AL SUO MAINARDO S.

_Pur ora, o Mainardo, ho scherzato sopra cose gravi, se noi

giudichiamo però che tanti uomini famosi, sì gentili come cristiani,

che hanno scritti Dialogi, abbiano scherzato. Come si sia, a me par

che questo genere di scrivere sia un giuoco, quando io lo comparo a

quelli che si disputano con maggior gravità, dove si tratta delle cose

stesse, se siano in natura, quel ch'elle siano; donde dependino, e

quello che abbino dentro, o gli accaggia di fuori. Essendo una volta

domandato (ragionandosi sopra le mie opere) per qual cagione io non

scrivessi in dialogo, ma in orazione continuata, per capi, per

conclusioni, ad alcuna cosa ancora per quistioni e annotazioni, dissi

liberamente piacermi più lo spartire la cosa di che si tratta nelle

sue membra, e ch'el dialogo mi pareva simile alla Poesia: quantunque

io sappia che tal volta le favole si sogliono scrivere in orazione

familiare, e tal volta ancora le cose ben gravi in verso; il che

osservammo ne' nostri inni, e in questa che facendo poco fa, la quale

ora ti mandiamo per trattenimento nell'ozio. Ma così, come non mi è

cosa nuova che quella finzione che si mescola nel Dialogo non è bugia

(accennandosi tacitamente a chi legge per il nome la cosa non essere

stata appunto come si narra, ma così facilmente potuta essere); così

ancora non mi è dubbio ne' Dialogi usarsi quell'ordine che conviene a

conoscere la natura delle cose, ma più tosto si presuppone dottrina

confusa, che in un certo modo paia rassimigliarsi alle similitudini di

Anassagora. Questo modo di scrivere fu appresso de' Greci in molta

stima (nondimeno l'animo umano è desideroso della varietà con la quale

massimamente lo allettava, e tratteneva l'eloquenza socratica) per

raccorre naturalmente (quasi come se dicessi in un corpo) le cose

sparse. La quale facondia di dire per essere da me lontana, mi fece

anco discostare da quella sorte di scrivere; pure al presente mi è

piaciuto tentarlo, dandomisene buona occasione per le illusioni, e per

i malefizj delle streghe, commessi pochi mesi sono nel nostro

distretto, dalle quali l'opera s'ha acquistato il nome di Strega,

ovveramente, se più ti piace, degli inganni de' Demonj, dal quale

incitati correvano a gara tutti quelli che si dicevano essere portati

al giuoco di Diana (oggi detto l'andare in corso), cosa certo nel nome

diversa da quella antica impietà; ma s'ella sia di natura differente o

no, e come si debba giudicare che sia, o simile, o dissimile,

s'intenderà nel procedere. Dirassi parimente che cosa abbia comune con

l'altre antiche superstizioni de' gentili, quel che le sia aggiunto

per nuova malizia dal Demonio maligno, nimico dell'umana generazione,

e quanto si accresca alla verità cristiana nel scacciarlo: che se ti

parrà insieme con gli altri miei amici giudiziosi e dotti, che io non

abbia perduto questo tempo di circa dieci giorni che ho spesi in

queste tre dispute, ovvero più tosto libretti fatti in dialogo, forse

che scriveremo ancora, avendo tempo, dialogi d'altre materie. In

questa operetta, dove sentirai parlare la Strega, credi veramente

d'udire la storia pura, la quale, parte ho vista con gli stessi occhi,

e parte udita con questi orecchi, mentre che mi si leggevano i

processi. Ma per non ti menare in lungo e discosto da lei, odi

Apistio, Fronimo, la Strega, e Dicaste disputare insieme degli inganni

de' Demonj._

La strega, ovvero, degli inganni de' demoni: dialogo · 第 11 / 67 题