Una prescrizione verbale.
Maud non rivide più suo marito.
Troppo debole per alzarsi, ella lo fece chiamare il giorno stesso
nella sua camera, poi il dì seguente; poi il quarto giorno.
Il principe non ascoltò quella voce, non obbedì a quell'appello.
Il quinto giorno e' partì per Nizza.
Il dottore di Nubo gli aveva ordinato di andare a prendere dei bagni
di sole nelle contrade del mezzodì. Il dottore gli aveva inoltre
promesso di andarlo a trovare e di recarsi insieme a lui in Svizzera.
Infrattanto, il principe aveva preparato un ordine di 150,000 franchi
sul suo banchiere per il dottore. Ma questi aveva respinto l'ordine,
preferendo ricevere quella somma di mano a mano, nel gabinetto.
_Honni soit qui mal y pense!_
Il principe pagava al medico certi apparecchi che questi aveva fatti
costruire da un fabbricante di macchine di fisica, per i quali
apparecchi il dottore di Nubo promettevasi di salvare la principessa
Maud di Lavandall.
Ciò ci autorizza a pensare che il principe aveva ritirata la sentenza
fatale con la quale aveva condannata sua moglie--alla fine del
capitolo precedente.
Il conte Alessandro era ritornato in Russia.
Egli aveva ricevuto il giorno stesso un dispaccio del conte di
Nesselrode, che lo chiamava, a nome dello Tzar.
Questa partenza aveva forse deciso il principe di Lavandall a lasciar
Maud sola oramai nella sua residenza di Saint-Germain.
Noi che sappiamo le cose di una sorgente più autentica, noi diciamo
che il conte Alessandro era tornato a Pietroburgo ed il principe
Pietro erasi recato a Nizza.
Ma i giornali di Parigi, che san tutto ed un poco di più, e che sono
sempre ben ragguagliati, raccontarono la storia in un altro modo.
Il conte Alessandro non era restato a Parigi che tre giorni e non
aveva messo il piede fuori dall'Hôtel du Rhin. Ma il _Corsaire_ lo
aveva snidato. Questo giornale aveva anzi ricevuto comunicazione della
storia sì drammatica dei due fratelli e di Maud, e sollecitavasi a
portarla a cognizione dei Parigini--i quali aman tanto le forti
emozioni--soggiungendo fedelmente l'episodio del duello fallito; la
ragione di questo contrattempo; e come il conte Alessandro, essendo
subitamente fuggito per non aumentare la desolazione di sua cognata,
che lo amava, il terribile principe lo inseguisse per obbligarlo a
battersi.
Tutti i giornali avevano riportato l'aneddoto sinistro di questo
Otello russo, e non si sa come, un di quei giornali era caduto nelle
mani di Maud, la quale non leggeva mai giornali.
Bisogna credere che quello stordito dottore di Nubo, il quale ne aveva
sempre le tasche zeppe e li seminava da pertutto, avesse lasciato
cader quel numero del _Corsaire_ nella camera dell'ammalata--cavando
una lettera del principe cui aveva ricevuta da Nizza e che voleva
leggerle.
Ed in vero, la cosa ne valeva la pena. Imperciocchè il principe
dimandava ragguagli sulla salute di sua moglie, con un'immensa
tenerezza.
E' scriveva che egli andava sempre più male, perchè quel clima, troppo
ossigenato, non convenivagli punto, e chiamava il dottore appo di
lui--quando la salute di sua moglie gli permetterebbe di lasciarla
senza pericolo, anzi di condurgliela, se le forze di lei le
consentissero di viaggiare, ed il cielo d'Italia potesse facilitarne
la guarigione.
Questa lettera fece rivivere Maud. Ella rise perfin del _Corsaire_,
quando vi lesse l'istoria del principe che dava la caccia a suo
fratello.
Povera donna! ella conservò perfino il giornale per divertirne suo
marito, quando la sarebbe a Nizza; perocchè ella proponevasi di
andarvi il più presto possibile.
La grande parola, cui ella aveva a dire a suo marito: Io ti amo! la
soffocava oggimai.
--La mia malattia è qui--diceva ella picchiandosi il cuore--questa
confessione mi opprime. Quando ne sarò scarica, io mi rileverò. Io
sarò guarita.
