CAPITOLO TERZO.

Il Bandito e il Bargello.

Dissemi un oste tempo fa a Firenze, ostinandomi io a chiamarlo

Giovambattista, mentr'egli mi aveva delle volte più di sei ammonito, che

il nome suo era Marco: -- Oh! cred'ella ch'io non mi sia accorto del

tratto? Ad ogni costo la mi vuol dare del battezzatore in faccia,

fingendo lo smemorato; e poi non sappiamo anco noi, che parlando

dell'oste della Ferrata, ella chiarisce a modo suo, che il termine di

_oste_ deriva dall'altro latino, il quale vuol dire _nemico_? Le sono

fisime di cervelli arabici, ed io le sostengo a viso aperto non darsi al

mondo persona, per quanto degna si reputi, da reggere il bacile a noi

altri osti; io non le porto testimonianze di barattieri, bensì (e si

cavava la beretta) dello stesso Gesù Cristo redentore nostro. Non si

ricorda ella, che tre dì dopo che l'ebbero morto, egli giudicò spediente

alla sua legge di comparire da capo ai discepoli a confermarli nella

fede? Ora, che sia benedetto, mi dica un po': Gesù quale luogo scelse

per operare ciò sicuramente? Forse il Tempio? Dio ne guardi!

imperciocchè i sacerdoti con le ipocrite furfanterie loro lo avessero

condotto a morte, ed ei li conosceva figuri da crocifiggerlo una seconda

volta. Forse nel Tribunale? Peggio che mai! che Cristo sapeva di vecchio

come, nel suo idioma, il Tribunale si chiamasse _Gabbata_[8]; e per

novella prova avesse appreso che i giudici non mancano mai di condannare

gl'innocenti per piacere a cui può, fiduciosi di lavarsene il sangue su

l'anima come di sopra le mani. O piuttosto nei quartieri? Qui sì che

stava fresco! -- Allora i soldati costumavano crocifiggere, pigliarsi le

vesti e spartirsele, schernire, dissetare con l'aceto e col fiele, dare

la sua brava lanciata nelle costole, e dopo che l'innocente aveva reso

lo spirito, confessare con molto avanzo di lui: -- veramente questo uomo

era giusto[9]. Proprio pietà del dì delle feste per uomini che, una

volta arrolati alla milizia, dovevano prima ammazzare e poi vedere se

avevano fatto bene. Oggi la corre diversa, però che, se ci avesse nelle

città di questa razza soldati, il questore ordinerebbe li mettessero in

gabbia, e nei teatri li farebbe vedere a pago. Ovvero Cristo riapparve

in mezzo agli Apostoli nel Cenacolo dove aveva mangiato l'ultima pasqua?

Ahimè! Uno degli Apostoli lo aveva tradito, un altro rinnegato, il terzo

(ed era dei buoni) screduto se non gli ficcava le dita nel costato; di

qui piglino argomento a non isgomentarsi quelli che s'impancano a fare

da guidaioli del popolo, pensino che su dodici tre non istettero saldi

degli scelti da Gesù, e non per questo la croce si rimase da trionfare

sul mondo; per venti o cento disertori il gonfalone della libertà non

fie che cessi di sventolare terrore ai tiranni; e giova che lo impeto

dei tempi agiti gli uomini come biada nel ventilabro perchè il grano va

sceverato dalla pula. Insomma Gesù, aborriti Tribunale, Tempio, Caserma,

e Cenacolo, volle farsi conoscere tornato tra i vivi proprio all'osteria

di Emmaus, e Cleofa col compagno se ne accorsero giusto in quel punto

che si fu messo a tavola per mangiare[10]. Per la quale ragione, che

calza a pelo senza fare una grinza, che altri voglia partecipare con noi

altri osti il titolo di galantuomo io non lo contrasto, ma che ci sia

chi voglia sgallinarlo tutto per sè, io protesto per me e per tutta

l'amplissima consorteria dei tavernieri. --

Questo disse ad un bel circa l'oste fiorentino, e se vero sempre in lui,

e talvolta negli altri, io non affermo, e molto meno contrasto: certo è,

che l'oste della Ferrata, presso i banditi, ebbe, finchè visse, fama di

onesto, e morì, sempre, presso i banditi, in odore di santità.

Angelotto con una squadra di trecento tra sbirri e miliziotti cavati da

Roma, e dalle terre più prossime alla frontiera, capitò alla Ferrata un

giovedì mattina, giorno nel quale i banditi mandavano co' muli a

caricare le provviste raccolte dall'oste amico.

Il Bargello, veramente aveva commissione di aspettare il Riccio e

Arrichino, i quali già stavano su le mosse per sovvenirlo nella impresa

con le proprie bande, senonchè Angelotto ustolava di terminarla ad un

tratto e senza compagni, per avarizia di non ispartire le taglie con

altri, ed anco per cupidità di gloria, dacchè la fama, che viene dal

solo menare delle mani, ambiscono eziandio gli sbirri, e la possono

conseguire; quantunque egli non si fidasse dell'oste, al contrario lo

tenesse in sospetto, pure per averne sentito dire un monte di bene nei

dintorni, massime dai preti, i quali non rifinivano mai dallo attestare

la pietà insigne dell'uomo, sia praticando le chiese, sia favorendo con

l'elemosine i sacerdoti, ed i conventi, egli reputò prudente tastarlo un

po' intorno le faccende de' banditi, e l'oste veramente rispose alla

estimazione che facevano di lui; favellò sincero, dando ragguagli

precisi intorno alle forze delle bande, sul valore e costume dei capi, e

dei modi di guerreggiarli con vantaggio; non tacque come in cotesto

giorno usassero calarsi dal monte per vettovagliarsi sul mercato; certo

a cotesta ora avere essi preso fumo della venuta di lui, nè si sarebbero

visti, forse esserci modo di finirla a un tratto per via di qualche

trovato; avere udito come certo signore ne avesse praticato uno a un

dipresso simile, però egli più esperto avvisasse, quanto a sè

profferirsi divotissimo al sommo Pontefice, e disposto a servire il

signor capitano di cuore nel poco che per lui si poteva.

Allora Angelotto prese a mulinare col suo cervello, e gli parve un bel

che se gli venisse fatto di finirla di un colpo senza mettere a

repentaglio la vita; non vuolsi dubitare nè manco, che difettasse di

cuore; romano egli era, e poi aveva, si può dire, ogni giorno la morte

alla bocca, tuttavia prudenza insegna che, potendo ire per la piana, non

si ha da cercare l'erta, nè la scesa: pensa e ripensa, non trovò meglio

di un tiro già messo in opera, e si accinse a rinnovarlo nella speranza

che i banditi lo ignorassero, o sapendolo non lo temessero.

Tutto quel dì si sbracciò ad allestire la frode, raccogliendo muli ed

uomini, che li conducessero. Nel fitto della notte si strinse a

colloquio con l'Oste, il quale, per quanto si poteva indovinare dai

cenni del capo, acconsentiva, se non che parlando a strappi dava a

conoscere, che non gli pareva sicuro: -- badate, Capitano, le sono volpi

vecchie.... capisco... ad ogni modo è da tentarsi... già... gli uccelli

si pigliano con gli archetti, e i pesci con gli ami da Adamo in qua, -- e

non se ne sono accorti i bietoloni... un po' di sorte ci vuole in ogni

cosa... fortuna e dormi... ad ogni modo la carne vale il giunco...

lascerei il pane e il companatico... perchè non ci si può stemperare a

modo e a verso, onde se taluno gusta il primo boccone amaro, la è

faccenda fallita; secondo il mio debole giudizio basterebbe il vino.

E Angelotto rispondeva: appunto avere ei disegnato governare il vino,

però lo aiutasse alla conciatura dei barili, e questo fecero ambedue

alternando parole e lazzi da mettere i brividi addosso a quanti gli

avessero ascoltati.

