Ahimè gli stenti di quaggiù malnoti
Ti sono e le durezze e l'aspra guerra,
Spirto che ancor, dove non so, ma certo
Molto alberghi lontan dall'umil terra;
Nei pelaghi tu nuoti
Del mistero infinito e poco esperto
Sei di questo fatale
E duro scoglio, ove nascendo approda
L'infelice mortale.
Ferrea necessità, tosto che nato,
Ti prenderà quaggiuso.
E converrà che dal mio petto escluso
O tu sia presto, o che la dolce infanzia,
Ahi la tua dolce infanzia,
Da me, da me, dalla tua madre istessa
Derelitta ed inferma
L'inedia il freddo e l'ignominia apprenda.
Che se a tal prova durerà la ferma
Tempra e la tua natura,
Non isperar ch'altra miglior ventura
Adulto poi t'attenda:
Il vile stato e la fatica rude
E il comun sprezzo e le ferine brame
Che il ben degli altri immeritato accende
E alfin la fame, ahimè l'abbietta fame
Il tuo spirto già stanco inaspriranno,
E sul tuo labro e nel tuo core acerbi
Sdegni per me porranno,
E per l'orrenda vita
Che or tu vuoi che ti serbi.