RIFORME.

48.

Le opinioni politiche afforzate da esempio operativo si comunicano

colle celerità dell'elettricismo, e per quanto rigorose fossero le sue

misure, il governo non potè far sì che non si commovessero gli animi

de' Napolitani agli eventi di Roma. — I principi Piemontese e Toscano

da sè operarono e proclamarono quelle riforme che i popoli avrebbero

ottenute colle rivoluzioni e la strage, ed il plauso dei popoli rispose

alle regie concessioni: gli esuli tornarono ai lari disertati, e i

prigionieri videro un giorno non invano lungamente sperato: era felice

per l'Italia l'epoca in cui il vessillo di Cristo operava rivoluzioni

senza sangue basate sulla fiducia dei popoli ed il buon talento dei re:

e Ferdinando II che facea intanto? il popolo inerme si portava sotto

il suo palazzo a gridare — Viva Pio IX, vivano i Principi riformatori,

— ed egli rispondeva con decreti che condannavano simili dimostrazioni

come attentati all'ordine pubblico e rigorosamente punibili: e

s'empievano le carceri, e si instruivano processi.

Intanto simili dimostrazioni si eseguivano in Palermo. Ingordi

intendenti l'aveano ammiserita, e ad essa aveano preclusa ogni

via di civile progresso, e d'altra parte usava Ferdinando tenervi

grossa guarnigione: per essa era giunta l'ora che il fremito si

facea universale, le opinioni mature. Dapprima i Siciliani inviarono

pietosissime suppliche al re, che togliesse in considerazione lo

stato loro: non voler altro che miglioramento di amministrazione e

intendenti meno tirannici ed impudentemente ladri; a codeste suppliche

aggiungevano de' moniti prudentissimi; gli fecero intendere la natura

dei popoli che non vuol esser torturata a segno nè esser messa a tal

partito che ogni altro sia migliore.

Ed egli che facea?

Passeggiava Capodichino colle sue migliaia di soldati; s'affacciava dal

regio balcone, e di là guardava una darsena riboccante di cannoni, il

nuovo porto con parecchi vapori e fregate, e tale apparato ragionava

al suo cuore la santità del suo diritto, ed in esso vedeva il baluardo

contro i clamori dei popoli; e guardava cannoni, soldati e navi e con

quelli si preparava a far ragione a sette milioni di uomini. Quindi

nel 12 gennajo contro una dimostrazione inerme che seguiva in Palermo,

facea irromper la cavalleria sul popolo, ed il popolo la respingeva:

inviava i suoi battaglioni, ed il popolo li sperdeva: facea fumare

i suoi vapori ma contro un popolo intero e risoluto che s'unisce si

stringe e pugna per la libertà, è vana la potenza dell'oppressore, è

Dio contro lui.

E tanti tiranni trionfano? — I decreti del Signore sono

imperscrutabili, e l'albero prezioso della libertà va lungamente

educato onde i popoli possano gustarne le frutta suavissime.

Ferdinando nelle sue falangi scorse una spaventosa decimazione; nel

veder tornato un vapore carico delle vestimenta di soldati uccisi....

pianse! — e gli uccisi di Palermo che la sua impudenza addimandava

suoi figliuoli, non meritavano una sua lagrima paterna? sì pianse gli

uccisi: gli mancavano altrettante braccia a compiere le stragi che

designava. — Fu mestieri sgomberare Palermo e cedere le fortezze di

Castellamare: i Siciliani baciarono il nimico vinto, come ferocemente

l'avean battuto oppressore — Ma son prodigii di incivilimento codesti,

ma è l'eroismo dei cuori liberi! — aspetta e guarda come i Borbonici

sanno fare nel 15 maggio quando la città è in mano loro!... Sì, la

tirannide non riconosce incivilimento mai; la viziosa radice non darà

mai pomo che velenoso, e contaminato non fosse.

Le cose andavan male per esso: in tutti i punti del regno si

tumultuava: ei ripartiva le sue forze per le province, ma non

bastavano: la polizia spogliata della sua forza morale se ne

giaceva inerte; Napoli vedea di dì in dì moltiplicati i seguaci del

liberalismo, ed inermi migliaja ad alta voce reclamavano riforme.

Nel 27 gennajo si fè una sontuosa dimostrazione; vi prese parte

l'ultima plebe, la nobiltà, preti, professori, artigiani e mercatanti,

era tutto un paese che si commovea; innanzi agli occhi gli stava

l'esempio siciliano troppo recente; ma ei tentò un ultimo sforzo, fè

uscire il cannone e schierare la truppa, e la turba correa al soldato

e l'addimandava fratello, e raddoppiava la festa al cospetto del

cannone e della miccia fumante... seguì il 28, giorno di commozione,

di oscillazione: nel dì precedente il Borbone, avea gittato il guanto

di sfida, il popolo lo avea raccolto... S'aprì il dì 29 con un sole

fulgidissimo ed un cielo azzurro e le prime ore del mattino trascorsero

colla trepida espettazione di eventi decisivi.

Storia del Quindici Maggio in Napoli con l'esposizione di alcuni fatti che han preparato la catastrofe · 第 3 / 30 题