Prima assai che sorgesse il dì, parecchi sbirri, travestiti da villani,

cacciandosi dietro la scorta di talune guide del contado, menavano a

mano una fila di muli carichi di vettovaglie e di barili di vino su pei

colli dirotti del monte di Bove; accidente fosse o cosa pensata

dondolavano coteste bestie certi campanacci da farsi sentire da un

miglio attorno pel paese, sicchè del cammino loro la gente era avvertita

o in mezzo al buio, o in mezzo alla bruma in cui vennero avvolti dopo

l'apparire del sole.

Il Bargello non trovava posa, significando la propria impazienza con le

infinite guise ond'ella si manifesta, ma quando a vespro furono visti

tornare giù i muli a scavezzacollo scarichi e senza accompagnatura, ei

si rimase fermo come un piolo: a cotesta novità non sembra si aspettasse

lo sbirro, fece inseguirli, e procurò che gli agguantassero, cosa che

loro successe: contatili, trovarono mancarne uno, ma uno di essi portava

la cesta coperta di panno rosso assai sfoggiato; il Bargello, punto

dalla curiosità, si fece a levarlo e ci trovò la testa mozza del mulo,

che mancava, con la seguente scritta:

-- Ti mando il capo del mulo, perchè mi manca l'asino: lascia le frodi ai

Duchi, e se ti basta il cuore vieni a trovarci con le armi in mano. --

Per intendere il cartello, bisogna sapere, come Francesco Maria della

Rovere duca di Urbino, desideroso di gratificarsi l'animo del Papa,

avendo preso lingua che trenta banditi, ridottisi a vivere su le

montagne di Urbino, avevano messo il Papa alla disperazione di poterli

ormai quindi snidare, immaginasse uno strattagemma, per venirne a capo;

il quale fu questo: caricò certo numero di muli con robe e vettovaglie,

procurando prima le fossero industremente avvelenate, e poi li fece

condurre in parte, dove i banditi gli avrebbero visti, e senza fallo

svaligiati, di vero come presagì avvenne; essendosi i banditi di cotesti

cibi nudriti, rimasero tutti morti con maravigliosa consolazione di

Sisto, il quale pareva che, per l'allegrezza, non potesse capire dentro

la pelle!

E se a taluno piacesse conoscere per qual modo ne avessero odore i

banditi, ricordisi di quanto avvertimmo sul principio del capitolo;

l'oste cortese aveva trovato modo di avvisarneli; certo, se gli avesse

traditi, egli avrebbe ottimamente meritato della legge scritta, ma nel

cuore dell'uomo fu impressa una legge che dice: -- tu non tradirai; -- nè

distingue tra colpevole od innocente; però vuolsi notare come la

medesima legge abbia ordinato eziandio: -- tu non ti accompagnerai con

quelli di cui i passi vanno fuori di strada.

E poi, ove l'oste fosse mancato, vigilava la figliuola, la quale dei

banditi non mirando che la parte, diremo così, eroica, e non volendone

considerare altra, a molti di loro portava affetto fraterno, per uno

sentiva passione, la quale, non che altrui, non osava confessare a sè

stessa; l'amore pari al sole co' raggi suoi abbella ogni cosa. La

giovane, vestiti abiti maschili, col favore della notte si confuse

insieme agli altri, e, prima che aggiornasse, trovò modo per via di

tragetti a precorrere ed ammonire i suoi protetti.

Avendo preso a dettare questo racconto non ci sembra inopportuno di

mettere taluna parola intorno al bargello Angelotto, sia per dare a

conoscere i tempi suoi, sia perchè questo personaggio tiene parte assai

importante nel dramma ch'esponiamo. Costui nacque di popolo, non però di

plebe, e fu giovane aggraziato, non senza lettere; anch'egli bandito un

tempo, e, se non famoso, almanco infame per molteplici misfatti, dove la

rapina contrastava alla ferocia: caduto in mano della Corte, guai a lui

se avesse imperato Sisto V! chè a questa ora saria stato libro, e chi sa

da quanto tempo, letto; il caso per sua ventura successe sotto Gregorio

XIII, però, essendosi adoperati scudi e di molti, e femmine, ed altro

che non si dice, prima si spuntò a salvarlo dalla forca, e dopo alcuno

spazio di tempo, sempre in grazia dei soliti santi, anco dalla galera, a

patto ch'ei si mettesse sbirro; ed egli accettò, considerando ormai come

la sua vita non potesse girare che sopra questi due arpioni: o stare in

galera, o mandarci. Il primo delitto, e le cause del misfare questi: il

poco sapere lo rese presuntuoso; e reputandosi pertanto superiore ai

compagni, male si recò a tedio il mestiere paterno; anch'egli vide

cocchi, cavalli, e ricchi armeggiamenti, e sontuose cavalcate

turbinarglisi intorno agli occhi come cerchi di fiamma infernale, dagli

usci appena schiusi tuffò lo sguardo nelle sale dorate dove gli balenò

lo spettacolo di festini, di balli, di donne stupendamente formose, e di

voluttà non sapeva se divine, ma senz'altro sovrumane, e ad ogni modo da

lui non gustate mai; e dal gaudio di tante delizie egli bandito come

Caino dal paradiso terrestre. Le cento e forse le mille volte,

guardandosi entrambe le mani, aveva detto: con queste dieci dita io

disfarò i dieci comandamenti della legge di Dio; tuttavolta il suo primo

delitto non mosse da ferocia, da vendetta, e nè manco da cupidità; lo

generò il benefizio; essendosi ridotto in certa casa dove si giocava

allo sbaraglino, prese parte al gioco, e ci provò la fortuna contraria;

certo giovane amico suo, a cui pareva avesse messo il maggior bene del

mondo, notando come gli fosse venuto meno il danaro, per tentare di

ricattarsi, gliene profferse, ed ei lo rifiutò borbottando; si trasse da

parte col cuore grosso di odio, e poichè il giovane amico, favorito

dalla sorte guadagnava colpo su colpo, il diavolo finì per cacciargli le

mani dentro a' capelli; usciva fuori di sè; lo attese al varco, e lo

uccise.

La giustizia, per quante ricerche instituisse, ed a quei tempi ne faceva

poche, non venne a capo di scoprire il colpevole, però che avendo

trovato addosso all'ucciso le anella e i danari, stimarono il caso

accaduto per gelosia di donne, o per altra nimicizia; onde il sospetto

non poteva mai cadere sopra Angelotto riputato intimissimo suo, il

quale, quando cotesta febbre dell'anima gli fu un poco queta, si sentì

sconvolto; e nelle notti vigili, si vide comparire dinanzi lo spettro di

lui a maledirlo pel fiore dei suoi anni reciso a tradimento; ed egli

piangeva, e buttatosi a terra del letto s'inginocchiava sul pavimento, e

camminando su i nudi mattoni traeva dietro allo spettro domandando

perdono. Stupendo a dirsi! E' si trovò come strascinato a nuovi delitti

per attutire il rimorso di cotesto primo, cocente troppo ed

insopportabile; poi anco l'anima fa il callo; nè giovò poco a consolarlo

la fede, ch'egli professava fermissima, che Dio, mediante certi suoi

angioli ed arcangioli, tenesse i libri a partita doppia di ogni vivente,

dove da un lato registravano il loro _dare_, e dall'altro il loro

_avere_, onde sperò saldare il conto per via di messe, offizi da morto,

ed altri preci siffatte; la quale fede gli crebbe due cotanti quando di

bandito si trasformò in bargello: anzi, per parlare giusto, bisogna

dire, che s'egli si propose di menare strage, e la menò, dei

comandamenti della legge di Dio, ebbe poi sempre riverenza ai precetti

della Chiesa, nè ardì contraffarli; si confessava una volta l'anno

almeno, di elemosine si mostrava prodigo come un ladro; non ci fu caso

che mangiasse mai carne il venerdì, nè il sabato; su la persona portò

sempre medaglie benedette, ed _agnus dei_, e queste a Roma in cotesti

tempi, ed anco ai nostri, si riputavano virtù capaci a lavare bene altre

colpe, che non erano quelle commesse dall'Angelotto.

