E che ten cal, s'io deggio

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POESIE SCELTE

DI

SILVIO PELLICO

DA SALUZZO.

VOLUME UNICO.

PARIGI,

BAUDRY, LIBRERIA EUROPEA,

3, QUAI MALAQUAIS.

1840.

BIBLIOTECA

POETICA ITALIANA

CONTINUATA DA QUELLA

DEL BUTTURA.

TOMO XXXVI.

CONTINUAZIONE

TOMO VI.

DALLA STAMPERIA DI CRAPELET,

RUE DE VAUGIRARD, Nº 9.

SI VENDE PURE

DA STASSIN E XAVIER,

9, RUE DU COQ-SAINT-HONORÉ.

AL LETTORE.

Amore sotto le più nobili forme ne' gaudi, amore e rassegnazione ne'

mali sono anima al vivere di Pellico, sono l'espressione de' suoi

versi; chè in essi l'anima di lui tutta è diffusa. In questo giudizio

speriamo verran coloro che leggeranno le seguenti poesie, le quali

abbiam scelte, toltone la _Francesca_, dalle molte pubblicate

dall'autore dopo la sua liberazione dallo Spielberg.

Inclinando alquanto col secolo fummo parchi nel dare di quelle rime

del nostro autore in cui egli trascorre alla contemplazione delle cose

divine. Un libro ascetico o quasi ascetico sarebbe letto da pochi,

forse da nessuno di coloro che ne abbisognano, e resterebbe quindi

senza frutto. L'armi spirituali lampeggino sole nelle sacre bigonce,

ma ne' libri di amena letteratura portino miste agli umani diletti le

salutari punture.

A. RONNA.

FRANCESCA DA RIMINI

TRAGEDIA.

Noi leggevamo un giorno per diletto,

Di Lancillotto come amor lo strinse,

Soli eravamo e senza alcun sospetto.

Per più fiate gli occhi ci sospinse

Quella lettura e scolorocci il viso.

Ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disïato riso,

Esser baciato da cotanto amante,

Questi, che mai da me non fia diviso,

La bocca mi baciò tutto tremante.

PERSONAGGI.

LANCIOTTO, signor di Rimini.

PAOLO, suo fratello.

GUIDO, signore di Ravenna.

FRANCESCA, sua figlia e moglie di Lanciotto.

UN PAGGIO.

GUARDIE.

_La scena è in Rimini nel palazzo signorile._

FRANCESCA DA RIMINI.

ATTO PRIMO.

SCENA PRIMA.

_Esce_ LANCIOTTO _dalle sue stanze per andare all'incontro di_ GUIDO,

_il quale giunge. Si abbracciano affettuosamente._

GUIDO.

Vedermi dunque ella chiedea? Ravenna

Tosto lasciai; men della figlia caro

Sariami il trono della terra.

LANCIOTTO.

Oh Guido!

Come diverso tu rivedi questo

Palagio mio dal dì che sposo io fui!

Di Rimini le vie più non son liete

Di canti e danze; più non odi alcuno

Che di me dica: Non v'ha rege al mondo

Felice al pari di Lanciotto. Invidia

Avean di me tutti d'Italia i prenci:

Or degno son di lor pietà. Francesca

Soavemente commoveva a un tempo

Colla bellezza i cuori, e con quel tenue

Vel di malinconia che più celeste

Fea il suo sembiante. L'apponeva ognuno

All'abbandono delle patrie case

E al pudor di santissima fanciulla,

Che ad imene ed al trono ed agli applausi

Ritrosa ha l'alma.--Il tempo ir diradando

Parve alfin quel dolor. Meno dimessi

Gli occhi Francesca al suo sposo volgea;

Più non cercava ognor d'esser solinga;

Pietosa cura in lei nascea d'udire

Degl'infelici le querele, e spesso

Me le recava; e mi diceva.... Io t'amo.

Perchè sei giusto e con clemenza regni.

GUIDO.

Mi sforzi al pianto.--Pargoletta, ell'era

Tutta sorriso, tutta gioja, ai fiori

Parea in mezzo volar nel più felice

Sentiero della vita; il suo vivace

Sguardo in chi la mirava, infondea tutto

Il gajo spirto de' suoi giovani anni.

Chi presagir potealo? Ecco ad un tratto

Di tanta gioja estinto il raggio, estinto

Al primo assalto del dolor! La guerra,

Ahimè, un fratel teneramente amato

Rapiale!... Oh infausta rimembranza!.. Il cielo

Con preghiere continue ella stancava

Pel guerreggiante suo caro fratello...

LANCIOTTO.

Inconsolabil del fratel perduto

Vive, e n'abborre l'uccisor; quell'alma

Sì pia, sì dolce, mortalmente abborre!

Invan le dico: I nostri padri guerra

Moveansi; Paolo, il fratel mio, t'uccise

Un fratello, ma in guerra; assai dorragli

L'averlo ucciso; egli ha leggiadri, umani,

Di generoso cavaliero i sensi.

Di Paolo il nome la conturba. Io gemo

Però che sento del fratel lontano

Tenero amore. Avviso ebbi ch'ei riede

In patria, il core men balzò di gioja;

Alla mia sposa supplicando il dissi,

Onde benigna l'accogliesse. Un grido

A tal annunzio mise. Egli ritorna!

Sclamò tremando, e semiviva cadde.

Dirtelo deggio? Ahi l'ho creduta estinta,

E furente giurai che la sua morte

Io vendicato avrei... nel fratel mio.

GUIDO.

Lasso! e potevi?...

LANCIOTTO.

Il ciel disperda l'empio

Giuramento! L'udì ripeter ella,

Ed orror n'ebbe, e a me le man stendendo:

Giura, sclamò, giura d'amarlo: ei solo,

Quand'io più non sarò, pietoso amico

Ti rimarrà... Ch'io l'ami impone, e l'odia,

La disumana! E andar chiede a Ravenna

Nel suo natio palagio, onde gli sguardi

Non sostener dell'uccisor del suo

Germano.

