci a spasso e
non pensare più a niente, a niente. Ecco, con questi alberetti, vedi?
DINA.
Oh, gli alberetti! E la casina.... uh, due! due casine!...
LEONARDO.
Slamo ricchi, vedi? Due casine.... E tutti questi alberetti.... e tante
_memmelle_.... due cani.... il pastore....
DINA
battendo le mani:
Siamo ricchi! siamo ricchi!
ELENA
ferita dall’allusione, scoppiando a
piangere:
Ricca.... sì, ricca.... sarebbe ricca.... Ma io?... ma io?...
LEONARDO.
Che cos’è? Piangi? Io scherzo qua con la bambina....
ELENA.
Per avvelenarmi....
LEONARDO.
Io?.... Io ho detto così.... per ischerzo, per rispondere a Dina....
ELENA.
L’ha detto _lei_ che sarebbe ricca.... e certo.... con che altri
giocattoli.... ricchi! ricchi! figuriamoci! la faresti giocare tu,
allora....
S’appressa alla bambina.
Non più con queste brutte _memmelle_ qua, Didì, non con questo pastore
vecchio senza gambe.... Li avresti d’oro, Didì.... ma non avresti più
la mamma.... la mamma tua....
LEONARDO.
Vuoi finirla? Son discorsi codesti da fare alla bambina? Io sto
scherzando.... Vieni qua, Dina.
Si prende la bambina.
Vieni qua; la mamma è cattiva. Noi vogliamo fare la campagna, qua,
siedi.... La stenderemo qua sul tavolino.... Vuoi stare in piedi su
la seggiola? Ecco, così.... Qua sul tavolino.... l’erba.... le due
casine.... un cane lo mettiamo qui di guardia, vuoi?...
DINA.
Sì.... sì.... che abbaja....
ELENA.
Vuol essere questo, lo so, d’ora in poi, il vostro disegno.... Farmi
sentire questo peso.... stancarmi.... schiacciarmi....
LEONARDO
a Dina.
Ecco, vedi.... qua le _memmelle_, in fila, quattro dietro, tre avanti,
poi altre due, e una avanti a tutte, che apre la marcia.... no,
aspetta: il cane.... l’altro cane avanti a tutte.... così? eh? il cane
apre la marcia....
DINA.
Col pastore!
LEONARDO.
No, il pastore dietro... Così....
DINA.
E gli alberetti ora!
LEONARDO.
Ora metteremo anche gli alberetti....
ELENA.
Oppure quell’altro disegno.... Era perfetto! L’aria di sacrificarsi....
di rinunziare a tutto.... Stavo ancora a sentire che cosa volesse....
Non voleva niente, e voleva tutto!
LEONARDO
a Dina:
Ecco fatto.... vedi? Tutto a posto ora....
Poi a Elena, calmo, piano, volgendosi
appena:
E chi voleva tutto, che ha avuto poi? Come se n’è andata, chi voleva
tutto?
ELENA.
Ma perchè non te ne vai tu con lei? Io voglio che tu te ne vada! Te
l’ho detto, te n’ho supplicato! Non posso vederti qua! Non lo capisci?
Non voglio! Vattene! Vattene!
LEONARDO
fosco, balzando in piedi:
Ah, perdio! Ancora?
Con scatto fulmineo, abbrancando la
bambina:
Mi dài Dina?
ELENA
accorrendo per afferrarsi alla
bambina:
No! Che dici? No! no!
LEONARDO.
E allora, smèttila, scòstati, e non arrischiarti di dirmi un’altra
volta: vàttene! Vàttene vuol dire darmi la bambina!
ELENA.
Mai! Mai!
LEONARDO.
E allora zitta! Io sto qua.
Pausa.
ELENA
sordamente:
Così volete arrivarci....
LEONARDO.
Sono arrivato da un pezzo io, cara mia! E non ho più dove arrivare....
Tu cominci a disperarti soltanto ora....
ELENA
con impeto di rabbia:
Ma come posso darvela? Come posso darvela? Non posso!
LEONARDO.
L’hai detto centomila volte! L’abbiamo inteso. Va bene. Restiamo così.
ELENA.
Ah, così no! così no! Non è possibile! Questa è una disperazione!
