PRUDENZIO, MALFATTO.

PRUDENZIO. Promitto, per Deum vivum, che, non tam cito me vide la

eccellentissima e reverendissima Signoria del monsignore illustrissimo

signor governatore della ortodoxa fede e militante, phano episcopus e

gastigatissimo censore e defensore acerrimo della iustizia, quod Deus

conservet incolumen, col quale avemo contratta gran familiaritá, che

statim me chiamò a sé e postulòmi ch'andassi negoziando. Io gli exposi

la temeritá dell'inconsiderato uomo e il flagizio perpetrato contro di

noi come se fossimo qualche incognito viro. Io voglio formarli un

libello de ingiuria, certo che la Sua Signoria mutuo amore me ssi è

offerto. Ma pare che hodie sia certo un lustro intercalare per noi; ché

lo infido bibliotecario non ha manco compita l'opera per la quale gli ho

saluti inanzi venti quadranti. Sed ecce a punto Malfatto che torna. O

Malfatto!

MALFATTO. Me par sentir... Oh! è lo mastro. A fé, site lo ben venuto.

PRUDENZIO. Et tu quoque.

MALFATTO. E dove è lo coco, patrone? Io non lo vego.

PRUDENZIO. Io dico, tu ancora.

MALFATTO. Basta: tant'è. E voi dove sète stato, patrone?

PRUDENZIO. Fui al bibliotecario e al loco gerente del Monarca, idest

Governatore, ch'è nostro alumno.

MALFATTO. Sono uomini questi che dite o sono bestie?

PRUDENZIO. Sei bestia insolentissima tu, bubone!

MALFATTO. Che ne so io? Me par che voi non parlate come li altri, però.

PRUDENZIO. Che altri? che altri? ché tutti li altri insiemi non sanno la

decima parte de quello che sanno le mie crepide. Ma dimmi: andasti tu

dietro a coloro?

MALFATTO. A chi coloro?

PRUDENZIO. Com'a chi? A quelli ch'io te dissi.

MALFATTO. Non me avete ditto niente, ch'io me ricordi.

PRUDENZIO. Come! Non te dissi che tu andassi dietro a quelli che ti

avevano dati quelli nummi?

MALFATTO. Io non so che vi vogliate dire.

PRUDENZIO. Ah furcifer! demente! stolido!

MALFATTO. Aspettate, ché me cci voglio un po' pensare.

PRUDENZIO. Videbis che tu te serai posto a ludere in qualche fòro o in

qualche latere con le alee; ed io, cerciorandomene, te scoriarò

vapulandote con la scutica, ché me delibero che tu non ludi se non col

troco.

MALFATTO. Patrone, voi sète errato, ch'io non me nne ricordo.

PRUDENZIO. Dic parumper: non te aricordi tu?

MALFATTO. Ben sapete che misser sí.

PRUDENZIO. Cur non desinis? perché non me lassi parlare?

MALFATTO. Perché io so quello che volete dire, però.

PRUDENZIO. Ché non lo dici, adunque?

MALFATTO. Che volete che dica?

PRUDENZIO. Se sei andato dereto a coloro.

MALFATTO. A chi coloro? a quali? Fate che ve intenda.

PRUDENZIO. Guarda viro impudente, latibulo di spurcizia! Dime un poco:

chi te dette quelli quatrini?

MALFATTO. Quello che ve disse poltrone.

PRUDENZIO. Andastegli tu dietro?

MALFATTO. Misser sí.

PRUDENZIO. Hai tu saputo chi sono?

MALFATTO. Misser sí: sono doi omini.

PRUDENZIO. Ben sai che non sono doi equi. Vedi risposta de insipido! Non

vedesti tu almeno dove entrorno?

MALFATTO. Misser sí: in una casa, che ha una porta, quando si vole

entrare dentro; e desopra ha poi le finestre e lo tetto ancora con li

focolari.

PRUDENZIO. Oh insulsissimo Cerbero ignorante! Povera Cerere e Bacco, a

chi lascieno epulare sí infelicemente i frutti loro! Ecco che noi locuti

sumus con monsignore, col vertice, col culmine della sacrosanta

iustizia: e non arò fatto nihil; e terrammi Sua Signoria un mendace a

posta di questo bubalo!

MALFATTO. _Fu!_ Perdonateli, ché è scapato da esso, da questo rotto

straciato.

PRUDENZIO. Ah temerario! Non sai tu che «non sis ventosus si vis bonus

esse videri»? Et stringe os et crepitum.

MALFATTO. Però l'ho fatto: per non crepare.

PRUDENZIO. Taci, inconsiderato adolescente! È possibile che non ti

aricordi ove stia quella casa dove che sono entrati coloro?

MALFATTO. Chi ve l'ha detto?

PRUDENZIO. Dicemolo noi.

MALFATTO. Be', lassateli dire, ché non dicono lo vero.

PRUDENZIO. Se non guardassimo che tu sei un demente, te imparariamo a

rispondere ai maggiori tuoi piú cautamente che non fai.

MALFATTO. Voi avete torto a dir villania a lui. Ma sapete dove sta

quella casa, mò che me ricordo?

PRUDENZIO. Dove? ché non parli?

MALFATTO. Sta de qua. Vedete; guardate bene.

PRUDENZIO. Di' pur via; séguita.

MALFATTO. No, no: io ho sbagliato. Sta da quest'altra banda; e poi se

volta cosí, e cosí, e se agionge poi lá, e vassi poi in qua. E cosí la

trovate.

PRUDENZIO. Questo sarebbe uno enucleare.

MALFATTO. Oh! tengo ben a ment'io, sí.

PRUDENZIO. Tanto magnassi mai tu! Ma so che tutte le opere mie me

succedono oggi extra votum.

MALFATTO. Patrone, bon dí. Io voglio andar a micto.

PRUDENZIO. Va', che te fragni le crure! Chi demone me ha posta questa

bestiola dinanzi? ché nihil prodest, idest che non giova el monirlo né

di gastigarlo; immo, de male in peius. Ma suo danno, quia sibi luditur.

Il pedante Commedie del Cinquecento · 第 38 / 72 题