GUIDO.

Appena ebbi il tuo scritto, inferma

Temei foss'ella. Ah, quanto io l'ami, il sai!

Che troppo io viva... tu mi intendi... io sempre

Tremo.

LANCIOTTO.

Oh, non dirlo!.. Io pur, quando sopita

La guardo... e chiuse le palpebre e il bianco

Volto segno non dan quasi di vita,

Con orrenda ansietà pongo il mio labbro

Sovra il suo labbro per sentir se spiri:

E del tremor tuo tremo.--In feste e giochi

Tenerla volli, e sen tediò: di gemme

Dovizïosa e d'oro e di possanza

Farla, e fu grata ma non lieta. Al cielo

Devota è assai: novelle are costrussi.

Cento vergini e cento alzano ognora

Preci per lei, che le protegge ed ama.

Ella s'avvede ch'ogni studio adopro

Onde piacerle, e me lo dice, e piange.

Talor mi sorge un reo pensier... Avessi

Qualche rivale? O ciel! ma se da tutta

La sua persona le traluce il core

Candidissimo e puro!... Eccola.

SCENA II.

FRANCESCA E DETTI.

GUIDO.

Figlia,

Abbracciami. Son io...

FRANCESCA.

Padre... ah, la destra

ch'io ti copra di baci!

GUIDO.

Al seno mio,

Qui... qui confondi i tuoi palpiti a' miei

Vieni, prence. Ambidue siete miei figli:

Ambidue qui... Vi benedica il cielo!

Così vi strinsi ambi quel dì che sposi

Vi nomaste.

FRANCESCA.

Ah, quel dì!... fosti felice,

O padre.

LANCIOTTO.

E che? forse dir vuoi che il padre

Felice, e te misera festi?

FRANCESCA.

Io vero

Presagio avea, che male avrei lo sposo

Mio rimertato con perenne pianto,

E te lo dissi, o genitor: chiamata

Alle nozze io non era. Il vel ti chiesi;

Tu mi dicesti che felice il mio

Imen sol ti farebbe... io t'obbedii.

GUIDO.

Ingrata, il vel chieder potevi a un padre

A cui viva restavi unica prole?

Negar potevi a un genitor canuto

D'avere un dì sulle ginocchia un figlio

Della sua figlia?

FRANCESCA.

Non per me mi pento.

Iddio m'ha posto un incredibil peso

D'angoscia sovra il core, e a sopportarlo

Rassegnata son io. Gli anni miei tutti

Di lagrime incessanti abbeverato

Avrei del pari in solitaria cella

Come nel mondo. Ma di me dolente

Niuno avrei fatto!... liberi dal seno

Sariano usciti i miei gemiti a Dio,

Onde guardasse con pietà la sua

Creatura infelice, e la togliesse

Da questa valle di dolor!... Non posso

Nè bramar pure di morir: te affliggo,

O generoso sposo mio, vivendo:

T'affliggerei più, s'io morissi.

LANCIOTTO.

O pia

E in un crudele! Affliggimi, cospargi

Di velen tutte l'ore mie, ma vivi.

FRANCESCA.

Troppo tu m'ami. E temo ognor che in odio

Cangiar tu debba l'amor tuo... punirmi...

Di colpa ch'io non ho... d'involontaria

Colpa almeno....

LANCIOTTO.

Qual colpa?

FRANCESCA.

Io... debolmente

Amor t'esprimo...

LANCIOTTO.

E il senti? Ah, dirti cosa

Mai non volea ch'ora dal cor mi fugge!

Vorresti, e amarmi, oh ciel! nol puoi...

FRANCESCA.

Che pensi?

LANCIOTTO.

Rea non ti tengo... involontarii sono

Spesso gli affetti...

FRANCESCA.

Che?

LANCIOTTO.

Perdona. Rea

Io non ti tengo, tel ridico, o donna:

Ma il tuo dolor... sarebbe mai... di forte

Alma in conflitto con biasmato... amore?

FRANCESCA.

(_Gettandosi nelle braccia di Guido._)

Ah, padre, salva la mia fama. Digli,

E giuramento abbine tu, che giorni

Incolpabili io trassi al fianco tuo,

E che al suo fianco io non credea che un'ombra

Pur di sospetto mai data gli avessi.

LANCIOTTO.

Perdona: amore è di sospetti fabbro.--

Io fra me spesso ben dicea: Se pure,

Fanciulla ancor, d'immacolato amore

Si fosse accesa, e or tacita serbasse

Il sovvenir d'un mio rival, cui certo

Ella antepone il suo dover, qual dritto

Di esacerbar la cruda piaga avrei,

Indagando l'arcano? Eterno giaccia

Nel suo innocente cor, s'ella ha un arcano!

Ma dirlo deggio? Il dubbio mio s'accrebbe

Un dì che al fratel tuo lodi tessendo,

Io m'accingeva a consolarti. Invasa

Da trasporto invincibile, sclamasti:

Dove, o segreto amico mio del cuore,

Dove n'andasti? Perchè mai non torni,

Sì che pria di morire io ti riveggia?

FRANCESCA.

Io dissi?

LANCIOTTO.

Nè a fratel volti que' detti

Parean.

FRANCESCA.

Fin nel delirio, agl'infelici

Scrutar vuolsi il pensier? Sono infelici,

Nè basta: infami anch'esser denno. Ognuno

Contro l'afflitto spirto lor congiura;

Ognun... pietà di lor fingendo... gli odia;

Non pietà no, la tomba chieggon... Quando

Più sopportarmi non potrai, la tomba

Aprimi sì; discenderovvi io lieta:

Lieta pur ch'io... da ogn'uom fugga!

