_A_) Vico e Kant — Il problema del conoscere nella filosofia
antekantiana — Il problema del conoscere in Kant. — _B_) Kantismo
del Galluppi.
_A_) Da Vico a Galluppi, Rosmini e Gioberti corre quasi un secolo. E
vi ha di mezzo, oltre i filosofi prima di Kant, Kant e quasi tutti i
filosofi tedeschi. Quale è l'anello che congiunge Galluppi, Rosmini e
Gioberti a Vico? Ripigliamo il filo della nostra esposizione.
La unità, il vero _punto di unione_, — quello che è insieme _unire_ e
_trarre_ il contrario, — era per Bruno la _Causa_.
Ma questo punto era _oscuro_ in Bruno, e si fa chiaro solo in Spinoza
mediante Cartesio. Appariva come _coincidenza_, e non già come
_contenenza_ o _insidenza_.
Il _pensiero_ cartesiano, che contiene in sè e pone immediatamente
l'_essere_, è la chiarezza di Bruno. Questo pensiero è la _Causa_: la
unità come _Causa_.
Per Vico il vero punto di unione, — che unisce e trae il contrario, — è
_Sviluppo_.
_Sviluppo_ è più che _Causa_. Non è procedere da sè a un altro, da sè a
sè come _diminutum_, — e perciò _non procedere_; ma è da sè, per sè, a
sè: al vero Sè.
In Vico manca la _chiarezza_ dello _Sviluppo_. Questa _chiarezza_ è
il _nuovo_ pensiero, il nuovo _cogito ergo sum_, il nuovo Cartesio,
e quindi il nuovo Spinoza. È il _conoscere_ di Kant, l'_Io_ di
Fichte, la _Ragione_ di Schelling, lo _Spirito assoluto_ di Hegel: la
_sensibilità_ di Galluppi, come percezione immediata del _me_ e del
_fuor di me_, la _percezione intellettiva_ di Rosmini, la _formola_ di
Gioberti.
Vico esige una _nuova_ metafisica, la _metafisica della mente_. E
intanto la sua metafisica è la _vecchia_: quella dell'ente. Questa
contradizione, — _nuova_ unità e _vecchia_ metafisica, — è la oscurità
di Vico.
Questa _esigenza_ d'una nuova metafisica è la esigenza stessa che
fa la filosofia europea nel secolo di Vico. Questa esigenza, fatta
dalla filosofia europea, vuol dire: dissoluzione della filosofia che
ha il suo principio in Cartesio (e Locke), e necessità di una nuova
filosofia.
Questa _nuova esigenza_ è Kant.
Kant è la dissoluzione di tutta la filosofia europea dopo Cartesio, e
la nascita della nuova filosofia.
Kant è filosofo _europeo_: risultato del movimento della filosofia
europea: risultato _chiaro, evidente, cosciente_: una conseguenza
logica, che si mostra conseguenza e realtà _storica_.
In Vico all'opposto questa stessa _esigenza_, nella sua relazione colla
filosofia europea del suo tempo, è _oscura_: è una _anticipazione_,
come è un'anticipazione il concetto dello _Sviluppo_. Ecco perchè è
oscura. Vico concepisce lo _Sviluppo_ ed esige la nuova metafisica,
prima che la vecchia filosofia, — quella di Cartesio e Locke, — sia
esaurita; prima che la corruzione sia venuta a tal punto che sia
generazione; prima di Wolf e Hume.
In questo senso Vico è precursore dell'avvenire: cioè quegli che pone
qualcosa che è vero e ha da essere, perchè è il risultato necessario
di quel che è attualmente, — il nuovo mondo, contenuto nel vecchio,
e di cui, come si dice, il vecchio è gravido; ma lo pone prima che
sia venuta la _pienezza_ dei tempi; quasi un parto precoce: un parto
_estemporaneo_. Questo parto non è un falso parto. Quel che talvolta si
dice parto, è semplice eduzione. Quel che si educe, è già _formato_,
è già vivo, è già generato, già partorito. Allora il parto — il venir
fuori — è, direi quasi, più una faccenda meccanica, che altro; il
concepimento è tutto; questo è il difficile. Questo _concepimento_
è Vico. È la nuova vita — l'infante — posta, intuita, prima che si
stacchi da sè dalla vecchia vita, dalla vita della madre.
