SOMMARIO.

_A_) Difetto di Kant, e sviluppo del kantismo in Alemagna — _B_)

Galluppi e Rosmini; L'Ente; il puro conoscere; unità sintetica

originaria; passaggio a Gioberti.

Rosmini, e, come abbiamo visto, lo stesso Galluppi, non s'intende bene

senza Kant. Kant compendia in sè tutto il pensiero europeo anteriore;

il nuovo pensiero comincia da lui. Vediamo come questo pensiero si sia

esplicato in Alemagna; poi come sia stato compreso in Italia. La prima

posizione dà lume alla seconda.

_A_) Il nuovo problema della filosofia è il problema del _conoscere_.

Il conoscere nella sua realtà, il conoscere reale, è la notizia del

mondo oggettivo; in generale, la _esperienza_. Quel problema è, dunque,

lo stesso che questo: come è possibile l'esperienza?

La esperienza[105], il conoscere reale, è un _fatto_ che consta di due

elementi: l'intuizione e il concetto, il senso e l'intelletto. Essa non

è nè il semplice senso senza l'intelletto, nè il semplice intelletto

senza il senso. Semplice senso e semplice intelletto non sono il

_fatto_, il conoscere reale, ma due _astratti_: non il conoscere reale,

ma le semplici potenze del _conoscere_.

Spiegare l'esperienza, il conoscere reale, è adunque spiegare la

_unità_ della intuizione e del concetto, del senso e dell'intelletto:

la unità come _fatto_, il fatto della unità.

Questa spiegazione non può essere essa stessa un fatto, una esperienza,

un conoscere reale, empirico: se fosse un _fatto_, una esperienza,

avrebbe bisogno di essere spiegata, e perciò non sarebbe una

spiegazione.

La spiegazione del conoscere, non potendo essere il _fatto_ stesso

del conoscere, deve essere l'_idea_ (essenza, possibilità reale) del

conoscere: il _puro_ conoscere, il conoscere _trascendentale_.

Sino a Kant i filosofi non aveano compreso il problema del conoscere;

non l'aveano posto, come dovea esser posto. Aveano preso per il

conoscere un elemento del conoscere, non il _fatto_ del conoscere;

e questo elemento, preso per il fatto del conoscere, per tutto il

conoscere, questo fatto falso, cioè monco, valeva per la stessa

spiegazione del conoscere. L'_intellettualismo_ piglia per conoscere

il semplice pensare (il concetto), e questo fatto, questo _dato_

immediato, è per esso la spiegazione del fatto. L'_empirismo_ piglia

per il conoscere il semplice _percepire_, e questo fatto è per esso la

spiegazione del fatto.

_Pensare, percepire, conoscere_ non sono la semplice _realtà_, ma la

realtà _cosciente_, la realtà come _psiche_: la _Psiche_. Così tutta la

filosofia moderna da Cartesio sino a Kant, in quanto le sue stazioni

e quindi i suoi problemi sono il pensare, il percepire, il conoscere,

— in quanto il suo universale problema è la Psiche, — si può dire

_psicologismo_. Ma l'intellettualismo e l'empirismo sono psicologismo

immediato, imperfetto, falso; e ciò per due ragioni: 1.º perchè

pigliano per la psiche (per la _realtà cosciente_) un fatto monco, e

quindi falso; 2.º perchè pigliano questo fatto stesso come spiegazione

del fatto, di tutto il fatto.

Kant, all'opposto, studia il _fatto_ (la psiche) nella sua integrità,

come conoscere; e cerca la spiegazione del _fatto_ non in un fatto,

ma in ciò che _trascende_ il fatto, e che per ciò è la spiegazione

del fatto. La spiegazione del conoscere è il _puro_ conoscere. Con

Kant comincia dunque il vero e nuovo psicologismo, il _psicologismo

trascendentale_.

Confondere i due psicologismi, e chiamare Kant psicologista come i

cartesiani e i wolfiani, è non conoscere la profonda differenza che

corre tra quello e questi.

Il _puro_ conoscere e quella _nuova unità_ (il nuovo pensiero, il

_nuovo Cogito_[106]) che è il puro conoscere, non è il conoscere e

la unità come fatto, come esperienza, ma il conoscere e l'unità come

_fare, farsi, fare se stesso_. Il _fare o farsi trascende il fatto_:

è la ragione, l'idea, la spiegazione del fatto. Il _fatto_, preso così

per sè, senza il _fare_, è come il corpo senz'anima.