GUIDO.

Vaneggi?

Figlia...

LANCIOTTO.

Quai su di me vibri tremendi

Sguardi! Che li fec'io?

FRANCESCA.

Di mie sciagure

La cagion non sei tu?... Perchè strapparmi

Dal suol che le materne ossa racchiude?

Là calmato avria il tempo il dolor mio;

Qui tutto il desta, e lo rinnova ognora...

Passo non fo ch'io non rimembri...--Oh insana!

Fuor di me son. Non creder, no...

LANCIOTTO.

... A Ravenna,

Francesca, sì, col genitor n'andrai.

GUIDO.

Prence, t'arresta.

LANCIOTTO.

Oh, a' dritti miei rinunzio.

Dalla tua patria non verrò a ritorti:

Chi orror t'ispira, ed è tuo sposo, e t'ama

Pur tanto, più non rivedrai... se forse

Pentita un giorno e a pietà mossa, al tuo

Misero sposo non ritorni... E forse,

Dall'angosce cangiato, ah, ravvisarmi

Più non saprai! Ben io, ben io nel core

La tua presenza sentirò: al tuo seno

Volerò perdonandoti.

FRANCESCA.

Lanciotto,

Tu piangi?

GUIDO.

Ah figlia!

FRANCESCA.

Padre mio! Vedesti

Figlia più rea, più ingrata moglie? iniqui

Detti mi sfuggon nel dolor, ma il labbro

Sol li pronuncia.

GUIDO.

Ah, di tuo padre i giorni

Non accorciar, nè del marito vane

Far le virtù per cui degna e adorata

Consorte il ciel gli concedea! Più lieve

Sarà la terra sovra il mio sepolcro,

Se un dì, toccando, giurerai che lieto

Di prole festi e del tuo amor lo sposo.

FRANCESCA.

Io accorcerei del padre mio la vita?

No. Figlia e moglie esser vogl'io: men doni

Lo forza il ciel. Meco il pregate!

GUIDO.

Rendi

A mia figlia la pace!

LANCIOTTO.

... Alla mia sposa!

SCENA III.

UN PAGGIO E DETTI.

PAGGIO.

L'ingresso chiede un cavalier.

FRANCESCA.

(_A Guido._)

Tu d'uopo

Hai di riposo: alle tue stanze, o padre,

Vieni. (_Parte con Guido._)

SCENA IV.

LANCIOTTO E IL PAGGIO.

LANCIOTTO.

Il suo nome?

PAGGIO.

Il nome suo tacea:

Supporlo io posso. Entrò negli atrii, e forte

Commozïone l'agitò: con gioja

Guardava l'armi de' tuoi avi appese

Alle pareti: di tuo padre l'asta

E lo scudo conobbe.

LANCIOTTO.

Oh Paolo! Oh mio

Fratello!

PAGGIO.

Ecco a te viene.

SCENA V.

PAOLO E LANCIOTTO _si corrono incontro e restano lungamente

abbracciati._

LANCIOTTO.

Ah, tu sei desso,

Fratel!

PAOLO.

Lanciotto! mio fratello!--Oh sfogo

Di dolcissime lacrime!

LANCIOTTO.

L'amico,

L'unico amico de' miei teneri anni

Da te diviso, oh, come a lungo io stetti.

PAOLO.

Qui t'abbracciai l'ultima volta... Teco

Un altr'uomo io abbracciava: ei pur piangea...

Più rivederlo io non doveva?

LANCIOTTO.

Oh padre!

PAOLO.

Tu gli chiudesti i moribondi lumi.

Nulla ti disse del suo Paolo?

LANCIOTTO.

Il suo

Figliuol lontano egli moria chiamando.

PAOLO.

Me benedisse?--Egli dal ciel ci guarda,

Ci vede uniti e ne gioisce. Uniti

Sempre saremo d'ora innanzi. Stanco

Son d'ogni vana ombra di gloria. Ho sparso

Di Bizanzio pel trono il sangue mio,

Debellando città ch'io non odiava,

E fama ebbi di grande, e d'onor colmo

Fui dal clemente imperador: dispetto

In me facean gli universali applausi.

Per chi di stragi si macchiò il mio brando?

Per lo straniero. E non ho patria forse

Cui sacro sia de' cittadini il sangue?

Per te, per te, che cittadini hai prodi,

Italia mia, combatterò; se oltraggio

Ti moverà la invidia. E il più gentile

Terren non sei di quanti scalda il sole?

D'ogni bell'arte non sei madre, o Italia?

Polve d'eroi non è la polve tua?

Agli avi miei tu valor desti e seggio,

E tutto quanto ho di più caro alberghi!

LANCIOTTO.

Vederti, udirti, e non amarti... umana

Cosa non è.--Sien grazie al cielo, odiarti

Ella, no, non potrà.

PAOLO.

Chi?

LANCIOTTO.

Tu non sai:

Manca alla mia felicità qui un altro

Tenero pegno.

PAOLO.

Ami tu forse?

LANCIOTTO.

Oh se amo!

La più angelica donna amo... e la donna

Più sventurata.

PAOLO.

Io pur amo; a vicenda

Le nostre pene confidiamci.

LANCIOTTO.

Il padre

Pria di morire un imeneo m'impose,

Onde stabile a noi pace venisse.

Il comando eseguii.

PAOLO.

Sposa t'è dunque

La donna tua? nè lieto sei? Chi è dessa?

Non t'ama?

LANCIOTTO.

Ingiusto accusator, non posso

Dir che non m'ami. Ella così te amasse!

Ma tu un fratello le uccidesti in guerra,

Orror le fai, vederti niega.

PAOLO.

Parla,

Chi è dessa? chi?

LANCIOTTO.

Tu la vedesti allora

Che alla corte di Guido...

PAOLO.

Essa...

