Disfatta la guardia nazionale, atterrita la città, Ferdinando dà mano
a disfare il governo passato ed a spogliar Napoli di ogni franchigia.
Annulla il passato ministero e ne ricostruisce un nuovo; un membro solo
ve ne indico per giudicare degli altri, e questo è Bozzelli; maledetto
dalla nazione, indegno della fiducia pubblica, egli torna al governo
quando la nazione è prostrata. È disarmata la guardia nazionale, e con
lei ogni cittadino a segno che è proibito possedere un fucile da caccia
ed una lama qualunque. È rivocato il decreto del 3 aprile, mentre per
atroce scherno dichiara il re di mantenere inalterata la Costituzione
del 12 febbraio!
E tacendo mille altre disposizioni arbitrarie ed oppressive aggiungo in
ultimo che viene sciolta la Camera.
A questo proposito riporterò una sensata critica d'un Deputato mio
amicissimo:
Il decreto del 17 maggio dichiara sciolta la Camera de' Deputati
convocata pel 15 maggio: perchè erasi «rilevato da documenti autentici,
che nel disastroso giorno del 15 maggio coloro i quali erano stati
eletti a far parte della Camera dei Deputati si riunivano a vestir
carattere di Assemblea unica rappresentante della nazione, e si
sceglieano un presidente, e procedeano a delle _deliberazioni_ creando
_un comitato di sicurezza pubblica_, sotto la cui assoluta dipendenza
dovesse porsi la Guardia Nazionale»; perchè «non essendo ancor da essi
prestato il giuramento richiesto dalle leggi, il potere assunto era
tanto più arbitrario, illegittimo e sovversivo di ogni ordine civile,
in quanto esso usciva dalla sfera delle attribuzioni entro cui è
ristretto un Collegio puramente legislativo»; perchè «da malvagi fini
era unicamente suggerita una sì turbolenta condotta, poichè la voce
autorevole di moltissimi onesti Deputati non mancò di farsi udire per
biasimarla come assurda ed illegale, quantunque ogni grido di ragione
fosse stato soffocato da' clamori e da ogni genere di minaccia dal
canto di coloro che aveano risoluto di apportare una funesta mutazione
nello Stato ed evitare i disordini della guerra civile».
È poi curioso il leggere nel decreto di scioglimento, che i Deputati
_si sceglieano un presidente, e procedeano a delle deliberazioni_. Come
si volea che si fosse fatto? Se si erano riuniti, lo aveano fatto per
deliberare: ed io non so se nella logica costituzionale del ministero
del 16 maggio sia lecito ad una società di Deputati, che sono alla
vigilia di una legale riunione, il congregarsi e deliberare: o forse
sarà vietata la deliberazione a' Deputati soltanto, mentre non vi ha
governo che abbia il solo nome di governo libero, in cui il dritto
della deliberazione sia tolto a' semplici cittadini. Nè solamente era
un dritto, ma era anzi un dovere pei Deputati il riunirsi e deliberare,
quando il governo gli avea messi nella dura condizione di prestare un
giuramento, a cui non si credeano obbligati dalla legge[6], e a cui non
sapea adattarsi la loro coscienza.
Se dunque a' Deputati, che dalla nazione sono chiamati esclusivamente
a deliberare, un onesto governo non può vietare che deliberino, non era
meraviglia che essi _si sceglieano un presidente di età_, e poi un vice
presidente, perchè una numerosa assemblea che delibera non può mantener
l'ordine nelle discussioni, quando non ci sia un presidente che vegli
alla regolarità delle discussioni e delle deliberazioni.
