VIII.

Benchè fossero appena le undici, la baronessa di Fastalia,

passeggiando dalla stanza da letto al salottino, andava a guardare

ogni momento l'orologio. Prima del tocco, Andrea Ludovisi non sarebbe

certamente venuto, e come erano lunghe, come erano eterne quelle ore

d'attesa! Ella presentiva che da quel colloquio sarebbe dipesa la sua

felicità avvenire. La sera innanzi Andrea le si era mostrato così

affettuoso, così confidente, così lieto, da far supporre che ogni

traccia della passata tempesta fosse oramai cancellata. Pure la

baronessa non si sentiva ancora perfettamente sicura. Ferma dinanzi

all'uscio fin dove ella lo aveva accompagnato, quando, all'arrivo di

suo zio, dopo aver nascosto precipitosamente le lettere e la valigia,

egli si era congedato, Costanza di Fastalia sentiva ancora sulle mani

le labbra di Andrea che baciavano e mormoravano insieme parole di

perdono e di amore.... Ora, ella si pentiva della durezza di cui aveva

dato prova. Non conosceva dunque abbastanza di quale natura

impressionabile, di quale anima vibrante ad ogni alito più lieve,

Andrea Ludovisi fosse dotato? Non sapeva ella ancora che quei

subitanei ed irrefrenabili trasporti erano la prova più evidente della

passione che ella aveva acceso nel petto di quell'uomo? Non vi era, in

quella gelosia del passato, in quel bisogno di possedere, di aver

posseduto sempre e solo il cuore di lei, un sentimento di tenerezza

triste e di amore prepotente che avrebbe dovuto colmarla di gioia

orgogliosa?... Sì, sì; ella non era stata mai amata a quel modo; ella

non aveva mai incontrata un'anima così amante; ella avrebbe dovuto

accorgersene prima, molto prima, dirlo prima ancora che ne fosse stata

richiesta!... Ma quello che non aveva fatto, non era forse ancora in

suo potere?... Deludendo l'impazienza dell'attesa lunghissima, la

baronessa pensava in qual modo avrebbe confessato ad Andrea il proprio

inganno, con quali parole dolci come carezze gli avrebbe confessato

che mai ella era stata amata come da lui, che nessuna donna avrebbe

potuto mai sognare un amore più forte, più vivo, più caldo.... E

quelle lettere rimaste in fondo al divano, non bisognava dunque

bruciarle, dinanzi a lui, fino all'ultima, perchè se ne disperdesse

anche la memoria? Che cosa ne avrebbe ella fatto? Non le ricordavano

esse una storia di dolori? Un'amara voluttà aveva ben potuto essere da

lei cercata, un tempo, nel rievocare quei tristi ricordi, nel contare

tutte le menzogne che le erano state dette, nel misurare la malvagità

di quanti l'avevano perseguitata con l'espressione di speranze che

erano altrettanti insulti; ma ora, ora che ella si sentiva rinascere,

ora che un avvenire di insperata felicità le si schiudeva dinanzi, che

cosa avrebbe fatto di quei documenti d'un passato aborrito?... Però,

quel passato bisognava assolutamente che Andrea lo conoscesse. Ella

aveva compreso e rispettato da principio i motivi di delicatezza che

lo avevano fatto opporre a tutti i suoi tentativi di confessione; ma

ora che ella aveva avuto una dimostrazione dolorosamente eloquente

delle lotte che si combattevano nel cuore di Andrea, il tacere più a

lungo sarebbe stata una colpa. Se egli si opponeva ancora?... Ella gli

avrebbe scritto! Come un lampo, questa idea le aveva illuminato lo

spirito. Perchè non le era venuta più presto? Così bisognava fare; se

più tardi, se fra un'ora egli non le avrebbe permesso di parlare,

bisognava scrivergli tutto. E, avvampando d'impazienza, insofferente

di ogni indugio, ella andò a uno stipetto, tolse da una cassetta

alcuni fogli della _loro_ carta, e passando allo scrittoio, vi prese

posto.