(_Reprimendo la sua orribile agitazione._)

LANCIOTTO.

La figlia

Di Guido.

PAOLO.

E t'ama! Ed è tua sposa?--È vero;

Un fratello... le uccisi...

LANCIOTTO.

Ed incessante

Duolo ne serba. Poichè udì che in patria

Tu ritornavi, desolata abborre

Questo tetto.

PAOLO.

(_Reprimendosi sempre._)

Vedermi, anco vedermi

Niega?--Felice io mi credeva accanto

Al mio fratel.--Ripartirò... in eterno

Vivrò lontano dal mio patrio tetto.

LANCIOTTO.

Fausto ad ambi ugualmente il patrio tetto

Sarà. Non fia che tu mi lasci.

PAOLO.

In pace

Vivi; a una sposa l'uom tutto pospone.

Amala...--Ah, prendi questo brando, il tuo

Mi dona! rimembranza abbilo eterna

Del tuo Paolo.

(_Eseguisce con dolce violenza questo cambio._)

LANCIOTTO.

Fratel...

PAOLO.

Se un giorno mai

Ci rivedrem, s'io pur vivrò... più freddo

Batterà allora il nostro cuor... il tempo

Che tutto estingue, estinto avrà... in Francesca

L'odio... e fratel mi chiamerà.

LANCIOTTO.

Tu piangi.

PAOLO.

Io pure amai! Fanciulla unica al mondo

Era quella al mio sguardo.... ah, non m'odiava,

No; non m'odiava.

LANCIOTTO.

E la perdesti?

PAOLO.

Il cielo

Me l'ha rapita!

LANCIOTTO.

D'un fratel l'amore

Ti sia conforto. Alla tua vista, a' modi

Tuoi generosi placherassi il core

Di Francesca medesma... Or vieni...

PAOLO.

Dove?...

A lei dinanzi... non fia mai ch'io venga!

FINE DELL'ATTO PRIMO.

ATTO SECONDO.

SCENA PRIMA.

GUIDO E FRANCESCA.

FRANCESCA.

Qui... più libera è l'aura.

GUIDO.

Ove t'aggiri

Dubitando così?

FRANCESCA.

Non ti parea

La voce udir... di... Paolo?

GUIDO.

Timore

Or di vederlo non ti prenda. Innanzi

Non ti verrà, se tu nol brami.

FRANCESCA.

Alcuno

Gli disse ch'io... l'abborro? glien duol forse?

GUIDO.

Assai glien duol. Volea partir; Lanciotto

Ne lo trattenne.

FRANCESCA.

Egli partir volea?

GUIDO.

Or più quieto hai lo spirto. Oggi Lanciotto

Spera che del fratel suo la presenza

Tu sosterrai.

FRANCESCA.

Padre, mio padre! Ah, senti...

Questo arrivo... deh, senti, come forti

Palpiti desta nel mio sen!--Deserta

Rimini mi parea; muta, funebre

Mi parea questa casa; ora... Deh, padre,

Mai non lasciarmi, deh, mai più! Sol teco

Giubilar oso e piangere; nemico

Tu non mi sei... Pietà di me tu avresti,

Se...

GUIDO.

Che?

FRANCESCA.

Se tu sapessi...--Oh, quanto amaro

M'è il vivere solinga! Ah, tu pietoso

Consolator mi sei!... Fuorchè te, o padre,

Non evvi alcun dinanzi a cui non tremi,

Dinanzi a cui tutti del core i moti

Io non debba reprimere... Nascosto

Non tengo il cor; facil s'allegra e piange:

E mostrar mai nè l'allegria nè il pianto

Lecito m'è. Tradirmi posso; guai,

Guai se con altri un detto mi sfuggisse!...

Tu... più benigno guarderesti i mali

Della tua figlia... E se in periglio fosse...

Ne la trarresti con benigna mano.

GUIDO.

No, il cor nascosto tu non tieni... I tuoi

Pensier segreti... più non son segreti,

Quando col tuo tenero padre stai.

FRANCESCA.

Tutto... svelarti bramerei... Che dico?

Ove mi celo? Oh terra, apriti, cela

La mia vergogna!

GUIDO.

Parla; il ciel t'ispira.

Abbi fiducia. Il fingere è supplizio

Per te...

FRANCESCA.

Dovere è il fingere, dovere

Il tacer, colpa il dimandar conforto;

Colpa il narrar sì reo delitto a un padre,

Che il miglior degli sposi alla sua figlia

Diede... e felice non la fe'!

GUIDO.

Me lasso!

Il carnefice tuo dunque son io?

FRANCESCA.

Oh buon padre! nol sei...--Vacillar sento

La mia debol virtù.--Tremendo sforzo,

Ma necessario! Salvami, sostienmi!

Lunga battaglia fin ad ora io vinsi;

Ma questi di mia vita ultimi giorni

Tremarmi fanno... Aita, o padre, ond'io

Santamente li chiuda.--Ah, sì! Lanciotto

Ben sospettò, ma rea non son! fedele

Moglie a lui son, fedel moglie esser chieggo!..--

Padre... sudar la tua fronte vegg'io...

Da me torci gli sguardi... inorridisci...

GUIDO.

Nulla, figlia, raccontami...

FRANCESCA.

Ti manca

Lo spirto. Oh ciel!

GUIDO.

Nulla, mia figlia.--Un breve

Disordin qui... qui nella mente...--Ah, dolce

A vecchio padre è l'appoggiar le inferme

Membra su figli non ingrati!

FRANCESCA.

Oh, è vero!

Giusta è la tua rampogna; ingrata figlia,

Ingrata io son: puniscimi.

GUIDO.

--Qual empio

Di sacrilega fiamma il cor t'accese?

FRANCESCA.

Empio ei non è, non sa, non sa ch'io l'amo;

Egli non m'ama.

