_A_) Difetto di Kant, e sviluppo del kantismo in Alemagna — _B_)
Galluppi e Rosmini; L'Ente; il puro conoscere; unità sintetica
originaria; passaggio a Gioberti.
Rosmini, e, come abbiamo visto, lo stesso Galluppi, non s'intende bene
senza Kant. Kant compendia in sè tutto il pensiero europeo anteriore;
il nuovo pensiero comincia da lui. Vediamo come questo pensiero si sia
esplicato in Alemagna; poi come sia stato compreso in Italia. La prima
posizione dà lume alla seconda.
_A_) Il nuovo problema della filosofia è il problema del _conoscere_.
Il conoscere nella sua realtà, il conoscere reale, è la notizia del
mondo oggettivo; in generale, la _esperienza_. Quel problema è, dunque,
lo stesso che questo: come è possibile l'esperienza?
La esperienza[105], il conoscere reale, è un _fatto_ che consta di due
elementi: l'intuizione e il concetto, il senso e l'intelletto. Essa non
è nè il semplice senso senza l'intelletto, nè il semplice intelletto
senza il senso. Semplice senso e semplice intelletto non sono il
_fatto_, il conoscere reale, ma due _astratti_: non il conoscere reale,
ma le semplici potenze del _conoscere_.
Spiegare l'esperienza, il conoscere reale, è adunque spiegare la
_unità_ della intuizione e del concetto, del senso e dell'intelletto:
la unità come _fatto_, il fatto della unità.
Questa spiegazione non può essere essa stessa un fatto, una esperienza,
un conoscere reale, empirico: se fosse un _fatto_, una esperienza,
avrebbe bisogno di essere spiegata, e perciò non sarebbe una
spiegazione.
La spiegazione del conoscere, non potendo essere il _fatto_ stesso
del conoscere, deve essere l'_idea_ (essenza, possibilità reale) del
conoscere: il _puro_ conoscere, il conoscere _trascendentale_.
Sino a Kant i filosofi non aveano compreso il problema del conoscere;
non l'aveano posto, come dovea esser posto. Aveano preso per il
conoscere un elemento del conoscere, non il _fatto_ del conoscere;
e questo elemento, preso per il fatto del conoscere, per tutto il
conoscere, questo fatto falso, cioè monco, valeva per la stessa
spiegazione del conoscere. L'_intellettualismo_ piglia per conoscere
il semplice pensare (il concetto), e questo fatto, questo _dato_
immediato, è per esso la spiegazione del fatto. L'_empirismo_ piglia
per il conoscere il semplice _percepire_, e questo fatto è per esso la
spiegazione del fatto.
_Pensare, percepire, conoscere_ non sono la semplice _realtà_, ma la
realtà _cosciente_, la realtà come _psiche_: la _Psiche_. Così tutta la
filosofia moderna da Cartesio sino a Kant, in quanto le sue stazioni
e quindi i suoi problemi sono il pensare, il percepire, il conoscere,
— in quanto il suo universale problema è la Psiche, — si può dire
_psicologismo_. Ma l'intellettualismo e l'empirismo sono psicologismo
immediato, imperfetto, falso; e ciò per due ragioni: 1.º perchè
pigliano per la psiche (per la _realtà cosciente_) un fatto monco, e
quindi falso; 2.º perchè pigliano questo fatto stesso come spiegazione
del fatto, di tutto il fatto.
Kant, all'opposto, studia il _fatto_ (la psiche) nella sua integrità,
come conoscere; e cerca la spiegazione del _fatto_ non in un fatto,
ma in ciò che _trascende_ il fatto, e che per ciò è la spiegazione
del fatto. La spiegazione del conoscere è il _puro_ conoscere. Con
Kant comincia dunque il vero e nuovo psicologismo, il _psicologismo
trascendentale_.
Confondere i due psicologismi, e chiamare Kant psicologista come i
cartesiani e i wolfiani, è non conoscere la profonda differenza che
corre tra quello e questi.
Il _puro_ conoscere e quella _nuova unità_ (il nuovo pensiero, il
_nuovo Cogito_[106]) che è il puro conoscere, non è il conoscere e
la unità come fatto, come esperienza, ma il conoscere e l'unità come
_fare, farsi, fare se stesso_. Il _fare o farsi trascende il fatto_:
è la ragione, l'idea, la spiegazione del fatto. Il _fatto_, preso così
per sè, senza il _fare_, è come il corpo senz'anima.
