SCENA I

CURZIO amante, MALFATTO servo, TRAPPOLINO regazzo.

CURZIO. Da ch'io mi levai per insino a quest'ora sono stato ad aspettar

el patrone del banco ove mi sogliono venire i dinari da casa; né,

possendo piú aspettarlo, punto dalla cieca passione, in qua ne son

venuto. Ho lasciato Rufino che gli parli e che poi se ne vada sino a

casa de Filippa. E, se la sorte mia buona vorrá ch'io giunga, sí come

spero, a perfetto fine di questo mio amore, non che felice, ma con la

istessa felicitá non cangiarei el stato e 'l grado mio. Solo un pensiero

è quello che m'afflige: ch'ho inteso, aimè! che quel porco, poltrone,

ignorantaccio di quel pedante suo vicino la vole per moglie e senza

dote. Io l'ho incontrato poco è; e dogliomi de non gli aver parlato e

fattogli intendere ch'ad altro attenda. Pur, s'el me si rintoppa

innanzi, vo' sturargli gli orecchi di buona maniera. Ma, se io bene

raffiguro, costui che viene di qua giú, alle fattezze e al vestire, l'è

il servo suo. E' non può essere che costui non ne sappia qualche cosa di

questo parentado. Me delibero de demandargnene.

MALFATTO. Vedi ch'io non ci voglio venire e che piú presto me ne voglio

andare a spasso per farte despetto.

CURZIO. Oh quel giovane!

MALFATTO. Vederemo chi sará piú poltrone, o lui o esso.

CURZIO. Olá! Non odi?

MALFATTO. Me chiamate io, voi?

CURZIO. Sí, chiamo. Vien qua, ché ti voglio parlare.

MALFATTO. O venite qua voi, ché te aspettarò.

CURZIO. Ascolta solamente doi parole.

MALFATTO. Voglio andare in Campo de fiore.

CURZIO. Con chi stai tu?

MALFATTO. Mò, mò; vedete: volete forsi niente?

CURZIO. Oh! Tu me respondi a proposito!

MALFATTO. Orsú! Basta. Son vostro serviziale.

CURZIO. Costui deve esser matto. E' non sará quello che dico io. Anzi,

l'è pur esso. Olá!

MALFATTO. Missere, che vòi?

CURZIO. Fatti un po' qui, di grazia. Con chi stai tu? chi è el tuo

patrone?

MALFATTO. L'è un mastro. Lo conoscete bene voi, sí. Ed è innamorato, che

possa crepare!

CURZIO. Sí, l'uno e l'altro.

MALFATTO. Propriamente, esso e voi.

CURZIO. Io dico lui e tu, bestia!

MALFATTO. Dico bene cosí io ancora.

CURZIO. Che diavolo di nova foggia de abito e di uomo è questa di

costui?

MALFATTO. Sapete come me chiamo io? oh quello! Me chiamo... Oh! oh! non

te lo voglio dire.

CURZIO. Se nol vòi dire, statti.

MALFATTO. Che non te lo indovini de un quatrino. Me chiamo Malfatto,

veh!

CURZIO. So che non ti mentisce el nome. Ma dimmi un po': de chi è

innamorato el tuo maestro?

MALFATTO. D'una moglie.

CURZIO. Che halla presa per moglie, forsi?

MALFATTO. No, madonna, no. È che lui la vorria pigliar esso per moglie e

vorria ch'essa stessi con lui e io con esso.

CURZIO. Che diavolo parli? che hai? che dici?

MALFATTO. Dico ch'ogni sempre lui vorria far... sapete?

CURZIO. Che cosa vorria far? Che guardi? che tocchi?

MALFATTO. Tocco che voi avete certe belle scarpe, pelose, nere. Volete

cangiare con le mie?

CURZIO. Son contento. Sta' fitto. Che farai?

MALFATTO. Ve lle volevo cacciare e metterve queste mie che sono piú

sane.

CURZIO. Un'altra volta, poi; non adesso.

MALFATTO. Ed io me ne voglio andare.

CURZIO. Odi; ascolta. Non ti partire.

MALFATTO. Sí; ma prestame tre quatrini.

CURZIO. Son contento. Vieni con me, ch'io te lli voglio dare.

MALFATTO. E dove volete ch'io venga?

CURZIO. A casa mia.

MALFATTO. Fit! mahu! cagna! Non me cci coglierete, no.

CURZIO. E perché? di chi hai paura?

MALFATTO. E che? Me voresti fare le male cose come fa lo mastro alli

scolari, eh?

CURZIO. So ch'el confessa senza tratto di corda.

MALFATTO. Ché non me li date qua, se volete?

CURZIO. Non ho dinari appresso. Vieni, su la fede mia.

MALFATTO. Andiamo, sú! Volete che venga dinanzi o drieto?

CURZIO. Vieni come vòi tu. Oh che dolce spasso è questo di costui! Ma

starai a vedere che, pian piano, gli cavarò di bocca ogni cosa.

MALFATTO. Son stracco. Io non posso piú caminare.

CURZIO. Camina, camina, ché giá semo arrivati.

MALFATTO. Sí! arrivati! E dove è la casa, che non la veggo?

CURZIO. Eccola qui. Bussa un poco.

MALFATTO. Tic, toc. Non ci è nessuno?

TRAPPOLINO. Chi è lá?

MALFATTO. È questo compagno.

TRAPPOLINO. Che compagno? che compagno? gaglioffo che tu sei!

MALFATTO. Olá! Parla con voi, vedete.

CURZIO. Ché non vieni aprire, sciagurato?

TRAPPOLINO. Oh patrone! Perdonateme; adesso vengo.

MALFATTO. Sta con voi quello che dite?

CURZIO. Sí che sta con meco. Perché?

MALFATTO. E con chi dorme? con voi?

CURZIO. Non. Dorme con un altro compagno.

MALFATTO. Io dormo molto ben con lo mastro.

CURZIO. Nel letto suo proprio?

MALFATTO. Misser no. In camera; in un altro letto; in terra.

TRAPPOLINO. Entrate.

CURZIO. Vieni dentro, Malfatto.

Il pedante Commedie del Cinquecento · 第 16 / 72 题