Benchè fossero appena le undici, la baronessa di Fastalia,
passeggiando dalla stanza da letto al salottino, andava a guardare
ogni momento l'orologio. Prima del tocco, Andrea Ludovisi non sarebbe
certamente venuto, e come erano lunghe, come erano eterne quelle ore
d'attesa! Ella presentiva che da quel colloquio sarebbe dipesa la sua
felicità avvenire. La sera innanzi Andrea le si era mostrato così
affettuoso, così confidente, così lieto, da far supporre che ogni
traccia della passata tempesta fosse oramai cancellata. Pure la
baronessa non si sentiva ancora perfettamente sicura. Ferma dinanzi
all'uscio fin dove ella lo aveva accompagnato, quando, all'arrivo di
suo zio, dopo aver nascosto precipitosamente le lettere e la valigia,
egli si era congedato, Costanza di Fastalia sentiva ancora sulle mani
le labbra di Andrea che baciavano e mormoravano insieme parole di
perdono e di amore.... Ora, ella si pentiva della durezza di cui aveva
dato prova. Non conosceva dunque abbastanza di quale natura
impressionabile, di quale anima vibrante ad ogni alito più lieve,
Andrea Ludovisi fosse dotato? Non sapeva ella ancora che quei
subitanei ed irrefrenabili trasporti erano la prova più evidente della
passione che ella aveva acceso nel petto di quell'uomo? Non vi era, in
quella gelosia del passato, in quel bisogno di possedere, di aver
posseduto sempre e solo il cuore di lei, un sentimento di tenerezza
triste e di amore prepotente che avrebbe dovuto colmarla di gioia
orgogliosa?... Sì, sì; ella non era stata mai amata a quel modo; ella
non aveva mai incontrata un'anima così amante; ella avrebbe dovuto
accorgersene prima, molto prima, dirlo prima ancora che ne fosse stata
richiesta!... Ma quello che non aveva fatto, non era forse ancora in
suo potere?... Deludendo l'impazienza dell'attesa lunghissima, la
baronessa pensava in qual modo avrebbe confessato ad Andrea il proprio
inganno, con quali parole dolci come carezze gli avrebbe confessato
che mai ella era stata amata come da lui, che nessuna donna avrebbe
potuto mai sognare un amore più forte, più vivo, più caldo.... E
quelle lettere rimaste in fondo al divano, non bisognava dunque
bruciarle, dinanzi a lui, fino all'ultima, perchè se ne disperdesse
anche la memoria? Che cosa ne avrebbe ella fatto? Non le ricordavano
esse una storia di dolori? Un'amara voluttà aveva ben potuto essere da
lei cercata, un tempo, nel rievocare quei tristi ricordi, nel contare
tutte le menzogne che le erano state dette, nel misurare la malvagità
di quanti l'avevano perseguitata con l'espressione di speranze che
erano altrettanti insulti; ma ora, ora che ella si sentiva rinascere,
ora che un avvenire di insperata felicità le si schiudeva dinanzi, che
cosa avrebbe fatto di quei documenti d'un passato aborrito?... Però,
quel passato bisognava assolutamente che Andrea lo conoscesse. Ella
aveva compreso e rispettato da principio i motivi di delicatezza che
lo avevano fatto opporre a tutti i suoi tentativi di confessione; ma
ora che ella aveva avuto una dimostrazione dolorosamente eloquente
delle lotte che si combattevano nel cuore di Andrea, il tacere più a
lungo sarebbe stata una colpa. Se egli si opponeva ancora?... Ella gli
avrebbe scritto! Come un lampo, questa idea le aveva illuminato lo
spirito. Perchè non le era venuta più presto? Così bisognava fare; se
più tardi, se fra un'ora egli non le avrebbe permesso di parlare,
bisognava scrivergli tutto. E, avvampando d'impazienza, insofferente
di ogni indugio, ella andò a uno stipetto, tolse da una cassetta
alcuni fogli della _loro_ carta, e passando allo scrittoio, vi prese
posto.
