III. Vico pone la differenza reale: le due provvidenze: il mondo umano.

Unità non più come Sostanza-causa, ma come spirito (Unità dello

Spirito): _Sviluppo_.

Vico esige una _nuova metafisica_, e non si appaga più di quella

dell'Ente.

Esigenza fatta prima del tempo, cioè della dissoluzione della vecchia

Metafisica.

Con questa esigenza finisce la filosofia da Cartesio a Kant, e comincia

la nuova.

Questa esigenza _storica_ è Kant. — Si dice: Vico non ha metafisica.

Vero e non vero ciò. L'ha, ma _incorporata_ colla _Scienza Nuova_.

Voler comprendere Vico colla sua vecchia metafisica (_Italorum

sapientia_) è non capirne niente. Quindi l'oscurità.

IV. La _chiarezza_ di Vico è la filosofia dopo Kant. Problema del

_conoscere_.

_a_) Kant studia _tutto_ il fatto del conoscere e spiega il

fatto non più col fatto, ma col _fare_ (Potenza del conoscere). —

_Trascendentalismo_: _Puro conoscere_. Pregio di Kant: _Unità sintetica

originaria_. Difetto: Il suo _puro conoscere_ non è assolutamente

_fare_, ma _fare parziale_. Categoria: fare e fatto. Intuizione pura:

fare e fatto.

_b_) Fichte: Puro conoscere — assoluto fare — mentalità o soggettività

pura — autocoscienza come produttività delle categorie: _assoluta_.

_c_) Schelling: Se assoluta, richiede identità di natura e spirito

assoluta: _Ragione_.

_d_) Hegel: Ragione conscia di sè o assoluto spirito come Principio

assoluto.

Puro conoscere = Potenza _infinita_ del conoscere. Niente si conosce,

se tutto non si conosce.

_a'_) Galluppi: Puro conoscere = _Unità sintetica originaria_ dello

spirito (_fondo proprio_ dello spirito, da cui provengono le idee

d'_identità_, _diversità_, etc., cioè le vere idee, le _categorie_,

non le rappresentazioni); giudizii sintetici _a priori_ pratici; idea

dell'_universo_ e di Dio; la sensibilità come _pura_ cognizione (la

_forma_ della coscienza).

_b'_) Rosmini: Puro conoscere — _unità sintetica originaria _(ragione,

sentimento fondamentale). Poi: semplice _Ente possibile, idea innata_.

_c'_) Gioberti: Puro conoscere o possibilità del conoscere = assoluto

spirito (creare e ricreare = _Creare_ assoluto). Potenzialità del

conoscere = _Potenzialità infinita_.

Il Principio assoluto è l'assoluto Spirito o la Mente assoluta; i

cui momenti sono l'oggettività (natura) e la soggettività (spirito)

infinita: il creare e il ricreare: i due cicli. La loro unità è l'Idea

vera giobertiana.

La vera Idea giobertiana non è l'_essere_, ma il _creare_, non

l'_Ente_, ma lo _Spirito_.

Atto creativo è dialettica, assoluta dialettica; e dialettica è

l'organismo o vita ideale. La filosofia, come _riproduzione fedele_

di tale organismo, è dunque essa stessa dialettica; è, a suo modo,

_creare_.

Questo ripensare, che è creare, è il vero _pensare_: la scienza.

La scienza è la pienezza dell'atto creativo: la realtà assoluta dello

spirito.

V. Tale è il grado, a cui è salito in Gioberti il pensiero italiano.

È lo stesso grado del pensiero tedesco in Hegel. Ma tra i due gradi vi

ha una profonda differenza, quando si considera non il nudo risultato,

ma tutto il processo del pensiero. In Italia, checchè si voglia dire in

contrario, manca il vero processo storico; da Bruno e Campanella a Vico

vi ha, storicamente, quasi un salto; e similmente da Vico a Gioberti.

I due indirizzi della speculazione dopo Cartesio si sviluppano

originalmente fuori d'Italia, e il nuovo problema del conoscere è

il campo chiuso della filosofia tedesca. Se da una parte lo stesso

anacronismo di Vico dà maggior risalto alla sua originalità, non è meno

vero d'altra parte, che Galluppi, Rosmini e Gioberti seguono una via

già tenuta, per non dire aperta e spianata, da altri, e sono costretti

dalla forza stessa delle cose ad essere imitatori e ripetitori, anche

quando dicono di fare il contrario. So bene che questo discorso non

piace, e si ha come un'offesa all'originalità dell'ingegno italiano.

So questo e altro; ma io devo dire quel che penso. Questo ingegno

italiano, tanto adulato e imbalsamato, e spesso così mal servito

dai suoi medesimi adulatori, non ha niente a temere in tutta questa

faccenda; e non è screditare l'originalità di nessuno il dire che chi

vien dopo è preceduto da chi è venuto prima. Siamo arrivati tardi, dopo

essere stati i primi: ecco tutto. Ma di chi la colpa? Di coloro, che

ci hanno legato i piedi e le braccia, e non ci hanno lasciato fare. La

colpa, in parte, è degli stessi imbalsamatori. Non ci è peggio, che il

falso concetto dell'originalità. Si crede, che essere originale vuol

dire troncare ogni relazione colla realtà e col processo storico, e

fare da sè solo senza tempo e spazio, e creare un nuovo mondo a piacere

e a ogni momento. Di tali _originali_ io ne conosco molti.

Il processo del pensiero tedesco, è naturale, libero, consapevole di

sè: in una parola, _critico_. Quello del pensiero italiano è spezzato,

impedito e _dommatico_. Questa è la gran differenza. Ora l'Alemagna

è entrata in un nuovo periodo critico, più ampio e vigoroso del

precedente, e al quale succederà una nuova costruzione del reale. E

noi altri italiani, prima di rimetterci davvero in via, e dar corso

a tutta l'originalità precoce, che non ci cape in seno, abbiamo

l'obbligo di rientrare ancora in noi medesimi, di orizzontarci, di

guardarci anco attorno, di vedere e conoscere ciò che gli altri hanno

fatto da sessant'anni in qua, e specialmente ciò che stanno facendo.

Solo così noi faremo nel mondo del pensiero, come abbiam quasi fatta

nel mondo politico, un'Italia che duri, non un'Italia immaginaria,

pelasgica[137], pitagorica, scolastica, e che so io, ma un'Italia

storica: un'Italia che abbia il suo degno posto nella vita comune delle

moderne nazioni.

La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea · 第 45 / 97 题