La malattia della principessa--il dottore lo à detto--era una
consunzione lenta per appoverimento di forze, una malattia di
languore, a cui s'erano congiunte le sincopi. Ma le sincopi erano
cessate, e non restava adesso che a rilevare questo organismo
spossato.
Il dottore di Nubo aveva sopperito a ciò, e non senza successo. Ma, se
mestieri è di confessarlo, la lettera del principe da Nizza aveva
avuto la metà più di efficacia che il trattamento medicale.
Quale era questo trattamento?
Semplicissimo.
Il dottore di Nubo aveva sottomessa la principessa all'azione
elettro-galvanica. Egli aveva creduto opportuno di servirsi della pila
di Volta--nè più, nè meno--con le modifiche ch'essa aveva
posteriormente subite e quali erano note verso il 1840.
Il dottore aveva preferito la pila alla vecchia bottiglia di Leyde.
Una circostanza aveva forse contribuito a questa scelta, o avevagli
suggerito quell'idea.
Abbiamo già detto che il principe di Lavandall occupavasi di scienze
naturali. E' lavorava sopratutto in chimica, e si dava di preferenza
alla decomposizione dei metalli.
Quest'uomo non aveva in sua vita che uno scopo--e lo si comprende
senza stento:--trovare un rimedio per l'epilessia.
Egli considerava questa malattia come un difetto di equilibrio tra le
parti metalliche che entrano nella composizione dei fluidi del nostro
corpo. Sotto certe combinazioni, a certi stati, in certe condizioni
del magnetismo terrestre, queste parti metalliche del nostro corpo, di
già alterate nel loro stato di ossidamento, ricevevano una scossa: ed
ecco la convulsione epilettica! Ristabilire dunque l'equilibrio tra
questi elementi metallici, onde sottrarli all'azione elettro-magnetica
del globo, o metterli in condizione di sostenerne l'influenza; ecco il
rimedio contro l'epilessia!
Il principe intendeva quindi alla scomposizione dei metalli, per
ridurli direi quasi ad essenza, affinchè la loro miscela alla _sève_
del corpo fosse immediata ed immancabile.
A questo effetto, egli erasi munito di potenti apparecchi elettrici.
Il dottore di Nubo gli aveva fatto costruire una serie di pile
voltaiche, la di cui forza variava--da quella di un colpo di pugno a
quella del fulmine.
La serie n. 10 uccideva un bue sul fatto, in un secondo.
Il dottore di Nubo aveva poi fatto costruire, per uso della
principessa, una serie simile di queste pile--somiglianti per la
forma, diverse affatto per la forza. Imperocchè, la serie n. 1
produceva appena un brivido; la seria n. 5, un forte buffetto; la
serie n. 10, una viva scossa.
La principessa prendeva un bagno elettrico due volte al dì, per mezzo
di un rheoforo--una specia di mezzaluna che metteva in comunicazione i
due poli della pila metallica mediante la catena--e toccava il corpo
della principessa con le sue due estremità: l'una applicata al cuore,
l'altra al cervelletto.
Ogni cinque giorni, ella saliva di una serie.
L'esperimento essendo benissimo riescito, il trattamento era fisso.
Maud si sentiva sollevata per bene.
Le sue forze si rialzavano. La sua vita cominciava a risbocciare più
rapidamente.
Ella si levava di letto adesso, ed un raggio di sole rallegrando il
giorno, ella si trascinava verso un balcone per andare ad imbeversene.
Il sole è un sì gran rimedio per i convalescenti! Gli è forse perchè
la luce è combustione incandescente metallica?
Ella andava a sedersi nel suo _boudoir_ per ricevere le scosse
elettriche. Disponeva ella stessa l'apparecchio; teneva ella stessa i
rheofori appoggiati al suo petto. Poteva leggere adesso. Cominciava a
pigliare un po' di alimenti. Sostenendosi al braccio di Sarah, faceva
il giro del suo appartamento, digeriva già un po' di pesce ed un
biscotto di _arrowroot_ in qualche goccia di vino delle Canarie.
Ella era nel rapimento. Ed il dottore partiva dal palazzetto,
fregandosi le mani dopo ogni visita.
Si era alla scossa della serie n. 8.
