=Borkman= e =Frida Foldal=.
(_Gian Gabriele Borkman è in piedi, vicino al pianoforte, con le
mani sul dorso e sta ascoltando Frida Foldal, che suona le ultime
note della “Danse Macabre„._)
(_Borkman è un uomo sui sessant’anni, di media statura, di
robusta complessione. Ha l’aspetto grave ed il profilo fine; occhi
penetranti; barba e capelli grigi, ricciuti. Veste un abito nero,
fuori di moda; al collo una cravatta bianca. — Frida Foldal è
una leggiadra fanciulla sui quindici anni; il viso pallido porta
tracce di stanchezza. Veste un abito di color chiaro con poche
guarnizioni._)
(_Il pezzo di musica è ormai finito. — Pausa._)
BORK. Indovini un po’ dove ho sentito per la prima volta questo pezzo
di musica?
FRIDA. Non lo saprei....
BORK. Giù — nelle miniere.
FRIDA (_sorpresa_). Davvero? Nelle miniere?
BORK. Lei sa bene che io sono figlio di minatori! O forse non le era
noto questo particolare della mia nascita?
FRIDA. No, signor Borkman.
BORK. Sì, sono figlio di minatori. Qualche volta mio padre mi conduceva
giù, nelle miniere. — E nelle miniere il metallo fa sentire la sua
voce.
FRIDA. Il metallo può adunque anche cantare?
BORK. (_affermando col capo_). Sì, esso fa sentire la sua voce quando
viene staccato dalla roccia. I colpi dei martelli che lo staccano....
sono la squilla della mezzanotte che echeggia laggiù nelle viscere
della terra e che lo rende libero. Ed è perciò che il metallo, ebbro di
gioia, canta.... a suo modo sì.... ma canta.
FRIDA. E perchè canta, signor Borkman?
BORK. Perchè vuol vedere la luce del giorno e perchè vuol rendere
servigi all’umanità.
(_Passeggia su e giù per il salotto, con le mani sempre sul
dorso._)
FRIDA (_rimane seduta ancora per qualche istante, poi, data un occhiata
sul suo orologio, s’alza_). Scusi, signor Borkman.... ma ora devo
andarmene.
BORK. (_fermandosi dinanzi a lei_). Vuole già andare?
FRIDA (_riponendo il pezzo nel suo portamusica_). Lo devo; sono
invitata altrove stasera.
BORK. In qualche riunione famigliare?
FRIDA. Precisamente.
BORK. E pensa anche di prodursi in quella riunione?
FRIDA (_mordendosi le labbra_). No: ho da suonarvi soltanto un po’ di
musica da ballo.
BORK. Soltanto un po’ di musica da ballo?
FRIDA. Sì; dopo la cena, i padroni di casa vogliono che gli invitati
facciano qualche giro di valzer.
BORK. (_guardandola per qualche tempo_). E suona lei volontieri la
musica da ballo — nelle famiglie?
FRIDA (_infilando il mantello_). Sì, se mi mandano a chiamare.... c’è
sempre da guadagnare qualche inezia.
BORK. (_scrutandola_). E pensa al guadagno anche quando sta suonando
quella musica?
FRIDA. No; penso invece quanto meglio sarebbe se anch’io potessi
prender parte alle danze.
BORK. (_affermando col capo_). Ecco proprio quello che mi interessava
di sapere. (_camminando — con inquietudine_) È verissimo: il non poter
prendere parte alle danze deve essere qualche cosa di penoso! (_si
ferma_) Lei, però, Frida, può facilmente trovare un compenso per quel
suo desiderio irrealizzabile!
FRIDA. In qual modo?
BORK. Con tutta quella musica che lei ha nell’anima, mentre tutte
quelle coppie danzanti non ne hanno nemmeno la decima parte!
FRIDA (_con un sorriso evasivo_). Veramente io non so se questo sia
proprio il mio caso!
BORK. (_coll’indice teso in atto di farle un’ammonizione_). Spero bene
che non sarà tanto pazza da mettere in dubbio la sua fama di buona
pianista!
FRIDA. Ma se nessuno s’accorge di queste mie qualità....!
BORK. Basta che le conosca lei. — E dove va a suonare stasera?
FRIDA. Dall’avvocato Hinkel.
BORK. (_con sguardo sdegnato_). Da Hinkel, ha detto?
FRIDA. Sì.
BORK. (_con riso sardonico_). E quell’uomo dà ricevimenti a casa sua?
Oh come mai può colui adescare della gente nei suoi salotti?
FRIDA. Eppure la signora Wilton mi assicurò che ai ricevimenti di casa
Hinkel intervengono molte persone.
BORK. (_con impeto_). Ma che razza di persone? Mi può nominarne
qualcuna?
FRIDA (_un po’ timidamente_). No; non so dirle nemmeno un nome.
Aspetti, aspetti.... ora mi ricordo.... mi hanno assicurato che anche
il giovane signor Borkman andrà questa sera in quella casa.
BORK. (_sorpreso_). Erardo? Mio figlio?
FRIDA. Sì, vi sarà anche lui stasera.
BORK. E come lo sa?
FRIDA. Me lo disse lo stesso signor Erardo, circa un’ora fa.
BORK. Dunque oggi mio figlio è venuto qui fuori?
FRIDA. Sì, ha passato tutto il pomeriggio in casa della signora Wilton.
BORK. (_con sguardo indagatore_). E non saprebbe dirmi se egli sia
stato anche quaggiù e se abbia parlato con qualcheduno?
FRIDA. Sì: il signor Erardo fece una breve visita alla signora.
BORK. (_con amarezza_). Aha.... già me lo avevo immaginato.
FRIDA. Credo però che oggi sia venuta a trovare la signora Borkman
anche una signora sconosciuta.
BORK. Davvero? Già.... già: la Signora deve pure ricevere di quando in
quando qualche persona.
FRIDA. Se vedo più tardi il signorino ho da dirgli di passare qui sopra
da lei?
BORK. (_bruscamente_). Non gli dica niente! Glielo proibisco! Chi vuole
parlare con me lo deve fare spontaneamente. Io non sono avvezzo di
pregare nessuno.
FRIDA. Non gli dirò nulla, stia pur certo. — Buona notte, signor
Borkman.
BORK. (_camminando per la stanza e quasi borbottando_). Buona notte.
FRIDA. Per abbreviare il cammino potrei forse uscire per la scala a
chiocciola?
BORK. Faccia come crede. — Buona notte.