GUIDO.

Ov'è? Per rivederlo

Forse a Ravenna ritornar volevi?

FRANCESCA.

Per fuggirlo, mio padre!

GUIDO.

Ov'è colui?

Rispondi; ov'è?

FRANCESCA.

Pietà mi promettesti;

Non adirarti. È in Rimini...

GUIDO.

--Chi giunge!

SCENA II.

LANCIOTTO E DETTI.

LANCIOTTO.

Turbati siete?... Eri placata or dianzi.

GUIDO.

Diman, Francesca, partirem.

LANCIOTTO.

Che dici?

GUIDO.

Francesca il vuol.

FRANCESCA.

Padre!

GUIDO.

Oseresti?...

(_Parte guardandola minacciosamente._)

SCENA III.

LANCIOTTO E FRANCESCA.

FRANCESCA.

Ahi, crudo

Più di tutti è mio padre!

LANCIOTTO.

Abbandonarmi

Più non volevi; io ti credea commossa

Dal dolor mio. Per fuggir Paolo, d'uopo

Che tu parta non è; partir vuol egli.

FRANCESCA.

Partir?

LANCIOTTO.

Funesta gli parria la vita

Ne' suoi penati, ove abborrito ei fosse.

FRANCESCA.

Tanto gl'incresce?

LANCIOTTO.

Invan distornel volli;

Di ripartir fe' giuramento.

FRANCESCA.

Ei molto

Te ama...

LANCIOTTO.

Soave e generoso ha il core.

Debole amor (pari m'è in ciò) non sente...

E pari a me, d'amor vittima ei vive!

FRANCESCA.

D'amor vittima?

LANCIOTTO.

Sì. Non reggerebbe

Il tuo medesmo cuor, se tu l'udissi...

FRANCESCA.

Or perchè viene a queste piagge adunque?

Cred'ei che m'abbia alcun altro fratello

Onde rapirmel?... Per mio solo danno,

Certo, ei qui venne.

LANCIOTTO.

Ingiusta donna! Ei prega,

Pria di partir, che un sol istante l'oda,

Che un solo istante tu lo veggia.--Ah, pensa

Ch'ei t'è cognato; che novelli imprende

Lunghi viaggi; che più forse mai

Nol rivedrem! Religion ti parli.

Se un nemico avess'io, che l'oceàno

In procinto a varcar, la destra in pria

A porgermi venisse... io quella destra

Con tenerezza stringerei, sì dolce

È il perdonar.

FRANCESCA.

Deh, cessa!.. Oh mia vergogna!

LANCIOTTO.

Chi sa, direi, se quel vasto oceàno,

Fin che viviam, frapposto ognor non fia

Tra quel mortale e me? Sol dopo morte,

In cielo... E tutti noi là ci vedremo...

Là non potremo esser divisi. Oh donna,

Il fratello abborrir là non potrai!

FRANCESCA.

Sposo, deh, sappi... Ah, mi perdona!

LANCIOTTO.

Vieni,

Fratello!

FRANCESCA.

Oh Dio!

(_Si getta nelle braccia di Lanciotto._)

SCENA IV.

PAOLO E DETTI.

PAOLO.

--Francesca!... eccola... dessa!

LANCIOTTO.

Paolo, t'avanza.

PAOLO.

E che dirò?--Tu dessa?--

Ma s'ella niega di vedermi, udirmi

Consentirà? Meglio è ch'io parta, in odio

Le sarò men.--Fratel, dille che al suo

Odio perdono, e che nol merto. Un caro

German le uccisi; io nol volea. Feroce

Ei che perdenti avea le schiere, ei stesso

S'avventò sul mio brando; io di mia vita

Salvo a costo l'avria.--

FRANCESCA.

(_Sempre abbracciata al marito, senza

osar di levar la faccia._)

--Sposo, è partito?

Partito è Paolo?.. Alcuno odo che piange;

Chi è?

PAOLO.

Francesca io piango; io de' mortali

Sono il più sventurato! Anche la pace

De' lari miei non m'è concessa. Il core

Assai non era lacerato? assai

Non era il perder... l'adorata donna?

Anche il fratello, anche la patria io perdo!

FRANCESCA.

Cagion mai non sarò ch'un fratel l'altro

Debba fuggir. Partir vogl'io; tu resta,

Uopo ha Lanciotto d'un amico.

PAOLO.

Oh! l'ami?...

A ragion l'ami. Io pur l'amo... E pugnando

In remote contrade... e quando i vinti

E le spose e le vergini io salvava

Dal furor delle mie turbe vincenti,

E d'ogni parte m'acclamavan tutti

Fortissimo guerrier, ma guerrier pio...

Dolce memoria del fratello amato

Mi ricorreva, e mi parea che un giorno

Mi rivedrebbe con gentile orgoglio...

E tutta Italia e sue leggiadre donne

Avrian proferto amabilmente il nome

Dell'incolpabil cavaliero.--Ah, infausti

M'erano que' trionfi! il valor mio

Infausto m'era!

FRANCESCA.

Dunque tu in remote

Contrade combattendo... ai vinti usavi

Spesso pietà? Le vergini e le spose

Salvavi? Là colei forse vedesti

Che nell'anima tua regna.--Che parlo?

Oh insana.--Vanne. Io t'odio, sì!

PAOLO.

(_Risolutamente._)

Lanciotto,

Addio.--Francesca!...

FRANCESCA.

(_Udendo ch'egli parte, gli getta involontariamente

uno sguardo._)

PAOLO.

(_Vorrebbe parlare; è in una convulsione

terribile, e temendo di tradirsi fugge._)

LANCIOTTO.

Paolo: deh, ti ferma!

SCENA V.

LANCIOTTO E FRANCESCA.

FRANCESCA.

Paolo... Misera me!

LANCIOTTO.

