Negli statuti di Bologna del 1259, parte dei quali vennero pubblicati
dal Savigny, si trova una rubrica speciale di questo tenore:
«Rubr. 8. Quod nemo faciat septam vel cospirationem pro studio
transferendo de Civitate Bononiae ad alium locum.»
Lo stesso Ghirardacci (_Historie bolognesi_, cap. XXI) racconta che la
pena minacciata a coloro che avessero violate le leggi del comune, era
quella che si applicava ai traditori. I trasgressori erano esiliati
e la loro effigie dipinta in segno d'infamia nel palazzo del Podestà.
Era anche vietato agli scolari di portare i libri fuori di Bologna per
timore che s'introducessero nelle altre scuole.
[74] Anche il papa Martino IV nel 1282 tornava a sciogliere
i componenti l'università del giuramento prestato al comune,
dichiarandolo lesivo dei loro diritti (SARTI, op. cit., vol. II,
_App._).
[75] SAVIGNY, op. cit., I, pag. 643.
[76] Dal testo della bolla di Onorio III, che trascriviamo, si rileva
come intendimento di quel papa, nel promulgarla fosse di accrescere
la fama e lo splendore scientifico dell'università, che avrebbe potato
venir meno coll'applicazione di un malinteso sistema di insegnamento.
«Honorius Servus Servorum
Dei
«Dilecto Filio Archidiacono Bononiensi salutem et Apostolicam
Benedictionem.
«Cum saepe contingat, ut minus docti ad docendi regimen assumantur,
propter quod et Doctorum honor minuatur, et profectus impediatur
Scholarium valentium erudire, Nos eorundem utilitati et honori
prospicere cupientes, auctoritate presentium duximus statuendum, ut
nullus alterius in Civitate predicta ad docendi regimen assumatur,
nisi a te obtenta licentia examinatione prehabita diligenti; tu denique
contradictores, si qui fuerint vel rebelles per censuram Ecclesiasticam
appellatione remota compescas.
«Datum Rom. IV Kal. Junii Pontificatus nostri, anno tertio.»
[77] AFFÒ, _Scrittori perugini_. Vedi questo documento nel _Discorso
preliminare_, pag. 26.
[78] PADELLETTI, _Documenti inediti per servire alla storia delle
università italiane_, Arch. Giuridico, VI, pag. 102.
[79] COLLE, _Storia dello Studio di Padova_. — FACCIOLATI, _Syntagmata_
XII e _Hist. Gymnasi Patavini_.
[80] Vedi LUCIANO BANCHI, _Alcuni documenti che concernono la venuta
in Siena nell'anno 1321 dei lettori e degli scolari dello Studio
bolognese_ (_Giornale storico degli archivi toscani_, anno V, 1861).
[81] TIRABOSCHI, _Storia della letteratura italiana_, tomo V.
[82] Soltanto nella Toscana, dicesi si contassero più di cinquecento
statuti. — BONAINI, _Appunti per servire ad una bibliografia degli
statuti italiani_ (_Annali della università toscana_, tomo II. Pisa,
1851). — SALVETTI, _Antiquitates Florentinae_, etc. — BUONAMICI, _Il
Poliziano giureconsulto_, pag. 35.
[83] Rimane ancora a farsi uno studio sugli statuti italiani diretto
a dimostrare non solo la grande importanza che ebbero queste antiche
compilazioni legislative nella storia del diritto, ma anche a far
rilevare quanta influenza esercitassero nelle vicende della civiltà.
Molti principii di diritto moderno contenuti nei Codici oggi vigenti,
si trovano consacrati nei nostri statuti (_Istituzioni civili_ di F.
FORTI, lib. I, cap. III, pag. 37. — VILLARI, _Le prime origini e le
prime istituzioni della Repubblica fiorentina_ (_Politecnico_, anno
1866).)
[84] SAVIGNY, op. cit., tomo I, pag. 666.