Ora il _conoscere_ (la realtà _cosciente_, la Psiche) è tal fatto,
che il _fare_ o _farsi_ non può essere semplice _fare_ o _causare_, ma
_fare_ che è _Sviluppo_. Aver visto ciò — sebbene non _chiaramente_,
come mostrerò più innanzi —, tale è il gran merito di Kant. Cartesio
e Locke non aveano ben compreso il _fare_, che è la Psiche. Cartesio
l'avea compreso come semplice _causare_, come attività immediata, come
qualcosa d'_innato_ (di naturale); Locke come il _fare_ di _altro_,
e perciò come semplice _effetto_ (risultato della impressione degli
oggetti). Kant, invece, concepisce la Psiche — il conoscere — nè come
_fare_ che è semplice _causa_, nè come fare che è fare di _altro_
o semplice effetto: ma come _causa e effetto_ insieme di altro, e
perciò causa vera di se stessa: come _Sviluppo_. Cartesio avea detto
semplicemente: _pensare è essere_; Locke: essere è pensare. Kant dice:
Pensare (intuizione, immaginazione, concetto) è Pensare[107].
La Psiche, la realtà _cosciente_, il _Cogito ergo sum_, non più come
giudizio, ma come _sillogismo_: tale è il significato dell'_unità
sintetica a priori_; di quella unità che è il puro conoscere, e perciò
la spiegazione del conoscere.
Questa unità sintetica originaria, che è in sè Sviluppo, è il _fatto_
del conoscere come fare.
Ma Kant non comprese bene questo fare che è _Sviluppo_, cioè la sua
stessa _unità sintetica originaria_, e perciò non comprese bene la
Psiche, la _realtà cosciente_. La chiara intelligenza di questa Unità
e perciò la soluzione del problema della Psiche, è il cómpito de'
filosofi posteriori. Questi filosofi sono il _vero_ Kant.
Kant comprese questa unità — che in sè non è nè semplice intelletto
nè semplice senso, nè il loro semplice risultato, ma sempre tutta se
stessa, cioè spirito, intelletto, pensiero, che si fa senso, e come
senso si fa intelletto, e perciò vero e reale intelletto (_coscienza_,
cioè coscienza di sè, che si fa coscienza di altro, e come coscienza
di altro si fa coscienza di sè, e perciò vera coscienza di sè); — Kant
comprese questa _Unità_ come uno de' suoi opposti, come semplice _Io
penso_, come semplice intelletto, come semplice _categoria_; o, meglio,
separò di nuovo l'intelletto e il senso, la categoria e l'intuizione,
e fece consistere l'_unità_, il conoscere, nell'applicazione — direi
quasi esterna — della categoria all'intuizione. Così comprese la
unità — il conoscere — come semplice _risultato_: come risultato
di questa applicazione. Ovvero, se la comprese come _principio_, la
identificò come principio colla semplice categoria, quale attività
_unificatrice_ del vario della intuizione dato fuori della unità stessa
e non prodotto da essa. L'unità kantiana non era, dunque, ciò che
esigeva il suo stesso concetto, cioè _assolutamente fare_ (Sviluppo);
ma _parzialmente fare_, cioè ancora un _fatto_. Era _fare_, in quanto
l'_Io penso_, la categoria, come attività _unificatrice_, movendo da
sè, cioè spontaneamente, _apprendeva_ il molteplice della intuizione e
lo riduceva a se stesso: se lo assimilava, lo faceva suo, cioè _uno_, e
così era movimento da sè a sè, relazione verso se stesso. Era _fatto_,
in quanto l'_Io penso_, la categoria come attività unificatrice, non
era la unità sintetica originaria che produce se stessa, ma solo un
elemento di questa attività, come un _dato_, e quindi un _presupposto_;
e il molteplice della intuizione similmente non era il prodotto della
unità originaria sintetica, ma anche un _dato_, fuori dell'unità
unificatrice, cioè dell'intelletto, e quindi anche un presupposto.
