XIX.

Ma questa triplice composizione dell’atto malvagio mi fece pensare

all’imperador del doloroso regno, che ha tre facce alla sua testa:

quella dinanzi, vermiglia, la destra, fra bianca e gialla, la sinistra,

nera. E vidi subito che la faccia vermiglia era la volontà di cui

obbietto è il male, la nera l’intelletto che ha per obbietto il falso,

quella tra bianca e gialla il metaforico appetito sensitivo che ha per

obbietto il male sensibile e che si divide in irascibile e

concupiscibile, come può essere indicato dai due colori di essa faccia;

e che può chiamarsi la possa, quanto a dire la possibilità di fare il

male, che l’intelletto suggerisce e la volontà comanda. Ora poi che in

‛benigna volontade... si liqua (_Par._ XV 1) Sempre l’amor che

drittamente spira, Come cupidità fa nell’iniqua’, sì che io vedevo al

mal volere corrispondere l’amor perverso o l’amor del male o cupidità,

mi pareva chiaro come le tre facce di Lucifero simboleggiassero la

Trinità del male, essendo la faccia vermiglia o l’iniqua volontà in cui

si liqua l’amore che non spira drittamente, opposta al primo amore, e la

bianca e gialla che significa la possa diabolica, essendo contraria alla

divina potestate, come la nera, che esprime l’argomento della mente,

quale è nei demoni, alla somma sapienza. Di che io avevo una conferma

nella collocazione stessa delle tre teste, poi che dubitando da

principio che bene fosse in mezzo posta la faccia contraria all’amore,

cioè allo Spirito Santo, che procede dal Padre e dal Figlio, e perciò

ultimo credevo dovesse essere messo, come è scritto ultimo nella porta

dell’inferno; lessi in Tomaso (1ª XXXVII 1) che lo Spirito Santo

_secundum originem_, è la terza persona, ma, _prout est amor_, è il

medio nesso dei due, Padre e Figlio. Sì che Dante nella Porta Inferni

aveva annoverate le tre persone _secundum originem_, e nelle tre facce

di Lucifero le aveva disposte secondo l’_abitudine d’amore_ del Padre al

Figlio. Era dunque Lucifero l’Anti-Dio uno e trino, e nel tempo stesso

era il tricipite peccato, costante di mal volere, d’intelletto e di

possa; era la superbia origine d’ogni peccato ed era la superbia peccato

speciale. E le sei grandi ali, che uscivano due sotto ciascuna faccia,

mi pareva dovessero essere gli altri sei peccati, ma come fossero

disposti a due a due non sapevo; e dei tre venti sospettavo bensì che

cosa fossero, ma non osavo affermare. Vedevo bensì non solo perchè Giuda

fosse nella bocca del mal volere o dell’odio e Bruto, il filosofo, fosse

in quella dell’intelletto, ma anche perchè Cassio fosse in quella della

possa e dell’appetito sensitivo e perchè fosse accennato come sì

membruto, una specie di Gigante. Ma a me premeva procedere ed esaminare

il tricorpore Gerione, che io credevo simbolo dell’invidia come il

tricipite Lucifero era simbolo della superbia, peccato in generale e in

ispecie. Gerione in fatti mi si mostrava misto di tre nature, avendo la

faccia d’Uomo, il fusto di Serpente e due branche pilose infin

l’ascelle. Ora, come l’invidia assomiglia alla superbia, così mi

attendevo di trovare in tali tre nature l’intelletto, il mal volere, la

possa o appetito sensitivo. E poi che Dante diceva la frode essere

proprio male dell’uomo, perchè senza intelletto non può darsi, nella

faccia d’uom giusto con la quale soltanto poteva compiersi detta frode,

non solo perchè di giusto, ma perchè d’uomo, vedevo l’intelletto, e nel

fusto di serpente quale fu il primo autore d’ogni male, il mal volere; e

non restavano che le branche le quali per essere due mi fecero ricordare

la faccia a due colori di Lucifero e l’appetito sensitivo che si divide

in irascibile e concupiscibile. E in che differiva il simbolo dal

simbolo? in quello in cui il peccato dal peccato. Ora la invidia non

differendo dalla superbia se non in questo, che la prima per far

l’ingiuria ha bisogno sempre d’ingannare, mentre la seconda non ne ha

bisogno, Gerione ha la faccia d’uom giusto e benigna di fuor la pelle e

il fusto di serpente e il dosso e il petto e le coste dipinte di nodi e

di rotelle; ed essendo poi la superbia, per la persona che offende, la

trasgressione suprema e totale della legge, Lucifero ha la cresta, come

a dire la corona, da imperadore che egli è.

Minerva oscura Prolegomeni: la costruzione morale del poema di Dante · 第 32 / 84 题