Si era appena seduta che il campanello elettrico squillò.
--Andrea!
Come non aveva previsto che quel giorno egli sarebbe venuto più
presto? Come era stata sciocca di non correre più presto in giardino,
per aspettarlo sotto gli _eucaliptus_? Rapidamente, ella passò
nell'anticamera. Il cameriere si avanzava in quel momento.
--Il signor duca di Majoli....
--Avete detto?...
--Il signor duca di Majoli insiste per essere ricevuto un istante
dalla signora baronessa.
--Fate dunque entrare....
Non era lui!... Che cosa avrebbe potuto volere, a quell'ora, il duca
di Majoli?... Quantunque fosse una delle pochissime persone che ella
vedeva meno malvolentieri dacchè amava Andrea Ludovisi, pure in quel
momento quella visita la contrariava; Andrea poteva apparire da un
momento all'altro....
--Signora baronessa... mi voglia perdonare....
Il duca era molto pallido in viso e la sua mano tremava un poco nel
reggere il cappello.
--Duca!... Che cos'ha?
--Sono davvero imperdonabile... di presentarmi a quest'ora... ma io
vengo da parte... di Andrea Ludovisi....
--Andrea? Avete detto?... Ma che cosa avete? Perchè evitate di
guardarmi?
--Oh nulla... assolutamente! Dovevo dirle soltanto che Andrea...
desidera vederla...
--Vedermi? Come vedermi? Se io l'aspetto qui... cioè.... O duca, per
l'amor di Dio, che cosa è successo?...
--Suvvia, val meglio dirle la verità, che non ha nulla di allarmante.
Andrea si è battuto....
La baronessa, scomposta in volto, aveva portato le mani ai capelli.
--Signore Iddio!... Ed è ferito?...
--Oh!... una cosa da nulla.
--Duca, in nome di Dio! ve lo domando in ginocchio! ditemi la verità;
non mi fate impazzire!...
--Ma se le dico, nulla!... Una scalfittura alla spalla, senza nessuna
importanza....
--Oh mio Dio!... E dove?... Con chi?... Avete almeno una carrozza?...
--È qui abbasso.
In un attimo, la baronessa corse a gettarsi uno scialle addosso; tornò
rapidamente balbettando confuse parole dall'ansia, dal turbamento, ed
uscì a braccio del duca, che la sentiva tremare da capo a piedi. La
carrozza partì di corsa.
--E con chi? Non me lo avete ancor detto....
--Con Sammartino.
--Un'altra volta!
Una crisi di dolore la abbattè. Ella lacerava il fazzoletto, si
infiggeva le unghie sulla testa, si torceva le mani, soffocando le
grida che le salivano alle labbra.
--E non prevederlo, iersera!... Non prevederlo!... Disgraziata, la
colpa è mia!...
Poi, repentinamente, afferrando il braccio al duca di Majoli,
fissandolo cogli occhi atterriti:
--Ma è moribondo... dite la verità! Non mi avreste chiamato se non
fosse una ferita mortale!...
E prima ancora d'aver ottenuto risposta, acquistata quella certezza,
ruppe in un singhiozzo lacerante.
Il duca le aveva presa una mano, tenendola stretta fra le sue. Una
parola gli saliva alle labbra, convulsamente: «Povera!... povera!...»
con un impetuoso bisogno di mescere le proprie lacrime a quelle di
lei; ma uno sforzo violento, un irrigidimento di tutti i nervi
ricacciava indietro la parola ed il pianto.
--Fa presto!... Più presto!...--ordinava al cocchiere, sporgendo
automaticamente il capo dallo sportello; ma avrebbe voluto piuttosto
gridargli: «Torna indietro!... Torna a casa!...» per evitare ai due
disgraziati una crisi mortale.... Così dunque finiva l'illusione della
gioia; era quello il terribile risveglio: quello spasimo,
quell'agonia!