In questo senso, — quando si considera che Bruno è in sè Spinoza, e
Campanella Cartesio, e Telesio Bacone e Locke — quando si considera
quel che è Vico, — si può dire che l'ingegno _italiano_ sia ingegno
precursore. È stato tale: e questa è la sua eccellenza, e insieme la
sua imperfezione.
Adunque la chiarezza della _esigenza_ di Vico è la filosofia del suo
tempo e dopo del suo tempo sino a Kant; è tutto il secolo decimottavo.
La chiarezza dello _Sviluppo_ è Kant e tutta la filosofia dopo Kant.
In generale la _chiarezza_ di Vico è il decimottavo e il decimonono
secolo.
È noto come Kant risulta dalle due direzioni del pensiero moderno
dopo Cartesio. Cartesio dice: _Pensare è essere_. Questa unità è
immediata; e perciò pensare e essere non sono veramente uno. Quindi:
il pensare come pensare, come astratto pensare, e il pensare come
essere: cioè, il cartesianismo e il lockismo (percezione lockiana). Il
primo riesce al formalismo volfiano, alla pura _cosa_; il secondo alla
_materia_: due metafisiche. Hume è la _negazione_ del lockismo; Wolf la
_pietrificazione_ del cartesianismo (puro intellettualismo). Kant è la
_negazione_ vera di tutti e due, e perciò la _nuova unità_: il _nuovo_
Cartesio.
Quella doppia direzione vuol dire: _distinzione_ e _opposizione_ de'
due contrarii, posti come immediatamente _uno_ da Cartesio. È la loro
divergenza: l'_apparizione_ della loro _differenza_. Ma nella loro
divergenza, nella loro _ultima_ divergenza, già manifestano la loro
unità, la loro _nuova_ unità: non più quella di prima, la cartesiana.
Nella loro ultima divergenza quelle due direzioni sono il _Conoscere_:
il conoscere come _concetto_, come semplice intelletto, e il conoscere
come _percezione_ (intuizione), come semplice senso. La loro unità — la
nuova unità — è dunque il _conoscere_, o meglio il _puro_ conoscere.
Ho detto: il _puro conoscere_; puro, cioè non empirico, ma
trascendentale. Quindi il psicologismo kantiano è in sè trascendentale.
In questo concetto è il gran significato del kantismo.
Il conoscere — questa è la scoperta di Kant — è un immediato (un
originario), che consta di due immediati (di due originarii; almeno
appaiono così), che sono il pensare ed il sentire, il concetto e
l'intuizione, l'universale ed il particolare, il così detto _a priori_
e l'_a posteriori_. Nel conoscere, l'immediato non è il solo concetto,
come voleva il Cartesianismo, nè la sola intuizione come voleva
il Lockismo. Col solo concetto non si _conosce_ nulla (il concetto
è _vuoto_) e però è falsa l'idea immediata o innata cartesiana; e
d'altra parte, colla semplice intuizione nè meno si conosce nulla
(l'intuizione è cieca), e però è falsa la percezione o l'idea lockiana.