La guarigione consideravasi dunque ormai come assicurata, la cura
regolata. Il dottore annunziò quindi un mattino alla principessa
ch'egli andava a lasciarla, per una settimana o due. E' le mostrò
un'altra lettera del principe, nella quale e' manifestava sempre la
stessa sollecitudine tenerissima per sua moglie e la speranza di
averla al più presto possibile accanto a lui.
Egli pressava il dottore di andarlo a vedere, perchè sentiva
sicuramente che l'aria di Nizza non gli era propizia e credeva che
quella di Pisa o di Palermo potesse meglio convenirgli.
Parlando di ciò, il dottore che aveva preso l'asciolvere nel _Pavillon
d'Henri IV_ ed aveva forse mangiato troppe ostriche, espresso il
desiderio di avere una tazza di the--di quel the oro, che veniva loro
dritto dalle canove dell'imperatore della Cina.
Sarah si recò immediatamente al tinello per apparecchiarglielo.
Il dottore continuò, infrattanto, a dare alla principessa le sue
ultime istruzioni--cui ella doveva seguire durante l'assenza di lui--e
le variazioni che poteva portare nel trattamento.
--Quanto alle variazioni, io credo madama, che non dovete pensar guari
a farne--eccetto una forse, cui ci è consigliata dal successo stesso
del rimedio adoperato.
--Quale, dottore?...--dimandò Maud.
--L'è semplicissimo: aumentare l'azione dei medesimi rimedi per avere
un'efficacia più accelerata.
--Infatti. Io comprendo ciò. E che dovrei fare, allora?
--Io credo, però, che prima del mio ritorno voi non potrete tentar
nulla di ben potente. Trattasi semplicemente di accrescere la forza
del vostro apparecchio elettrico; ed è d'uopo che io sia lì per
intendermi, a questo proposito, col costruttore della pila.
--Ma, Dio mio, dottore ciò tirerà troppo per le lunghe. E voi sapete
come io brucio di recarmi il più presto possibile presso di mio
marito. Io vado perfino a scrivergli una lunga lettera, che vi
consegnerò domani, e voi gliela rimetterete. Io mi auguro che gli
faccia altrettanto bene che ne fanno, a me, le lettera ch'egli vi
scrive.
--Ma, a proposito, principessa--sclamò il dottore come illuminato da
un'idea--il nome di vostro marito, cui invocate, fa sovvenirmi di una
particolarità cui avevo perduta di vista.
--Vale a dire?--dimandò la principessa con ansietà.
--Ma! voi avete dovuto rimarcarlo voi stessa parecchie volte,
m'immagino.
--Che dunque?
--Che vostro marito à nel suo gabinetto un apparecchio di pile
voltaiche esattamente come il vostro, tranne che è di un grado di
forza più potente.
--Appunto--sclamò la principessa--credo di avere ciò visto.
--Esso l'è certo, perchè il principe ne usa anch'egli, a mio consiglio,
avvegnachè con minore beneficio. La forza della scossa essendo calcolata
in ragione del sistema nervoso di un uomo, è più considerevole--ed essa
è opportunissima alla circostanza ed allo stato in cui voi siete. Voi
non avete, dunque, che a far uso dell'apparecchio di vostro marito, come
è desso allistato per numero di ordine, e tenervene là, fino al mio
ritorno.
--Avete ragione, dottore. Farò prendermi quell'apparecchio.
--Terminate dapprima tutta la serie del vostro. Quando vi sarete
servita del vostro n. 10, sostituitelo con la serie, dello stesso
numero, dell'apparecchio del principe.
--Sì, grazia: farò ciò.
--Bisogna mettervi codesto per iscritto, onde non l'obliate?
--Obliare!--sclamò la principessa.--State tranquillo, dottore,
un'ammalata non oblia nulla, allorchè ella tiene alla vita quanto io
vi tengo.
--Sia. Ci siamo bene intesi.
Il dottore abbreviò le istruzioni--sollecito ch'egli era di sorbire il
the profumato che Sarah servivagli. E' parlò allora d'altre cose.
--Sapete voi, principessa--diss'egli--che Parigi si occupa di voi?
--Di me!--sclamò Maud con sorpresa.
--Dovrei dire di vostro marito e di vostro cognato.
--E che dice essa, la vostra Parigi, dottore? Ne sa dessa più di voi e
più di me?