Ora il _conoscere_ (la realtà _cosciente_, la Psiche) è tal fatto,

che il _fare_ o _farsi_ non può essere semplice _fare_ o _causare_, ma

_fare_ che è _Sviluppo_. Aver visto ciò — sebbene non _chiaramente_,

come mostrerò più innanzi —, tale è il gran merito di Kant. Cartesio

e Locke non aveano ben compreso il _fare_, che è la Psiche. Cartesio

l'avea compreso come semplice _causare_, come attività immediata, come

qualcosa d'_innato_ (di naturale); Locke come il _fare_ di _altro_,

e perciò come semplice _effetto_ (risultato della impressione degli

oggetti). Kant, invece, concepisce la Psiche — il conoscere — nè come

_fare_ che è semplice _causa_, nè come fare che è fare di _altro_

o semplice effetto: ma come _causa e effetto_ insieme di altro, e

perciò causa vera di se stessa: come _Sviluppo_. Cartesio avea detto

semplicemente: _pensare è essere_; Locke: essere è pensare. Kant dice:

Pensare (intuizione, immaginazione, concetto) è Pensare[107].

La Psiche, la realtà _cosciente_, il _Cogito ergo sum_, non più come

giudizio, ma come _sillogismo_: tale è il significato dell'_unità

sintetica a priori_; di quella unità che è il puro conoscere, e perciò

la spiegazione del conoscere.

Questa unità sintetica originaria, che è in sè Sviluppo, è il _fatto_

del conoscere come fare.

Ma Kant non comprese bene questo fare che è _Sviluppo_, cioè la sua

stessa _unità sintetica originaria_, e perciò non comprese bene la

Psiche, la _realtà cosciente_. La chiara intelligenza di questa Unità

e perciò la soluzione del problema della Psiche, è il cómpito de'

filosofi posteriori. Questi filosofi sono il _vero_ Kant.

Kant comprese questa unità — che in sè non è nè semplice intelletto

nè semplice senso, nè il loro semplice risultato, ma sempre tutta se

stessa, cioè spirito, intelletto, pensiero, che si fa senso, e come

senso si fa intelletto, e perciò vero e reale intelletto (_coscienza_,

cioè coscienza di sè, che si fa coscienza di altro, e come coscienza

di altro si fa coscienza di sè, e perciò vera coscienza di sè); — Kant

comprese questa _Unità_ come uno de' suoi opposti, come semplice _Io

penso_, come semplice intelletto, come semplice _categoria_; o, meglio,

separò di nuovo l'intelletto e il senso, la categoria e l'intuizione,

e fece consistere l'_unità_, il conoscere, nell'applicazione — direi

quasi esterna — della categoria all'intuizione. Così comprese la

unità — il conoscere — come semplice _risultato_: come risultato

di questa applicazione. Ovvero, se la comprese come _principio_, la

identificò come principio colla semplice categoria, quale attività

_unificatrice_ del vario della intuizione dato fuori della unità stessa

e non prodotto da essa. L'unità kantiana non era, dunque, ciò che

esigeva il suo stesso concetto, cioè _assolutamente fare_ (Sviluppo);

ma _parzialmente fare_, cioè ancora un _fatto_. Era _fare_, in quanto

l'_Io penso_, la categoria, come attività _unificatrice_, movendo da

sè, cioè spontaneamente, _apprendeva_ il molteplice della intuizione e

lo riduceva a se stesso: se lo assimilava, lo faceva suo, cioè _uno_, e

così era movimento da sè a sè, relazione verso se stesso. Era _fatto_,

in quanto l'_Io penso_, la categoria come attività unificatrice, non

era la unità sintetica originaria che produce se stessa, ma solo un

elemento di questa attività, come un _dato_, e quindi un _presupposto_;

e il molteplice della intuizione similmente non era il prodotto della

unità originaria sintetica, ma anche un _dato_, fuori dell'unità

unificatrice, cioè dell'intelletto, e quindi anche un presupposto.

