15 MAGGIO.

Le truppe si ritirarono, la Camera si sciolse, ma il fermento restò

nella via di Toledo, ove si seguitò la costruzione di nuove barricate.

Da tutte parti accorrevano guardie nazionali, ma tra queste non eravi

ordine alcuno — il comando non era concentrato, onde partissero le

disposizioni; non governo di sorta, ciascuno faceva da sè: furono

convocati gli uffiziali e molti si presentarono; parte di questi restò,

altra parte si ritirò. Per le prime ore del mattino si fecero nuove

barricate, quindi si ristette, e verso le nove ore tutte le vie di

Toledo eran chiuse e lo sbocco dei vicoli alla via grande era custodito

da qualche fazione. A meglio intendere i fatti che vanno a seguire, io

credo necessario parlare di questa via che fu il campo principale della

strage nefanda.

Napoli è chiusa quasi in semicerchio, da parte di terra, dai colli

di Pizzo-Falcone, S. Elmo, Capodimonte, dal poggio ove è situato il

palazzo della Riccia da cui piglia il nome, da Capodichino, dal quale

ultimo colle attraversandosi per ubertose paludi e verzieri si giunge

al mare che chiude il semicerchio. Partendo dal colle di Capodimonte,

traversando il real museo e le fosse del grano comincia la via Toledo

che termina col palazzo reale, il cui piede vien bagnato dal mare. La

via splendida di alti palagi ove abitano i più ricchi e la più scelta

nobiltà, la frequenza della gente che vi affluisce, il numero immenso

delle carrozze che la percorrono, il romore delle grida, le voci

dei venditori, i magazzini che la fiancheggiano splendidi d'immense

dovizie, ne formano una delle principali vie delle più popolose città

del mondo. Da destra a sinistra vie e _vicoli_ mettono in essa.

Molte barricate principali la traversavano, ed altre secondarie la

chiudevano dalla parte dei _vicoli_. — Io replico, nella guardia

nazionale lo scopo della formazione delle barricate (provocate dalle

regie spie) era quello di una dimostrazione. E questo vien dimostrato

dal non aversi eletto un capo militare — dal lasciar passare per le

barricate gran numero di curiosi, tra i quali non mancavano certamente

ufficiali senza uniforme; ed in ultimo dalle munizioni scarse in

alcuni, nulle in altri. — Così trascorse ancora del tempo fino a che

si riunirono i Deputati di nuovo in Monteoliveto in abito di gala, mai

supponendo che le cose avessero dovuto prendere un'attitudine così

minacciosa, e maravigliando che non fossero disfatte le barricate,

anzi trovandone delle nuove. Allora raccolti formarono delle nuove

deputazioni e si intavolarono nuove trattative; ad ogni modo essi

Deputati fecero affiggere per le vie e per i cantoni di Toledo dei

cartelli (in quell'istante io era nelle barricate). Questi contenevano

un invito alla nazione di disfarle ed aprir la via per la solenne

cerimonia, essendosi differito il giuramento. — Codesti cartelli in

pessimo carattere da molti non furon creduti opera del Parlamento,

bensì affissi per paura nata nel cuore del re, e pigliarono ardire;

altri non vollero prestare obbedienza, perchè diceano, una volta

composta la nazione ad attitudine così minacciosa, tolto quel baluardo,

si sarebbe stati esposti ai colpi della tirannide, che avrebbe preso

una vendetta per procedere così ardito. Infelici! e' non sapevano per

l'opera del tiranno essere raccolti lì, e che già era accesa la miccia

dei cannoni e non s'aspettava che un segno.

Non essendovi capi, e come avviene in questi casi, tutti dissero le

loro, ognun fece da se, e le barricate restarono. Intanto scorrevano

momenti terribili... sì, momenti terribili.

