REPETITORE. In fine, non est ordo ch'io possa trovar el famulo acciò
che, per letificazione del maestro, potessi conclamare dinanzi la casa
della dignissima sua Livia. E, perché è giá la seconda vigilia, non
voglio andare perdendo piú el tempo in cercarlo quia pavesco de non me
incontrare in qualche furone e che conatamente non mi spolii sino alla
interulla, non che del palio: benché abbi, poco fa, obviati i berruari
che vanno facendo le excubie nocturne purgando la cittá di cattivi
commerzi. Ma chi è questo ch'esce de casa della nostra vicina? Será
buono ch'io mi nasconda insino a tanto che se va con Dio.
RUFINO. Oh insperata, oh buona nuova! oh buono incontro! E chi pensato
aría mai questo? Oh savio e prudente conseglio di donna!
REPETITORE. Io voglio avicinarmegli alquanto.
RUFINO. Va' tu e di' poi che le donne han poco cervello! E forsi che 'l
patrone non si credeva godere con la figliuola di madonna Iulia?
REPETITORE. Che domino sará?
RUFINO. E chi pensato aría mai che la moglie del mio patrone... Ché son
oggi mai piú di doi anni che la sposò contro a sua voglia per sodisfare
ai prieghi del signore, che a un povero servitore son comandamenti...,
REPETITORE. Oh salata parabola!
RUFINO. ... ed avevala lasciata ed erasene venuto a Roma...
REPETITORE. Caput mundi.
RUFINO. ... per non la vedere, solo per far dispetto a chi ne era stato
cagione ch'egli l'avessi sposata. Ma la buona moglie, sí come la
necessitá suol fare astuti e scaltriti li uomini...,
REPETITORE. Cosí è, per Dio.
RUFINO. ... venutagli dietro in Roma, in un monasterio di sante donne
per insino al giorno de oggi è dimorata; indi tanto e' modi e 'l vivere
del marito investigando è andata che, dello amor suo accortasi, ha
saputo sí fare che sconosciutamente si è colcata con esso lui in casa de
questa buona donna.
REPETITORE. Bonum! Prosit.
RUFINO. E, nel mezzo delli assalti d'amore, io, che dinanzi all'uscio
della camera stavo a giacere, sentei un derotto pianto; e il patrone,
con preghiere, con lusinghe, con sconiuri, sentivo che la cagione di ciò
li adimandava. Ed eccoti, in questo, venire madonna Iulia con la sua
serva e con el lume in mano; e, chiamatomi, mi dice:--Sta' sú, ch'io
voglio che tu veghi stanotte cosa che te piacerá.--
REPETITORE. Non piacerá giá al precettore.
RUFINO. Cosí, vestitomi, entrai seco in camera: ove ella, chiamato per
nome el patrone, gli disse ch'ella era per contentarlo di molto piú che
lui non li avea saputo adimandare.
REPETITORE. Costui è molto loquace persona.
RUFINO. Cosí la giovane, ch'insino allora avea tenuta seco nel letto e
per buona pezza sollazzatosi con esso lei, si era levata e, gittatosi
sopra della camiscia un camorrino, comparí dinanzi a lui ch'a parlare
con madonna Iulia posto si era. Ma non sí tosto egli la vide che, tutto
smarrito, gridò:--Oh consorte mia!--
REPETITORE. El resto potemo pensare le Signorie Nostre.
RUFINO. Ed ella, gittatasegli ai piedi con un coltello in mano,
pregavalo che piú tosto che della assenzia sua della vita privar la
volessi.
REPETITORE. Buona nova deveno avere costoro.
RUFINO. Quivi sopragiunse la serva. E, ricominciato a pregare da capo,
tanto ferno ch'il patrone, ch'immobile stava e a pena gli occhi pregni
di lacrime da dosso levar gli poteva, quasi di se stesso vergognandosi,
cominciò a commemorare le cose passate e, aducendo me per testimonio,
l'abracciava e baciava...,
REPETITORE. Alla barba nostra!
RUFINO. ... giurando e promettendogli che, si come ella per fede e per
amore guadagnato se llo aveva, cosí voler sempre apresso di lei vivere.
E cosí, revestitosi, dopo lungo ragionamento che hanno avuto insiemi con
madonna Iulia, me hanno imposto ch'io venghi a chiamare questo maestro
vicino loro. Credo li vorranno far sposare quella giovane, che 'l mal
prode li faccia! Ma io non so se lo trovarò svegliato. Pur credo che sí.
Non può essere che di quanti sassi che gli ho tirati non gne nne abbi
còlto qualcuno. I' vo' pichiare, insomma. Tic, tac.
REPETITORE. Non so che me fare, se io interrogo a costui che cosa vole.
RUFINO, Certo saranno adormiti. Tic, toc, tac.
MALFATTO. Chi è lá abasso?
RUFINO. Respondesti pur, quando non potesti fare altro.
MALFATTO. Misser no. Non ce è altri qua che lui, esso e io.
RUFINO. Con chi l'hai? a chi respondi?