Adunque il conoscere è un immediato _sui generis_: un immediato che è
immediatamente due immediati, una _mediazione_ immediata (originaria);
una _unità_, che non risulta dagli elementi di cui consta come
l'effetto dalla causa, e perciò non è _posteriore_ ad essi; e che nè
meno produce essa i suoi elementi, come la causa produce l'effetto, e
perciò non è _anteriore_ ad essi. _Posteriore_: i due elementi, presi
per sè, non sono niente senza la loro unità — il conoscere, e perciò
non possono produrla. _Anteriore_: il conoscere non è niente senza i
due elementi, e perciò non può produrli. Il conoscere, adunque, non
può essere nè semplicemente effetto o risultato, nè semplicemente
causa o principio. Da una parte, il conoscere non può essere senza i
due elementi; dunque, il conoscere è _risultato_. E d'altra parte, gli
elementi non possono essere senza il conoscere; dunque, il conoscere è
principio. Adunque, il conoscere — non essendo nè semplice risultato
nè semplice causa — è insieme _risultato e causa_. Ma di che? Di _se
stesso_. Esso è il risultato dei suoi elementi; e gli elementi sono
l'effetto del conoscere. Adunque, il conoscere è l'effetto del suo
effetto, cioè la causa di se stesso: _causa sui_[98].
Eccoci, come pare, ritornati a Cartesio e Spinoza. E pure non è
vero, Cartesio dice: _Pensare è essere_. Qui l'essere è contenuto nel
pensare, è l'_effetto_ del pensare; non è tutto il pensare, tutta la
realtà del pensare, l'adequatezza del pensare, ma meno di quel che è
il pensare; è, insomma, il pensare come _ens diminutum_. È un semplice
_giudizio_, un giudizio immediato. — Il pensiero è, dunque, qui causa
di un altro, più che di se stesso, cioè di se stesso come altro, e non
come se stesso. Kant, al contrario, vuol dire: _Pensare_ (conoscere)
_è essere_ (senso, intuizione); _essere è pensare_ (concetto); adunque,
_pensare è pensare_.
Pensare è essere
Essere è pensare
Pensare è pensare.
_Conoscere è conoscere._ Qui non abbiamo più un giudizio, ma un
sillogismo.
Questo è il nuovo _Cogito ergo sum_, la _nuova unità_. Non è una
unità _vuota_, A = A, _pensare è pensare_, come pare considerando solo
l'ultimo giudizio. È una unità _piena, concreta_, perchè è il risultato
di due mediazioni; il pensare (il _risultato_) a cui si ritorna, è
l'attualità assoluta del pensare da cui si comincia.
Questa unità non è, dunque, una semplice e monotona ripetizione di sè
(A = A); non è l'Uno che produce l'Altro, e si degrada, si perde; ma è
l'Unità che produce se stessa come Unità, come vera Unità. L'Unità qui
è il prodursi come Unità; e perciò è produrre se stessa, _producendo i
suoi opposti elementi e unendoli_.
Questo è il vero _punto della unione_: il vero _unire e trarre il
contrario_ INSIEME.
Produrre se stesso, _producendo e riducendo_ i suoi proprii elementi
opposti, è _svilupparsi_ (_spiegarsi_). L'unità kantiana — il
_conoscere_ — il nuovo _Cogito_, è dunque l'_unità dello spirito_ di
Vico, l'unità come _Sviluppo_ o _Spiegamento_: come _Processo_.
Questa unità è ciò che Kant chiama _unità sintetica a priori,
originaria_, della coscienza. In essa è la possibilità e il _vero_
significato del _giudizio sintetico a priori_.
Kant vuol spiegare la conoscenza empirica, reale, concreta: la
_esperienza_. Ora la spiegazione della conoscenza empirica non può
essere la stessa conoscenza empirica; ciò non sarebbe una spiegazione.
La spiegazione del conoscere empirico è il _puro_ conoscere: il
conoscere, come dice Kant, _trascendentale_.
Conoscere puro o trascendentale è il conoscere, che è la possibilità
del conoscere; che è in fondo a ogni conoscere; il _concetto_ del
conoscere, senza il quale il conoscere non sarebbe tale. Il _giudizio
sintetico a priori_ è la possibilità di ogni giudizio, il giudizio come
giudizio, il giudizio puro, trascendentale.
Il giudizio puro, sintetico a priori, non è un dato giudizio, un
giudizio empirico. Esso si fonda nella unità sintetica originaria;
è (nel vero senso) questa stessa Unità, e come questa non consta di
elementi empirici.
