Mentre lo spirito inorridito è ad ogni istante assalito da atroci
stragi e neri tradimenti; mentre la penna quasi si ricusa ad una
descrizione d'orrore al cospetto d'un principe che induce il suo popolo
in un laccio funesto; d'un generale che spergiura, d'una armata che
scanna i fratelli, di repubblicani elveti che fan risorger la tirannide
e il dispotismo sui cadaveri dei liberali da loro scannati, pure su
questa via d'esecrazione ci occorre un punto di riposo, un atto sublime
di virtù siccome una zolla di rose nell'aridità d'un deserto. Il fatto
che riporto non è certamente al suo luogo, considerato in ordine di
tempo, ma non ho saputo ove collocarlo prima di questo punto.
Il general Roberti comandante il castello di S. Elmo fortezza che
in ispecial guisa sovrasta a Napoli, fu nel 14 maggio chiamato da
Ferdinando che in atto di somma confidenza gli disse. _Mio fedele,
domani i tuoi cannoni dovranno tuonare._ Sì, rispose Roberti, _onde
festeggiare l'inaugurazione della Rappresentanza nazionale: ebbene,
non saranno stati impiegati mai per causa più decorosa._ — _Ma che mi
vai impastocchiando di Rappresentanza e del diavolo che se la porti?
domani mi occorrerà di punire alcuni facinorosi._ — _Ed in qual guisa?_
— _Coi tuoi cannoni ed i tuoi mortai._ — _O mio re_, ripiglia il
generoso soldato, _indicatemi lo straniero contro di cui impiegare la
mia sapienza di generale, e la mia virtù di soldato, ed io non avrò
mai fatto opera più gradita al mio cuore, ma contro le mura della
patria, oh! no mai_, risolutamente conchiuse. — _Ma io ti conosceva,
per aspettarmi questa risposta_, rispose Ferdinando, _sei un eroe_, e
se lo strinse al cuore: con che cuore ognuno intende.
Noi ammiriamo la generosa fermezza di Roberti, e mentre avvertiamo ogni
onorato cittadino che ne imiti la virtù sconosciuta dal restante della
truppa, pure gli ricordiamo che se avesse mai a scoprire un facinoroso
che cospiri contro la patria, lo sveli tosto alla nazione. L'eccessiva
lealtà di Roberti, e la poca certezza di un domani minaccioso lo fecero
tacere, ma se egli fosse corso col suo credito alla Camera e sin dal
bel principio l'avesse tenuta prevenuta contro ciò che si macchinava
in danno della nazione, si avrebbero potuto con facilità impedire gli
orrori avvenuti; ma, replico, la somma lealtà di Roberti non gli fè
nemmeno supporre le atrocità che designava il Borbone. Io ritorno sul
principio, che è sacro dovere del cittadino indicare l'inimico comune,
sia che oscuro cospiratore, sia che regnante si fosse. Innanzi al bene
della patria non v'ha re, siccome nulla sta innanzi d'Iddio.