Egli si era fatto portare un boccale di vino, così per non parere, più

che per altro, dacchè se ne stesse intatto dinanzi a lui, ed egli solo

dentro una stanza con la manca si reggeva la testa mentre con lo indice

della destra andava segnando linee sopra la tavola; carattere diabolico

quello, però che ogni linea significasse morte procurata con le infinite

guise fin lì scoperte dall'uomo, che non erano poche, quantunque poi le

sieno cresciute fuori di misura, e gli premeva affrettarsi perchè adesso

davvero gli toccava dire: _morte tua vita mia_; e stante il colpo

fallito, e le sopraggiunte angustie affrettava co' voti l'arrivo dei

bargelli compagni, quanto poco prima gli aveva desiderati lontani.

Però il Riccio e l'Arrichino non si fecero troppo aspettare, che

regnando Sisto, camminavano tutti più che di passo; e la parola

_impossibile_ egli aveva cancellata dal suo dizionario: in due recavano

rinforzi di altri trecento miliziotti e sbirri: riunite le squadre

sommavano a seicento: proprio per quei tempi uno esercito.

Tosto si chiusero nella stanza per fermare tra loro il modo della

impresa; nè sembra che leggermente e presto si mettessero d'accordo,

perchè dibattendo ora questa, ora quell'altra cosa, si condussero a

buio: avendo chiesto lumi e vino, l'oste colse la occasione a volo per

vedere se spillava covelle, e da prima lo sperò essendogliene porto il

bandolo da Arrichino, il quale gli chiese:

-- Che tempo fa compare?

-- Il sole è ito sotto, che pareva il capo di san Giovambattista quando

fu presentato a Erode dentro un catino di sangue....

Arrichino ch'era guercio, e bolognese, e per arroto sbirro, gli cacciò

addosso gli occhi stralunati, e subito dopo pigliatolo pel braccio lo

spinse fuori della stanza dicendo:

-- Tu l'avresti a saper lunga il mio uomo. --

Subito dopo si fece alla finestra per ordinare agli sbirri raccolti

intorno alla osteria:

-- Non esca persona; a cui trasgredisce, addosso -- di poi speculò il

tempo diligentemente, e tornato dentro soggiunse; -- stanotte avremo

tempesta, forse fra tre ore; quattro non istarà; direi non dessimo tempo

al tempo.

-- Sta bene, rispose Angelotto.

-- Anch'io ci sto, dal canto suo soggiunse il Riccio.

Allora Angelotto, ch'era a capo di tutti, scese, e salì sul muricciolo

allato alla osteria; non visto, e non vedendo gli altri lanciò nel buio

queste parole:

-- O gente dabbene, il tempo stringe; tre degli otto giorni assegnati da

papa Sisto se ne sono iti; se non gli portiamo, prima ch'ei spirino, una

dozzina di teste di banditi, e' le farà mozzare a una dozzina di noi

altri; oltre la dozzina, per ogni capo di bandito ha promesso la mancia,

e papa Sisto è uomo di parola: però il migliore avanzo voi avete a

contare di farlo su quello dei banditi: alla più trista badate che non

vi accada come ai pifferi di montagna.

Questa concione non sarà raccolta da verun maestro di rettorica; persona

oserà proporla di esempio ai giovancelli di liete speranze, e tuttavia

ricercò tutto le passioni alte e basse del cuore degli sbirri: così una

mano anco inesperta, strisciando sul gravicembalo, ha virtù di cavare

suono da tutti i tasti.

Dalla parrocchia vicina si udivano i rintocchi della squilla che

annunzia la prima ora della notte; l'ora dei morti; pareva che ella

singhiozzasse, ed in mezzo ai singulti lanciasse pei cieli la domanda

cotidiana: _perchè fu aggiunto un altro giorno al cumulo dei giorni di

dolore e di miseria? perchè l'alba qui si affaccia sempre ridente come

la donna straniera di Salomone, che tende insidie al giovane inesperto?

Qui si avvicenda la eterna promessa con la eterna menzogna_. Quando la

squilla ebbe lamentato un pezzo, tacque sfinita, e le sue ultime

vibrazioni si spensero nell'aere come il dì del quale annunziava la

fine; cascò goccia senza peso, spazio senza misura nello infinito della

eternità. E le stelle, che poche e a malincuore comparvero sul

firmamento, simili a schiave tratte alla catena, già dileguaronsi nel

buio, chè oblio e buio fanno ciò che può dirsi la libertà dello schiavo.

La traccia unica rimasta di loro sopra la terra sono le rugiade, lagrime

che chiamano lagrime; e sia così, dacchè se le stelle, queste splendide

figlie del cielo, non si pigliassero cura di piangere sopra i nostri

morti, chi bagnerebbe amoroso la terra sotto la quale riposano le ossa

di Francesco Ferruccio? Santa Croce possiede tombe per diverse e

molteplici manifestazioni dello ingegno antico, ne avrà qualcheduna

forse dello ingegno moderno, ma fin qui è vedova del sepolcro di

Francesco Ferruccio. Forse non si reputa per anco dagl'Italiani, risorti

con _licenza dei superiori, e il visto dei Riformatori dello studio di

Padova_, il sangue versato per la Patria gloria d'Italia? O forse sangue

di popolo non merita onore di memoria? Resta dunque, o Ferruccio, sotto

le grondaie della Chiesa di Cavinana, e nel cuore del popolo; certo

monumenti non superbi questi; non costruiti dalla moneta accompagnata da

una lacrima, e sincera; perchè pianta da cui per paura ebbe ad

assottigliarsi il pane a fare splendido il lutto degli uomini dichiarati

grandi per partito municipale vinto a fave bianche e a fave nere...

Incomincia a sentirsi per la notte una smania come di cui male sta e

teme peggio Il ventipiovolo inquieto commove le fronde e le piante,

donde esce un lagno indistinto e nondimanco pertinace: il poeta desolato

potrebbe credere che il genio della pazienza offesa si sforzi

d'insegnare ai mortali il modo di ribellarsi con frutto dalla

onnipotente tirannide, e non sappia poi formare accenti umani, o preso

da terrore balbetti le parole.

Le squadre degli assalitori avevano a circondare le falde del monte a

larghi intervalli, per istringersi poi mano a mano che salivano, ma come

suole, ottimo disegno in concetto, nella pratica compariva impossibile,

perchè troppo largo il giro, e rotto qua da torrenti, là da bricche;

tuttavia come venne loro imposto fecero, così salirono buon tratto di

via taciti con la mano chi sul draghetto della miccia, chi sul grilletto

della ruota, però che allora quello che noi diciamo _acciarino_ non

fosse anco inventato, ed altri pronti a conficcare in terra il puntale

della forcina sul quale avevano adattato gli arcobugi loro.

Di un tratto un lampo ruppe il buio, fu il primo colpo, dopo quello il

fuoco straripò a modo di fiumana, molti i tiri dalla parte degli

assalitori, ma inefficaci; scarsi quelli degli assaliti, e apportatori

sempre di ferite o di morte, dacchè essi da fermo traessero, dietro i

tronchi degli alberi si riparassero, e gli altri procedessero alla

scoperta; dalla parte degli sbirri si udivano gemiti, preghiere, e voci

lamentevoli di cui cascava; da quella dei banditi non si sentiva alito,

e sì che qualche ferito, e qualche morto avevano avuto anch'essi, ma i

feriti si cacciavano in bocca i lembi del mantello od altro togliendosi

la facoltà di gridare, forse chi sa per tema di nocere ai compagni, o

piuttosto per sospetto, che il compagno a canto gli mettesse le mani

addosso e lo spogliasse. L'uno e l'altro può essere; chi se ne intende

scelga.

Uomini e lupi però costumano ad un medesimo modo; quando sono feriti si

danno addosso.

Ferveva l'opera della distruzione, e fin qui con la peggio degli

assalitori, allorchè taluno di essi si avvisò tagliare qualche ramo di

pino, e accenderlo per vedere almeno dove mettessero i piedi; non lo

avesse mai fatto! però che servendo i fuochi per punto di mira, la morte

rovinò a modo di gragnuola in mezzo a loro; gettarono via i maluriosi

tizzoni, e da capo gli avvolse la oscurità.

