XIII.

BERTRANDO _a_ SILVIO.

Napoli, 16 giugno '62.

Mio caro Silvio,

È un pezzo che non ti scrivo, e l'unica cagione è che non ho avuto

tempo. Finalmente, altre tre o quattro lezioni, ed è finito — per

quest'anno. Ti dico, che con tutto il piacere che naturalmente posso

avere a far lezione, ora già non ne posso più.

Dunque, alla fine del mese, vacanze. È vero che abbiamo gli esami, che

per me sono un vero martirio, tanta è la noia che mi cagionano. E sfido

io a non annoiarsi a udire tanti spropositi da questi figliuoli di

Vico, per non dir altro! Ma anche gli esami passeranno. E forse forse

sai che cosa? Forse alla fine di luglio verrò per una ventina di giorni

a Torino. È più facile di sì che di no. In altra lettera ti dirò come e

perchè.

Ti mandai subito per la posta quel libro sull'Amministrazione

demaniale. Come vai con questo bell'incarico? Spero, che [non] ti

seccheranno da qui i nostri bravi concittadini.

Credo che hai fatto bene a votare pel sì nel 6 giugno. È vero che io ne

capisco poco o niente; ma mi sarebbe parso un quasi pettegolezzo votare

pel no, e anche un po' contrario ai principii. Ma cos'ha prodotto

questo voto? Andrà il governo? Andrà la maggioranza?

Qui dopo le 70,000 suppliche, il malcontento è moltiplicato

all'infinito. Il Governo non si è accorto d'una cosa; ed è, che per

contentare i napoletani ci vuol altro che _misure_ d'interesse generale

e pubblico; questo si conosce poco qui, e se ne ridono, se tu ne parli.

Quel che ci vuole è tante misure, quanti sono i singoli individui;

bisogna contentarli uno per uno: a ciascuno una pensione, o un impiego,

o una Croce, o qualcos'altro.

Credo che lo stesso San Gennaro non sia contento del regalo di non so

quante migliaia di franchi, una volta _tantum_, e gridi anche lui per

una pensione. Perchè non impiegare San Gennaro?

Non ti dico niente del chiasso che fanno i paglietti per la legge del

registro e bollo. L'idea di non poter litigare più come prima è un gran

boccone amaro per loro. Il popolo — sovrano — non ne capisce niente; ma

i borbonici da un lato e gli _azionisti_ dall'altro soffiano e gonfiano

tanto, che non ci è da scherzare; si finirà per crepare o in un modo

o in un altro. Intanto il murattismo (capo del Comitato dicono sia il

Bianchini) si affaccia di nuovo, e soffia e gonfia anch'esso. Anche le

madonne — le centomila madonne de' contorni di Napoli — si sono scosse

dal loro torpore, e cominciano a far miracoli: una ha impallidito,

un'altra ha chiusi gli occhi, un'altra gli ha aperti, ecc. Si aspetta

il gran miracolo di Santa Brigida. per la espulsione di cinque o sei

frati da quel locale.

Come vedi, da due anni si è fatto un gran progresso in Napoli: la

stampa è libera, le opinioni sono libere, e gli asini e i maiali sono

più liberi di prima di passeggiare per Toledo comodamente. Avrei tante

cose da dirti, ma sono sempre pettegolezzi, e ci è tempo. Aspetto

sempre una lettera politica da te.

Berenice come sta? Salutamela co' suoi, anche da parte di Papà e

Isabella, che stanno bene. Finisco qui, perchè devo andare agli

esami. — Ho già pronte 900 lire, e tra giorni saranno 1000. Sono a

tua disposizione. Ma, economia: non quella scritta sulla bandiera del

Ministero. Scrivi. Saluto Ciccone.

La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea · 第 85 / 97 题