--E' pare, madama.
--Allora, dottore, io sarei incantata di apprenderlo, a volta mia.
--Ebbene, principessa, non più tardi che ieri, il _Corsaire_ diceva
che il principe di Lavandall segue alla pista suo fratello, in Siberia
a quest'ora, in via per la Cina forse, prendendo sempre i cavalli che
questi vien di lasciare all'ultima tappa.
--L'è desso terribile, ciò, dottore--sclamò Maud sorridendo. L'è del
Byron o del Poe.
--E si soggiunse, principessa, per colmo d'informazioni infallibili,
che voi morite di dolore e di disperazione, e che io, vostro medico, ò
delle grandi inquietudini sullo stato dal vostro spirito.
--Ma ciò l'è infame!--gridò Maud. Dottore, bisognerebbe far smentire
codeste stolidezze.
--Voi v'immaginate questo, madama?--rispose il dottore di un'aria
attristata. Non ci crederebbero punto. Crederebbero, al contrario, che
la novella è verissima, ed i miei colleghi direbbero che io mi fo
della _réclame_!... Ah! la libertà della stampa! che tossico!
--Ma che fare, allora?
--Nulla affatto. Il _Corsaire_ sarà profondamente ridicolo fra due
mesi, quando vi vedranno brillare nei saloni di Parigi, appoggiata al
braccio di vostro marito. Tutto al più, madama, se ciò vi aggradisce,
io schernirò un poco al club il direttore di questo giornale sulle sue
storie, e lo consiglierò ad attingere le sue nuove ad una sorgente
meglio ragguagliata.
--Fatelo, dottore, perchè e' vogliono renderci dei _lions_; e voi
sapete che noi amiamo traversare il mondo senza rumore.
Il dì seguente, il dottore venne per la sua visita di congedo, e non
trovò nulla ad aggiungere, nè a cangiare alle istruzioni della
vigilia.
Maud gli dette una lettera per suo marito, cui aveva avuto la forza di
scrivere, ed ove ella diceva infine quella parola tanto agognata dal
principe, tanto pura nel cuore della giovane donna. Ella confessava di
amarlo.
Amarlo! ciò avrebbe potuto sembrare una menzogna, e di già il principe
Pietro la reputava un'ipocrita.
Allora Maud gli raccontava tutte le fasi che la sua passione aveva
traversate, tutte le crisi che aveva subite, a come, infine, di un
tratto, questa passione anonima--o piuttosto che aveva preso tutte la
maschere--erasi trovata amore.
L'accento di questa lettera era così semplice, sì vero, sì toccante,
ch'e' sarebbe stato impossibile di scorgervi un dissimulamento. Il
bagliore era così abbarbagliante, ch'e' sarebbe stato d'uopo esser di
macigno per non esserne rischiarato, riscaldato, trasportato.
Il dottore non sospettava guari che macchina infernale e' rinchiudeva
nel suo portafogli!¹
¹ Vedere: _Diana_, seconda serie dei _Suicidi di Parigi_.
Qualche giorno dopo, e' partì.
Era verso la fine di novembre. La stagione diventava fredda e
pluviosa. Non più caldo sole; non più canto di uccelli; non più
farfalle e fiori nel giardino il giorno, e stelle nel cielo la notte.
Maud, che abbisognava di tutte queste cose--che sono il sorriso della
natura--era triste; e la loro assenza diminuiva altresì l'efficacia
dei suoi bagni elettrici. Ella si cacciava nelle stufe per vedervi
ancora delle foglie e dei fiori e saturarsi dei loro languidi profumi.
Come tutte le inglesi, ella folleggiava per i profumi.
Il profumo è il bacio, nella creazione.
Ella sosteneva di già la scossa della sua serie n. 10.
Il quinto giorno, Maud si rese nel gabinetto di suo marito e vi cercò
l'apparecchio cui il dottore le aveva indicato. Ma era troppo pesante
per le sue forze. Chiamò un domestico, segnalò la cassa delle pile
alla scritta n. 10, e gli ordinò di trasportarla nel suo _boudoir_.
Fu obbedita all'istante.
Ella precedè il domestico.
Questi rimpiazzò la serie n. 10 della principessa con quella n. 10 del
principe, ed uscì.