[85] CIBRARIO, _Storia della monarchia di Savoia_, tomo II, lib. IV,
pag. 262.
[86] Questo importantissimo documento si trova nell'opera del Savigny,
vol. III.
Prima di lui lo pubblicò il Colle (_Storia dello Studio di Padova_).
Verrà anche da noi a suo luogo riferito essendo indispensabile per ben
conoscere la forma primordiale della, costituzione universitaria.
[87] VALLAURI, _Storia delle università piemontesi_.
[88] SAN GIORGIO, _Le università di Milano e di Pavia_.
[89] Ecco la rubrica dello statuto che ricorda lo Studio di Novara:
«Item statutum et ordinatum est, quod quilibet, undecumque sit, possit
libere et secure, non obstantibus aliquibus repraesaliis, et contra
cambiis datis, vel dandis, venire ad civitatem Novariae, ad studendum
in qualibet scientia, et morari, et redire ipse et nuntii sui, dummodo
non sit de liberis alicuius rebellis vel hostis communis Novariae»
(MORBIO, _Storia dei Comuni_, tom. II, pag. 80).
[90] AZZARIO, _Cronaca milanese_, pag. 291. — CORIO, _Storia di
Milano_. — SAN GIORGIO, Op. cit.
[91] TIRABOSCHI, _Storia della letteratura italiana_, tomo V, pag. 77.
— Lo Studio di Piacenza ebbe dal papa il privilegio di Studio generale
nel 1248. Questa università ebbe una celebre scuola di giurisprudenza
dove insegnò il famoso Placentino che poi recatosi in Francia acquistò
gran rinomanza a Montpellier. — UMBERTO LOCATI, _De origine Placent._,
pag. 188.
[92] TIRABOSCHI, _Bibliot. modenese_, tomo I, pag. 52.
[93] SARTI, _De claris prof. Gymnasii etc._, tomo I, pag. 71.
[94] TACCOLI, _Memorie storiche di Reggio_, P. III.
[95] SAVIGNY, op. cit., tomo IV, _App._
[96] AFFÒ, _Scrittori parmigiani_.
[97] BINI VINCENZO, _Memorie storiche della perugina università_,
1816. Quest'opera è assai ricca di notizie, ma contiene molti
giudizii erronei ed opinioni infondate. Anche il Savigny, parlando
dell'università perugina (op. cit., I), è caduto in diversi errori,
non avendo consultato altri documenti. — VERMIGLIOLI, _Bibliografia
storica perugina_ 1823. Sull'università di Perugia vennero pubblicati
recentemente tre documenti assai importanti, cioè: _La matricola degli
scolari e professori dell'anno 1339_; _L'ordinamento dello Studio
nella prima metà del secolo XIV_; e _Gli statuti dell'università degli
scolari, riformati nel 1457_. — PADELLETTI, _Documenti inediti per
servire alla storia delle università italiane_ (_Arch. Giur._, vol. V,
pag. 494; e vol. VI, pag. 97 e 111).
[98] PAPADOPOLI, _Hist. Gymn. Patavini_, 1726, P. I, lib. III. —
Sull'università di Ferrara hanno scritto: BORSETTI, _Hist. ferr.
Gymnasi_, 1735. — RUFO, _Hist. ferr. Gymn._, 1811. — Nel 1407 furono
ordinati e corretti gli antichi statuti dell'università (_Statuta univ.
ferrar._). Gran parte delle disposizioni contenute in questi statuti
sono state riferite dai sopraricordati storici.