In questo tempo io veggo passeggiare le barricate da un generale

svizzero, alto e tarchiato della persona, con due occhietti grigi,

seguito da un cavallo ed un'ordinanza, e circondato da molti ufficiali

della guardia nazionale. La faccia di costui mi parve equivoca, un

tristo presentimento mi strinse il cuore; quel volto non m'era nuovo;

cercai una memoria... e la trovai: in occasione dell'espulsione dei

gesuiti, ad alcuni suoi ufficiali che mostravano troppo zelo in favor

della nazione egli dicea, moderandone l'ardore, _prudence, prudence,

nous ignorons l'avenir_; ed io lo sentiva e quella cautela mi parve

ed era l'indizio di un animo doppio e tale da piegare agli eventi, e

farsene strumento. Ora veder costui nelle barricate spiegare un'aria

di liberalismo... egli soldato del tiranno! mi fè concepire gravi

sospetti; interrogai alcuni amici, che tutti lieti mi dicevano esser

colui da parte nostra, io ne dubitai... allora risolutamente me gli

feci innanzi e gli dimandai: Chi siete voi signore? egli rispose,

Svizzero repubblicano; per favor di chi venite? egli esitò un istante,

il mio contegno risoluto lo tenne un momento sospeso, ma presente a sè

stesso, riprese: pel popolo! questo è il momento d'innalzarvi a nazione

gigante! coraggio, io vengo da parte di sei mila Svizzeri, sei mila

braccia repubblicane son per voi; animo, o valorosi! Il suo discorso fu

chiuso coi plausi del crocchio che lo cingeva, ma io vedea la patria

mia sul punto di divenire un campo di battaglia, per abbandonarmi

a mal fondato entusiasmo; onde dissi ad alcuni ufficiali — in nome

d'Iddio non ve ne fidate; se veramente è per noi, resti con noi, e

mandi gli ordini ai reggimenti svizzeri. — Il mio consiglio non fu

accolto, mi fu risposto che non si sarebbe abusato della fiducia d'uno

che volente era venuto fralle barricate; gli aprirono un passaggio

e lo congedarono con nuovi e replicati plausi. Io mi restai muto, e

guardai i balconi guarniti di giovani pronti ad opporre una vigorosa

resistenza e dalle barricate gioventù decisa che ad ogni istante

prendeva posto sui balconi; la gente cominciava a diradare, la scena

si facea da momento in momento più imponente e minacciosa; da un'altra

parte v'erano in mezzo al largo di palazzo alcune migliaja di soldati;

io trovai una certa sicurezza nei liberali che avrebbero avuto a

lottare con armi eguali, fucili contro fucili, giacchè non si vedeano

cannoni fiancheggiar la truppa. Scarsa ragione! non potevano uscir

le artiglierie da un momento all'altro? pure io sormontai la prima

barricata cioè quella fatta in contro al palazzo reale e mi trassi fino

al largo di San Francesco di Paola, piazza messa innanzi al palazzo, e

vidi i cannoni celati dietro le fila dei soldati ed i cannonieri colle

miccie accese; mi ritrassi col cuore che mi si facea in brani, vedendo

Napolitani approntare la mano omicida sulla macchina distruttrice che

dovea fulminare i fratelli, le mura, i palazzi; spargere di terrore

e di sangue le vie che tante volte aveano passeggiate, le vie della

patria loro; ed i nostri che avrebbero opposto al cannone? pochi in

numero, col baluardo insicuro di deboli barricate, e fiducianti in

insidiose promesse; guardai il cielo... come era bello e limpido! come

era raggiante il sole di maggio! Ma tra poco l'azzurro del cielo ed

il disco solare sarebbe stato velato dal fumo della polvere, l'aria

assordata dai colpi di cannone e dalle strida delle vittime!...

Io tornai sulle barricate, ne avvertii i fratelli miei, i miei cari

fratelli, di cui tanti ho dovuto deplorare estinti; si comincia a

pensare davvero; si risolve correre attorno ai quartieri ove è la

truppa, rompere le vie ed impedirne l'uscita occupando i balconi

adiacenti dai quali un vivo fuoco li avrebbe ricacciati nelle caserme,

mentre si sarebbe consumato la rivolta a Toledo; si cominciò a mandar

gente in provincia per dimandar soccorso alle guardie nazionali di

là; si disponeva per aver sacchi d'arena... allorchè s'intese una

archibugiata partita nessun sà da dove; il levarsi e l'accorrer

delle truppe alle barricate, e il ricambiar colla nazione la fucilata

micidialissima, e il tuonar del cannone, fu un punto solo.