Esso non è, come si crede, l'unità di due _concetti_, de' quali
l'uno non è contenuto nell'altro. È l'unità della _intuizione_ e del
_concetto_, del senso e dell'intelletto. Ed è l'unità, non di una
_data_ intuizione e di un _dato_ concetto, ma della intuizione come
intuizione e del concetto come concetto. Se il conoscere è la unità —
quella tale unità già spiegata innanzi — del senso e dell'intelletto,
spiegare il conoscere è spiegare questa unità: è far vedere come senso
e intelletto fanno uno, cioè il conoscere: il senso come senso, come
puro senso, e l'intelletto come intelletto, come puro intelletto: cioè
intuizione pura, concetto puro. (Prima di Kant non si pensava alla
intuizione _pura_, e nè meno al concetto _puro_ nel vero senso. — Gran
merito di Kant è la scoperta del _puro_, specialmente della intuizione
pura[99]). Ora la _intuizione pura_ è il _tempo_, e quindi lo _spazio_;
il _concetto puro_ è la _categoria_. Quindi _Estetica_ e _Logica
trascendentali, pure_. Adunque il problema è: Come è possibile l'unità
del tempo e della _categoria_ (della intuizione pura e del concetto
puro)?
Tale è il significato della quistione: Come è possibile il giudizio
sintetico a priori? È lo stesso che domandare: come è possibile
il _conoscere_? Cioè: come è possibile quella _unità sintetica
originaria_? L'Unità come _Sviluppo_?
Infatti, non è già che _senso_ ed _intelletto_ siano dati così
come opposti, come l'uno la negazione dell'altro, e si tratti di
_unificarli_; nè che sia data la _Unità_, e si tratti semplicemente di
_trarre gli opposti_. Si tratta invece della Unità che pone se stessa,
ponendo e unendo gli opposti: della Unità come _Sviluppo_.
Sviluppo; quindi in altri termini: come l'unità (il conoscere) si pone
da prima come _senso_, per porsi poi come _intelletto_, cioè come vero
conoscere?
Intelletto (conoscere) è senso
Senso è intelletto (conoscere).
Intelletto (conoscere) è intelletto (conoscere).
Questo è il problema: come l'intelligibile si fa sensibile, e il
sensibile intelligibile, e perciò l'intelligibile, vero intelligibile?
— Come l'intelligente si fa senziente, e il senziente intelligente,
e perciò l'intelligente vero intelligente? — Come la pura idea si
fa natura, e la natura spirito, e perciò lo spirito vero spirito? È
il problema della creazione: il nuovo problema. È il problema dello
spirito, che in Kant si presenta come problema del _conoscere_.
La Critica di Kant è dunque _psicologismo_; ma psicologismo
_trascendentale_. Il suo difetto, come si vedrà poi[100], è di non
essere veramente trascendentale, di essere poco trascendentale.
_B_) Il problema del _conoscere_ è il problema de' due nostri filosofi
Galluppi e Rosmini. Tutti e due pigliano questo problema da Kant; e
senza saperlo, forse, essi rispondono alla _esigenza_ di Vico.
Come rispondono?
Galluppi scrive una _Critica della conoscenza_[101], nella quale mostra
grandissima erudizione e molto acume. Conosce assai bene la storia
della filosofia da Cartesio a Kant: non così i greci e i tedeschi.
Manca della conoscenza del fondamento e della corona dell'edifizio
della storia della filosofia. Quindi non conosce _bene_ quel che
conosce.
Pare pretto empirista, un nuovo Locke, puro psicologista. Procede
empiricamente, colla semplice osservazione; nega il _giudizio sintetico
a priori_, e non intende il senso di questo problema, come l'ha
bene inteso il Rosmini; pare insomma di tutt'altro _infetto_, che di
kantismo.
E con tuttociò è kantista; è kantista quasi senza saperlo, quasi suo
malgrado, per una forza superiore alla sua volontà[102].