[99] Negli statuti cremonesi vengono concessi ai dottori e agli scolari
le immunità ed i privilegi di cui largheggiavano in quel tempo a loro
favore tutte le città italiane:
(_Statuta-mixta, Rubr. 441-442_) «Item quod omnes scholares et
doctores, qui requisiti fuerint per universitatem scholarium, possint
venire Cremona libere et secure de quacumque civitate, provintia,
villa, seu loco et castro in persona, libris, pannis, animalibus et
aliis armis et rebus ad se spectantibus et eorum familiis.... et si
quo casu dictis rectoribus, seu scholaribus venientibus ad civitatem
Cremonae vel in Cremona aliquod damnum, seu injuria inferretur,
Potestas et rectores seu alii officiales, qui pro temporibus fuerint
Cremonae, teneantur breviter et summatim, sine strepitu et figura
judicii, etiam cum semiplena probatione, vel sufficienti indicia, et
sacramento doctoris, vel scholari facere emendari damnum, jniuram, seu
robariam illatam et illata dictis scholaribus per terras, loca, villas
et communia, ac singulares personas, in quorum territorio, praefato
domino nostro subiecto iniuria, seu robaria factae fuerint. Et si
quis fecerit insultum in aliquem scholarem vel contra aliquem dictae
universitates, quod vicinia, in qua delictum commissum fuerit dictum
malefactorem teneantur prosequi, et capere, et captum, seu captos
detinere et praesentare Dno Potestati vel ejus judici. Et gaudeant
beneficio civium, et pro civibus habeantur dicti scholares.»
[100] TIRABOSCHI, _Storia della lett. it._, ecc.
[101] TIRABOSCHI e ALIDOSI, _Scrittori bolognesi_, pag. 28.
[102] CELESIA, _Lo Studio di Genova_.
[103] TOLA, _Lo Studio di Sassari_.
[104] DEL MIGLIORE, _Firenze illustrata_, pag. 381.
[105] PREZZINER, _Delle Accademie fiorentine_. — Nello Studio di
Firenze fu conferita la prima laurea nella facoltà teologica il 9
dicembre 1359 per speciale concessione di papa Clemente VI (VILLANI,
_Cronache_, lib. IX, cap. LVIII). Nell'Archivio delle Riformagioni si
trovano gli statuti del 1387 relativi allo Studio di Firenze.
[106] Queste notizie le abbiamo tolte dalla memoria dell'egregio L.
Banchi, più innanzi citata, e da diversi documenti che si conservano
nell'Archivio di Stato di Siena.
[107] TIRABOSCHI, op. cit., tomo V, pag. 83. — _Statuti di Lucca_.
[108] ROFREDI BENEVENTANI, _Opera omnia_.
[109] _Statuti di Arezzo_ (Privilegia scholarium).
[110] GUAZZESI, _Opere_. Pisa 1766, tomo II, pag. 106-108. — Anche il
Savigny parla dello Studio di Arezzo, citando spesso quelli statuti
che contengono alcune particolarità degne di nota (_Statuta an. 1215_)
estratti da un Codice membranaceo dell'Archivio della Canonica di
Arezzo al num. 620.
[111] Ciò deduciamo dal non aver trovato nessuna memoria importante che
si riferisca a questo Studio, nei documenti del tempo.
[112] SARTI, op. cit., vol. I, pag. 485. — CIAMPI, _Vita di Cino da
Pistoia_.
[113] Federigo fu chiamato da Dante «cherico grande,» cioè gran
sapiente; essendo ritenuti i chierici fino a quel tempo soli
depositarii della scienza.
Il cronista Villani (_Ist. Fiorent._, lib. VI, cap. I), sebbene di
partito guelfo e nemico quindi all'imperatore, pur lo chiama: «savio di
scrittura, e di senno naturale, universale in tutte le cose.»
[114] Queste opere, furono per cura di Federigo diffuse nelle
principali scuole d'Italia (SARTI, op. cit., I, pag. 489). — _Encyclica
Friderici qua libros mittit ad universitates_ (HUILLARD-BRÈHOLLES,
_Historia_, vol. IV, pag. 384).
[115] Lo stesso Federigo attese allo studio delle matematiche. —
MALASPINA _apud_ MURATORI, _Ber. Ist. Script._, vol. VIII, pag. 788.