La nefanda strage è cominciata: dalla barricata S. Ferdinando e dai

balconi dei palazzi parte un fuoco micidiale diretto contro la truppa,

che da parte sua risponde con fuoco non meno vivo; solo essendo la

guardia nazionale in eccellenti posizioni e difesa dalle materasse

collocate sulle ringhiere dei balconi, così i suoi colpi recavano danno

gravissimo alla truppa che trovavasi scoperta nel largo; aggiungi che

essendovi molti provinciali che tiravan sulla regia armata, nessun

colpo partiva dai loro fucili senza recar morte, essendo essi educati

al tiro delle armi nell'esercizio della caccia.

Nel primo cominciar del fuoco cadde ferito il generale Statella da

proiettile che gli ruppe la rotella del ginocchio, e parecchi ufficiali

e gran numero di soldati furono uccisi. Tosto si aprirono le fila ed

uscì l'artiglieria che cominciò a battere contro le barricate, e la

mitraglia che fulminava contro i balconi; ma la barricata S. Ferdinando

era unicamente costruita con arte militare a segno che poco nocumento

ne riceveva e del pari i balconi per la cura con cui erano difesi: così

passò circa un'ora in cui il vantaggio si manifestava per la guardia

nazionale, tuttochè anch'essa soffrisse qualche perdita, giacchè molta

truppa in agguato dal palazzo reale tirava sopra alcuni terrazzi e

balconi ove i combattenti non erano abbastanza difesi[5].

Fin dal principio dell'attacco il re avea fatto tirare tre colpi a

polvere dalle castella ed inalberare bandiera rossa, ed a quel segnale

uscirono di nuovo le truppe dai quartieri — eccole giungere sul luogo

della tremenda battaglia con altra artiglieria; qui ricomincia un

fuoco spaventevole: non v'è balcone o finestra dalla quale non si

faccia fuoco, e dall'altra parte il fuoco della truppa a scariche così

dette di _battaglione_, il fragore del cannoneggiamento, formavano

di quella ridentissima piazza una scena di terrore. Il re ordina a

Bouman, quello stesso che due ore prima io avea visto sulle barricate,

che si avanzassero i suoi reggimenti e dirigesse l'assalto da due

punti: dal largo di palazzo, e dal largo del castello onde prendere ai

fianchi la guardia nazionale. Il perfido Bouman dà le disposizioni; si

comincia l'assalto innanzi alla prima barricata; succede un accanito

e spaventevole conflitto, una strage tremenda: Bouman per aizzare

vieppiù la ferocia dei soldati, fa prendere i cadaveri dei compagni

e li fa passare per la fila, e le ire crescono e più s'accendono;

tornano gli Svizzeri all'assalto con più ferocia, ma con grave perdita

son respinti: il largo di palazzo e la barricata di S. Ferdinando sono

coperti di cadaveri. Escono i carretti e si riempiono d'estinti, escono

cataletti e son coperti da feriti. Nè miglior fortuna toccava a quei

che dal largo del Castello tentarono un assalto da parte di S. Brigida,

e la Concezione (due vie che mettono a Toledo). Tuttochè in quel punto

fossero protetti dall'artiglieria propria e dal fuoco delle castella,

pure dovettero indietreggiare con grave perdita di guisa, che la truppa

fino alle 2 e mezzo ebbe a contar la perdita di oltre a 1000 individui;

il fuoco ristà un momento, un silenzio funebre tremendo s'impadronisce

del campo di battaglia.

Intanto vogliam dire che Napoli era indifferente a questo spettacolo?

no; i cuori battevano al romore del cannone, ma le masse non erano

preparate ad una rivoluzione, nè questa era rivoluzione tentata dalla

nazione, quivi condotta dall'invito del tradimento: presso di lei

non erano armi nè munizioni; non conosceva con quale intendimento si

fossero costruite le barricate, nè perchè la guardia nazionale si fosse

posta a difesa di esse, ed in ultimo attaccato il fuoco, maravigliava

come si battesse colla truppa; la rivoluzione suole seguirsi o per

opinioni mature, o per setta o congiura antecedentemente apparecchiate,

nè il popolo napolitano fremea per concordia d'ire, nè per lega

d'opinioni.