Egli dice: _sensibilità interna_ (la coscienza) e _sensibilità
esterna_; e su questa doppia base che, come sensibilità, è una sola,
edifica tutto l'edifizio del sapere, mediante l'intelletto _vuoto_,
senza _forma_, e il volere. La sensibilità dà i materiali; l'intelletto
e il volere fanno il resto. Così Galluppi dalla percezione sensibile
si eleva gradatamente sino a Dio. E di Dio sa solo _che è_, ma non
sa _cos'è_: l'Essere _supremo_. Così Galluppi pare lockiano: anche
Locke comincia dal _senso_, che dà il materiale, lavora questo
coll'_intelletto_ e col _volere_, che sono vuoti, senza _forma
essenziale_, e riesce all'_astratto_ Essere supremo.
Ma già, in primo luogo, il _volere_ di Galluppi non è perfettamente
vuoto. Come volere _etico_, esso ha una _forma_, una _originalità_:
quindi i così detti _giudizii sintetici a priori pratici_. Questi gli
ammette. Essi scaturiscono dalla _potenza produttiva_ della ragione;
dall'_unità sintetica_ dello spirito.
In secondo luogo, è vero che noi ci eleviamo dalla percezione a Dio. Ma
noi non potremmo elevarci a Dio e nè meno al concetto dell'_universo_
come tale, come _cosmo, ordine, sistema_, se lo spirito non creasse dal
suo _proprio fondo_ alcune idee, cioè non fosse una _unità sintetica
originaria_. Così, oltre alcune _idee semplici, identità, diversità_,
etc., la stessa idea di _unità_ deriva, secondo Galluppi, dall'_unità
sintetica_ dello spirito.
In terzo luogo, egli chiama la coscienza in generale dell'Io e
del Non-io (_me e fuor di me_), _sensibilità_; la quale afferra la
sostanzialità dell'Io e del Non-io immediatamente, direttamente; e
perciò è _senso_, non _giudizio_ (non intelletto); _ricettività_,
non _spontaneità_. Galluppi non s'accorge che la sua _sensibilità_ è
tale solo di nome, e che quella _sostanzialità_ dell'Io e del Non-io
è tutt'altro che percezione sensibile, e non è altro che il contenuto
_necessario e originario_ della coscienza di sè (Kant e Fichte), cioè
il puro conoscere: quel conoscere, che Galluppi vuol appunto combattere
col suo realismo fondato nella _percezione_.
Infatti, Galluppi distingue tre cose: la _sensazione_, la _percezione
della sensazione_ o la _coscienza_, e l'_oggetto della sensazione_.
Egli dice: «la coscienza di qualunque sensazione è inseparabile dalla
coscienza del me». Ciò è vero, ma questa coscienza, e in generale
la coscienza, non è _senso interno_, e Galluppi stesso la distingue
dalla sensazione come tale: essa è intelletto, o senso divenuto
intelletto. Come va, dunque, che Galluppi chiama la _coscienza_ anche
_sensibilità interna_? Ammesso che la _coscienza_ della sensazione
sia inseparabile dalla _autocoscienza_, ne segue forse che la stessa
sensazione come tale sia quest'autocoscienza? La sensazione come
tale non è coscienza; cioè la coscienza non è _sensibilità_. Qui
dunque Galluppi sbaglia, e si contradice. Si contradice, perchè, se
la coscienza è la stessa sensibilità interna, coscienza e sensazione
devono essere la stessa cosa. Se la sensazione è distinta dalla
coscienza della sensazione, e la coscienza è sensibilità, cioè
sensazione, dobbiamo avere una sensazione della sensazione. Ma la così
detta sensazione della sensazione non è sensazione (è intelletto), e
Galluppi sbaglia tenendola per tale. Ciò vuol dire, che il puro senso,
la pura sensazione, non è l'Io; l'Io è essenzialmente un _a priori_;
non è posto da altro, ma pone se stesso. Galluppi potrebbe derivare
dalla sensazione come tale quello che egli chiama il sentimento della
sensazione, cioè la coscienza?