— LIBRI, _Hist. des sciences mathématiq. en Italie_, tomo II, pag. 22,
27. Paris, 1838.
[116] L'Accademia _Panormitana_ che pare avesse origine nel 1233. —
QUADRIO, _Storia e ragione d'ogni poesia_, tomo I, pag. 87.
[117] SARTI, op. cit., P. II, pag. 36.
[118] Leggendo negli scrittori bolognesi questo episodio assai
singolare di quella università si nota come l'intimazione di Federigo
divenisse argomento di fieri motteggi e di sarcasmi nella città e fra
gli scolari; il che sta a confermare quanto profondo fosse in essi il
sentimento della propria indipendenza.
Il giureconsulto Odofredo parlando dell'interdizione dello Studio di
Bologna per opera di Federigo, dice con fina ironia che tutto il danno
dell'ira imperiale fu di aver ritardato di pochi giorni il principio
delle lezioni (ODOFREDI, _Opera_).
Lo storico Ghirardacci così racconta il fatto:
«.... i Bolognesi trovandosi in disgrazia di Federigo furono da lui
privi dello studio e comandò (ma indarno) che tutti gli scholari si
partissero da Bologna e andassero a Napoli. Giudicò Federigo cotanto
sdegnato, che fosse il maggior danno, e cosa di maggior dispiacere che
a' Bolognesi si potesse fare il privarli dello studio e trasferirlo a
Napoli....» (_Hist. bolognesi_, tomo I, pag. 142).
[119] PÈTRI DE VINEA, _Epistolae_, lib. III, epist. X. — DEL VECCHIO,
_La legislazione di Federigo II_, pag. 252.
[120] IAMSILLA apud MURATORI, _Rer. It. Script._, vol. VIII, pag. 496.
[121] A dimostrare quanto fosse d'idee liberali Federigo, e qual
profondo sentimento della civiltà egli avesse, basterebbe consultare i
suoi scritti in cui lampeggiano pensieri degni di un grande riformatore
(PÈTRI DE VINEA, _Epistulae_, lib. III, epist. XII).
[122] ORIGLIA, _Storia dello Studio di Napoli_, tomo I, pag. 200 e seg.
[123] SIGNORELLI, _Cultura delle due Sicilie_. — SAVIGNY, op. cit., III.
[124] Eccone un esempio: «Nullus de Civitate Comitatu vel destrictu
Florentiae qui velit studere in aliqua quacunque scientia, audeat
vel presumat deinceps ire vel stare ad studendum in aliqua scientia
ad aliud aliquod Studium quam in Civitate Florentiae et in Studio in
Civitate Florentiae deinceps perpetuo, ordinato, et quicumque Civis
Comitativus vel Districtualis dicte Civitatis Florentie ivisset vel
esset citra montes ad aliquod aliud Studium seu Civitatem vel terram
causa studendi teneatur et debeat redir ad Civitatem et Studium
Civitatis Florentie hinc ad per totum mensem Decembris proxime futurum
sub poena librarum mille florenorum parvorum....» (PREZZINER, _Storia
dello Studio di Firenze_, 87).
[125] Nel testo si lesse dapprima _quinquaginta_ (50) in luogo di
_quingenta_ (500). I più recenti storici hanno corretto un tale errore
(VALLAURI, _St. delle univ. piemontesi_, vol. I, pag. 21, nota 1. —
SAVIGNY, III, pag. 258).
[126] Nel testo della Carta dice _totum_. Il Savigny scrive _tutum_,
altrimenti il senso non sarebbe chiaro.
[127] Nel testo del documento si trovano sempre unite queste due parole
che hanno un significato storico. Infatti dicevasi (_magister_) il
professore in genere, (_dominus_) l'insegnante di cui lo scolaro aveva
fatto la libera scelta.
Colle due parole _dominus_ e _socius_, l'una relativa all'insegnante
e l'altra allo scolare, si esprimeva quel vincolo di rispettosa
famigliarità che si era formato nella vita scolastica medioevale fra
maestri e discepoli.