Così senso e intelletto, intuizione e concetto sono nel kantismo di
nuovo separati, e accade qui quello stesso che abbiamo osservato della
Unità cartesiana: _pensare è essere_. Pensare ed essere, appunto perchè
immediatamente _uno_, non erano veramente _uno_; si separavano, e si
avea il pensare come pensare, e il pensare come essere (il concetto e
la percezione). Ma la categoria e la intuizione kantiana non sono più
il concetto e la percezione, quali risultano dal principio di Cartesio;
sono altro di più, appunto perchè l'unità kantiana è altro, in sè, più
che la cartesiana. Quel concetto e quella percezione conservavano in
sè la loro unità originaria, cioè il pensare come unità _immediata_
del pensare e dell'essere, e perciò si distinguevano dal concetto e
dalla percezione _antica_; erano due modi del pensare come semplice
_immediatezza_. All'opposto la categoria e la intuizione kantiana,
appunto perchè conservano l'unità loro originaria, manifestano,
così come possono nella loro separazione, questa unità: giacchè la
categoria non è pura _immediatezza_, ma unità che funziona come unità,
cioè _unifica_, e così è relazione verso se stessa; e la intuizione
come tale, la pura intuizione, è anche a suo modo tale unità, cioè
relazione, in quanto è tempo e spazio. Categoria e intuizione sono
_due attività_ sintetiche originarie a priori, come l'unità sintetica
originaria, da cui devono rampollare.
Ora questo difetto di Kant è notato e posto in chiaro da Fichte. Kant
avea detto: senza il _puro_ conoscere, il conoscere è impossibile, e
gli elementi del puro conoscere sono la categoria o il concetto puro e
la pura intuizione; questi elementi _formano_ ogni conoscenza. Fichte,
rinnovando e comprendendo meglio il concetto della Unità sintetica
originaria della coscienza, dice: «Senza questa unità come produzione
di se stessa non si ha il conoscere, e quindi nè meno gli elementi
del conoscere. Questa unità, come _posizione di se stessa_, è l'_Io_,
la coscienza di sè, l'_autocoscienza_. Adunque, così la categoria
come la intuizione sono impossibili senza un'_autocoscienza_ che le
produca (producendo se stessa). Ora non è possibile un'autocoscienza
— un'autocoscienza produttiva — siffattamente produttiva — se non è
assoluta»[108].
Così per Fichte l'Autocoscienza è _assolutamente fare_
(_Thathandlung_); la Psiche kantiana è semplice _coscienza_.
Ma, continua Schelling, questa _assolutezza_ dell'autocoscienza è
impossibile, se lo _spirito_ e la _natura_ non sono identici.
Questa _identità_ — la Ragione — conclude finalmente Hegel, non può
esser _saputa_, se l'universale e assoluto Principio non è la _Ragione
conscia di sè_, cioè lo spirito.
Tale è il processo necessario del pensiero da Kant ad Hegel. L'Unità
kantiana, — posta come semplice _coscienza_, poi come _Autocoscienza_,
poi come _Ragione_, — diventa finalmente _assoluto Sapere_.
_B_) Questo processo, sebbene non nella sua integrità, ma con una
certa fretta e a salti, si ripete nella filosofia italiana: almeno il
risultato, se ben si considera, è, quanto all'essenza, lo stesso.
Abbiamo visto che Galluppi è kantista suo malgrado, e sino a qual
punto. Egli nega il puro conoscere, il conoscere trascendentale, la
categoria e la pura intuizione, il giudizio sintetico a priori: e
nondimeno ammette una certa spontaneità dello spirito, la sua _unità
sintetica_, la quale produce per sè appunto le categorie. Pare che
faccia consistere il conoscere, come notizia così dell'Io come del
Non-io, come coscienza, come prima esperienza o primo sapere, in un
lato solo del conoscere, nella _sensibilità_, senza l'_intelletto_; e
che per lui questo sia una attività puramente analitica e combinatrice
(_analisi e sintesi_ del Galluppi: sintesi come _ricomposizione_ di
ciò che l'analisi ha separato, e non già come sintesi originaria). E
pure la sua sensibilità nella duplice forma di interna ed esterna come
_coscienza della sensazione_ e come _oggetto della sensazione_, come
percezione immediata del _me_ e del _fuor di me_, non è altro che la
forma stessa della coscienza: «l'Io si sa in quanto si distingue dal
Non-io, e sa il Non-io in quanto lo distingue dall'Io ». _Pura forma_:
puro Io, puro Non-io. Essa non è sensibilità come un lato del conoscere
senza l'intelletto; ma è il _conoscere_ come primo conoscere, come
conoscere o _certezza sensibile_, come primo o immediato _giudizio_,
come _prima coscienza_. _Coscienza_ è essenzialmente _giudizio_. — Il
difetto di Galluppi è di confondere la _conoscenza sensibile_ colla
semplice _sensibilità_; il non accorgersi che la sua sensibilità non
è semplice sensibilità, ma _coscienza_ (intelletto) sensibile. In
Galluppi, dunque, vi ha un equivoco.