Si era appena seduta che il campanello elettrico squillò.

--Andrea!

Come non aveva previsto che quel giorno egli sarebbe venuto più

presto? Come era stata sciocca di non correre più presto in giardino,

per aspettarlo sotto gli _eucaliptus_? Rapidamente, ella passò

nell'anticamera. Il cameriere si avanzava in quel momento.

--Il signor duca di Majoli....

--Avete detto?...

--Il signor duca di Majoli insiste per essere ricevuto un istante

dalla signora baronessa.

--Fate dunque entrare....

Non era lui!... Che cosa avrebbe potuto volere, a quell'ora, il duca

di Majoli?... Quantunque fosse una delle pochissime persone che ella

vedeva meno malvolentieri dacchè amava Andrea Ludovisi, pure in quel

momento quella visita la contrariava; Andrea poteva apparire da un

momento all'altro....

--Signora baronessa... mi voglia perdonare....

Il duca era molto pallido in viso e la sua mano tremava un poco nel

reggere il cappello.

--Duca!... Che cos'ha?

--Sono davvero imperdonabile... di presentarmi a quest'ora... ma io

vengo da parte... di Andrea Ludovisi....

--Andrea? Avete detto?... Ma che cosa avete? Perchè evitate di

guardarmi?

--Oh nulla... assolutamente! Dovevo dirle soltanto che Andrea...

desidera vederla...

--Vedermi? Come vedermi? Se io l'aspetto qui... cioè.... O duca, per

l'amor di Dio, che cosa è successo?...

--Suvvia, val meglio dirle la verità, che non ha nulla di allarmante.

Andrea si è battuto....

La baronessa, scomposta in volto, aveva portato le mani ai capelli.

--Signore Iddio!... Ed è ferito?...

--Oh!... una cosa da nulla.

--Duca, in nome di Dio! ve lo domando in ginocchio! ditemi la verità;

non mi fate impazzire!...

--Ma se le dico, nulla!... Una scalfittura alla spalla, senza nessuna

importanza....

--Oh mio Dio!... E dove?... Con chi?... Avete almeno una carrozza?...

--È qui abbasso.

In un attimo, la baronessa corse a gettarsi uno scialle addosso; tornò

rapidamente balbettando confuse parole dall'ansia, dal turbamento, ed

uscì a braccio del duca, che la sentiva tremare da capo a piedi. La

carrozza partì di corsa.

--E con chi? Non me lo avete ancor detto....

--Con Sammartino.

--Un'altra volta!

Una crisi di dolore la abbattè. Ella lacerava il fazzoletto, si

infiggeva le unghie sulla testa, si torceva le mani, soffocando le

grida che le salivano alle labbra.

--E non prevederlo, iersera!... Non prevederlo!... Disgraziata, la

colpa è mia!...

Poi, repentinamente, afferrando il braccio al duca di Majoli,

fissandolo cogli occhi atterriti:

--Ma è moribondo... dite la verità! Non mi avreste chiamato se non

fosse una ferita mortale!...

E prima ancora d'aver ottenuto risposta, acquistata quella certezza,

ruppe in un singhiozzo lacerante.

Il duca le aveva presa una mano, tenendola stretta fra le sue. Una

parola gli saliva alle labbra, convulsamente: «Povera!... povera!...»

con un impetuoso bisogno di mescere le proprie lacrime a quelle di

lei; ma uno sforzo violento, un irrigidimento di tutti i nervi

ricacciava indietro la parola ed il pianto.

--Fa presto!... Più presto!...--ordinava al cocchiere, sporgendo

automaticamente il capo dallo sportello; ma avrebbe voluto piuttosto

gridargli: «Torna indietro!... Torna a casa!...» per evitare ai due

disgraziati una crisi mortale.... Così dunque finiva l'illusione della

gioia; era quello il terribile risveglio: quello spasimo,

quell'agonia!