MALFATTO. Orsú! Bona sera.
RUFINO. Malanno che Idio te dia! Tic, tac.
MALFATTO. Che vòi? che hai?
RUFINO. Ècci el tuo patrone in casa?
MALFATTO. Che patrone? che patrone? Io non ho se non un compagno che sta
qua dentro che se chiama lo mastro.
RUFINO. Va'; e digli che venga un poco abasso.
MALFATTO. Sí, sí: ce so' bello e andato.
REPETITORE. Io me lli voglio scoprire. Ch'adimandate voi?
RUFINO. Voglio questo mastro di scola che sta qui. Perché?
MALFATTO. Site doi adesso. E' ve veggo bene, sí.
REPETITORE. Volete forsi parlare con lui?
RUFINO. Sí, voglio.
REPETITORE. Aspetta, adunque. Oh Malfatto! Tic, tac.
MALFATTO. Che te manca a ti altro?
REPETITORE. Opri questo hostio.
MALFATTO. Non ce è oste qua. Sta piú lá abasso la taverna.
REPETITORE. E vieni a oprire!
MALFATTO. Aspetta, ch'io vengo adesso. Ah! ah! ah! ah! Te llo credevi,
eh?
REPETITORE. Oh! tu sei el bello apro!
MALFATTO. Misser no, che non voglio aprire. Vòi che te llo dica meglio?
REPETITORE. S'io vengo de sopra, te farò un servizio che sarai memor di
me.
MALFATTO. _Fu!_ Alla faccia tua e del compagno ancora.
RUFINO. Oh poltrone, tristo, sciagurato! Vien qua giú! vien giú!
MALFATTO. Vien sú! vien sú, tu!
RUFINO. Apri la porta e vederai se io ci verrò.
MALFATTO. Son contento. Ma dimmi: hai naso freddo tu?
RUFINO. Diavolo ch'io trovi un sasso, stanotte!
REPETITORE. Eh! non fate, omo da bene. Eh! non fate, per amor nostro;
ché l'è uno stolto e vi sarebbe detrimento a vapularlo.
RUFINO. Per lo corpo... Uh! Uhu!
MALFATTO. Non bisogna bravare, no, ch'io non ho paura, adesso che sto
alla finestra.
REPETITORE. Io te accusarò bene, sí.
MALFATTO. O va' a fiume, va'; ch'io voglio ir al letto, io.
RUFINO. Va', che non te nne rizzi mai piú!
REPETITORE. Aspettate, ch'io pichiarò di sorte che me farò intendere
allo maestro. Toc, tac, tic.
PRUDENZIO. Chi impulsa la porta? Olá!
REPETITORE. Ego sum, sono io.
PRUDENZIO. Sei forsi el nostro substituto del ludo litterario?
REPETITORE. Domine, ita.
RUFINO. De corpo a tutti doi!
PRUDENZIO. Chi è colui ch'è in vostro consorzio?
REPETITORE. L'è uno che vole...
RUFINO. Ve ho da parlare de cosa importante.
PRUDENZIO. E da parte de chi?
RUFINO. Venite a basso, se volete, che ve llo dirò.
PRUDENZIO. Adesso vengo.
REPETITORE. Che bona nova è questa?
RUFINO. Come lui viene abasso, lo saperete.
REPETITORE. Sono forsi cose d'amore?
RUFINO. De grazia, non me llo adimandate; ch'io non vel voglio dire, se
non ci è lui.
MALFATTO. E io starò alla finestra a despetto tuo, sí.
PRUDENZIO. Bene veneritis. Che dite, magnifico?
RUFINO. Che me guadagno della buona nova?
PRUDENZIO. Voglio che ve lucrate, per amor nostro, un paro de chiroteche
bene olenti.
RUFINO. Che cosa sono queste che me volete dare? Fate ch'io ve intenda.
REPETITORE. Un paro de guanti.
RUFINO. Che guanti! che guanti! Io mi maraveglio de voi.
PRUDENZIO. Dite pur, ché ve promettemo una bona bibalia.
REPETITORE. Cioè, una buona mancia.
RUFINO. Orsú! Date qua la mano. Livia, questa vostra vicina...,
MALFATTO. Olá! Levateve de sotto, ch'io voglio pisciare.
PRUDENZIO. Non vòi stare, no, ignaro, insolente?
RUFINO. ... è vostra moglie.
PRUDENZIO. Oh fratello! Io te voglio essere servus servorum et
osculartene le mani.
MALFATTO. Guardate ch'io tiro un sasso.
REPETITORE. Oh! tu sei el bel tristo!
PRUDENZIO. E quando sará questo, patrone mio?
RUFINO. Come quando? Adesso; or ora.
MALFATTO. Ecco lo sasso. Sentite? olá!
RUFINO. Fate stare cheto colui.
PRUDENZIO. Taci, tu. Ma che avete a far la Signoria Vostra con lei?