La giornata scorse nella tristezza e nel silenzio.
Sarah era andata a Parigi per far delle compere. Ella ritornò la sera,
portando un numero del _Corsaire_, nel quale si raccontava, che il
dottor conte di Nubo era partito per la Svizzera e che il dottore
Pinel l'aveva rimpiazzato presso della principessa di Lavandall, la di
cui ragione dava segni di smarrimento funesto--dopo una lettera
ricevuta dalla Russia.
Maud, profondamente abbattuta, gettò il giornale nel fuoco.
Ah! i giornalisti non sanno che colpi terribili e' portano sovente
sopra taluni, quando mandan giù certe novelle con indifferenza, per
disannoiare tal'altri!
--Ma che ò fatto io dunque a questa gente perversa--sclamò
Maud--perchè mi calunnia così?
Povero moscherino!
Ella non sospettava punto qual diabolico ragno tesseva intorno a lei i
fili del suo destino!
Il dottore di Nubo, che seminava dovunque gli aneddoti, lasciavane
cadere altresì al _club_ senza farvi attenzione forse. Ed il direttore
del _Corsaire_ spigolava senza gridargli: guarda!
E gli è così, che la sventurata giovane malata passava nel dominio
pubblico, per la noncuranza dell'uno, per la avidità di novelle della
_high-life_ dell'altro.
Ma era poi leggierezza, non curanza, quella del dottore conte di Nubo?
Eh! eh!
Maud andò a letto, ma non chiuse palpebra per tutta la notte. Ella
sollecitava più che mai il momento di volare presso suo marito, onde
metter termine a questi odiosi rumori.
L'indomani, per buona ventura, il dì sorse bello, e Maud contemplò la
vita al colore dei raggi del sole.
Ella si levò a mezzodì e passò nel suo _boudoir_.
Era quivi che la prendeva la sua colazione, prima di ricevere la
scossa elettrica.
Ella mangiò quel mattino senza appetito, a causa della notte passata
nell'insonnia.
Sarah trovolla più pallida, gli occhi velati, le orbite offuscate e
più incavate. La non disse nulla, però, per non attristarla.
Maud s'impressionava sempre, apprendendo che l'andava più male. A
venti anni! vedere, a venti anni, la morte che si avanza a passo
lento, cauto, guardingo, da traditrice!... Maud bevve un uovo fresco,
prese una cucchiaiata di _gelée_ ed un boccone di petto di beccaccia.
Poi, si allungò sulla _dormeuse_.
Sarah, impiedi innanzi a lei, attendeva l'ordine di darle le due fila
della pila.
Maud si taceva. Si sarebbe detto che l'avesse obliata. Il suo spirito
spaziava altrove, batteva i campi, saltava dall'ospizio di Londra al
castello di Lavandall, dalla villa di Saint-Germain a Nizza, dal
principe Pietro al conte Alessandro. Aveva bisogno di dormire. L'odore
dei fiori le faceva male... E poi, di un tratto, ella si vide come se
fosse divenuta folle... Gettò un grido. Allora, ella si accorse di
Sarah che aspettava.
--Fa presto dunque, _my dear_,--ella sclamò. Finiamola. O' sonno.
Sarah obbedì.
Maud prese i due fili dei due poli della pila; li riunì nella sua mano
all'asta dei rheofori; la scintilla si sprigionò; la scossa ebbe luogo
e si comunicò al cervelletto ed al cuore.
Maud gettò un grido, e si arrovesciò fulminata sul tappeto.
Sarah si precipitò verso la sua padrona e la rialzò.
Maud era morta...
Qualche giorno dopo, il _Corsaire_ scriveva: «Noi eravamo ben
ragguagliati sulla situazione mentale della giovane principessa di
Lavandall. Ella si è suicidata colla macchina elettrica. La si dice
vittima di un amore disperato.»
Un mese dopo, il dottore di Nubo ritornava dalla Svizzera, e portava
la notizia, che il principe di Lavandall, avendo tentato l'ascensione
del Monte Bianco, era caduto in un abisso di ghiaccio, da cui non lo
si era potuto cavare. Era un accidente, un suicidio, ovvero...?
Il dottore lo accompagnava!
Il conte Alessandro divenne il principe Alessandro di Lavandall.