LEONARDO.
Ma la dài tu a me, la disperazione! Se l’ho cacciata via! Che vorresti
di più? Qua c’è Dina ora, per me e per te. Basta.
ELENA.
Per me non c’è altri che Dina, ma per te c’è lei, che t’aspetta....
LEONARDO
con sdegno:
M’aspetta?
ELENA.
Sì, sperando ch’io mi stanchi di vederti qua.... di soffrire la tua
presenza.... e che un giorno.... — no, ch’io te la dia, no!... —
ma con la scusa di mandarla a spasso con te, qualche mattina, te la
lasci portar via.... No, sai? Non la farò più uscire con te!... Non lo
sperare....
LEONARDO.
E va bene! Vuol dire che resteremo qua in prigione, Didì, senti? io e
te, sempre.... ti piace, eh?
L’abbraccia e si dondola con lei,
scandendo le parole e quasi cantando:
In prigione.... in prigione.... in prigione con papà....
ELENA
risoluta, al colmo della
disperazione:
Senti: io ora non posso; ma se tu te ne vai, ti prometto, ti giuro, che
io stessa....
LEONARDO
interrompendo:
No, cara, no. Niente promesse....
ELENA
seguitando:
Ti giuro! appena ne avrò la forza, vedi?.... appena mi sarò convinta
che veramente faccio il suo bene.... te la porterò io stessa.... io con
le mie mani....
LEONARDO.
Ma se già ne sei convinta!
ELENA.
No! ora no! ora non posso! Ora tu vattene.... vattene per carità....
Appena potrò, te lo giuro!
LEONARDO.
Ora o non più, Elena! Dammela.
Prende la bambina.
È meglio per lei
ELENA.
Ora no! ora non posso! Giù.... lasciala!
LEONARDO.
Non potrai più! Non potrai mai!
ELENA.
È vero!... è vero!
Mostrandogli la bambina.
Ma come dunque, così?
LEONARDO.
Così.... che importa? così....
ELENA
contendendogliela:
No.... così no.... aspetta!... aspetta.... un cappellino.... il
cappellino, il cappellino almeno.... Voglio che sia bella....
aspetta.... aspetta....
Corre alla stanza a sinistra.
Leonardo resta un momento, guarda
obliquo, perplesso; poi, addietrando
con la bambina in braccio, sparisce
per l’uscio in fondo. Elena rientra col
cappellino di Dinuccia in mano; vede la
stanza vuota: non grida; comprende; poi
corre alla finestra e vi si trattiene
a lungo a guardare, a guardare; alla
fine se ne ritrae muta, come insensata;
mira con gli occhi attoniti, vani,
la campagna della bimba stesa sul
tavolino; siede presso il tavolino;
s’accorge d’avere in mano il cappellino
della bimba, lo contempla e rompe in
singhiozzi disperati.
TELA.
OPERE DI LUIGI PIRANDELLO
(Edizioni Treves).
_Erma bifronte_, novelle L. 7 —
_La vita nuda_, novelle 7 —
_Terzetti_, novelle. Con coperta a colori 7 —
_La trappola_, novelle 7 —
_E domani, lunedì...._, novelle 7 —
_Il turno; Lontano_, novelle 7 —
_L’Esclusa_, romanzo 7 —
_Il fu Mattia Pascal_, romanzo. Nuova ediz. riveduta 7 —
_I vecchi e i giovani_, romanzo. 2 volumi 7 —
_Si gira...._, romanzo 7 —
_Tu ridi_, novelle 7 —
_Un cavallo nella luna_, novelle 5 —
_Quand’ero matto_, novelle 5 —
_Bianche e Nere_, novelle 3 —
_Maschere nude_, commedie — I. 7 —
Pensaci, Giacomino! — Così è (se vi pare). — Il piacere
dell’onestà.
_Maschere nude_, commedie — II. 7 —
Il giuoco delle parti. — Ma non è una cosa seria.
_Maschere nude_, commedie — III. 7 —
Lumie di Sicilia. — La patente. — Il berretto a sonagli.
_Maschere nude_. — IV. 7 —
L’innesto. — La ragione degli altri (_Se non così_).
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.