RUFINO. Son servitore de un suo parente el quale ora è in casa con esso
lei e me ha mandato a chiamarvi; ché la madre e lui sono contenti che
voi la sposiate stanotte per ogni modo. E, se voi sète savio, non vi
ci pensarete per ciò che, se aspettate a domatina, ve nne potrestivo
pentire; ché c'è altri che voi che la vole.
PRUDENZIO. Non, per lo amor de Dio. Fate che non si dia a nessuno, ché
la voglio io.
MALFATTO. Oh de sotto! Volete che tiri?
REPETITORE. E va' in mal'ora, poltrone!
MALFATTO. Son piú omo da bene che non simo noi.
PRUDENZIO. Lèvate de lí.
MALFATTO. Non me nne voglio levare.
RUFINO. Orsú! Se volite venire, speditevi; se non, me nne voglio andare,
ché l'è tardo.
PRUDENZIO. Odite, omo da bene. Noi ve ringraziamo: e certamente ch'un
po' di suspetto è quello che mi tiene cosí ambiguo del venire; perciò
che non è molto che simo stati assaltati qui nella strada da un certo
maestro Antonio.
RUFINO. Venite, non dubitate; ch'io vi prometto de farvi far domatina la
pace per ogni modo con esso lui.
PRUDENZIO. Io verrò, adunque. O sustituto nostro!
REPETITORE. Che ve piace?
PRUDENZIO. Portateme un poco quella toga rubea nuptiale.
REPETITORE. Ecco. Adesso.
MALFATTO. Cagna! Lassame fugire sotto el letto.
RUFINO. Be', dove è la mancia che me volete dare?
PRUDENZIO. Io vi prometto... com'è el nome vostro?...
RUFINO. Rufino.
PRUDENZIO. ... eccellentissimo patrone mio singularissimo misser Rufino,
voler componer in laude vostra uno epigramma.
RUFINO. Che volete che faccia de vostra composizione, io? c'ho piú caro
un carlino che non quanti scartabelli si trovano, ch'io appena li so
leggere.
PRUDENZIO. Un'altra cosa. Come voi farete figlioli, voglio che li
mandate alla nostra scuola senza mercede.
RUFINO. E come volete ch'io li abbia, se non ho moglie?
PRUDENZIO. Be', quando la pigliarete poi.
RUFINO. Voi me avete bello e chiarito.
PRUDENZIO. State de buona voglia, ché non mancaremo de fare el
debitoribus nostris.
RUFINO. Volete venire o no? Ve dirò el vero: voi me parete un altro.
Bona notte.
PRUDENZIO. Eh! non partite, de grazia. Olá! Spacciateve.
REPETITORE. Ecco. Voltateve, ch'io ve llo metterò.
PRUDENZIO. Gratias ago. Non volete venire ancor voi?
REPETITORE. Signor sí.
PRUDENZIO. Me par mill'anni d'essere coram quel soavio, blandulo e niveo
corpusculo.
MALFATTO. So' ben qua, sí. Non me avete trovato, no.
RUFINO. Caminate innanzi.
MALFATTO. Voglio venire io ancora, olá!
PRUDENZIO. Fa' che non ti parta da quel lime.
MALFATTO. Lima a vostra posta.
REPETITORE. Rèstate, ché adesso adesso retornaremo.
MALFATTO. No, no: io non voglio venire. Aspettateme pure.
RUFINO. Entratevene lá dentro e spacciatevi acciò possiate dar ordine
stanotte alle nozze de domani. Io, in questo mezzo, voglio tornar a
chiamare Malfatto, ch'io voglio menarlo per ogni modo con esso noi.
PRUDENZIO. Odite. Io ho pensato che, avendosi a far le nuptie, voi siate
nostro architriclino.
REPETITORE. Come piace alla Spectabilitá Vostra. Ma speditevi; entrate
dentro.
PRUDENZIO. Andate prima voi e fate intendere che noi venimo.
REPETITORE. Cosí farò.
PRUDENZIO. Or vederò pure quel rutilante e coruscante ocello e prenderò
alquanti basioli da quella boccula ch'è un fonte scaturiente di nettare
e palpitarò le eburnee e nivee manule fabricate, create, plasmate,
cresciute et aucte et educate nel clustro sidereo dallo opifero Iove.
RUFINO. Camina, camina pure: non dubitare.
MALFATTO. E dove vòi ch'io camini?
RUFINO. A trovar lo mastro tuo che ha pigliato moglie.
MALFATTO. E tu come te chiami?
RUFINO. Me chiamo Rufino. E camina, se vòi, ché l'è tardo!
MALFATTO. Oh Ruffiano! Aspetta un poco.
RUFINO. Non posso, ché ho da fare.
MALFATTO. Va' pur, adunque, ch'io verrò bene, sí. Oh venga el cancaro!
M'è uscito un piè della scarpa e non lo posso trovare. Alla fé, che
voglio buttare via quest'altra ancora per dispetto. E, voi altri, bona
notte e bon anno, eh? perché è corsa la festa, è fatto lo palio.
Scuppiate tutti li piedi e le mani per allegrezza. Addio, addio.