Ma adesso era venuta la volta del cielo, il quale, quasi provocato,

sembra che intendesse mostrare di faccia alla sua quant'è inane la furia

dell'uomo; con immenso baleno si squarciò da un punto all'altro tingendo

ogni cosa di color sanguigno, e subito dopo un tuono parve schiantasse i

cardini del mondo, poi giù a rovescio grandine, acqua, e con assidua

vicenda saette, lampi e tuoni: non per questo rimisero punto gli sbirri

la rabbia della persecuzione; anzi la crebbero, al fine primo della

impresa non pensavano più, adesso appetivano solo la vendetta; di vero

alla luce sinistra dei folgori ora vedevano stramazzare agonizzante un

compagno; ed ora, più orribile aspetto, miravano gli uomini di scorta ai

muli portatori del vino avvelenato ciondolare appesi pel collo ai rami

degli alberi secondochè l'impeto della bufera gli sbatacchiava.

Quantunque però ci si mettessero coll'arco del dosso è da credersi, che

gli sbirri non l'avrebbono sgarata se prima la banda di Arrichino, e

dopo poco l'altra del Riccio non avessero investito i masnadieri dal

fianco destro e dalle spalle; allora Paolo conobbe in un attimo, che non

bisognava appillottarsi, e in meno che non si dice _amen_ ebbe ordinato

si ritirassero nei luoghi più alti, dove per balzi dirotti l'accesso si

faceva piuttosto disperato che difficile, e vi erano di lunga mano

allestite l'estreme difese.

Dall'una parte e dall'altra si sentivano stanchi, però, quasi per

accordo tacito, accadde una tregua, durante la quale gli sbirri

ripararonsi come poterono sotto gli alberi, i banditi nei ridotti dove

si rinfrescarono di polvere e di piombo, mentre gli altri con pena

infinita poterono preservare la polvere da bagnarsi, non però dal

restarne inumidita.

Di asciugarsi le vesti, anzi spremere l'acqua dai capelli non era il

caso e non ci pensarono nè meno, solo tentarono col dito se le coltella

tagliassero, e con queste ammannironsi alle ultime prove. E poichè lo

starsi si fece di corto più grave del moversi, stantechè la procella

durasse a imperversare più fiera che mai, si levarono urlando: --

ammazza! ammazza! -- proprio a mo' che i lupi si sferzano i fianchi con

la coda per darsi coraggio. E veramente di molto ardire era mestieri

adesso non solo contro gli uomini, bensì contro il cielo, che diluviava

saette, e grandine mescolata coll'acqua, le fonti schizzavano getti, e

fischiavano pari ai flagelli delle furie, il torrente ruggiva a sbalzi

di roccia in roccia, come leone che fugga spaventato, le fronde degli

alberi turbinavano stridenti quasi chiome agitate dalla disperazione:

non più di voci che sonassero lagni andavano pieni il monte e le valli,

bensì di stridi di rabbia, di furore e di sterminio quali sono o si

finge abbiano ad essere dentro lo inferno: che in questi tormenti della

natura le anime dei morti escano dai sepolcri a empire di dolorosi guai

i luoghi dove trassero la vita non credo, nè piacemi dare ad intendere

altrui, ma che un elemento spirituale diffuso pel creato si addolori

commosso dalle convulsioni della natura potrebbe darsi, nè vi ha cosa

che c'induca a negarlo.

Ormai i sentieri per salire in alto o non si trovavano, o scarso, e

questi dirotti o lubrici non meno pei rigagnoli delle acque, che per la

belletta menata giù dal monte: anco qui orribili aspetti rivelò di

tratto in tratto la luce dei lampi; uomini sfracellati da una pietra nel

capo annaspare per l'aria con le mani come fa il naufrago piombando giù

nello abisso; altri capovoltarsi sdrucciolando e rotolare a saltelloni

di sasso in sasso fino alla falda del monte; chi rimanere appeso

ciondolone da una macchia come bestia al gancio del beccaio, ad altri,

altri casi, e tutti da mettere il ribrezzo addosso al solo pensarci. Tra

i molti offersero un molto terribile gruppo due: avendo uno sbirro

superato un giogo, si spinse innanzi per levarsi dal pericolo di ruinare

nel precipizio, ma fatti appena una diecina di passi, ecco serrarglisi

addosso un bandito e stringerlo fra le braccia, lo sbirro sottentra e lo

ricinge alla vita, così avviticchiati insieme scotonsi, scrollansi, di

qua e di là sbattacchiansi, ora tentano levarsi in alto e soffocarsi, ed

ora framettendo la gamba alle gambe, o picchiando forte del tallone

nelle giunture si sforzano a sternare l'un l'altro; la vicenda assidua

del buio e della luce dei lampi ora sanguigna, ora bianca, ed ora

verdastra palesava i sempre vari atteggiamenti dei lottatori, la rabbia

di che andavano invasi, come pure il pericolo, che di momento in momento

li minacciava, imperciocchè il bandito guadagnando terreno spingesse lo

sbirro spossato vicino al dirupo, quegli caldo della vittoria non ci

avvertiva, o se pure lo avvertiva, non gliene importava, all'altro sì,

che spaventato gridò:

-- Bada, precipitiamo....

-- All'inferno! urlò il bandito; e giù di fascio rotoloni ambedue; nè le

percosse delle roccie dove stracciavansi valsero a far sì, che si

staccassero; all'opposto il bandito (ed anco questo si vide allo

sfolgorare di un lampo ) ficcò i denti nella gota allo sbirro, e vuolsi

credere, che in cotesto sforzo dell'odio spirasse l'anima.

Pari in orrore, se non forse più strano, questo altro caso; uno sbirro,

con le mani aiutandosi e co' piedi, dopo inaudito travaglio di scheggia

in ischeggia già arriva alla sponda estrema della rupe, già vi pone la

destra, dopo la manca, e raccogliendosi in sè già spinge la persona in

alto per sopramettere il petto al ciglione; un bandito che lo mira a un

tratto, piglia con ambedue le mani l'archibugio per la canna, e quanto

può leva le braccia in alto per dargli del calcio nel cranio: voglioso

di acconsentire con ogni sforzo al colpo, allarga le gambe sporgendo

innanzi la destra e si curva. -- Qui si fa buio; e chiunque si trovò

presente al caso, ormai al chiarore del nuovo lampo teneva per fermo o

non avrebbe più veduto lo sbirro, o lo avrebbe visto rotoloni per

l'aria, quando con maraviglia pari allo spavento contemplò lo sbirro

salvo, e il bandito tracollato giù nel precipizio, e questo accadde in

grazia della intrepidezza, o piuttosto dello istinto di conservazione

dello sbirro, che lo mosse a stendere la mano, ed, agguantata la gamba

al bandito, con supremo anelito tirarla a sè, onde costui troppo in

cima, su terra sdrucciolevole, diede la balta, e l'altro, che si potè

mantenere attaccato al vivagno, di un salto fu sopra e si salvò.

Per questo caso presero tanto animo gli sbirri quanto ne perderono i

banditi; nè, superate una volta le alture, restava modo alle difese,

però che quelli troppo vincessero di numero i secondi, i quali adesso si

vedevano ridotti a venti, e nè manco tutti illesi. Paolo allora pensò

allo scampo, e due e tre volte cacciava fuori fischi acutissimi, segnale

ai banditi, perchè, cessato il combattere, riparassero alla caverna,

asilo fidatissimo negli estremi accidenti; al fianco suo erano rimasti,

fin lì non tocchi, Ciriaco e Maria la figliuola dell'oste, la quale in

cotesta notte mostrò esserle l'arcobugio assai più familiare della rocca

e del fuso; e quante volte Ciriaco per bontà d'indole, o per altro

affetto presumeva farle schermo del proprio corpo, ella tirandolo da

parte gli disse dispettosamente:

-- O che credete che io non sappia come voi mettermi a repentaglio? O

immaginate, che stimi la mia pelle più cara della vostra? In là... in

là... ch'è tempo perso, ognuno di noi nacque con la sua morte in tasca.