La carrozza correva, correva per le vie popolose; delle grida
echeggiavano, le cornette dei _tram_ squillavano di tratto in tratto,
e il sole splendeva nel cielo giocondo. «Sferza!... Più presto!...» Ma
per fuggire lontano, per fuggire sempre, per mettere di mezzo lo
spazio ed il tempo, per apprestare i grandi, i soli rimedii: la
lontananza, la stanchezza, l'oblio....
Al cancello, Vittorio Giussi aspettava. La baronessa gli corse
incontro, con le braccia tese, interrogando con lo sguardo.
--Si faccia animo!... Non sarà nulla!...
--Ah!
E la donna si slanciò avanti, di corsa. I due amici la raggiunsero,
cercando di trattenerla. Ella si svincolò e passò ancora innanzi. Ma
nella sala, il dottore l'arrestò.
--Signora, sia prudente; rinunzii a vederlo, per ora....
--È morto!...
--Ma no, ma no; morirà se non gli si risparmia un'emozione. L'abbiamo
chiamata per farlo contento; ma sta a lei ad esser prudente, a
rinunziare....
Ad un tratto s'intese una voce debole, ma chiara, che chiamava:
--Costanza!
Ella si precipitò nella stanza.
Pallidissimo, come di cera, col busto sorretto da un monte di
origlieri, la camicia squarciata e sanguinosa che lasciava vedere una
larga fasciatura, le braccia abbandonate da una parte e dall'altra,
Andrea Ludovisi ripetè, più debolmente:
--Costanza!
Ella era caduta in ginocchio accanto al letto, aveva presa la sua mano
fredda e sbiancata, stringendola fra le sue, coprendola di baci fra i
singhiozzi che le spezzavano le parole.
--Andrea!... Andrea mio!... Che hai fatto!... Andrea mio!... Oh,
Signore!... pietà!...
Cercando di liberare la sua mano, egli disse:
--Calmati, Costanza... calmati... se mi vuoi bene! Alzati, fatti più
vicina... così... che io ti veda tutta... che io ti baci... purchè tu
non pianga, Costanza....
--Ma perchè, Signore! perchè?...--e, parlando, ella gli passava una
mano sui capelli, lievissimamente--perchè hai fatto questo?....
Andrea Ludovisi chiuse un istante gli occhi.
--Senti... io non potevo vivere con l'idea che quell'uomo... ti
avesse... amata.
Ella si rialzò con un tremore in tutta la persona.
--Oh... ancora! Andrea, per quel Dio che ci vede, per quel Dio che
deve ridarti all'amor mio, no! non è vero! non è stato mai!...
--Allora... quella lettera?
--Ma quale? Quale lettera?...
--Una di quelle, la lettera che tu volesti mostrarmi....
Un sorriso sfiorò la bocca della baronessa, mentre, curva di nuovo sul
ferito, ella tornava ad accarezzarlo.
--Ma come quelle ve ne sono tante altre, povero amore!... Tu, amore,
non l'hai letta!... Perchè non l'hai letta?... Sono delle
dichiarazioni con le quali mi hanno perseguitata da per tutto!... Se
sapessi quante me ne ha mandate colui!... Se sapessi da quante parti
me ne sono piovute, da gente che non conoscevo neanche di nome!... Se
sapessi come si tratta una donna nella mia posizione! Come tutto pare
possibile, come tutto pare permesso!... Ma non era che questo,
bambino?... Perchè non lo hai detto prima?
E nella gioia di vedere dissipato il malinteso che era stato causa di
quella tragedia, ella quasi ne dimenticava le conseguenze.
--Povera Costanza!--esclamò Andrea, rivolgendole uno sguardo di
compassione profonda.
--Oh, sì, povera, povera tanto! Quante amarezze, quante umiliazioni!