Pietà di lui

Senti, barbara, o fingi? A che ti stempri

In lagrime or, se noi tutti infelici

Render vuoi tu? Favella; io ragion chieggo

De' tuoi strani pensieri; alfin son stanco

Di sofferirli.

FRANCESCA.

E sono pure io stanca

Di tue ingiuste rampogne; ed avrò pace

Sol quando fia ch'io più non veggia... il mondo!

FINE DELL'ATTO SECONDO.

ATTO TERZO.

SCENA PRIMA.

PAOLO.

Vederla... sì, l'ultima volta. Amore

Mi fa sordo al dover. Sacro dovere

Saria il partir, più non vederla mai!...

Nol posso. Oh! come mi guardò! Più bella

La fa il dolor: più bella, sì, mi parve;

Più sovrumana! E la perdei? Lanciotto

Me l'ha rapita? oh rabbia! oh!.. il fratel mio

Non amo? Egli è felice... ei lungamente

Lo sia... Ma che? per farsi egli felice

Squarciar doveva ei d'un fratello il core?

SCENA II.

FRANCESCA _s'avanza senza veder_ PAOLO.

FRANCESCA.

Ov'è mio padre? almen da lui sapessi

Se ancor qui alberga... il mio... cognato!--Io queste

Mura avrò care sempre... Ah, sì, lo spirto

Esalerò su questo sacro suolo

Ch'egli asperse di pianto!... Empia, discaccia

Sì rei pensieri: io son moglie!...

PAOLO.

--Favella

Seco medesma, e geme.

FRANCESCA.

Ah, questo loco

Lasciar io deggio: di lui pieno è troppo!

Al domestico altar ritrarmi io deggio...

E giorno e notte innanzi a Dio prostrata

Chieder mercè de' falli miei; che tutta

Non m'abbandoni, degli afflitti cuori

Refugio unico, Iddio. (_Per partire._)

PAOLO.

(_Avanzandosi._)

Francesca...

FRANCESCA.

Oh vista!--

Signor... che vuoi?

PAOLO.

Parlarti ancor.

FRANCESCA.

Parlarmi?--

Ahi, sola io son!... Sola mi lasci, o padre?

Padre, ove sei? la tua figlia soccorri!--

Di fuggir forza avrò.

PAOLO.

Dove?

FRANCESCA.

Signore...

Deh, non seguirmi! il voler mio rispetta;

Al domestico altar qui mi ritraggo:

Del cielo han d'uopo gl'infelici.

PAOLO.

A' piedi

De' miei paterni altar teco verronne.

Chi di me più infelice? Ivi frammisti

I sospir nostri s'alzeranno. Oh donna!

Tu invocherai la morte mia, la morte

Dell'uom che abborri... io pregherò che il cielo

Tuoi voti ascolti e all'odio tuo perdoni,

E letizia t'infonda, e lunga serbi

Giovinezza e beltà sul tuo sembiante,

E a te dia tutto che desiri!... tutto!...

Anche... l'amor del tuo consorte... e figli

Da lui beati!

FRANCESCA.

Paolo, deh!--Che dico?--

Deh, non pianger. La tua morte non chieggo.

PAOLO.

Pur tu m'abborri...

FRANCESCA.

E che ten cal, s'io deggio

Abborrirti?... La tua vita non turbo.

Diman io qui più non sarò. Pietosa

Al tuo germano compagnia farai.

Della perdita mia tu lo consola:

Piangerà ei certo... Ah, in Rimini, egli solo

Piangerà, quando gli fia noto!...--Ascolta.

Per or, non digliel. Ma tu, sappi... ch'io

Non tornerò più in Rimini: il cordoglio

M'ucciderà. Quando al mio sposo noto

Ciò fia, tu lo consola: e tu... per lui...

Tu pur versa una lagrima.

PAOLO.

Francesca,

Se tu m'abborri che mi cale? e il chiedi?

E l'odio tuo la mia vita non turba?

E questi tuoi detti funesti?...--Bella

Come un angiol, che Dio crea nel più ardente

Suo trasporto d'amor... cara ad ognuno...

Sposa felice... e osi parlar di morte?

A me s'aspetta, che per vani onori

Fui strascinato da mia patria lunge,

E perdei...--Lasso! un genitor perdei.

Rïabbracciarlo ognor sperava. Ei fatto

Non m'avrebbe infelice, ove il mio cuore

Discoperto gli avessi... e colei data

M'avria... colei, che per sempre ho perduta.

FRANCESCA.

Che vuoi tu dir? Della tua donna parli...

E senza lei sì misero tu vivi?

Sì prepotente è nel tuo petto amore?

Unica fiamma esser non dee nel petto

Di valoroso cavaliere, amore.

Caro gli è il brando e la sua fama; egregi

Affetti son. Tu seguili; non fia

Che t'avvilisca amor.

PAOLO.

Quai detti? Avresti

Di me pietà? Cessar d'odiarmi alquanto

Potresti, se col brando io m'acquistassi

Fama maggior? Un tuo comando basta.

Prescrivi il luogo e gli anni. A' più remoti

Lidi mi recherò; quanto più gravi

E perigliose troverò le imprese,

Vie più dolci mi fien, poichè Francesca

Imposte me l'avrà. L'onore assai

E l'ardimento mi fan prode il braccio;

Più il farà prode il tuo adorato nome.

Contaminate non saran mie glorie

Da tirannico intento. Altra corona,

Fuorchè d'alloro, ma da te intrecciata,

Non bramerò, solo un tuo applauso, un detto,

Un sorriso, uno sguardo...

FRANCESCA.

Eterno Iddio!

Che è questo mai?

PAOLO.

T'amo, Francesca, t'amo,

E disperato è l'amor mio!

FRANCESCA.

Che intendo?

Deliro io forse? che dicesti?

PAOLO.