--

E sembra proprio che la deva andare così, però che ella, mentre stava

per voltarsi al segno del capitano, si sentisse colpita di sotto al lato

manco; nè tanto potè tenersi, che non prorompesse in uno strido, e

subito dopo girando sopra sè medesima stramazzò.

-- Maria è cascata, disse Ciriaco a Paolo.

-- Lasciala stare; ne cascarono tanti, rispose Paolo.

-- No: vado a pigliarla. --

-- Lasciala, la traccia del sangue ci scoprirà.

-- No: se ci è verso la vo' salvare....

-- Se capitasse viva in mano agli sbirri potrebbe farci la spia; va bene,

vengo teco a pigliarla.

E andarono. Presto, presto, Paolo le fu al fianco, dove, piegato un

ginocchio a terra, interrogò:

-- Siete ferita?

-- Oh! signore sì, mi sento morire....

-- Versate di molto sangue?

-- Per di fuori... no... non pare....

-- Badate a non tracciare col sangue la via agli sbirri; avete nulla

addosso per fasciarvi?

-- Sì. --

-- Ciriaco aiutala a fasciarla, e stringi forte; -- dopo queste parole

Paolo tentò il terreno per conoscere se fosse bagnato di sangue, poi unì

insieme le dita avvertendo se restassero appicicate, nè questa prova

bastandogli gustò con la lingua l'umidore, e parve assicurarsi; allora

diè mano a Ciriaco per rilevare Maria, la quale essendosi costoro recata

sopra le braccia conserte portarono via a precipizio.

Gli stessi banditi ebbero a penare non poco, prima che nel buio

trovassero la caverna, la quale non abitavano già cotidianamente,

serbandola, come ho detto, per estremo rifugio; al fine, trovatala,

presero a rimoverne dalla bocca le marruche, e ogni altra ragione pruni,

che per natura e per arte vi erano cresciuti foltissimi; passati, li

raddrizzarono, e intrecciarono; lì presso, uguale il roveto, e per buon

tratto esteso, onde quasi disperato rintracciare la caverna nel dì, pel

buio poi impossibile. Appena penetrava nella caverna il bagliore dei

lampi, dacchè la tempesta imperversasse tuttavia, però tanto bastava a

far sì, che i banditi disposti in mezzo cerchio, con un ginocchio chino,

atteggiati in varie guise, tenessero gli occhi aguzzi e le bocche degli

arcobugi rivolte allo spiraglio.

Gli sbirri, poichè dopo molto altro trarre si accorsero che i banditi

erano scomparsi, cessato il timore di essere presi di mira, smaniosi per

la rabbia, che scappasse la fiera, ripresero a tagliare schiappe di

pini, e con quelle accese cominciarono a frugare bramosamente le

macchie; chi avesse veduto quelle strane sembianze correre su e giù per

la foresta con quei fuochi sinistri nelle mani e udito gli urli ferini,

che mescevano con lo strepito dei tuoni, e il fragore delle fronde

sbattute, e delle acque, certo avria immaginato di trovarsi nel

Citerone, o su lo Ismaro mentre le Menadi correvano furiando sotto la

sferza del Dio che le agitava; di vero, se i miliziotti non ispingeva

ebbrezza di vino, erano mossi dalla ebbrezza del sangue, della ferocia e

dell'avarizia; ma ora che ci penso, anco le donne tessale e tebane, se

nelle corse matte occorrevano in qualche uomo, lo stracciavano, e fitto

il capo di lui sur una picca portavano a processione; così pare provato

che uomini e donne, digiuni od ebbri, tranquilli o maniaci fossero

sempre micidiali del sangue loro. Forse muterà un giorno, anzi io ci

credo, non mica perchè faccia capitale sopra la benevolenza, ma sì sopra

lo ingegno malvagio degli uomini, che nell'arte di distruggersi andando

sempre innanzi troveranno modo di potersi sterminare in un attimo,

allora, ma non prima di allora, dando spese al cervello, brontoleranno

sempre, e non si morderanno mai.

Non una o due, bensì delle volte più di dieci gli sbirri passarono e

ripassarono davanti la bocca della caverna, anzi uno di loro prese a

sbrattare la rosta, ma, trafitto da un pruno, si rimase bestemmiando. E'

fu giusto allora, che la povera Maria, travagliata da febbre mortale,

vagellando prese a lagnarsi, e in mezzo al delirio ricorrendole alla

mente le cose, o gli affetti che più la tenevano presa, ricordò la madre

defunta, e la Madonna; sovente fu udita raccomandarsi a un signor Paolo,

pel quale pareva ella nudrisse non minore paura, che passione; per

ultimo l'atterrivano le pene dello inferno, e supplicava le menassero il

prete, affinchè, confessati i peccati, potesse ridursi in luogo di

salute. Paolo, che, caso fosse o consiglio, le stava allato; da

principio le disse: -- taci; -- ma poichè vide il comando riuscire

indarno, stese la mano, ed ebbe compreso la donna travagliarsi negli

spasimi supremi; allora adagio adagio ei scinse la fascia, che portava

attorno la vita, e fecene groppo, il quale poi soprappose alla bocca

della misera donna; nè punto lo rimoveva, al contrario sempre e più

sempre ce lo pigiava, procurando che non pure il rammarichío ma nè anco

l'alito si potesse sentire.

Ventura volle, che ora i tre bargelli s'incontrassero poc'oltre di là, e

subito prendessero a favellare. Primo fu Arrichino a dire:

-- E' mi pare che dobbiamo appendere il voto alla santissima Vergine di

Loreto se la è andata a finire così.

-- Che noi ce ne abbiamo a vantare, ciò sta nelle regole, riprese il

Riccio, ma tra noi buttiamo carte in tavola; se non eravamo un esercito

ci rimanevamo tutti. -- E l'altro:

-- Caro mio; tu non ti contenti mai; io avrei voluto vederci un po' uno

di quei colonnelli famosi, che vanno per la maggiore sia francese, sia

spagnuolo... nella notte... in mezzo alla tempesta che appena cessa...

abbiamo superato rupi da disperarne le capre; il nemico disparve, il

campo è nostro.

-- Certo è sparito ma non fu sterminato; ci rimase il campo, ma ci tocca

a lasciarlo subito se non ci vogliamo morire di fame e di freddo...

quanto a morti e feriti, io vo' restare ammazzato se per dieci sbirri e

miliziotti noi avremo un bandito....

-- Abbi pazienza Riccio, cominciò Angelotto, ma tu guasti l'arte: a noi

basti vincere, ho sempre sentito dire, che si aguzzò il piolo sul

ginocchio chi pretese stravincere, e in due parole io ti chiarisco; il

Papa pagherà gli sbirri, finchè ci saranno banditi; e sta sicuro di

questo, che dopo l'ultimo bandito egli impiccherà l'ultimo sbirro....

-- Incomincio a capire, e mi pare che tu abbia ragione.

-- Lo so anche io, che ho ragione, e bada a questo altro: domani quando

raccoglieremo le teste dei banditi, un paio di dozzine e' ci hanno da

essere....

-- Per me crederei di no.

-- E tu credi così perchè tondo nascesti e tondo morirai, chi ti para a

mescolare co' capi dei banditi qualche testa di sbirro? Le non si

distinguono le teste come sono tagliate, massime quando piglia a

disfarle la morte... allora un ladro vale quanto un vescovo, e ci è da

sbagliare....

-- Dici bene tu, ma se taluno ci fa la spia... con Sisto, Domine aiutaci!

-- Restando la cosa tra te, me ed Arrichino non si ha da temere

tradimenti; e di grazia a che pro tradirci? Sisto promette alle spie

Roma e Toma, e anco le paga, ma se tu ci hai avvertito, presto o tardi

le agguanta, e solo che inciampino in un filo di strame e' vanno a

finire al canapaio, però messe a monte le altre ragioni, basta questa

per noi a tenerci la fede.