Così senso e intelletto, intuizione e concetto sono nel kantismo di

nuovo separati, e accade qui quello stesso che abbiamo osservato della

Unità cartesiana: _pensare è essere_. Pensare ed essere, appunto perchè

immediatamente _uno_, non erano veramente _uno_; si separavano, e si

avea il pensare come pensare, e il pensare come essere (il concetto e

la percezione). Ma la categoria e la intuizione kantiana non sono più

il concetto e la percezione, quali risultano dal principio di Cartesio;

sono altro di più, appunto perchè l'unità kantiana è altro, in sè, più

che la cartesiana. Quel concetto e quella percezione conservavano in

sè la loro unità originaria, cioè il pensare come unità _immediata_

del pensare e dell'essere, e perciò si distinguevano dal concetto e

dalla percezione _antica_; erano due modi del pensare come semplice

_immediatezza_. All'opposto la categoria e la intuizione kantiana,

appunto perchè conservano l'unità loro originaria, manifestano,

così come possono nella loro separazione, questa unità: giacchè la

categoria non è pura _immediatezza_, ma unità che funziona come unità,

cioè _unifica_, e così è relazione verso se stessa; e la intuizione

come tale, la pura intuizione, è anche a suo modo tale unità, cioè

relazione, in quanto è tempo e spazio. Categoria e intuizione sono

_due attività_ sintetiche originarie a priori, come l'unità sintetica

originaria, da cui devono rampollare.

Ora questo difetto di Kant è notato e posto in chiaro da Fichte. Kant

avea detto: senza il _puro_ conoscere, il conoscere è impossibile, e

gli elementi del puro conoscere sono la categoria o il concetto puro e

la pura intuizione; questi elementi _formano_ ogni conoscenza. Fichte,

rinnovando e comprendendo meglio il concetto della Unità sintetica

originaria della coscienza, dice: «Senza questa unità come produzione

di se stessa non si ha il conoscere, e quindi nè meno gli elementi

del conoscere. Questa unità, come _posizione di se stessa_, è l'_Io_,

la coscienza di sè, l'_autocoscienza_. Adunque, così la categoria

come la intuizione sono impossibili senza un'_autocoscienza_ che le

produca (producendo se stessa). Ora non è possibile un'autocoscienza

— un'autocoscienza produttiva — siffattamente produttiva — se non è

assoluta»[108].

Così per Fichte l'Autocoscienza è _assolutamente fare_

(_Thathandlung_); la Psiche kantiana è semplice _coscienza_.

Ma, continua Schelling, questa _assolutezza_ dell'autocoscienza è

impossibile, se lo _spirito_ e la _natura_ non sono identici.

Questa _identità_ — la Ragione — conclude finalmente Hegel, non può

esser _saputa_, se l'universale e assoluto Principio non è la _Ragione

conscia di sè_, cioè lo spirito.

Tale è il processo necessario del pensiero da Kant ad Hegel. L'Unità

kantiana, — posta come semplice _coscienza_, poi come _Autocoscienza_,

poi come _Ragione_, — diventa finalmente _assoluto Sapere_.

_B_) Questo processo, sebbene non nella sua integrità, ma con una

certa fretta e a salti, si ripete nella filosofia italiana: almeno il

risultato, se ben si considera, è, quanto all'essenza, lo stesso.

Abbiamo visto che Galluppi è kantista suo malgrado, e sino a qual

punto. Egli nega il puro conoscere, il conoscere trascendentale, la

categoria e la pura intuizione, il giudizio sintetico a priori: e

nondimeno ammette una certa spontaneità dello spirito, la sua _unità

sintetica_, la quale produce per sè appunto le categorie. Pare che

faccia consistere il conoscere, come notizia così dell'Io come del

Non-io, come coscienza, come prima esperienza o primo sapere, in un

lato solo del conoscere, nella _sensibilità_, senza l'_intelletto_; e

che per lui questo sia una attività puramente analitica e combinatrice

(_analisi e sintesi_ del Galluppi: sintesi come _ricomposizione_ di

ciò che l'analisi ha separato, e non già come sintesi originaria). E

pure la sua sensibilità nella duplice forma di interna ed esterna come

_coscienza della sensazione_ e come _oggetto della sensazione_, come

percezione immediata del _me_ e del _fuor di me_, non è altro che la

forma stessa della coscienza: «l'Io si sa in quanto si distingue dal

Non-io, e sa il Non-io in quanto lo distingue dall'Io ». _Pura forma_:

puro Io, puro Non-io. Essa non è sensibilità come un lato del conoscere

senza l'intelletto; ma è il _conoscere_ come primo conoscere, come

conoscere o _certezza sensibile_, come primo o immediato _giudizio_,

come _prima coscienza_. _Coscienza_ è essenzialmente _giudizio_. — Il

difetto di Galluppi è di confondere la _conoscenza sensibile_ colla

semplice _sensibilità_; il non accorgersi che la sua sensibilità non

è semplice sensibilità, ma _coscienza_ (intelletto) sensibile. In

Galluppi, dunque, vi ha un equivoco.

