Silenzio. Oh! spettatori, che ciccalar è questo? Di grazia, lasciate un
po' questi vostri ragionamenti e ricordatevi che questo luogo non è
Banchi ove si tiene el mercato delle usure e simonie e distupri e
adultèri. E voi altri lasciate, di grazia, el mottegiare e 'l burlare
altrui. Bastive l'avere ragionato un pezzo e aver vaghezzato a vostro
modo. E credo bene che chi vi cercassi ai piedi vi trovarebbe forsi
altro che sputo. Questi pedanti me intendono meglio ch'io non lo so
dire. Che spegner è quello che si fa colá sú? Olá! Io dico bene a te,
sí, della... Uhu! Vedi ch'io ti chiamarò a nome. Che bisogna che tu ti
cacci cosí drieto a colui? Orsú! Di grazia, assettatevi el meglio che
voi possete, se non che se spegneranno i lumi e poi farete le comedie
alla muta. Odi, odi quel vizioso che dice con quell'altro diavolo:--Fa'
che li spenghino, ché me vorria mettere intorno a queste donne e
levargli quelle gioie e quei pendenti.--Ma tu non sai che vi potresti
lasciar i tuoi? E se tu non sei savio, tu sarai balzato peggio che non è
quel buffon da bastonate dell'asino. Odi quell'altro che dice:--Costui è
un gran bravo.--Son bravo per certo, quando bisogna, com'ora. E non
guardate ch'io sia giovane; ché ne ho date molte piú di punte, come piú
pericolosi colpi degli altri, che non n'ho rillevate. E forsi che
qualcuno ch'è qui ne può essere buon testimonio: ch'io non fo come fan
molti che portono la spada per fare el crudele coi servitori e con le
donne e stan sulle brusche cere, sul tagliar dei mostacci e brusciar
delle porte e 'l far de' Trentuni. Ma dove diavolo mi sono io lasciato
trasportar dalla còlera? Perdonatemi. Colui ne è stato cagione. Di che
ragionavo io? Ah sí!... pregavo questi giovani, e cosí vi priego voi che
desiderio avete de odire e intendere le cose del nostro Belo, che state
cheti e che allargate e aprite bene el buco degli orecchi acciò che vi
entri el senso de questa nostra comedia: ché, sí come voi sète capaci e
buoni retentori delle altre materie, che non vi si abbi ad imputare a
pecoragine el non aver tenuto bene a mente questa e massime non vi si
facendo, per ora, altro argumento; ben che mi rendo certo che voi non
farete vergogna né a voi né al vostro precettore, avendovi egli, sí come
è il dover, fatt'una buona memoria locale. Questi piú attempati so che
non bisogna ch'io li avvertisca; ché, sí come persone ripiene e di senno
e di discrezione, benché si dica ch'ella è morta, taceranno. Quest'altre
donne son certo che, per esser savie e avendo sentito riprender voi, si
achetaranno, di sorte che pareranno mutole: ancor che elle, in simili
luoghi, el piú delle fiate, parlino piú coi gesti che con la boca e
fanno intendere a cenni tale che non ha né occhi né lingua. Ma, pur che
voi non parliate, i' non mi curo del resto. Pur io vi veggio, mercé
della vostra buona natura, tutte modeste e savie; e son certo che
starete in ordine con vostro sommo piacere, aprendoci ben sú l'occhio
per ricevere el nerbo o il verbo substenziale, per dire meglio, dei
nostri ragionamenti. Ma avvertite, di grazia, di non pigliar a riverso
el cotale, cioè il parlar nostro, come solete far qualche volta, per
giuoco, con chi par a voi: ché io me nne adirarei; benché voi non sète
sole, ch'oltr'ai giovani, buona parte di questi attempati vi tengono
compagnia e piú quegli che nelle infelice corti, refugio di affamati e
ricetto d'ignoranti, si allevono. La comedia è nova... Ecco ch'io sento
giá sollevati i murmuratori che non possono star piú cheti. Diavolo,
crepagli! Che avete? che vi manca? di che borbottate? Perché ho detto
«nova», eh? Che volévivo forsi ch'io vi dicessi «vecchia»? Dio me nne
guardi ch'io presenti alle Signorie Vostre cose che vi facessino
stomacare! O non sapete voi che le cose vecchie vengono in fastidio e
sanno di vieto? E, che sia el vero, adimandatene a questi giovani che,
come se lle dice «l'è una vecchia», l'abborriscono e vi sputano su come
che se avessino preso l'assenzio: oltra che le fugono, le biasmano, le
vituperano e chiamanole streghe, maliarde, ruffiane, dispettose,
ammazzapulce, rempiture del mondo e simile altre novelle. E, secondo me,
non dicono la bugia. El medesmo fanno quest'altre giovane delicate che,
come se li parla de qualche vecchio, tu le vedi quasi venir meno
dall'angoscia; e tanto piú quanto se imbattono in certi aguzzi, saputi,
inferruzzati, con le barbe e' capegli coloriti, che gli par loro di
esser el gallo della contrada e non si accorgeno che pute loro el fiato
o che han gli occhi guasti e di continuo gli colano e, quando sputono,
fan certe gongole che verrebbono a schifo ai frati e sempre hanno uno
starnuto e una corregia in ordine. Ed elle son savie a fugirli:
altretanto ne farei io. Sí che, per questo, ve ho ditto ch'ella è nova,
per ciò che tutte le cose nove piacciono e dilettono ad ognuno. State,
adunque, cheti; e avvertite a non far cosa per la qual io ne abbi da far
chiavare qualcuno di voi, a mal modo, in una pregione. La comedia si
chiama _El pedante_, quale è persona che, con le lettere in mano,
defenderá le ragioni sue. Né avete da pigliarve fastidio perché ella sia
volgare, essendosi fatto a buon fine e per compiacer ai piú. Ma, se
l'auttore avessi pensato che, per farla latina, vi fosse stata piú
accetta, egli si sarebbe ingegnato, se non in tutto, almeno in parte, di
contentarvi; e, se pur egli a ciò non fossi stato buono, si arebbe fatto
aitare dal suo pedante. E, se i latini non fossino stati tali quali le
Signorie Vostre avessino meritato, sarebbero stati almeno come sonno
quelli de questi affumati procuratori che parlono peggio de un todesco
quando si sforza de parlar italiano: ché 'l maggior piacere che
potessino avere sarebbe che si abrusciassi e Diomede e Prisciano co'
quali di continuo stanno in briga; e, pur che li venghi ben fatto, non
si tengono a conscienzia, sotto le paci e le pigierie, rompergli el capo
e farli el peggio che possono. Questa cittá è Roma. So che tutti la
cognoscete. E, perché questi recitanti han ditto a questi musici che
sonnino, io me nne andarò. E voi state cheti.