Questo equivoco cessa in Rosmini. Galluppi è Kant non inteso bene,
inteso a metà; è, dirò così, Kant visto coll'occhio di Locke. Rosmini
è, generalmente, Kant inteso bene: non il _vero_ Kant, il Kant quale
si compie ne' filosofi posteriori, ma il Kant come ha inteso o franteso
se stesso. Dico generalmente: perchè, come si vedrà, vi ha qualcosa in
Rosmini, che è da meno di Kant, dello stesso Kant imperfetto.
La percezione immediata, — la _sensibilità_ del Galluppi, — si
manifesta nel Rosmini quel che veramente è, cioè non sensibilità,
semplice percezione sensibile o un lato solo del conoscere, ma
_percezione intellettiva_, cioè _giudizio_.
Rosmini dice come Kant, e citando Kant: Pensare, intendere, conoscere,
coscienza è _giudicare_; senza giudizio non si ha _conoscenza_.
Spiegare il conoscere è dunque vedere come sia possibile il giudicare.
Ora la considerazione del giudizio ci presenta questa grave difficoltà:
da una parte il giudicare è impossibile senza un _concetto_, un'_idea
generale_ (l'intelletto), e d'altra parte il concetto non è possibile
senza il giudizio, giacchè non può essere in generale che il risultato
del giudizio. Come si risolve questa difficoltà?
Non si può risolvere altrimenti che coll'ammettere un concetto, il
primo concetto, che non sia il risultato di nessun giudizio, ma sia,
invece, anteriore a ogni giudizio, e quindi la possibilità di ogni
giudizio.
Questo concetto è l'Ente, l'idea dell'Ente, dell'Ente come semplice
Ente, cioè come puramente possibile, comunissimo, indeterminato.
Esso non è il risultato del giudizio, ma anteriore ad ogni giudizio,
perchè ogni giudizio lo presuppone. Come anteriore ad ogni giudizio
e perciò ad ogni conoscere, esso non è conoscere, non è _fatto_, non
_esperienza_, ma qualche cosa che _trascende il fatto_, l'esperienza,
il reale conoscere; cioè, come dice Rosmini, un'_idea innata_,
l'_unica_ idea innata. Così esso è la _forma_ dell'intelletto, quel che
fa Intelletto l'intelletto, la _possibilità_ dell'intelletto e quindi
del conoscere.
Si vede che Rosmini ammette come Kant il _puro_ conoscere, il conoscere
trascendentale; giacchè la sua _idea dell'Ente_, il suo _oggetto
ideale_, il suo _conoscere intuitivo_ così, senz'Io, senza coscienza,
non è altro che il _puro_ conoscere.
È noto, che con questa _unica idea_, che è tutto l'_intelletto_, e
presupposto il senso come _compagno_ indivisibile dell'intelletto, il
Rosmini si fa a spiegare o a fabbricare la conoscenza.
Egli conserva la distinzione kantiana di _forma_ e _materia_ del
conoscere, e ammette che il conoscere reale sia l'_unità_ di questi
due elementi. Ma, dove Kant distingue anche una _pura materia_ del
conoscere (tempo e spazio), la _intuizione pura_, e mostra che il _puro
conoscere_, la _possibilità del conoscere_, è — e non può non essere
— l'unità del _puro concetto_ e della _pura intuizione_, della pura
forma e della pura materia; il Rosmini, invece, fa consistere il puro
conoscere unicamente nella sua _unica forma intellettiva_, nella pura
idea dell'Ente, negando ogni intuizione pura, ogni _forma_ nel senso.
Così egli annulla — o almeno pare così a prima vista — quella _unità_
del conoscere, che è _unità sintetica originaria_, e la riduce a una
semplice _unità analitica_, a un semplice elemento del conoscere.