Questo equivoco cessa in Rosmini. Galluppi è Kant non inteso bene,

inteso a metà; è, dirò così, Kant visto coll'occhio di Locke. Rosmini

è, generalmente, Kant inteso bene: non il _vero_ Kant, il Kant quale

si compie ne' filosofi posteriori, ma il Kant come ha inteso o franteso

se stesso. Dico generalmente: perchè, come si vedrà, vi ha qualcosa in

Rosmini, che è da meno di Kant, dello stesso Kant imperfetto.

La percezione immediata, — la _sensibilità_ del Galluppi, — si

manifesta nel Rosmini quel che veramente è, cioè non sensibilità,

semplice percezione sensibile o un lato solo del conoscere, ma

_percezione intellettiva_, cioè _giudizio_.

Rosmini dice come Kant, e citando Kant: Pensare, intendere, conoscere,

coscienza è _giudicare_; senza giudizio non si ha _conoscenza_.

Spiegare il conoscere è dunque vedere come sia possibile il giudicare.

Ora la considerazione del giudizio ci presenta questa grave difficoltà:

da una parte il giudicare è impossibile senza un _concetto_, un'_idea

generale_ (l'intelletto), e d'altra parte il concetto non è possibile

senza il giudizio, giacchè non può essere in generale che il risultato

del giudizio. Come si risolve questa difficoltà?

Non si può risolvere altrimenti che coll'ammettere un concetto, il

primo concetto, che non sia il risultato di nessun giudizio, ma sia,

invece, anteriore a ogni giudizio, e quindi la possibilità di ogni

giudizio.

Questo concetto è l'Ente, l'idea dell'Ente, dell'Ente come semplice

Ente, cioè come puramente possibile, comunissimo, indeterminato.

Esso non è il risultato del giudizio, ma anteriore ad ogni giudizio,

perchè ogni giudizio lo presuppone. Come anteriore ad ogni giudizio

e perciò ad ogni conoscere, esso non è conoscere, non è _fatto_, non

_esperienza_, ma qualche cosa che _trascende il fatto_, l'esperienza,

il reale conoscere; cioè, come dice Rosmini, un'_idea innata_,

l'_unica_ idea innata. Così esso è la _forma_ dell'intelletto, quel che

fa Intelletto l'intelletto, la _possibilità_ dell'intelletto e quindi

del conoscere.

Si vede che Rosmini ammette come Kant il _puro_ conoscere, il conoscere

trascendentale; giacchè la sua _idea dell'Ente_, il suo _oggetto

ideale_, il suo _conoscere intuitivo_ così, senz'Io, senza coscienza,

non è altro che il _puro_ conoscere.

È noto, che con questa _unica idea_, che è tutto l'_intelletto_, e

presupposto il senso come _compagno_ indivisibile dell'intelletto, il

Rosmini si fa a spiegare o a fabbricare la conoscenza.

Egli conserva la distinzione kantiana di _forma_ e _materia_ del

conoscere, e ammette che il conoscere reale sia l'_unità_ di questi

due elementi. Ma, dove Kant distingue anche una _pura materia_ del

conoscere (tempo e spazio), la _intuizione pura_, e mostra che il _puro

conoscere_, la _possibilità del conoscere_, è — e non può non essere

— l'unità del _puro concetto_ e della _pura intuizione_, della pura

forma e della pura materia; il Rosmini, invece, fa consistere il puro

conoscere unicamente nella sua _unica forma intellettiva_, nella pura

idea dell'Ente, negando ogni intuizione pura, ogni _forma_ nel senso.

Così egli annulla — o almeno pare così a prima vista — quella _unità_

del conoscere, che è _unità sintetica originaria_, e la riduce a una

semplice _unità analitica_, a un semplice elemento del conoscere.