Intanto i generali ricorrono al re, gli espongono lo stato delle cose:

un pugno di uomini collocati in sui balconi trionfar di parecchie

migliaja, mancare le munizioni, la diffidenza insinuarsi negli animi.

Ne fremè il Borbone, e tosto disse a diversi comandanti dei corpi:

_fate uscire artiglieria grossa, battete mura e porte, ed ai soldati

dite, che queste vie sono abitate dai più ricchi, e tutte le dovizie

che troveranno nei palagi espugnati saranno premio della vittoria:

intanto si puniscano i colpevoli ed in modo visibile_. Vi fu alcuno

che d'animo men tristo, fè osservare che con tali disposizioni le ire

potrebbero traboccare con maggior violenza ed i soldati inferocire con

ogni specie di baldanza e di licenza: impazientito il sovrano riprese:

si sa che il soldato non è frate — e li accomiatò: quindi chiamò il

magazziniere della polvere, per nuova distribuzione di munizioni:

costui a quel comando trasalì pensando a che sarebbero impiegate

l'altre che gli venivano richieste; ma sperando poter impietosire

l'animo di Ferdinando, esitò alcun tempo ed accusò la dispersione di

chiavi: allora l'altro cavata di tasca una pistola gliela puntò sulla

faccia, intimandogli pronta resa delle chiavi se non volea restar

morto, l'altro obbedì.

Intanto s'era tornati all'assalto: la promessa del bottino, e la gioia

feroce della vendetta inanimava i soldati; da un'altra parte la scarsa

munizione della guardia nazionale toccava il suo termine, ma non v'era

a chi ricorrere per ottenerne altra, ed il cannone di grosso calibro

scuoteva i palazzi, sconficcava le porte e crollava le mura: già la

barricata di S. Ferdinando è disfatta: già i palazzi sono aperti e la

truppa s'introduce nelle case messe intorno alla reggia, e le prime

atrocità si commettono sotto gli occhi del despota. Fu saccheggiato il

palazzo messo sul caffè d'Europa e dall'ultimo piano furono precipitati

due. Un capitano delle guardie ed un cittadino: — quest'ultimo morì

immantinenti, l'altro sopravvisse alcuni secondi e colle mani palpava

le parti ferite del corpo moribondo. Fu saccheggiato il secondo palazzo

che mette nella via Toledo alla sinistra di chi viene dalla reale

stanza, e quello della diritta che è di proprietà del principe di

Cirelli: nel primo furono uccise alcune guardie nazionali inermi che

tentavano fuggire, e miseramente scannati tutti gl'infelici abitanti,

non esclusi vecchi, donne, fanciulli. Nel palazzo Cirelli le guardie

nazionali evasero e restarono il principe, con un suo fratello ed il

figlio, che furono fatti prigionieri e tra gli scherni e gl'insulti

d'ogni genere trascinati nella darsena ove sarebbero stati moschettati,

se un uffiziale superiore di loro conoscenza non li avesse salvati e

con estrema difficoltà..... ma quale scena d'orrori vado io svolgendo?

se dovessi ad una ad una indicare le vittime dell'immane ferocia del

re di Napoli non basterebbero queste poche pagine, dovrebbe empirsi

un volume d'orrori.... queste nefande scene seguirono per quasi tutte

le abitazioni di quella magnifica via. Non si ebbe rispetto nè per

sesso nè per condizione; i combattenti dopo aver contrastato ai regii

scherani i posti occupati palmo per palmo tentavano fuggire e la

più parte riusciva, ma la strage ai quali eransi sottratti ricadde

sugl'innocenti, giacchè la ferocia di quelle belve chiedeva delle

vittime e queste furono imbelli vecchi, innocenti fanciulli e delicate

giovinette. Ognuna di quelle vittime, meriterebbe una memoria di

dolore, perchè il martirio fu atroce egualmente per tutti; ma stanchi

di tracciare tutta una giornata d'orrori, andremo indicando alcuni

dei nomi più conosciuti ed alcune delle catastrofi più distinte per

notorietà e violenze.

Ecco alcune circostanze legate alle sorti di quella memoranda giornata.

Storia del Quindici Maggio in Napoli con l'esposizione di alcuni fatti che han preparato la catastrofe · 第 8 / 30 题