4 ottobre.

«Nessuna creatura umana è compresa da nessuna creatura umana.»

(Taine).

L'impossibilità di una tale comprensione deriva unicamente

dall'impossibilità dell'espressione. In un'ora di raccoglimento

interiore, a centinaia e a migliaia le aspirazioni, gl'impulsi, i

propositi nobili od abbietti; le persuasioni, i giudizii, i concetti

fondati o falsi; le imagini fantasmagoriche, i ricordi e le previsioni

col loro corteggio di pentimenti, di rammarichi, di delusioni, di

speranze, di compiacenze, sorgono nella mente, brillano più o meno a

lungo e si spengono nelle tenebre dell'incosciente. Quanti di siffatti

momenti psicologici, la cui serie costituisce il mio _io_, sono da me

manifestati--ammesso che la manifestazione sia adeguata? Una parte

infinitesimale. Di me non si conosce se non quello che io faccio--ed

un'azione apparentemente generosa può essere determinata da ignobili

moventi--e quello che io dico. Ora, le mie parole non rispondono mai

al mio pensiero--perchè sono parole; vuol dire qualcosa di

determinato, di concreto, di fisso, di immutabile; ed il pensiero

possiede le qualità perfettamente opposte; esso non _è_, ma _diviene,

si fa_, in una gestazione perenne.... Le parole non rappresentano se

non un fuggevole istante di questa rapidissima successione--ed è come

se uno, per dare l'imagine del movimento, rappresentasse il mobile

fermo in diversi punti della sua traiettoria.

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