-- Anzi, osservava Arrichino, tra le teste dei banditi non potremmo

trovarne una giovane, e dare ad intendere che fosse dello stesso

Venanzio...?

-- Io la tengo per cosa da non ci pensare, rispose Angelotto, perchè il

Papa sa ch'egli è bellissimo, di capello biondo d'oro, e forse gli hanno

dato altri segnali di lui: anche te ammonisco a non volere stravincere.

--

Il Riccio allora come studioso di non iscapitare nella reputazione di

mascagno soggiunse:

-- Di' un po' Angelotto, le taglie promesse si avranno a spartire fra

coloro che rimasero vivi? --

-- Ma sicuro, i morti non contano, e poi hanno sempre torto marcio.

-- Giusto come pensava anch'io! Dunque meno che saremo e più ci toccherà?

-- Per lo appunto a quel modo.

-- Allora, sarei di avviso, che ce ne tornassimo addietro noi altri; ai

passi metteremo guardie, nè grosse, nè sottili, perchè i banditi non ci

possano sgusciare di mano: voi vedrete, che, come aggiorna, da qualche

buco scapperanno fuori cotesti dannati a fare impeto su le guardie per

mettersi in salvo; e noi gli lasceremo arrabattare un pezzo fra loro,

perchè per ogni bandito che casca morto le taglie crescono, e per ogni

sbirro che pigli la via dell'altro mondo meno ci tocca a spartire....

-- Non è mica pensato male, sai? Ma ci ha di mezzo l'anima, Riccio

mio....

-- Ed anco a questo ho avvertito... non ti sembra che si possa aggiustare

la faccenda con qualche messa?

-- Sicuro... con le messe... e gli uffizii. --

Così rimasti d'accordo, ordinarono alle squadre rifacessero i passi;

domani a giorno chiaro sarebbero tornati a seppellire i morti ed a

mozzare il capo ai banditi, e tutti insieme scesero cantando canzoni,

dove, ad onta della parola, per paura di Sisto, pudibonda, non

iscaturiva meno sfacciato il concetto; tanto l'aspettazione del poco

danaro delle taglie valeva a soffocare il senso di angoscia presente e

del pericolo trascorso, anzi il dolore pei compagni perduti e il rimorso

della strage menata!

Paolo levò tardi la mano di su la bocca di Maria; allora solo, che il

vento non gli portò nè manco il susurro del canto degli sbirri che si

allontanavano, e Maria da parecchio tempo non respirava più. Levatosi in

piedi Paolo favellò in questa sentenza ai compagni:

-- Se vi abbia voluto bene e vi ami, voi lo sapete, però non dico nulla

dell'angoscia che provo a dovervi parlare siccome faccio; fratelli miei,

e' non ci vedo caso, bisogna separarci. Ora un acquazzone ci rovina

addosso; passerà, e la prudenza insegna di aspettare al coperto, che

smetta; non possiamo mica fare alle capate co' muri. Papa Sisto in

questo quarto di luna vive in pace con la Spagna, i Viniziani, il

serenissimo di Toscana, insomma con tutti; l'accordo dei gatti fa la

tribolazione dei topi: ma quanto durerà egli? Staremo a vedere; intanto

il punto giace nello scansare la forca, figliuoli miei, e attendere

tempi migliori. Dividiamoci dunque per ritrovarci con meno tristi

auspici più tardi, voi conservatemi la vostra benevolenza, com'io vi do

pegno di perdurare nella mia; se ho commesso qualche errore, ne chiedo

perdono prima a Dio, poi a voi altri; voi sapete che verun uomo può

vantarsi perfetto: pensate se io! Il patrimonio comune, ch'io rivenni al

verde, mi sembra, che se non risponde ai desiderii vostri (e questo

sarebbe un po' difficile), pure ora sia tale da potervene contentare;

adesso lo dividerò tra voi, qui lascerete le armi, gli argenti, e gli

ori lavorati, come pure le gioie, chè per queste cose voi cadreste

facilmente in sospetto, e ricordatevi che i sospetti mettono i pioli

alla scala di compar Gigolo. Dell'oro monetato fate tre parti, una

darete al prete per la faccenda dell'altro mondo, la seconda al giudice,

caso mai vi fastidisse nella faccenda di questo mondo, la terza serbate

per voi. Rendetevi terziarii di San Francesco, o meglio torzoni in

qualche convento; quello che si fa con la veste corta del bandito, il

tonacone del frate sembra tagliato a posta per coprire: se vi occorre

barattare moneta, cercatene al priore, o al sagrestano, e a patto che

non istiate su lo spiluzzico a riscontrare il danaro del cambio, egli

non vi tradirà; non vi confidate mai con donne, e i capelli non vi

saranno tosi da altri, eccettochè dal barbiere; fate la carità in

segreto, e Dio, che la vede anche al buio, vi ricompenserà; godete anche

in segreto, perchè allora il bargello non lo saprà: e mastro Gigolo non

v'impiccherà. --

A considerarlo bene come merita, non si può dire, che questo discorso

abbia virtù di movere troppo gli affetti, e tuttavolta i banditi

piangevano _a sprone battuto_. Tanto è, uno scampolo di tenerezza la

possedevano anch'essi; e....

-- Capitano, fra i singulti dicevano, e avrete cuore di lasciarci

così...?

-- Figliuoli miei, e' mi pare che sia bazza per noi lasciarci a questo

modo.

-- E finchè voi non tornate noi avremo a dormire interrati come le

testuggini?

-- Oh! no, come le vipere, per mordere più velenose a primavera.

Acceso un lume, cavarono con le zappe di sotto terra una cassa, e

presero a spartire il danaro noverando per ogni uomo un ducato. Quando

toccò la volta di Ciriaco, Paolo disse:

-- A te Ciriaco. --

Ma Ciriaco non era quivi, e Paolo rinnovò la chiamata; allora Ciriaco

sbigottito rispondeva con voce lamentosa:

-- Capitano, Maria è morta... non so che farmi della moneta.

-- Vien qui tosto, che la si sveglierà più che non vorresti.

-- Io vo' vedere se dorme, o se è morta Maria.

-- E tu sta ad aspettare che si risvegli....

E mise su la tavola il ducato; quando ebbe a contare sè, si mise da

parte, onde i banditi notarono:

-- E voi, Capitano, e voi?

-- Io, povero qui venni, e povero io voglio morire, Dio provvederà....

-- Questo non patiremo mai.... voi avete a pigliare la parte doppia...

sì, doppia..... doppia vogliamo.

-- Intendete contendere meco all'ultimo? Duro vostro capitano,

obbedite....

Chinarono il capo, brontolando forte: per poco non s'insanguinarono a

ributtare la moneta, che pure essi avevano con mani sanguinose

arraffato.

Venuti al fondo della cassa, Paolo la gittò all'aria dicendo

allegramente:

-- Fiera finita; le botteghe si chiudono.

-- Capitano, o signor Paolo, interruppe qui Ciriaco, Maria non dorme, io

vi accerto ch'è morta.

-- E che conti a me? La ho uccisa io? Te la posso risuscitare io? Piglia

questa moneta e consolati; se non puoi consolarti chetati. -- Compagni,

su, non ciondolate; per quanto udii, la via del torrente rimase libera;

una volta che abbiate messo il piè sul ciglione si trova il viottolo

anco ad occhi chiusi.

Tolsero funi e ferramenti preparati al bisogno, e usciti fuori con molto

riguardo dalla caverna, si condussero su la sponda della rupe, traverso

le spaccature della quale ruggiva il torrente; i fianchi di lei per

lungo tratto erano tagliati a picco, e lisci così, che meglio non saria

potuto farsi per via di pomice, poi occorreva una maniera di cornice

capace al passo mala pena di un uomo, che di ora in ora serpeggiando

s'incassava nei fianchi del dirupo per riuscire da capo senza riparo sul

burrone. Aiutaronsi a calare; ultimo volle rimanersi Paolo, sempre

confortando i compagni a pigliarsi cura di sè; a lui non pensassero;

potrebbe scendere dopo gli altri agguantandosi alle funi. Quando tutti

furono discesi, Paolo si affacciò al vivagno gridando:

-- Addio, compagni, l'avoltoio ha da vivere, o morire sul monte... salute

a tutti, e ricordatevi di me.