Io t'amo!

FRANCESCA.

Che ardisci? Ah taci! Udir potrian... Tu m'ami!

Sì repentina è la tua fiamma? Ignori

Che tua cognata io son? Porre in obblìo

Sì tosto puoi la tua perduta amante?...

Misera me! questa mia man, deh, lascia!

Delitto sono i baci tuoi!

PAOLO.

Repente

Non è, non è la fiamma mia. Perduta

Ho una donna, e sei tu; di te parlava

Di te piangea; te amava; te sempre amo;

Te amerò sino all'ultim'ora! e s'anco

Dell'empio amor soffrir dovessi eterno

Il castigo sotterra, eternamente

Più e più sempre t'amerò!

FRANCESCA.

Fia vero?

M'amavi?

PAOLO.

Il giorno che a Ravenna io giunsi

Ambasciator del padre mio, ti vidi

Varcare un atrio col feral corteggio

Di meste donne, ed arrestarti a' piedi

D'un recente sepolcro, e ossequïosa

Ivi prostrarti, e le man giunte al cielo

Alzar con muto ma dirotto pianto.

Chi è colei? dissi a talun.--La figlia

Di Guido, mi rispose.--E quel sepolcro?--

Di sua madre il sepolcro.--Oh, quanta al core

Pietà sentii di quell'afflitta figlia!

Oh qual confuso palpitar!... Velata

Eri, o Francesca: gli occhi tuoi non vidi

Quel giorno, ma t'amai fin da quel giorno.

FRANCESCA.

Tu... deh, cessa!... m'amavi?

PAOLO.

Io questa fiamma

Alcun tempo celai, ma un dì mi parve

Che tu nel cor letto m'avessi. Il piede

Dalle virginee tue stanze volgevi

Al secreto giardino. E presso al lago

In mezzo ai fior prosteso, io sospirando

Le tue stanze guardava: e al venir tuo

Tremando sorsi.--Sopra un libro attenti

Non mi vedeano gli occhi tuoi; sul libro

Ti cadeva una lagrima... Commosso

Mi t'accostai. Perplessi eran miei detti,

Perplessi pure erano i tuoi. Quel libro

Mi porgesti e leggemmo. Insiem leggemmo

«Di Lancillotto come amor lo strinse.

«Soli eravamo e senza alcun sospetto...

Gli sguardi nostri s'incontraro... il viso

Mio scolorossi... tu tremavi... e ratta

Ti dileguasti.

FRANCESCA.

Oh giorno! A te quel libro

Restava.

PAOLO.

Ei posa sul mio cuor. Felice

Nella mia lontananza egli mi fea.

Ecco: vedi le carte che leggemmo.

Ecco: vedi, la lagrima qui cadde

Dagli occhi tuoi quel dì.

FRANCESCA.

Va' ti scongiuro,

Altra memoria conservar non debbo

Che del trafitto mio fratel.

PAOLO.

Quel sangue

Ancor versato io non aveva. Oh patrie

Guerre funeste! Quel versato sangue

Ardir mi tolse. La tua man non chiesi:

E in Asia trassi a militar. Sperava

Rieder tosto, e placata indi trovarti,

Ed ottenerti. Ah, d'ottenerti speme

Nutria, il confesso.

FRANCESCA.

Ohimè! ten prego, vanne:

Il doler mio, la mia virtù rispetta.--

Chi mi da forza, ond'io resista?

PAOLO.

Ah, stretta

Hai la mia destra? Oh gioja! dimmi: stretta

Perchè hai la destra mia?

FRANCESCA.

Paolo!

PAOLO.

Non m'odii?

Non m'odii tu?

FRANCESCA.

Convien ch'io t'odii.

PAOLO.

E il puoi?

FRANCESCA.

Nol posso.

PAOLO.

Oh detto! ah, mel ripeti! Donna,

Non m'odii tu?

FRANCESCA.

Troppo ti dissi. Ah crudo!

Non ti basta? Va', lasciami.

PAOLO.

Finisci.

Non ti lascio, se in pria tutto non dici.

FRANCESCA.

E non tel dissi... ch'io t'amo.--Ah, dal labbro

M'uscì l'empia parola!.. io t'amo, io muojo

D'amor per te... Morir bramo innocente:

Abbi pietà!

PAOLO.

Tu m'ami? tu?... L'orrendo

Mio affanno vedi. Disperato io sono:

Ma la gioja che in me scorre fra questo

Disperato furor, tale e sì grande

Gioja è, che dirla non poss'io. Fia vero

Che tu m'amassi?... E ti perdei!

FRANCESCA.

Tu stesso

M'abbandonasti, o Paolo. Io da te amata

Creder non mi potea.--Vanne: sia questa

L'ultima volta...

PAOLO.

Ch'io mai t'abbandoni

Possibile non è. Vederci almeno

Ogni giorno!...

FRANCESCA.

E tradirci? e nel mio sposo

Destar sospetti ingiuriosi? e macchia

Al nome mio recar? Paolo, se m'ami,

Fuggimi.

PAOLO.

Oh sorte irreparabil! Macchia

Al tuo nome io recar? No!--Sposa d'altri

Tu sei. Morir degg'io. La rimembranza

Di me scancella dal tuo seno: in pace

Vivi. Io turbai la pace tua: perdona.--

Deh, no, non pianger! non amarmi!--Ah, lasso!

Che dico? Amami, si: piangi sul mio

Precoce fato...--Odo Lanciotto. Oh cielo,

Dammi tu forza!--(_Chiamando._) A me, fratel!

SCENA III.

LANCIOTTO, GUIDO E DETTI.

PAOLO.

L'estremo

Amplesso or dammi.

LANCIOTTO.

E invan...

PAOLO.

Nè un detto solo

A' miei voleri oppor. Funesti augurii

Qui meco trassi: guai s'io!...

