_Silvio_
_(entra dal fondo, pallidissimo, contenendosi, padroneggiandosi. -- A
Clara:)_ Mi hai fatto chiamare?
_Ricciardi_
_(dopo un istante di trepidazione)_ La contessa ti ha visto dalla
finestra, e... e.... Veramente non capisco perchè passeggiavi in istrada
invece di raggiungere qui tua moglie.... Cioè, lo capisco
perfettamente.... Il mio servo t'avrà detto che in casa non c'era
nessuno.... Ma è stato uno strano equivoco.... Io sono uscito, e poi
sono rientrato in casa per un'altra porta.... E la contessa ci è
entrata....
_Clara_
_(con comica pacatezza)_ Per la finestra.
_Ricciardi_
Gli è che la contessa è giunta allo _skating_ troppo presto e,
impaziente com'è, ha voluto... sì dico.... Ed io stesso, intendi, l'ho
accompagnata. Anzi, no: non l'ho proprio accompagnata io stesso; ma l'ho
incontrata.... Sai dove? L'ho incontrata precisamente....
_Silvio_
Ma va bene, va bene.... Hai l'aria di voler giustificare te e la
contessa.... E non è il caso.... Lo hai già detto: è stato un
equivoco.... Nè più, nè meno.... Lo abbiamo chiarito....
_Clara_
... completamente....
_Silvio_
... e adesso non c'è bisogno d'altro. Sapevo benissimo che Clara era
qui, e perciò ci sono venuto....
_Ricciardi_
Ah! Lo sapevi?!
_Silvio_
È naturale!
_Clara_
Gino, il mio paltò, il mio manicotto....
_Ricciardi_