E dove Kant, concependo l'unità del conoscere come unità sintetica
originaria, considera i concetti o le categorie come _diverse funzioni_
di questa Unità (e per essere _conseguente_, dovrebbe considerare
come _prodotti_ di questa stessa Unità così le categorie come anche le
forme della pura intuizione: Fichte); il Rosmini, invece, ammettendo
solo quella unica prima categoria dell'Ente, vuotando (almeno così
pare) l'Unità sintetica originaria kantiana e riducendola a un quasi
nulla, trasporta nel _senso_ tutta la ricchezza dello intelletto, tutte
le categorie, e fa derivare questa ricchezza dalla combinazione di
quella unica idea colla materia del senso stesso. Kant avrebbe dovuto
derivare le categorie, e in generale la _forma_ del conoscere, il
puro conoscere, dalla unità sintetica originaria (dall'autocoscienza:
Fichte); e invece _falsa_ quella unità, la pone come unità analitica,
come _Io penso_, e nel tempo stesso presuppone come sue funzioni,
come suoi strumenti, le categorie. Rosmini comprende, come Fichte,
la necessità di dedurre le categorie dalla Unità intellettiva; ma poi
intende questo problema alla maniera di Locke, ricade nell'empirismo
anteriore a Kant, piglia da una parte la sua vuota unità, l'intelletto,
e dall'altra il senso; porta in giro quella — la sua unica forma — e
l'applica a tutta la materia, a tutta la ricchezza che ha trasportato
nell'affezione sensibile; e questa applicazione chiama _origine delle
idee_, cioè delle categorie e delle stesse forme dell'intuizione. Non
si avvede, che così facendo egli non deriva le categorie nè dalla sua
_unità vuota_, nè dalla _materia_ del senso, ma le trova in questa
mediante quella, perchè ce le ha già presupposte.
Così il psicologismo del Rosmini, che è trascendentale in quanto
ammette il puro conoscere come Ente possibile, come puro essere,
torna ad essere psicologismo volgare, in quanto tutta la ricchezza
del puro conoscere, tutte le categorie sono trasportate nel senso.
Esso sarebbe psicologismo assolutamente e pienamente trascendentale,
se avesse saputo derivare da quella idea del puro essere tutte le
categorie. Ma Rosmini stesso dice, come ho già osservato in un mio
scritto[109], e come si vedrà più chiaro in un altro mio lavoro[110],
che questa derivazione, possibile in sè, è impossibile rispetto a noi,
intelligenze finite.
Quella applicazione dell'idea dell'Ente alla materia del senso è in
generale il _giudizio sintetico a priori_ rosminiano. Questo giudizio
è l'unità del concetto originario, puro, e della intuizione sensibile.
Il Rosmini critica Kant di aver fatto consistere un tal giudizio nella
unità di due concetti: e non si avvede che egli dice quello stesso che
dice Kant, cioè unità di concetto e intuizione, e che Kant avea detto
molto tempo prima di lui.
Così Rosmini è kantista. Egli si crede più kantista di Kant, il vero
Kant, perchè ha dinanzi agli occhi un _falso_ Kant. Paragonando se
stesso con questo sconcio simulacro, ha ragione di credersi la persona
viva, Kant in persona.
E il Rosmini è Kant non solo ne' pregi, ma anche ne' difetti; ed ha più
difetti di Kant.
Infatti quell'applicazione del concetto puro all'intuizione è nel
Rosmini, come in Kant, una faccenda tutta _meccanica_: qua il senso
o l'intuizione, là l'intelletto o la categoria: adatta questa a
quella, ed ecco il _giudizio sintetico a priori_. Ora come va questa
applicazione? Questo è il difficile. In Kant, se non altro, il
concetto puro si applica alla intuizione, in quanto già predetermina
la intuizione come pura intuizione. Nel Rosmini, all'opposto, tolta
di mezzo la pura intuizione, ogni applicazione è impossibile: tra il
concetto puro, e la intuizione sensibile manca, come si suol dire, il
ponte di passo[111].
Questo _ponte_, il vero ponte, è la stessa _unità sintetica
originaria_. Intesa bene, essa non è semplice _passare_ dall'intelletto
al senso, senso ed intelletto essendo già dati. Ma è l'Unità che pone
gli opposti, e ponendo gli opposti gli unifica e così pone se stessa. È
l'Uno che si dualizza, e dualizzandosi si unizza.