I banditi tacquero, temendo con le voci loro dare la sveglia alle

scolte, e l'ora, il luogo, e la paura di mettere il piede in fallo

troppo li tenevano stretti perchè si pigliassero cura di altrui.

Paolo, studiando il passo, ritorna alla caverna: qui giunto cava fuoco

dal focile, e accende il lume: ciò fatto, seguendo l'usato costume, si

volta intorno a speculare, e mira Ciriaco, che genuflesso a capo di

Maria, le recitava le preghiere, che, monche e a stento, si richiamava

alla memoria.

-- Oh! Ciriaco, perchè non ti salvi con gli altri?...

Signor Paolo non posso, mi pare che qui mi rimanga il cuore....

-- Diamole sepoltura, e non ci pensiamo più....

-- Non ci pensiamo più, la è presto detta, ma io di Maria non mi

dimenticherò mai, Capitano, mai.

-- Ti premeva molto questa ragazza, Ciriaco?

-- Molto.

-- Ed ella ti amava?

-- No: ella amava voi.

-- Me! Io non me ne sono mai accorto....

-- Me n'era accorto io.

-- Se stava come me la conti, Ciriaco, felice lei, ch'è morta, felici

noi!

-- Capitano, per Cristo! voi parlate da matto... da matto e da peggio.

-- Non ingrugnarti Ciriaco, che io ti chiarisco: saresti stato felice tu

se vivendo ella l'avessi veduta ardere per altri che per te?

-- Non importa, a patto che riviva....

-- E questo dici perchè vivendo ti rimarrebbe la speranza, che un dì o

l'altro di colta o di seconda mano potesse cascarti nelle braccia;

quando poi questa speranza ti venisse spenta, tu l'avresti presa in

odio, forse tu stesso ammazzata....

-- No... no....

-- Ad ogni modo tu avresti concepito rancore contro me innocentissimo, nè

tu sai, o puoi sapere dove questa gozzaia ti avrebbe condotto, e per

noi, usi a palesare i nostri pensieri più col coltello che con la

lingua, ci è da mettere su pegno, che un giorno o l'altro, senza

volerlo, anzi con inestimabile tuo cordoglio, mi avresti ficcato così

tra costa e costa un mezzo palmo di coltello, e morto che tu avessi il

compagno della tua puerizia, -- il tuo padrone, -- il tuo fratello,

saresti stato contento? Avresti vissuto in pace con lei? Sarebbero stati

tranquilli i tuoi sonni dormiti sul medesimo capezzale con la donna che

ti armava la mano al fratricidio? -- Felice te, ed io pure felice,

perchè, dà retta, io avrei fatto certo di queste due cose una: o l'avrei

tenuta, o l'avrei respinta. Se tenuta; nello stato in cui peniamo,

Ciriaco, che diventa per noi una donna? Un demonio se piglia i nostri

costumi, uno sfiancamento di cuore se si conserva mansueta e pia.

Respinta, si rifiniva nell'angoscia? E peggio per lei. La struggeva

l'ira? E ci avrebbe mosso nemici il cielo e la terra, e peggio per me,

per te, per tutti. Dunque sta bene, dove sta: _requiem æternam_. --

Ciriaco arrovellava di sentirsi convincere, voleva trovare una ragione

per rispondere e non la rinveniva; s'industriava formare una parola, e

pareva la lingua e le labbra gli negassero l'ufficio, mentre l'altro

insolentendo nella potenza della favella continuava:

-- Felice lei, ch'è morta tenendo occulto il fuoco di amore, perchè solo

a questo modo e' sembra divino: pensieri soavi, e cari palpiti, e desii

lo alimentano sempre splendidamente vivace, ad ogni istante gli nascono

nuove ali, e, con le ali, nuove forze per poggiare senza quiete in su;

manifestato che sia, brucia ogni cosa e si spenge soffocato nella sua

propria cenere. Felice te! che non provasti che sia doversi vergognare

per l'uomo del tuo cuore, nè tremasti che ogni latrato di cane lo

svelasse alla persecuzione degli sbirri, ed ogni colpo di arcobugio gli

rompesse le membra. Oltraggiata, derisa, tu non ti trarrai per le pietre

e pel fango sotto la forca, dove te conduce l'agonia di carpire a volo

uno sguardo obliquo del marito, e di porgergli un detto, od anco una

voce sola, che gli attesti non tutti maledirlo, e in cotesta arsura di

morte gli scenda refrigerio nell'anima. Felice te! che non ti sentirai

ghiacciare il sangue, per terrore che una parola non riveli al tuo

figliuolo la sua nascita; nè dovrai desiderare che ti si apra sotto la

terra, quando egli in onta dei tuoi sforzi, consapevole dell'essere suo,

ti getterà in faccia come rampogna la sua vita.....

Ciriaco a questo punto recandosi in mano i capelli della morta, che

lunghi e neri le cascavano sopra il petto e le spalle, nello sporgerli

che faceva verso Paolo, tra i singhiozzi sclamò:

-- Così giovane! Signore! così giovane!

-- Mira, ella era più saputa di te. Te lo ricordi? Ora fa poche ore ti

diceva: ogni creatura nasce col suo destino in tasca. Che significa il

tempo? Un palmo più, meno di vita, un anello aggiunto o tolto alla

catena; e tu, Ciriaco, non vorresti piuttosto un'ora come un falco, che

un giorno come un lumbrico? Tra la melma, dove si dibatte, questo non ha

da temere nè anco che un piede lo calpesti, quello senza requie insidia

il piombo de cacciatore.... ma in mezzo al cielo.... fra i raggi del

sole, ben venuta la morte.... Senti, Ciriaco, scaviamole la fossa

profonda, perchè non la offendano le bestie, commettiamola nelle braccia

del Creatore, egli la vestirà ogni anno a primavera di un manto di erbe

verdi, e di margherite; a lui lascia la cura di bagnare con le rugiade

le viole sul capo di Maria; non temere, no; qui verranno uccelli a

lamentare la vergine sparita come stella cadente, -- splendida e

passeggera. E noi, Ciriaco, dalla sua morte caviamo argomento di amarci

e sovvenirci nella vita, dacchè tu amasti lei, ed ella, come tu affermi,

amò me, con questo amore rafforziamo il vincolo che ci lega. Di un'altra

cosa ti avverto; supreme nemiche sono la morte e la vita, sicchè, anco

quando questa abbandona il corpo umano, l'altra pare che si periti a

surrogarla, e così per un po' di tempo la persona non sembra morta,

bensì dormente; ma da un punto all'altro la morte, smessa la paura,

irrompe dentro e ci pianta la sua bandiera; allora torci altrove lo

sguardo, e per Dio non mirarla perchè la faccia che tanto amasti, di

subito tramutata ti spaventerà; ti staranno sempre davanti cotesti occhi

fissi senza sguardo; la immagine dei labbri, che ti sorrisero di amore

tu scaccerai dalla memoria come una tentazione del diavolo. Vuoi

serbarti pio e caro ricordo la donna che amasti?

Velala quando è spenta. Non venire a contesa con la morte allorchè

questa le ha ficcate le unghie nelle tempie; allora potrai rammentarti

la donna dolce parlante, e dolce ridente; allora, come l'amasti viva,

l'amerai morta; forse più.

Paolo favellò assai più cose, e con copia di paragoni, e di figure come

costumano gli uomini ingegnosi quando li commuove la passione, però che

allora sieno tutti poeti, massime in quelle parti d'Italia, che ha in

delizia il sole.

