Con Paolo Paruta si chiude la serie dei grandi scrittori politici
del Cinquecento: dopo non si sentono più che voci isolate, gridanti
nel deserto, le quali però additano una nuova via, preconizzano un
avvenire. Questa nuova via, nei primi del Secento, parve attirare lo
sguardo ambizioso e il grande e irrequieto animo di Carlo Emanuele di
Savoia; e a lui si volsero le speranze di alcuni coraggiosi scrittori
politici. Traiano Boccolini, nella _Pietra del paragone politico_,
che è una vivace e implacabile requisitoria contro la preponderanza
spagnuola, saluta Carlo Emanuele “primo guerriero d'Italia„; e poco più
tardi Alessandro Tassoni, nelle sue celebri _Filippiche_, vede nello
stesso Duca di Savoia il salvatore possibile d'Italia, ed esorta, pur
troppo invano, principi e stati italiani ad aggrupparsi intorno a lui.
Ma l'età volgeva allora a precipizio, non a risorgimento; e dovevano
passare altri secoli di servitù e di sofferenze, doveva una grande
rivoluzione rinnovare dalle fondamenta la società politica prima che il
popolo italiano trovasse la sua via. È bensì provvidenziale, e quasi
diremmo fatidico, in tanta rovina di cose, questo volgersi, sia pur
momentaneo, degli sguardi in quel piccolo e fievole raggio di luce, da
cui doveva dopo quasi tre secoli venire la salute d'Italia. Le voci di
quei profeti solitari (lo ha già detto assai bene una giovane e valente
scrittrice)[11] si perdono inascoltate nel silenzio del Secento: ma
giungono vive ed incorrotte fino a noi, perchè, antivenendo i tempi,
portarono il concetto italico di Dante e del Machiavelli “dal campo
dell'idea e dell'azione possibile in quello dell'azione reale„.
_Signori!_
Niccolò Machiavelli, in quel sublime e angoscioso grido, con cui chiuse
il libro del _Principe_, invocava “redentore„ un tiranno qualsiasi,
purchè valesse a liberarci dalla “puzza del barbaro dominio„. Il voto
del grande pensatore, del grande patriotta è ora esaudito; e non per
violenza di tiranno, ma per virtù concorde di principe e di popolo.
Auguriamoci, o Signori, che questa virtù non s'affievolisca e non
degeneri; e come ha fatto l'Italia libera ed una, così sappia farla
moralmente grande!