L'anima tenera e dolorosa del Tasso contempla la natura, o meglio
si abbandona subbiettivamente alle impressioni della natura: non ha
la immaginazione attiva e dominatrice dell'Ariosto; ma sente anche
nelle voci della natura la voce malinconica dell'umanità. È il poeta
inspirato, e come inconscio, di un mondo lirico e sentimentale, che
succede al mondo ariostesco del _Rinascimento_. Quindi, paragonato
all'Ariosto, ci può parere monotono. Si sono dipinti nei loro versi.
L'Ariosto: “Signor, far mi convien come fa il buono — Suonator sovra il
suo strumento arguto — Che spesso muta corda e varia suono — Ricercando
ora il grave ora l'acuto„. E il Tasso: “In queste voci languide
risuona — Un non so che di flebile e soave — Che gli occhi e lacrimare
invoglia„....
L'Ariosto è _grafico_ e preciso, — il Tasso è _suggestivo_: il
primo descrive pittorescamente, il secondo musicalmente, come più
tardi lo Shelley e il Lamartine. Il Tasso, come i grandi musicisti,
riesce incomparabilmente superiore a tutti i poeti del suo secolo
nell'esprimere il vago, l'indefinito, e l'infinito, dei grandi
spettacoli della natura. I cieli, le aurore, i pleniluni, le
trasparenze primaverili, le malinconie delle foreste in autunno, i
grandi silenzii meridiani, sono il suo incontestato dominio.
È largo, luminoso, malinconico e solenne, come una _Campagna_ romana di
Claudio Lorenese. La sua Musa chiude un mondo, il mondo plastico del
_Rinascimento_, e ne apre un altro, — il mondo moderno del sentimento
lirico personale, e della musica. Certe ottave di Erminia sembran
preludere a certe note del _Freyschütz_ e della _Sonnambula_. È il vero
fratello di Palestrina e di Pergolese.
E che dire delle sue adorabili donne? Paragonate ad esse, la maggior
parte delle donne dell'Ariosto sono dei bellissimi e sanissimi animali.
Dico la maggior parte, — chè sarebbe ingiusto dimenticare la soavissima
Fiordiligi. Ma Erminia e Sofronia e Clorinda Gildippe e Armida! Come
si riconoscono tutte al sorriso triste e fatale della passione, — allo
sguardo umido e voluttuoso, alla smania del sacrifizio e della morte!
Non sono bel marmo pario, ma carne e sangue vivente, — anime e cuori di
vere donne.
La loro forza sta nella loro debolezza — (e non accade solamente alle
donne del Tasso) — alcune sono idilliche ed elegiache, come Erminia;
alcune poetiche e ideali, — fiere e tenere a un tempo, — come Clorinda;
altre passionate e ardenti come Armida. Armida è creazione di gran
poeta. Nella maga c'è la donna, — la donna perdutamente innamorata
(già tutte le _innamorate_ sono un po' _maghe_). Essa talvolta ha il
grido di Saffo, di Didone, e di Fedra. “In Armida — dice il De Sanctis
— si sviluppa tutto il romanzo di un amore femminile, con le sue
voluttà, coi suoi ardori sensuali, con le sue furie, i suoi odii, le
sue gelosie. Nessuno aveva ancora colta la donna con un'analisi così
fina nell'ardenza e nella fragilità dei suoi propositi, e nelle sue
contradizioni. La lingua dice: odio; e il cuore risponde: amo. La mano
saetta, e il cuore maledice la mano.„ — Belle e giuste parole.
L'amore sensuale la fa delirare come _Fedra_: è una bella e terribile
malata. È giunta a quel grado di passione che fa dimenticare ogni
rispetto, ogni riguardo umano; la dignità, la coscienza, il dovere, e
la vita. Sembra dire anch'essa col poeta francese:
Oh laissez-moi sans trève écouter ma blessure,
Aimer mon mal, et ne vouloir que lui.
Fa pena a vederla, così supplicante, quasi con l'entusiasmo
dell'avvilimento, trascinarsi a' piè di Rinaldo, e piangere e pregare:
O sempre, o quando parti e quando torni,
Egualmente crudele. . . . . . .
_Ecco l'ancella tua!_ — d'essa a tuo senno
Dispon, gli disse; e le fia legge il cenno.
La passione, questo veleno, questo filtro di Medea che consuma
visibilmente, è espressa in Armida con carattere nuovo e moderno. È di
una verità tale, che noi riscontriamo i suoi sentimenti, talvolta le
sue stesse espressioni, nelle lettere di donne _reali_ che hanno patito
e son morte del suo stesso male — nelle lettere di Eloisa, in quelle
della Religiosa Portoghese, in quelle di Mademoiselle Lespinasse. Vi
troviamo gli stessi accenti, stavo per dire gli stessi singhiozzi. Per
esempio, in questo biglietto della povera Lespinasse, datato “de tous
les instants de ma vie. Mon ami; ne m'aimez pas, mais souffrez que je
vous aime toujours. Je souffre, je vous aime, je vous attends. Je vous
aime comme il faut aimer — avec excès, avec folie, avec désespoir. Les
battements de mon cœur, les pulsations de mon pouls, ma respiration,
tout cela n'est plus en moi que l'effet de la passion„. È il grido di
Fedra:
C'est Vénus tout entière a sa proie attachée!
È il grido d'Armida:
Solo ch'io segua te mi si conceda!