La carrozza correva, correva per le vie popolose; delle grida

echeggiavano, le cornette dei _tram_ squillavano di tratto in tratto,

e il sole splendeva nel cielo giocondo. «Sferza!... Più presto!...» Ma

per fuggire lontano, per fuggire sempre, per mettere di mezzo lo

spazio ed il tempo, per apprestare i grandi, i soli rimedii: la

lontananza, la stanchezza, l'oblio....

Al cancello, Vittorio Giussi aspettava. La baronessa gli corse

incontro, con le braccia tese, interrogando con lo sguardo.

--Si faccia animo!... Non sarà nulla!...

--Ah!

E la donna si slanciò avanti, di corsa. I due amici la raggiunsero,

cercando di trattenerla. Ella si svincolò e passò ancora innanzi. Ma

nella sala, il dottore l'arrestò.

--Signora, sia prudente; rinunzii a vederlo, per ora....

--È morto!...

--Ma no, ma no; morirà se non gli si risparmia un'emozione. L'abbiamo

chiamata per farlo contento; ma sta a lei ad esser prudente, a

rinunziare....

Ad un tratto s'intese una voce debole, ma chiara, che chiamava:

--Costanza!

Ella si precipitò nella stanza.

Pallidissimo, come di cera, col busto sorretto da un monte di

origlieri, la camicia squarciata e sanguinosa che lasciava vedere una

larga fasciatura, le braccia abbandonate da una parte e dall'altra,

Andrea Ludovisi ripetè, più debolmente:

--Costanza!

Ella era caduta in ginocchio accanto al letto, aveva presa la sua mano

fredda e sbiancata, stringendola fra le sue, coprendola di baci fra i

singhiozzi che le spezzavano le parole.

--Andrea!... Andrea mio!... Che hai fatto!... Andrea mio!... Oh,

Signore!... pietà!...

Cercando di liberare la sua mano, egli disse:

--Calmati, Costanza... calmati... se mi vuoi bene! Alzati, fatti più

vicina... così... che io ti veda tutta... che io ti baci... purchè tu

non pianga, Costanza....

--Ma perchè, Signore! perchè?...--e, parlando, ella gli passava una

mano sui capelli, lievissimamente--perchè hai fatto questo?....

Andrea Ludovisi chiuse un istante gli occhi.

--Senti... io non potevo vivere con l'idea che quell'uomo... ti

avesse... amata.

Ella si rialzò con un tremore in tutta la persona.

--Oh... ancora! Andrea, per quel Dio che ci vede, per quel Dio che

deve ridarti all'amor mio, no! non è vero! non è stato mai!...

--Allora... quella lettera?

--Ma quale? Quale lettera?...

--Una di quelle, la lettera che tu volesti mostrarmi....

Un sorriso sfiorò la bocca della baronessa, mentre, curva di nuovo sul

ferito, ella tornava ad accarezzarlo.

--Ma come quelle ve ne sono tante altre, povero amore!... Tu, amore,

non l'hai letta!... Perchè non l'hai letta?... Sono delle

dichiarazioni con le quali mi hanno perseguitata da per tutto!... Se

sapessi quante me ne ha mandate colui!... Se sapessi da quante parti

me ne sono piovute, da gente che non conoscevo neanche di nome!... Se

sapessi come si tratta una donna nella mia posizione! Come tutto pare

possibile, come tutto pare permesso!... Ma non era che questo,

bambino?... Perchè non lo hai detto prima?

E nella gioia di vedere dissipato il malinteso che era stato causa di

quella tragedia, ella quasi ne dimenticava le conseguenze.

--Povera Costanza!--esclamò Andrea, rivolgendole uno sguardo di

compassione profonda.

--Oh, sì, povera, povera tanto! Quante amarezze, quante umiliazioni!

