«Nessuna creatura umana è compresa da nessuna creatura umana.»
(Taine).
L'impossibilità di una tale comprensione deriva unicamente
dall'impossibilità dell'espressione. In un'ora di raccoglimento
interiore, a centinaia e a migliaia le aspirazioni, gl'impulsi, i
propositi nobili od abbietti; le persuasioni, i giudizii, i concetti
fondati o falsi; le imagini fantasmagoriche, i ricordi e le previsioni
col loro corteggio di pentimenti, di rammarichi, di delusioni, di
speranze, di compiacenze, sorgono nella mente, brillano più o meno a
lungo e si spengono nelle tenebre dell'incosciente. Quanti di siffatti
momenti psicologici, la cui serie costituisce il mio _io_, sono da me
manifestati--ammesso che la manifestazione sia adeguata? Una parte
infinitesimale. Di me non si conosce se non quello che io faccio--ed
un'azione apparentemente generosa può essere determinata da ignobili
moventi--e quello che io dico. Ora, le mie parole non rispondono mai
al mio pensiero--perchè sono parole; vuol dire qualcosa di
determinato, di concreto, di fisso, di immutabile; ed il pensiero
possiede le qualità perfettamente opposte; esso non _è_, ma _diviene,
si fa_, in una gestazione perenne.... Le parole non rappresentano se
non un fuggevole istante di questa rapidissima successione--ed è come
se uno, per dare l'imagine del movimento, rappresentasse il mobile
fermo in diversi punti della sua traiettoria.