Ma quello che più parse illegale e turbolento al ministero del 16
maggio è, che in una deliberazione de' Deputati raccolti nella seconda
sessione si creò un comitato provvisorio di pubblica sicurezza, da
cessare dalle sue funzioni, appena ristabilita la tranquillità,
sotto la cui dipendenza si mettesse la Guardia Nazionale. Questa
deliberazione de' Deputati in quel momento tristissimo presenti,
è stata dichiarata dal governo come l'atto di assumere un potere
arbitrario illegale e sovversivo di ogni principio di ordine civile:
e pare a prima vista che ragionevolmente si potesse rimproverare a
quei Deputati questa imprudente e intempestiva usurpazione del potere
esecutivo. Sennonchè io credo che il ministero siasi male apposto
nelle sue argomentazioni, conciossiachè abbia, a caso o a disegno non
so, dimenticata una circostanza essenzialissima che fa mutar faccia
alla questione; ed io sono nel debito di rammentargliela, quando ai
miei elettori debbo dar conto del modo come ho usato de' poteri che
mi accordarono. Questa circostanza è che il cannone già rimbombava
tremendo in via Toledo, e già scorreva il sangue cittadino, allorchè i
Deputati sedeano per deliberare. Essi crearono un Comitato di pubblica
sicurezza, perchè già innanzi aveano inviato una deputazione di cinque
membri al re per tentare tutte le possibili vie, onde le discordie
si componessero senza venire alla effusione del sangue; e mentre si
aspettava il ritorno della deputazione, udirono il rimbombo del cannone
che primo annunziò loro la guerra civile: e tanto erano essi lungi
dal crederlo, che pensarono e sperarono fossero salve di artiglieria
per qualche legno arrivato nel porto. Non pertanto i Deputati non
perderono ogni speranza di frenare quelle ire, che non aveano potuto
impedire di traboccare: in uno stato di guerra civile flagrante non
era certo tollerabile, che l'intera Assemblea deliberasse per venire
ad una risoluzione; onde si pensò di creare quel comitato provvisorio
d'interna sicurezza, che sarebbe cessato al cessar delle ostilità.
Che ci era di arbitrario, di illegittimo, di sovversivo in questo
comitato, che si componea di cinque Deputati, ed avea l'incarico di
avvisare a' mezzi più efficaci e solleciti per ristabilir l'ordine e
la tranquillità? Un comitato che tende a turbar la pace spaventa; ma
può spaventare un comitato il cui scopo è di ricondurre all'ordine un
popolo tumultuante? Il governo avea ben diritto di non riconoscerlo
siccome un comitato di un'Assemblea costituita, che avesse poteri
speciali e legittimi; ma potea rivelare di riconoscerlo come una
società di cinque uomini onesti e pacifici che la Nazione avea deputato
a rappresentare gl'interessi generali del paese, che erano stati
prescelti da' loro colleghi per tentare le migliori vie di prevenire
tutti gli orrori e le nefandezze di cui siamo stati o testimoni o
vittime? E perchè si mostri quali erano le attribuzioni di questo
comitato, io prego il ministero del 16 maggio di considerare quali ne
furono gli atti: non ce n'ha che un solo, un indirizzo al Comandante
della piazza, col quale si mostrava il vivo dolore eccitato nei
Rappresentanti della Nazione, della guerra civile già rotta, il grande
interesse che essi aveano nel ristabilimento della tranquillità, e il
desiderio ardentissimo di concorrere con tutti i loro mezzi perchè si
cessasse dalle stragi e dal sangue: questo messaggio mal ricevuto non
produsse alcun frutto, e le stragi continuarono, e il sangue corse più
abbondevolmente, e finì la giornata colla _strage degl'innocenti_. Ecco
il comitato che il ministero ha dichiarato illegittimo e sovversivo di
ogni ordine civile.
E perchè sembrasse che veramente quella riunione di Deputati avesse
assunto un potere arbitrario, e avesse usurpato il potere esecutivo,
il ministero ha rilevato principalmente la clausola che mettea la
Guardia Nazionale alla dipendenza del comitato. Se questo lo avesse
fatto in istato di tranquillità e di pace, sarebbe stato certamente
una usurpazione del potere legislativo sull'esecutivo: ma se il governo
ritiene che quella riunione non era una Camera costituita, nè in veruno
dei loro atti i Deputati han mai dichiarato di essersi costituiti in
Camera legalmente riunita, era natura il dedurne, che quel Comitato
dovea considerarsi come una società di uomini onesti, che già teneano
dalla Nazione un carattere se non un potere, e che con questo carattere
poteano bene assumere una influenza sulla Guardia Nazionale, quando
la Guardia Nazionale, già in aperta guerra col governo, non più ne
volea riconoscere il comando: e questa influenza intendeva esercitare
l'Assemblea nel disegno di far cessare un combattimento attivissimo,
il cui risultamento non so se abbia reso più saldo o più labile il
potere. La differenza di condotta tra il governo e l'Assemblea mi par
questa: l'Assemblea volea ristabilir l'ordine ammonendo e persuadendo,
il governo fucilando e scannando.