Quanta codardia in tutti questi uomini che ci circondano!... Tu solo,

tu solo sei nobile e generoso, tu solo mi hai amata....

--È vero?

Strettamente abbracciati, gli occhi negli occhi, pareva che essi

volessero trasfondere le anime in quello sguardo supremo.

--Sì, è vero: tu solo! Tu, che hai avuto paura di confessarmi l'amor

tuo! Tu, che mi hai rispettata prima di amarmi! Tu, che hai esposto la

tua vita per me! Tu, che sei stato geloso dei miei pensieri e dei miei

ricordi! Tu, che non hai mai voluto conoscerli!...

--Ancora!... ancora!...

--Tu, Andrea, che mi hai fatto rinascere; tu, che mi hai fatto credere

a tutte quelle cose di cui avevo disperato, alla bontà, alla

sincerità, alla fede, all'amore.... No, io non sono mai stata amata

così! Non sono stata amata niente! Non lo sai? Mio marito mi ha

lasciata otto giorni dopo il nostro matrimonio! Mi ha presa per la mia

fortuna, che ha rovinata a metà! Mi hanno data a lui, perchè ero di

peso in casa, e perchè aveva un nome! Ed ho subito gl'insulti più

atroci, le vergogne più innominabili. Allora, capisci, io non ero

corazzata d'acciaio contro le seduzioni... Feci....

--Costanza!... te ne scongiuro!...

--Zitto, bambino! Lascia fare a me.--E riprese, rapidamente:--Feci...

come molte altre. Credetti d'avere incontrata la felicità;

_credetti_--hai capito?--Fu una tregua soltanto. L'amore di... colui,

finì presto... se pure cominciò mai... No, no; hai ragione, non

cominciò mai!... Un sentimento di falso dovere non gli fece dir nulla;

e, in cambio, mi oltraggiò... capisci come? preferendomi una... delle

altre. Mi sentii sferzata a sangue. Vidi tutto abietto intorno a me;

in quell'abiezione volli cadere anch'io, per vendetta, per rabbia

impotente.... Fu una volta sola, e fu abbastanza... Andrea, te lo

giuro, per l'amor nostro!... Andrea!... Andrea, che cos'hai?...

Egli si era fatto ancora più pallido, spaventosamente, ed aveva

portato una mano al petto.

--Il sangue! il sangue! il sangue di Andrea! il sangue generoso

versato per questa indegna!

E accostate le mani alla fasciatura tutta madida, le portò al viso.

--Che io mi lavi nel tuo sangue, ch'io lavi le mani, ch'io lavi la

fronte, ch'io lavi la bocca, che io mi lavi tutta, ch'io mi

purifichi--è questo?--sì, così... così....

--Tu sei redenta....

Al contatto di quelle labbra ghiacciate che si posavano sulle sue mani

sanguinose, ella sentì un brivido passarle per tutto il corpo.

--Lasciami... ch'io chiami....

--Non ancora, Costanza!...

Un silenzio. A un tratto s'intese la pendola suonare le due. Egli

rivolse alla donna uno sguardo pieno di passione, e disse, con voce

che si sentiva appena:

--A quest'ora.... sotto gli _eucaliptus_....

Ella non fece a tempo a contenere uno scoppio di pianto.

Disperatamente, si lasciò cadere in ginocchio, mettendosi in bocca,

per frenare i singhiozzi, un lembo del lenzuolo pendente.

Ad un tratto, si sentì chiamare:

--Costanza... soffoco... l'aria....

Ella corse a schiudere la finestra. Come si voltò vide gli occhi di

Andrea rovesciarsi e la bocca contorcersi un poco....

Al sordo rumore di un corpo che cadeva di peso, gli aspettanti si

precipitarono nella stanza; e mentre il dottore, con un gesto

disperato, accertava la morte, il duca di Majoli si curvava sulla

irrigidita Costanza di Fastalia, sollevandola paternamente.

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