Quanta codardia in tutti questi uomini che ci circondano!... Tu solo,
tu solo sei nobile e generoso, tu solo mi hai amata....
--È vero?
Strettamente abbracciati, gli occhi negli occhi, pareva che essi
volessero trasfondere le anime in quello sguardo supremo.
--Sì, è vero: tu solo! Tu, che hai avuto paura di confessarmi l'amor
tuo! Tu, che mi hai rispettata prima di amarmi! Tu, che hai esposto la
tua vita per me! Tu, che sei stato geloso dei miei pensieri e dei miei
ricordi! Tu, che non hai mai voluto conoscerli!...
--Ancora!... ancora!...
--Tu, Andrea, che mi hai fatto rinascere; tu, che mi hai fatto credere
a tutte quelle cose di cui avevo disperato, alla bontà, alla
sincerità, alla fede, all'amore.... No, io non sono mai stata amata
così! Non sono stata amata niente! Non lo sai? Mio marito mi ha
lasciata otto giorni dopo il nostro matrimonio! Mi ha presa per la mia
fortuna, che ha rovinata a metà! Mi hanno data a lui, perchè ero di
peso in casa, e perchè aveva un nome! Ed ho subito gl'insulti più
atroci, le vergogne più innominabili. Allora, capisci, io non ero
corazzata d'acciaio contro le seduzioni... Feci....
--Costanza!... te ne scongiuro!...
--Zitto, bambino! Lascia fare a me.--E riprese, rapidamente:--Feci...
come molte altre. Credetti d'avere incontrata la felicità;
_credetti_--hai capito?--Fu una tregua soltanto. L'amore di... colui,
finì presto... se pure cominciò mai... No, no; hai ragione, non
cominciò mai!... Un sentimento di falso dovere non gli fece dir nulla;
e, in cambio, mi oltraggiò... capisci come? preferendomi una... delle
altre. Mi sentii sferzata a sangue. Vidi tutto abietto intorno a me;
in quell'abiezione volli cadere anch'io, per vendetta, per rabbia
impotente.... Fu una volta sola, e fu abbastanza... Andrea, te lo
giuro, per l'amor nostro!... Andrea!... Andrea, che cos'hai?...
Egli si era fatto ancora più pallido, spaventosamente, ed aveva
portato una mano al petto.
--Il sangue! il sangue! il sangue di Andrea! il sangue generoso
versato per questa indegna!
E accostate le mani alla fasciatura tutta madida, le portò al viso.
--Che io mi lavi nel tuo sangue, ch'io lavi le mani, ch'io lavi la
fronte, ch'io lavi la bocca, che io mi lavi tutta, ch'io mi
purifichi--è questo?--sì, così... così....
--Tu sei redenta....
Al contatto di quelle labbra ghiacciate che si posavano sulle sue mani
sanguinose, ella sentì un brivido passarle per tutto il corpo.
--Lasciami... ch'io chiami....
--Non ancora, Costanza!...
Un silenzio. A un tratto s'intese la pendola suonare le due. Egli
rivolse alla donna uno sguardo pieno di passione, e disse, con voce
che si sentiva appena:
--A quest'ora.... sotto gli _eucaliptus_....
Ella non fece a tempo a contenere uno scoppio di pianto.
Disperatamente, si lasciò cadere in ginocchio, mettendosi in bocca,
per frenare i singhiozzi, un lembo del lenzuolo pendente.
Ad un tratto, si sentì chiamare:
--Costanza... soffoco... l'aria....
Ella corse a schiudere la finestra. Come si voltò vide gli occhi di
Andrea rovesciarsi e la bocca contorcersi un poco....
Al sordo rumore di un corpo che cadeva di peso, gli aspettanti si
precipitarono nella stanza; e mentre il dottore, con un gesto
disperato, accertava la morte, il duca di Majoli si curvava sulla
irrigidita Costanza di Fastalia, sollevandola paternamente.