E dove Kant, concependo l'unità del conoscere come unità sintetica

originaria, considera i concetti o le categorie come _diverse funzioni_

di questa Unità (e per essere _conseguente_, dovrebbe considerare

come _prodotti_ di questa stessa Unità così le categorie come anche le

forme della pura intuizione: Fichte); il Rosmini, invece, ammettendo

solo quella unica prima categoria dell'Ente, vuotando (almeno così

pare) l'Unità sintetica originaria kantiana e riducendola a un quasi

nulla, trasporta nel _senso_ tutta la ricchezza dello intelletto, tutte

le categorie, e fa derivare questa ricchezza dalla combinazione di

quella unica idea colla materia del senso stesso. Kant avrebbe dovuto

derivare le categorie, e in generale la _forma_ del conoscere, il

puro conoscere, dalla unità sintetica originaria (dall'autocoscienza:

Fichte); e invece _falsa_ quella unità, la pone come unità analitica,

come _Io penso_, e nel tempo stesso presuppone come sue funzioni,

come suoi strumenti, le categorie. Rosmini comprende, come Fichte,

la necessità di dedurre le categorie dalla Unità intellettiva; ma poi

intende questo problema alla maniera di Locke, ricade nell'empirismo

anteriore a Kant, piglia da una parte la sua vuota unità, l'intelletto,

e dall'altra il senso; porta in giro quella — la sua unica forma — e

l'applica a tutta la materia, a tutta la ricchezza che ha trasportato

nell'affezione sensibile; e questa applicazione chiama _origine delle

idee_, cioè delle categorie e delle stesse forme dell'intuizione. Non

si avvede, che così facendo egli non deriva le categorie nè dalla sua

_unità vuota_, nè dalla _materia_ del senso, ma le trova in questa

mediante quella, perchè ce le ha già presupposte.

Così il psicologismo del Rosmini, che è trascendentale in quanto

ammette il puro conoscere come Ente possibile, come puro essere,

torna ad essere psicologismo volgare, in quanto tutta la ricchezza

del puro conoscere, tutte le categorie sono trasportate nel senso.

Esso sarebbe psicologismo assolutamente e pienamente trascendentale,

se avesse saputo derivare da quella idea del puro essere tutte le

categorie. Ma Rosmini stesso dice, come ho già osservato in un mio

scritto[109], e come si vedrà più chiaro in un altro mio lavoro[110],

che questa derivazione, possibile in sè, è impossibile rispetto a noi,

intelligenze finite.

Quella applicazione dell'idea dell'Ente alla materia del senso è in

generale il _giudizio sintetico a priori_ rosminiano. Questo giudizio

è l'unità del concetto originario, puro, e della intuizione sensibile.

Il Rosmini critica Kant di aver fatto consistere un tal giudizio nella

unità di due concetti: e non si avvede che egli dice quello stesso che

dice Kant, cioè unità di concetto e intuizione, e che Kant avea detto

molto tempo prima di lui.

Così Rosmini è kantista. Egli si crede più kantista di Kant, il vero

Kant, perchè ha dinanzi agli occhi un _falso_ Kant. Paragonando se

stesso con questo sconcio simulacro, ha ragione di credersi la persona

viva, Kant in persona.

E il Rosmini è Kant non solo ne' pregi, ma anche ne' difetti; ed ha più

difetti di Kant.

Infatti quell'applicazione del concetto puro all'intuizione è nel

Rosmini, come in Kant, una faccenda tutta _meccanica_: qua il senso

o l'intuizione, là l'intelletto o la categoria: adatta questa a

quella, ed ecco il _giudizio sintetico a priori_. Ora come va questa

applicazione? Questo è il difficile. In Kant, se non altro, il

concetto puro si applica alla intuizione, in quanto già predetermina

la intuizione come pura intuizione. Nel Rosmini, all'opposto, tolta

di mezzo la pura intuizione, ogni applicazione è impossibile: tra il

concetto puro, e la intuizione sensibile manca, come si suol dire, il

ponte di passo[111].

Questo _ponte_, il vero ponte, è la stessa _unità sintetica

originaria_. Intesa bene, essa non è semplice _passare_ dall'intelletto

al senso, senso ed intelletto essendo già dati. Ma è l'Unità che pone

gli opposti, e ponendo gli opposti gli unifica e così pone se stessa. È

l'Uno che si dualizza, e dualizzandosi si unizza.

