TEMPIO DI MERCURIO.

Come per gli altri templi pompeiani, così anche per questo piccolo

tempio, che dal suo principio, cioè dalla scoperta fattane nel 1817,

ebbe dalla Direzione degli Scavi la designazione di Mercurio, per

una statuetta che di questo Dio fu tosto rinvenuta, si affaticarono

gli archeologi a supporvi altra destinazione. Il prof. Garrucci[215]

lo volle consacrato ad Augusto, senza per altro ristare davanti

all’esistenza in Pompei d’un altro tempio sacro allo stesso divinizzato

imperatore, pur da lui riconosciuto nel Panteon di cui fra poco avrò a

dire. Altri poi il pretesero sacro a Quirino.

Questi ultimi almeno si fecero forti nella opinione loro della

iscrizione tutta guasta rinvenuta su d’un piedistallo in vicinanza

delle porte del tempio e che il celebre storico ed archeologo tedesco

Mommsen, tanto benemerito de’ nostri patrii studj, ha creduto di potere

ristabilire e leggere in questo modo[216].

ROMVLVS MARTIS

FILIVS VRBEM ROM_am_

_Condid_IT ET REGNAVIT ANNOS

_Duo de qu_ADRAGINTA ISQVE

_Primus dux_ DVCE HOSTIVM

_Acrone rege_ CAENINENSIVM

_interf_ECTO SPOLIA _opima_

Iovi FERETRIO CONSECRavit

RECEPTVSQVE IN DEORUM

NVMERVM QVIRINVS APELLATVS EST[217].

Se non che non può essere questa una perentoria ragione che prodursi

voglia ad accogliere siffatta opinione, da che elevandosi questo tempio

nel mezzo del lato orientale del Foro, dal quale non è separato che da

un angusto vestibolo, il piedistallo e la statua di Romolo che vi sarà

stata sopra, potessero servire di decorazione al Foro stesso, senza

quindi aver relazione alcuna col prossimo tempio. «D’altronde, osserva

opportunamente Dyer, siccome un’altra iscrizione simile relativa ad

Enea, si trovava al lato opposto, è evidente ch’esse hanno appartenuto

a due statue di questi personaggi. Del resto non è una iscrizione

di questa specie che sarebbe stata collocata sotto la statua d’una

divinità»[218].

Quando invece si rifletta che Pompei era, come feci notare in addietro

più volte, _navale_ di molto momento, ossia porto marittimo importante

e commerciale, doveva esser più che giusto che i Pompeiani avessero in

onore e in venerazione il Dio de’ commercianti e de’ naviganti, oltre

a tutti gli altri attributi che la superstizione pagana gli concedeva e

che Ferrante Guisoni compendiò in questi versi:

Quasi in cotal maniera Erme celeste

Guida a’ nocchier, ritrovator dell’arti,

Scala al sommo Fattore, e delle Muse

Amico ed oratore e cortigiano,

Accorto trafficante e ne’ cammini

Dubbj scorta fedele....

«Il culto di questo Dio, dice il _Dizionario della Mitologia di tutti

i popoli_, era specialmente adottato ne’ luoghi di gran commercio.»

Vitruvio poi nel passo che già m’avvenne di citare nel principio di

questo capitolo, dicendo che il tempio a Mercurio debba essere nel

Foro, porge argomento maggiore a ritenere il tempio di che parlo per

veramente sacro a Mercurio, molto più poi che il Foro pompejano fosse

in vicinanza alla marina e quindi più proprio a’ nocchieri e naviganti,

che l’invocavano propizio a’ loro viaggi e negozj.

Tra l’edificio detto d’Eumachia e la Curia sorge codesto tempio. Il

suo vestibolo è coperto e il suo tetto era sorretto da quattro colonne

d’ordine corintio, da quanto almeno s’argomenta da’ loro capitelli,

esse più non esistendo. Il muro di cinta del peribolo era decorato

di modanature; e da ciò che le muraglie non furono mai rivestite di

stucco, nè l’altare era stato terminato, Dyer suppone che i Pompejani

fossero stati sorpresi dalla eruzione del Vesuvio nel tempo in cui

ricostruivano il tempio distrutto dal tremuoto nell’anno di Cristo

63[219]; quantunque, s’egli avesse ben ripensato, avrebbe veduto in

qualche punto frammenti di marmo aderenti alle pareti, che lascian a

ragione sospettare che tutte le mura dovessero invece essere rivestite

di lastre di marmo.

Alla _cella_, o santuario, si ascende per due scale laterali: nel

centro del recinto, o _area_, vedesi un’ara di marmo bianco, ornata

di un bassorilievo che appare incompiuto e rappresenta un sacrificio.

Taluno ha creduto di ravvisare la testa di Cicerone in quella del

sacerdote sagrificatore.

A destra dell’angusto santuario, che non misura, a dir di Bréton, più

architetto, a vero dire, che archeologo nell’opera sua, quattro metri

di larghezza su tre e cinquanta di profondità, e a basso del _podium_,

scopresi l’ingresso a tre sale, già abitazione de’ ministri del tempio.

Ora questo tempio si fa servire a ripostiglio di frammenti di scultura

o d’altri oggetti che si vengono scoprendo negli scavi, finchè non si

credano meritevoli di migliore conservazione nel Museo Nazionale di

Napoli; e però il suo ingresso è chiuso da un cancello di ferro.

Pompei e le sue rovine, Vol. 1 (of 3) · 第 39 / 56 题