Il ministero riconosce che _moltissimi onesti Deputati non mancarono
colla loro voce autorevole di opporsi a coloro che avean risoluto di
apportare una funesta mutazione nello Stato e di eccitare i disordini
di una guerra civile._ Dunque eran moltissimi i Deputati che intendeano
procedere legalmente, e non _moltissimi_ coloro che avean risoluto
una mutazione nello Stato: dunque la maggioranza nella Camera sarebbe
stata per la legalità del procedimento, poichè le risoluzioni non si
prendono sulla forza dei polmoni, ma sul numero dei voti. Perchè dunque
il governo ha sciolto la Camera? O il governo voleva una Camera senza
opposizione, vuol dire un'Assemblea di 163 deputati che pensassero
tutti allo stesso modo; o il governo avea bisogno di altri due mesi
di vita senza una rappresentazione, o il governo sentiva male che i
Deputati non volessero rinunziare all'articolo 5 del decreto 3 aprile,
che dava al potere legislatore la facoltà di svolgere lo statuto del
10 febbraio. Ed io credo che sieno entrambi questi due ultimi i disegni
del governo, poichè non posso immaginare che il ministero del 16 maggio
speri di verificare in Napoli in una prima legislatura quello che non
si è visto mai in nessuno dei governi rappresentativi, la unanimità de'
deliberanti, che si incontra solo e non sempre ne' governi dispotici.
E che sia questo il pensiero del governo, mi pare confermato dalla
introduzione al decreto del 24 maggio, ove dice: «La nostra fermissima
ed immutabile volontà è di mantenere la Costituzione del 10 febbraio
pura ed immacolata da ogni specie di eccesso.» E in queste parole noi
scorgiamo lo stesso spirito delle parole del decreto del 3 aprile:
parole vaghe e generali che possono interpetrarsi in senso più o meno
ampio o ristretto, e menare a conseguenze differentissime secondo le
diverse interpetrazioni. Ma questo linguaggio da una parte non dichiara
i principii del ministero, se pure non isvela la politica delle
incertezze e delle dilazioni; dall'altra non iscioglie nè tronca le
difficoltà, ma le differisce a tempo migliore.
Ecco un cenno dei tradimenti e delle stragi seguite sulla parte forse
più bella della nostra Italia: io l'ho dato se non col miglior senno,
almeno colla miglior coscienza non avendo esagerato o scemato in alcun
modo l'esposizione dei fatti. Ecco come nell'istesso tempo l'esecrando
tiranno delle due Sicilie schiacciava nella povera Napoli la mole
che il progresso e il liberalismo costruiva, ed insieme recava un
detrimento considerevole al fatto dell'Italia tutta.
O Fratelli miei di Napoli se avverrà mai che queste pagine vi cadano
sotto gli occhi, in esse rilevate il saluto ai prodi che han durato
sotto un colosso d'atrocità, l'esecrazione al nemico comune, e le
lagrime che pur troppo c'è duopo versare per l'ignoranza di tanta plebe
(plebe però di varie classi) ignoranza che porta con se o un servo
attaccamento a quello che osa addimandarsi _l'unto del Signore_, o una
glaciale apatia contro ogni miglioramento o sforzo che debbe condurre
al supremo dei beni.
Il tiranno d'Italia invia ordini di ruine dal fondo della sua reggia
che il suo terrore gli ha fatto eleggere a carcere volontario dal
giorno 16 maggio, preludio dei maggiori gastighi che Dio gli prepara;
già comincia a provare la giustizia celeste, a soffrirne le punizioni,
ma il suo cuore è ferreo, l'animo suo non si commove. L'Italia basterà
a sè stessa: un grande slancio d'ira compatta contro lo straniero,
e le risoluzioni di volontà decisa, son certo la faranno trionfare
dei barbari da cui vien minacciata: ma se si dovesse mai ricorrere
all'intervento straniero!... Se l'atrocissimo re coi colpi aspri che
reca a Napoli ed all'Italia giungesse a far sì che noi non bastassimo
alla difesa nostra e della penisola, intenda il barbaro che l'Italia
bastava a sè stessa, ma di essa una porzione sola ha sostenuto la
guerra, una porzione sola e la minore, chè tutta unita è invincibile;
ed esso non potrà insultarci.
Ferdinando II intende gittare sull'Italia quelle sciagure di cui la
infelice fu aggravata per l'ambizione di Lodovico il Moro, ma noi
l'invitiamo a considerare la fine di quel tiranno (troppo all'attuale
inferiore per delitti), gli ricordiamo che l'Italia non vedrà famelici
conquistatori che verranno a calpestarla, ma fratelli liberi che
voleranno a congiungere le loro armi alle armi italiane, se non per
difesa di una terra comune, almeno in difesa del santissimo principio
di libertà, comune tra i popoli _veramente inciviliti_, e che stringe
ad un patto gli abitatori di regioni diverse, come la religione di
Cristo che ci affratella e ci fortifica.