SCENA V

CECA serva.

Io, per me, farò ogni cosa pur che lo trovi. Va bene. Vuole ch'io vada

sino a casa d'una certa Filippa che abita in Treio e ch'io veggia di

parlar al servo di misser Curzio el quale è innamorato della figliuola.

E hami imposto ch'io gli dica ch'ella è contenta e che, stanotte, ne

venga su le tre ore, pur che del prezzo che molte fiate li ha mandato a

offerire non gli venghi meno. Io mi maraviglio e nol posso credere, se

nol vego, ch'ella si lassi in tanto errore trascorrere. E quella

giovane, che molte fiate gli è venut'a parlare, credo che sia una

cattiva pratica, la sua; e son certa che lei è quella che la conduce, a

scavezzarsi el collo. Ma starai a vedere che questa mi sará una tale

occasione ch'io potrò piú scopertamente accommodarmi a qualche mio

piacere. E sai che molte fiate me ne ha parlato quel suo servitore di

questa cosa, cioè de l'onor mio, con promissione de volermi sposare se

io gli fo qualche piacere. Ma, alla fede, ch'io voglio che prima mi

sposi; ch'io ne ho cotta la bocca e me delibero che non me ci coglia piú

persona, s'io posso. I' vi son stata còlta dell'altre fiate su queste

promesse; e si vuol dire che chi viene dal morto sa che cosa è piangere.

El bello è che poi se ne vanno avantando come se gli fosse un grande

onore. Alla fé, che i gatti ci averanno aperti gli occhi, a questo

tratto. Ma será forsi meglio ch'io volti giú per questa strada qui che

mi par piú corta assai.

Il pedante Commedie del Cinquecento · 第 14 / 72 题