Oltre a ciò, Galluppi dice: «la sensazione è di sua natura _oggettiva_;
è la percezione _immediata_ dell'oggetto, etc.». Ma quale sensazione?
La sensazione come tale, ovvero la sensazione in quanto percepita, cioè
la coscienza stessa della sensazione? Galluppi scambia la seconda colla
prima e attribuisce alla prima ciò che è proprio solo della seconda,
cioè non più della sensazione, ma della coscienza, dell'intelletto. Non
è la sensazione come tale che percepisce l'oggetto (Rosmini ha ragione:
la sensazione non ha oggetto, ma termine soltanto), ma sì la coscienza
della sensazione: cioè la sensazione come _oggetto della coscienza_
(Galluppi stesso dice: l'oggetto della coscienza è la sensazione)
diventa essa stessa l'_oggetto_ (l'oggetto reale). In altre parole,
l'_oggettività_ non appartiene alla sensazione, ma all'_autocoscienza_.
Se Galluppi avesse ben posto mente alla sua distinzione di sensazione
e coscienza della sensazione, sarebbe entrato nella buona via; avrebbe
attribuito l'oggettività non alla sensazione come tale, ma alla
sensazione in quanto _intesa_. E il fatto curioso è, che l'oggettività
ch'egli vuol vendicare alla sensazione non è altro che l'oggettività in
generale, quella appunto che consiste nell'autocoscienza; ciò ch'egli
chiama il _fuor di me_ non è altro che il Non-io in generale, non è
l'_esteso_, non è il _corpo_, etc. Ma se si tratta di ciò, perchè
combattere quelli che parlano di oggettività _reale_ e la provano
col ragionamento? Galluppi dicendo: la sensazione è la _percezione
immediata dell'oggetto_, — ha ragione se per sensazione si intende
la coscienza, e per oggetto l'oggettività in generale, il _Non-io_
come tale; giacchè nell'autocoscienza l'Io e il Non-io sono posti
immediatamente; il ragionamento fondato nel principio di _causa_, di
_ragione sufficiente_, etc., non ci entra. Quelli che Galluppi vuol
confutare, perchè non attribuiscono alla sensazione l'oggettività,
parlano di oggettività _reale_, ed hanno ragione; giacchè, se è vero,
che senza la sensazione non si ha l'_oggetto reale_, senza l'intelletto
non solo non si ha l'_oggetto_, ma senza l'intelletto stesso come
ragionamento dalla _causa_, ecc., non si ha l'oggetto _reale_, un
Non-io _reale_.
Gioberti critica così Galluppi: «Il concetto di corpo inchiude due
elementi, la sostanza intima o forza, e le proprietà o modificazioni.
La _sensazione_ del Galluppi ci porge il secondo elemento, che
consiste nei sensibili, ma non il primo, che è schiettamente
intelligibile»[103]. Questa critica vale contro la sensazione in
generale, ma non contro la sensazione del Galluppi; giacchè quella che
il Galluppi chiama impropriamente _sensazione_ ci porge il semplice
_fuor di me_ (il non-Io in generale), cioè un elemento intellettivo, e
non già un elemento sensibile[104].
Adunque Galluppi pone, o meglio presuppone l'_unità sintetica
originaria_, la _nuova unità_. Questa è il suo _Deus ex machina_, a cui
egli ricorre ne' casi difficili. Ma non se ne avvede; non la comprende.
È kantista suo malgrado, ripeto, e quasi senza saperlo. Ei pone la
_unità nuova_ nella forma immediata, cioè come _sensibilità_. E non
è Locke; non è l'antico empirista, ma il nuovo. Questo empirismo, che
contiene in sè la nuova unità, è la negazione dell'empirismo astratto.
Rosmini è kantista con maggior coscienza. Anzi crede di esser più
kantista di Kant. A udirlo, il giudizio sintetico _a priori_ l'ha
scoperto lui, non Kant; quel di Kant è un giudizio posticcio.
Ciò si vedrà nella lezione seguente.