Kant chiama quel _passare_, quella predeterminazione del senso mediante

l'intelletto, _immaginazione trascendentale_. Nel Rosmini vi è anche

qualcosa di simile. «Nel nostro _fondamental sentimento_ esistono

tutte queste potenze avanti la loro espressione, cioè la sensitività

e l'intelletto. Questo sentimento _intimo_ e perfettamente _uno_

unisce la sensitività e l'intelletto. Egli ha altresì un'attività,

quasi direi una _vista spirituale_, colla quale ne vede il _rapporto_;

questa attività è ciò che costituisce la _sintesi primitiva_. Se noi

consideriamo più generalmente questa attività nascente dalla _unità

intima del sentimento fondamentale_, in quanto cioè l'Io è atto a

vedere i rapporti in generale, ella è la _ragione_. E se la riguardiamo

sotto il rispetto della unione che ella fa d'un predicato con un

soggetto, ella prende il nome di _facoltà di giudicare_. La _sintesi

primitiva_ è quel giudizio col quale la ragione acquista la _percezione

intellettiva_»[112].

La possibilità dell'applicazione dell'intelletto al senso è, dunque,

questa _unità sintetica originaria, fondamentale_. Questa è la stessa

unità sintetica originaria kantiana. Ma, come Kant non fa vero conto

della sua unità e riduce il conoscere a una semplice applicazione

estrinseca d'una cosa a un'altra, così fa Rosmini della sua.

Insomma, così in Kant come nel Rosmini ci è il concetto della _Unità

dello spirito_ (Unità sintetica originaria, Sviluppo); ma questo

concetto è ancora _oscuro_, incompreso.

La chiarezza del concetto di Kant è la filosofia alemanna posteriore a

Kant; è una genesi chiara, graduale, conseguente.

La chiarezza, in Italia, del concetto rosminiano è, dirò così,

un'apparizione subitanea, una _esplosione_. E perciò non è vera

chiarezza.

Kant avea ridotto il _puro_ conoscere all'_Io penso_, alla Unità come

semplice unità analitica. Quindi il conoscere o il giudizio volea dire:

semplice _unione_ di due opposti, e non già unità che si _giudica_,

cioè si pone come due opposti, si dualizza.

Rosmini riduce il puro conoscere, il conoscere _intuitivo_, la

possibilità del conoscere, al puro concetto dell'Ente, all'Ente

possibile, immobile, morto, indeterminato. E il conoscere è anche

_unione_ di due opposti già dati, e non la unità che _si giudica_ da

sè.

Gioberti dice: il puro conoscere, la possibilità del conoscere, il

conoscere intuitivo, originario, l'_intuito_ insomma, non è la pura

categoria, il puro Ente possibile, indeterminato, la idea vuota,

il _minimum_ dell'idea; ma è la totalità perfetta ed unica di tutte

quante le categorie, l'Ente reale e determinatissimo, l'idea nella

sua assoluta pienezza, il _maximum_ dell'Idea, cioè l'Idea come atto

creativo.

Gioberti compie Rosmini, come Fichte, Schelling ed Hegel compiono

Kant. L'oscurità di Gioberti, la meraviglia e lo stupore che destò

la sua apparizione nel mondo del nostro pensiero, nasce da questo:

che egli è tutto insieme, — e perciò un po' confusamente, senza il

processo graduale necessario, e, se devo dire quel che sento, con un

po'di abborracciatura, — Fichte, Schelling ed Hegel. Quando egli dice

_mentalità_, cioè _coscienza di sè_, egli è Fichte. Quando dice _idea_

o _ragione_, egli è Schelling. Quando dice: _idea o ragione conscia di

se stessa_ come principio assoluto universale, egli è Hegel.

Gioberti rappresenta dunque la vera _Unità dello spirito_, il vero

concetto dello Sviluppo, la vera ed assoluta Psiche: una attività che

come due attività è _una_ attività, un Ciclo che come due cicli è un

unico ciclo. Tale è il vero ed assoluto Spirito: il Creatore.

Così, e solo così, il psicologismo di Gioberti è psicologismo

assolutamente trascendentale, cioè il vero ontologismo[113], e, direi

io, il vero spiritualismo.

La spiegazione della Psiche è la Psiche assoluta.

La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea · 第 35 / 97 题