CAPITOLO V.

_Il Principato di Capua tolto a' Longobardi, passa sotto la dominazione

de' Normanni d'Aversa._

Non meno de' Normanni di Puglia, que' che collocarono la lor Sede in

Aversa distesero sopra i paesi contorni i loro confini. Riccardo Conte

d'Aversa accresciuto di forze intraprende d'invadere il Principato

di Capua a se vicino, ed aspirando a quel Soglio, di stretto assedio

cinse questa città. Reggeva allora Capua Pandolfo V, il quale se bene

per qualche tempo avesse colle sue forze potuto difendere la città,

nulladimanco Riccardo vie più stringendola, bisognò per liberarsene

che offerisse al nemico settemila scudi d'oro[269]. Per questa somma

Riccardo tolse l'assedio, ma per qualche tempo; poichè morto Pandolfo

V nell'anno 1057, e succeduto Landolfo V, suo figliuolo, Riccardo

invase di nuovo Capua, cingendola d'un più stretto assedio. I Capuani

offerirono altra maggiore somma per liberarsi, ma Riccardo rifiutato

ogni accordo, vuole che la città si renda nelle sue mani. Mal si

possono indurre i Capuani; ma finalmente stretti per la fame, cedendo

Landolfo, e lasciando il Principato, fu Riccardo ricevuto e per

Principe salutato in quest'anno 1058.

Volle Riccardo, non altrimente che fece Arechi primo Principe

di Benevento, farsi ungere coll'olio sacro[270], il qual costume

ritennero ancora da poi tutti gli altri Principi normanni, che furono

di Capua[271]. E se bene i Capuani fra i patti della resa avessero

ottenuto di ritenere per essi le porte e le torri della città, e di

dover essere da loro guardate; nulladimanco dissimulando per allora il

nuovo Principe Riccardo questo lor vantaggio, differì ad altro miglior

tempo di privargli anche di questo. Intanto portatosi in Monte Cassino,

ed ivi con molta solennità ricevuto da que' Monaci, fece ritorno nella

campagna, la quale estendendosi insino al fiume Sele, tutta fra tre

mesi la sottopose alla sua dominazione; indi a Capua tornato, avendo

fatto ragunare tutta la Nobiltà, l'espose esser cosa molto ragionevole,

che si consegnassero a lui le porte e le torri della città; ma

costantemente avendo i Capuani ricusato di farlo, irato il Principe

uscì dalla città, la cinse nuovamente di stretto assedio e la premè con

dura fame.

I cittadini intanto mandarono il loro Arcivescovo oltre i monti a

chieder aiuto all'Imperadore Errico: ma questo Principe, che non era

in istato di pensare a queste nostre parti, lo rimandò indietro con

offerte grandi e parole, ma senza alcun fatto ed utilità. I Capuani

allora perduta ogni speranza, nè potendo più resistere, resero le

torri, le porte, se stessi e tutte le loro sostanze alla discrezione e

clemenza di Riccardo. Così in quest'anno 1062 dopo essersi i Capuani

per dieci anni bravamente opposti agli sforzi de' nemici, passò il

Principato di Capua da' Longobardi a' Normanni[272], prima sotto

il Principe Riccardo del sangue d'Asclettino, poi sotto gli altri

suoi successori del medesimo lignaggio, e finalmente passò sotto la

dominazione di quegli altri valorosi Normanni della razza di Tancredi

Conte d'Altavilla, come nel seguente libro vedremo. Per la qual cosa

non è scusabile l'errore del Sigonio[273], il quale reputò questo

Riccardo fratello di Roberto Guiscardo, quasi che fino da questo tempo

il Principato di Capua fosse passato sotto la dominazione de' Normanni

di Puglia a' figliuoli del Conte Tancredi.

Ecco il fine della dominazione de' Longobardi nel Principato di Capua,

che da Atenulfo con non interrotta serie di tanti anni finalmente

nella persona di Landulfo V s'estinse in questa Nazione. Principe

infelicissimo, che oltre essere stato costretto d'abbandonar il suo

Stato, donde ne fu scacciato, avendo generati più figliuoli, gli vide

con suo dolore e cordoglio andar raminghi per que' medesimi luoghi, ove

egli avea regnato. E narra l'Abate Desiderio[274] nei suoi Dialoghi,

aver egli nell'età sua veduti molti figliuoli di Landolfo di qua e di

là esuli e raminghi, andar mendicando per sostenere la lor miserabile

vita: il che egli attribuisce a castigo delle scelleratezze e crudeltà

usate dal pessimo Principe Pandolfo IV, dal quale essi discendevano.

Donde può ciascuno per se medesimo considerare, che il sangue di questi

Principi longobardi non s'estinse affatto nel Principato di Capua;

poichè oltre che vi rimasero alcuni Conti della razza di Atenulfo, de'

quali per qualche tempo per li loro Feudi che possedevano si potè tener

conto e mostrar la loro discendenza in alcune famiglie; vi restarono

ancora i figliuoli di Landolfo, da' quali per la loro estrema miseria e

povertà non sarebbe forse incredibile, che ne fossero nati ed artigiani

e lavoratori di terra ed altra gente di braccia, e che forse anch'oggi

ancorchè ignoti, infra di noi vi siano: documento delle cose mondane, e

della loro incostanza e volubilità, e di non doversi molto insuperbire

per la nobiltà del lignaggio sopra gli altri, i quali se bene non la

potranno mostrare, forse saranno discesi da più illustre e generosa

prosapia ch'essi non sono. Un simile successo narra Seneca al suo

Lucilio[275], che essendo in battaglia stato sconfitto l'esercito di

Mario, molti uomini nati di gran parentado e di sangue nobile, così

Cavalieri, come Senatori, nella sconfitta della fazione Mariana furono

dalla fortuna atterrati, ed alcuni di quelli fece pastori, alcuni altri

lavoratori di zappa ed abitatori di capanne.

Così i valorosi Normanni, debellati i Greci nella Puglia e nella

Calabria, debellati i Longobardi nel Principato di Capua, gli vedremo

nel seguente libro (rimettendo ivi di narrar la politia ecclesiastica

di questo undecimo secolo) tutti trionfanti sottoporsi le restanti

province e stabilirsi un ben ampio e fortunato Regno.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 3 · 第 20 / 56 题