AP. Come si chiama egli questo giuoco?
STR. Le nostre pari e quelli della compagnia lo chiamano il giuoco
della signora.
AP. In che modo andavi tu?
STR. Era portata, non andavo.
AP. E sopra che?
STR. Sopra un maglio da lino.
AP. Come può essere che quello andasse non portandolo nissuno?
STR. Lo portava l'innamorato.
AP. Quale innamorato?
STR. Lodovico.
AP. Forse un uomo che ha nome così?
STR. Non uomo, ma un demonio maligno, che s'appresentava in forma di
uomo, ed io lo reputavo Dio.
AP. Mi maraviglio che il demonio il quale, ha in odio tutti gli
uomini, si ponesse questo nome di cristiano!
FR. Ti maravigli che s'abbi posto questo nome che abbiamo avuto dai
Gentili, trasfigurandosi ancora nell'angelo.
AP. Dici che è venuto da' Gentili?
FR. Da' Gentili sì, imperocchè (se io non m'inganno) non troverai mai
per esempio nessuno tal nome avere origine nè da' Greci, nè da'
Latini. Ne' Comentarj di Cesare solamente ho letto Litavico, donde è
venuto Luigi (variato di poco) nella lingua franzese: e poi nella
latina Lodovico, che nasce da quello.
AP. Non vo' disputarla ora, sendo risoluto di volere ragionare con la
nostra Strega.
FR. Ho detto quel che me ne pare, pronto nondimeno a udire i più savi
di me.
AP. Ma, o buona Strega, ti prego che tu ci scopra sinceramente i tuoi
amori.
STR. Che cosa vuoi tu sapere?
AP. Parevati egli uomo?
STR. Uomo, eccetto che i piedi, che pareva sempre gli avesse d'oca:
sempre gli portava rivolti indietro, tal che rimanevano l'orme a
contrario.
AP. Qual credete voi che fusse la cagione che si mostrasse uomo nel
volto e negli altri membri, e ne' piedi oca?
DIC. Tu leggerai, questo in tutti i libelli delle querele: il diavolo
ovvero il demonio, o vuoi dire satanasso, mostrarsi in forma d'uomo,
eccetto i piedi: di che mi sono spesso maravigliato e immaginatomi,
che la causa sia che non possa interamente pigliare la forma umana,
non essendogli concesso rappresentarla nei piedi; e forse può essere
che i piedi più tosto che l'altre membra non rispondino all'altre
fattezze; perchè usavano già nei sensi mistici significare gli affetti
per i piedi; e per questo gli porti rivolti indrieto e a contrario. Ma
perchè abbia piuttosto voluto pigliare il passo dell'oca, che d'altri
animali, io confesso al tutto di non saperlo: se già nell'oca non è
qualche proprietà più occulta che possa accomodarsi alla malizia.
Benchè io non mi ricordo che tal cosa sia stata avvertita da
Aristotile, anzi piuttosto (se io ho bene a mente) attribuisce a
questa sorte d'uccelli la vergogna.
FR. Può ancora il pubblico nimico del genere umano aver voluto
spargere alcune reliquie più nascoste della superstizione dei Gentili:
a cui già si sacrificava l'oca sotto il simulacro d'Inaco e
d'Inachide, e di qui vennero quei versi:
Non giova il Campidoglio aver difeso
Che gl'intestini suoi non ti dia l'oca
Inaco degno;
ovvero come altri vogliono che si legga piuttosto:
Il fegato la vacca Inaco dia
A te ne' piatti.
Dice Plinio che si soleva sacrificare il fegato dell'oca a Inaco Dio
del fiume d'Argo; il qual uccello s'allegra dell'acqua, e d'Inachide
si prova perchè si sa per la storia d'Erodoto, che i sacerdoti egizi
erano soliti mangiar carne d'oca: e quivi con gran superstizione
s'adorava Iside, che fu tenuta poi Diana: in oltre l'oca più astuta
del cane (come disse colui) facilissimamente conturba molto il
silenzio della notte, alla quale diceano Diana essere soprastante: e
il demonio forse prese i piedi di quell'uccello a dinotare che così
come quello è uccello vigilante, e quando le bisogna essere intenta a
far la guardia, è senza sonno; così doversi ancora essere sollecito
all'andare a quel giuoco, e quivi consumare tutta la notte dandosi
buon tempo; ovvero perchè si dicesse, che una certa parte di
quell'uccello incita le donne a lussuria. Potè similmente essere
indizio di qualche amore più occulto e più crudele, trovandosi scritto
l'oche aver desiderato con libidine altri fuor della loro spezie. È
cosa nota appresso di Plinio di un fanciullo d'Argo chiamato Oleno, e
di Glauco citaredo del re Tolomeo, de' quali si dice che le oche se
n'erano innamorate. Dove io credo che Plinio errasse, perocchè
Teofrasto nel suo libro degli amori dice, che il fanciullo si chiama
per nome Anfiloco e non Oleno, ma Olenio era il nome della patria, nè
quello è al tutto inconveniente, imperocchè i piedi dell'oca sono già
stati avuti nelle delizie dei conviti, e per questo forse si può dire
aver voluto dinotare che le vivande scelte della mensa di Diana eran
da essere preposte non pure all'altre, ma ancora a quelle della mensa
del sole d'Etiopia, dove non si legge che vi fusseno usati i piè
dell'oca, i quali forse per paura Messalino Cotta infino a qui non gli
ha messi in uso. Queste cose mi piaceno più che dire che l'oche
abbiano a essere celebrate con nome di sapienza; per aver conversato
ancora con Lachide filosofo nei bagni; perch'io crederò piuttosto che
questa sorte di domestichezza sia simile a quella d'Aiace Locrense col
dragone, e non fusse difforme da quella voce famigliare che Socrate
sentiva sonarsi negli orecchi, ovvero da quella che pronosticava ad
Agamennone e Menelao, e a Priamo, secondo che si legge nel poema
intitolato delle pietre, che è attribuito ad Orfeo, nè è al tutto fuor
di ragione il credere, che quei piedi voglino significar la prestezza
del cammino, con la qual siano portate al giuoco, conciossiachè noi
non leggiamo alcun altro uccello mai aver fatto tanto viaggio con i
suoi piedi, quanto l'oche, che, come dice Plinio, vennero già da'
Morini insino a Roma a piedi.
FR. Dimmi un poco tu: mostravatisi egli mai con altri piedi che d'oca,
quando veniva a te?
ST. Mai con altri.
AP. Come vi veniva?
ST. E chiamandolo io, e spesso da per sè.
AP. Sempre in forma umana?
STR. Sempre quando veniva per dormir meco.
AP. Oh che! dormire con una vecchia grinza!
ST. Ohimè, ohimè Dio!
AP. Di che hai tu paura?
ST. Vedete, vedete.