Kant chiama quel _passare_, quella predeterminazione del senso mediante
l'intelletto, _immaginazione trascendentale_. Nel Rosmini vi è anche
qualcosa di simile. «Nel nostro _fondamental sentimento_ esistono
tutte queste potenze avanti la loro espressione, cioè la sensitività
e l'intelletto. Questo sentimento _intimo_ e perfettamente _uno_
unisce la sensitività e l'intelletto. Egli ha altresì un'attività,
quasi direi una _vista spirituale_, colla quale ne vede il _rapporto_;
questa attività è ciò che costituisce la _sintesi primitiva_. Se noi
consideriamo più generalmente questa attività nascente dalla _unità
intima del sentimento fondamentale_, in quanto cioè l'Io è atto a
vedere i rapporti in generale, ella è la _ragione_. E se la riguardiamo
sotto il rispetto della unione che ella fa d'un predicato con un
soggetto, ella prende il nome di _facoltà di giudicare_. La _sintesi
primitiva_ è quel giudizio col quale la ragione acquista la _percezione
intellettiva_»[112].
La possibilità dell'applicazione dell'intelletto al senso è, dunque,
questa _unità sintetica originaria, fondamentale_. Questa è la stessa
unità sintetica originaria kantiana. Ma, come Kant non fa vero conto
della sua unità e riduce il conoscere a una semplice applicazione
estrinseca d'una cosa a un'altra, così fa Rosmini della sua.
Insomma, così in Kant come nel Rosmini ci è il concetto della _Unità
dello spirito_ (Unità sintetica originaria, Sviluppo); ma questo
concetto è ancora _oscuro_, incompreso.
La chiarezza del concetto di Kant è la filosofia alemanna posteriore a
Kant; è una genesi chiara, graduale, conseguente.
La chiarezza, in Italia, del concetto rosminiano è, dirò così,
un'apparizione subitanea, una _esplosione_. E perciò non è vera
chiarezza.
Kant avea ridotto il _puro_ conoscere all'_Io penso_, alla Unità come
semplice unità analitica. Quindi il conoscere o il giudizio volea dire:
semplice _unione_ di due opposti, e non già unità che si _giudica_,
cioè si pone come due opposti, si dualizza.
Rosmini riduce il puro conoscere, il conoscere _intuitivo_, la
possibilità del conoscere, al puro concetto dell'Ente, all'Ente
possibile, immobile, morto, indeterminato. E il conoscere è anche
_unione_ di due opposti già dati, e non la unità che _si giudica_ da
sè.
Gioberti dice: il puro conoscere, la possibilità del conoscere, il
conoscere intuitivo, originario, l'_intuito_ insomma, non è la pura
categoria, il puro Ente possibile, indeterminato, la idea vuota,
il _minimum_ dell'idea; ma è la totalità perfetta ed unica di tutte
quante le categorie, l'Ente reale e determinatissimo, l'idea nella
sua assoluta pienezza, il _maximum_ dell'Idea, cioè l'Idea come atto
creativo.
Gioberti compie Rosmini, come Fichte, Schelling ed Hegel compiono
Kant. L'oscurità di Gioberti, la meraviglia e lo stupore che destò
la sua apparizione nel mondo del nostro pensiero, nasce da questo:
che egli è tutto insieme, — e perciò un po' confusamente, senza il
processo graduale necessario, e, se devo dire quel che sento, con un
po'di abborracciatura, — Fichte, Schelling ed Hegel. Quando egli dice
_mentalità_, cioè _coscienza di sè_, egli è Fichte. Quando dice _idea_
o _ragione_, egli è Schelling. Quando dice: _idea o ragione conscia di
se stessa_ come principio assoluto universale, egli è Hegel.
Gioberti rappresenta dunque la vera _Unità dello spirito_, il vero
concetto dello Sviluppo, la vera ed assoluta Psiche: una attività che
come due attività è _una_ attività, un Ciclo che come due cicli è un
unico ciclo. Tale è il vero ed assoluto Spirito: il Creatore.
Così, e solo così, il psicologismo di Gioberti è psicologismo
assolutamente trascendentale, cioè il vero ontologismo[113], e, direi
io, il vero spiritualismo.
La spiegazione della Psiche è la Psiche assoluta.