Nè una sola, bensì due passioni tenevano adesso agitata la mente di

Paolo, il rimorso e la paura. Certo, rimorso e paura; anco le campane,

le quali pure sono di bronzo, provano l'azione del caldo e del gelo, nè

il cuore nostro, per duro che diventi, supererà mai il bronzo, e forse

chi sa cotesto era l'estremo crepuscolo di bontà che si abbuiava in quel

tristo; comunque sia, io faccio caselle per appormi che non possiedo il

filo dei laberinti del cuore umano, e nonostante io mi ci avventuro con

ispessezza soverchia come con inanità; bisogna smettere, e a questo io

mi propongo d'ora innanzi attenermi; però mi basti esporre, che Paolo

sentiva paura e rimorso; rimorso di avere forse morta, e certo sospinta

innanzi tempo a morire, Maria; paura che Ciriaco agguardandola non le

venisse a scoprire sopra la faccia alcun segno rivelatore della sua

codarda ferocia. Malvagie passioni in vero, ma che pure avevano virtù di

tenerlo agitato a quel mo', che l'acqua arzente quanto è più ria,

peggiore ebbrezza cagiona.

-- Ma voi, come se in cotesto punto lo percotesse la vista di Paolo, ma

voi come non siete partito con gli altri? --

Paolo si fece per la vergogna vermiglio fino alla radice dei capelli, nè

dove fosse stato più chiaro nella caverna avrebbe potuto celare il suo

turbamento a Ciriaco; improvvido di quello che gli usciva di bocca, così

a strappi ebbe a rispondergli:

-- Io? -- Non poteva darmi pace, che Maria.... certo Maria..... sì,

davvero Maria rimanesse insepolta all'oltraggio delle volpi e dei lupi.

--

Queste parole vinsero il cuore di Ciriaco, e tanto più le credette

sincere, quanto che la stessa esitanza nel profferirle gli dessero prova

di passione, onde rilevatosi si abbandonò nelle braccia di Paolo,

sfogandosi in lacrime. Appena si fu un po' quieto, questi, al quale

coceva avacciarsi, disse:

-- Or bè, Ciriaco mio, seppelliamo la povera Maria e pensiamo ai casi

nostri.

Ciriaco rassegnato andò per la zappa e per la pala, ed ei zappando, e

Paolo cavando la terra, presto ebbero scavato la fossa; allora Paolo si

fece da capo al cadavere, e dopo avergli velato il volto con un panno,

lo prese sotto le ascelle, Ciriaco pei piedi, e lo calarono nella fossa;

e dacchè questi dopo avere commesso alla terra il corpo della sventurata

non dava segno di vita, Paolo, presa la pala, cominciò a coprirla;

quando ebbe finito, battendo la terra col piatto del ferro, disse:

-- Povera Maria, riposa in pace!

Ciriaco si chinò su la fossa e la baciò dal lato ove Maria riposava il

capo, esclamando con ineffabile affetto:

-- Almeno la terra che cuopre la tua santa faccia porti la impronta di un

bacio! --

Trascorsi alcuni istanti Paolo favellò:

-- Orsù Ciriaco, poco avanza della notte, e ci bisogna mettere le gambe

in capo se vogliamo salvarci; piglia l'accetta e cammina in su, fin dove

il fesso del monte si allarga meno, giusto al punto del salto della

capra; là squadra un pino dei più alti, la grossezza non preme, e

comincia tagliarlo al piede; io mi sbrigo di una mia faccenda e ti vengo

dietro.

Ciriaco, senza profferire parola, s'incamminò al luogo disegnato. Ora

diremo perchè Paolo rimanesse; egli, come sovente accade tra i ladri, si

era finto generoso co' compagni per rubare meglio, e vergognando, dopo

aver sostenuto la parte di eroe, in faccia a Ciriaco svelarsi di subito

farabutto plebeo, senza avvertire quello che dicesse gli uscì prima di

bocca il tratto pietoso, il quale esercitò tanta virtù sul cuore di

Ciriaco, ed ora aborriva fargli conoscere la causa vera del suo ritorno.

Egli prese in fretta a scavare in un angolo, ed in breve scoperse un

forzierino, che aprì, e trattene fuori quante gioie vi stavano chiuse se

le rovesciò nelle tasche; d'altro non s'impadroniva, o gli mancasse il

tempo a frugare, o non fossero cose da trasportarsi con agevolezza e

sicuro. -- Compito ciò, raggiunse Ciriaco, che tirava giù colpi da

disperato; sovvenendolo Paolo, di corto atterrarono il pino, e con poche

accettate l' ebbero spoglio dei rami, allora strascinaronlo sul

ciglione, dove dopo averlo con molta fatica drizzato, di una spinta

abbatteronlo sopra la sponda opposta; l'albero, percosso il sasso, ne

levò le scheggie, e saltellò parecchie volte; quando stette fermo lo

rincalzarono con terra, e pietre, offerendo a questo modo il passo sopra

l'abisso. Veramente il ponte era fatto, ma veruno, a meno che non

facesse professione di funambulo, si sarebbe arrisicato traversarlo di

giorno; figuratevi un po' se di notte; ma i nostri personaggi erano usi

a sciogliere bene altri nodi; per la quale cosa Ciriaco, piegatosi col

petto sotto alle costole sul trave, allargò il braccio destro

abbrancandosi forte con la mano diritta, poi con la manca spinse di

scancìo, e adagio adagio il suo corpo scorreva traverso il pino, che non

fu piccola fatica.

Paolo, sotto colore di agguantare fermo il trave, nel mentre che con

ambedue le mani lo teneva, e Ciriaco stava ciondoloni sul precipizio,

andava almanaccando tra sè:

-- Lo butto giù, o non lo butto? -- Se lo butto non reco meco traccia del

passato; cessa ogni sospetto di testimonianza, chè non ritornano i

morti.... Se non lo butto, posso contare di aver quattro braccia invece

di due, e tutto da sè non si può compire...., e poi a disfarmene sono

sempre a tempo..... A tempo!.... Sempre speriamo così, e non succede

mai: costui sembra che patisca di tenerume, e caso mai s'intoppi in

qualche sgualdrina, che gli tiri su le calze, è capace a svertare peggio

di un vaglio; ora se le forche di Roma non mi vanno a sangue, molto meno

mi gustano le napolitane..... dunque mi torna conto a disfarmene. -- E

già stava per dare di un urto nell'arbore; senonchè di repente ritirata

la destra si diede di un picchio nella fronte. -- Cristo! esclamò, per

poco ch'io non la faceva marchiana....... e, se butto giù il trave, come

passerò io. -- Ciriaco è una coppa d'oro; l'amico della mia puerizia: --

poi a voce alta: -- bada a non avacciarti, Ciriaco.... fa per bene....

-- Signor Paolo.... mi trovo quasi in cima... ecco... io sono passato. --

-- Sia ringraziato Dio! Adesso tieni fermo il trave per me..... guarda di

reggere forte, sai...

Passarono entrambi, e di leggieri si ridussero in salvo; il Diavolo, che

aveva dipanato per essi un grosso gomitolo, calumò loro quanto spago

potevano desiderare. Anco i compagni trassero diciotto con tre assi

seguitando a puntino gli ammaestramenti di Paolo: accolti a braccia

quadre nei monasteri, taluno si rimase in cucina, ed altri salì in

pulpito, e celebrò messa, ed ebbe fama di dottrina non meno che di

pietà; però sì gli uni che gli altri affaticarono dentro quei muri la

pazienza di Dio due cotanti più, che nelle foreste, imperciocchè non

solo vi portassero tutti i sette peccati mortali, ma, vivendo co'

monaci, impararono l'ottavo, che è l'ipocrisia, la quale insegna a

vestire da virtù il peccato, che fuori spaventa per la sua bruttezza, o

si patisce perchè composto di eleganza, mentre solo in Chiesa sanno

convertirlo in santo, metterlo sotto il baldacchino, accendergli i

moccoli ai piedi, ed esporlo all'adorazione dei fedeli.

Paolo Pelliccioni, Volume 1 (of 2) · 第 11 / 28 题