[128] Dicevasi _exemplator_ il copista e il depositario di libri
corretti per uso delle scuole.
[129] Il Savigny legge _Meguxii_.
[130] MATTEO VILLANI, _Cronica_, vol. I. cap. VIII.
[131] AZARIO, _Cronica_, pag. 291.
[132] TIRABOSCHI, _St. della lett. italiana_.
[133] MURATORI, _Script. Rer. Ital._, tomo XVI.
[134] (Citramontani) Romani, Abrucium et Terra Laboris, Apulia et
Calabria, Marchia Anchonitana inferior, Marchia Anchonitana superior,
Sicilia, Fiorentini, Pisani et Lucani, Senenses, Ducatus (Spoletani),
Ravennates, Veneti, _Januenses_, Mediolanenses, Tesalonici, Longobardi
Celestini. (Utramontani) Gallia, Portugallia, Provincia, Anglia,
Burgundia, Sabaudia, Vasconia et Alvernia, Bicturia, Turonenses,
Castella, Aragonia, Catalonia, Navaria, Alemania, Ungaria, Polonia,
Boemia, Flandrenses.
[135] MAZZETTI, _Repertorio de' professori bolognesi_.
[136] MAZZETTI, _Repertorio de' professori bolognesi_.
[137] FABRONI, _Hist. Acad. PS._, I, pag. 86.
[138] PREZZINER, _Storia dello Studio di Firenze_.
[139] SAVIGNY, _Hist. du droit. rom. etc._, III, pag. 218.
[140] FACCIOLATI, _Fasti_, P. II, pag. 20.
[141] _Stat. Bonon._, lib. III, pag. 50.
[142] RUFO, _Hist. Gymn. ferr._ — FACCIOLATI, _Fasti_, P. II, pag. 12.
[143] «..... Nam scholare recedente non debet alius sibi locum
vindicare sine licentia domini» (ACCURSIO, lib. V, _de off. mag. off._,
I, 31).
[144] GHIRARDACCI, _Storia bolognese_, pag. 329.
[145] =Idem=, pag. 329, 451, 554, 589.
[146] FACCIOLATI, _Syntagmata XII, Gymn. Patav._
[147] COLLE, _St. dello Studio di Padova_, I, pag. 242.
[148] RUFO, _Hist. Accad. ferrar._, pag. 143.
[149] «..... Inveterata ac antiqua consuetudine, observata usque in
hodiernum diem Gymnasi Almarum Civitatum Bononiae, Patavique, quod
Rectores Juris torumin onnibus actis publicis praecedent Rectoribus
Artistis ed quod semper _primum locum obtineant_» (IDEM, pag. 186).
[150] VALLAURI, _Storia delle univers. piemont._, II, Doc. XXVI.
[151] Questo Decreto è dell'anno 1661 (VALLAURI, op. cit., Doc. XXVI).
[152] Per dare un saggio al lettore, delle matricole universitarie,
riferiamo quella dello studio di Perugia dell'anno 1339, che per la
molta importanza merita di essere trascritta nella sua integrità:
In nomini Domini amen. Anno eiusdem millesimo cccxxxiiij ind. sept.
tempor. dni Benedicti. pp. xii die xxv monsis octubris.
Haec est matricula scolarium et universitatis scolarium et doctorum
Studii perusini facta tempore sapientis viri domini Iacobi de
Muscianis de Urbe rectoris scolarium dicte universitatis. Et scripta
per me Franciscum Spenutii notarium infrascriptum et scribam publicum
Universitatis predicte. Et de mandatu dicti Dni Rectoris posita inter
assides Statuti et in Statuto Communis Perusii per me Franciscum
notarium eiusdem. Actum in Civitate Perusii in Palatio Comunis
et Populi Perusini, in quo moratur Dnus Capitaneus populi Perusii
in audientia dicti Palatii praesentibus etc. (_seguono i nomi dei
testimoni_).
Dnus Iacobus de Muscianis de Urbe Rector dictus.