LANCIOTTO.

Che favelli?

Sdegno ti sta sul ciglio!

PAOLO.

--Ah! non di noi...

Del destino è la colpa.--Addio, Francesca.

FRANCESCA.

(_Quasi fuor di se con grido convulsivo._)

Paolo... Ferma!

LANCIOTTO.

Qual voce!

GUIDO.

(_Reggendo la figlia._)

Oimè le manca

Il respiro.

PAOLO.

(_In atto di partire._)

Francesca...

FRANCESCA.

Ei parte... io muojo.

(_Sviene nelle braccia di Guido._)

PAOLO.

Francesca... oh vista... si soccorra.

GUIDO.

Figlia...

(_Francesca è recata nelle sue stanze._)

SCENA IV.

LANCIOTTO E PAOLO.

LANCIOTTO.

Paolo... Che intendo?... Orrendo lampo scorre

Sugli occhi miei.

PAOLO.

Barbaro! godi: è spenta...

Morir mi lascia: fuggimi. (_Parte._)

SCENA V.

LANCIOTTO.

Fia vero?

Essa amarlo? E fingea!...No: dall'inferno

Questo pensier mi vien... pur...--Dalla reggia

L'uscire a Paolo s'interdica: a forza

Gli s'interdica.--Oh truce vel! si squarci.

FINE DELL'ATTO TERZO.

ATTO QUARTO.

SCENA PRIMA.

LANCIOTTO E PAGGIO.

LANCIOTTO.

Che? Guido affretta il suo partir? Vederla

Voglio, veder voglio Francesca. Innanzi

Anche colui mi venga... Paolo.

PAGGIO.

Il tuo

Fratello?

LANCIOTTO.

Il mio... fratello.

SCENA II.

LANCIOTTO.

Il mio fratello!

Fratello m'è: più orribile è il delitto.--

Essa l'odiava! ah menzognera! Io pure

A quell'odio credei. La lontananza

Di lui, cagione di sue lagrime era.

A rieder forse in Rimini Francesca

Secretamente l'invitò.--Ti frena,

O pensier mio; feroce mi consigli

La mandi porre ahi! su quest'elsa...io tremo!

SCENA III.

GUIDO E LANCIOTTO.

LANCIOTTO.

Fuggirmi forse è di tua figlia intento?

Senza ch'io'l sappia spera ella fuggirmi!

E tu a sue brame...

GUIDO.

È necessario!

LANCIOTTO.

Ah, rea

Dunque è tua figlia!

GUIDO.

No: tremendo fato

Noi tutti danna a interminabil pianto!

LANCIOTTO.

Rea non la chiami, e d'esecrando foco

Arde?

GUIDO.

Ma forte duol ne sente, e implora

Di fuggir da colui.--Ripigliò appena

I sensi, e pieno io di vergogna e d'ira

Dagli occhi tuoi la trassi: ed obbliando

Quasi d'esserle padre, a' piè d'un santo

Simulacro prostratala, snudai

Sul suo capo l'acciaro, ahi, minacciando

Di trucidarla e in un di maledirla,

Se il ver taceva. Fra singhiozzi orrendi

Favellò l'infelice.

LANCIOTTO.

E che ti disse?

GUIDO.

M'affoga il pianto. Ella è mia figlia...--Porse

La sua gola all'acciaro, e lagrimosi

Figgeva gli occhi negli asciutti miei.--

Sei tu colpevol? (le gridai) rispondi,

Sei tu colpevol?... pronunciar parola

Non poteva ella dall'angoscia... A forza

Mi si commosse il cor. Per non vederla

Torsi gli sguardi, e mi sentii le piante

Abbracciare, e lei, prono a terra il volto,

Sclamar con voce moribonda: Padre,

Sono innocente.--Giuralo.--Tel giuro!...

Ed io in silenzio m'asciugava il ciglio.--

Sono innocente, replicò tre volte...

Gettai l'acciar, l'alzai: la strinsi al seno...

Padre infelice e offeso son, ma padre.

LANCIOTTO.

Oh rabbia! L'ama ed innocenza vanta?

Lunge dagli occhi miei, più allegro amore

Con Paolo spera; ah, sen lusinga in vano!

Di seguirla a Ravenna ei le promette...

Oh traditor!.. Siete in mie mani ancora.

GUIDO.

Queste canute mie chiome rispetta.

Salvarla io deggio... tu, più non vederla.

(_Parte._)

SCENA IV.

LANCIOTTO E PAOLO.

LANCIOTTO.

Sciagurato, t'avanza.

PAOLO.

Uso non sono

Ad ascoltar sì acerbi modi: in altri

Rintuzzarli saprei. Ma in te del padre

L'autorità con sofferenza onoro.--

Parli a fratello o a suddito?

LANCIOTTO.

...A fratello.--

Rispondi, Paolo. Se tua sposa fosse

Colei; se alcuno a te il suo cor rapisse,

E se quei fosse il tuo più dolce amico...

Un uom che, mentre ti tradia, stringevi

Come più che fratello al seno tuo...

Che faresti di lui?--Pensavi.

PAOLO.

Io sento

Quanto ti costa l'esser mite.

LANCIOTTO.

Il senti?

Fratello, il senti quanto costa?--Il nostro

Padre nomasti. Ei mite era co' figli,

Anche se rei credevali.

PAOLO.

Tu solo

Succedergli mertavi. E che mai dirti?

Oh, come atterri la baldanza mia!

Anch'io talor magnanimo mi credo:

Al par di te nol son.

LANCIOTTO.

Di': se tua sposa

Fosse?

PAOLO.

Francesca? Ah, d'un rival pur l'ombra

Non soffrirei.

LANCIOTTO.

Se un tuo fratello amarla

Osasse?

PAOLO.

Più non mi sarìa fratello.

Guai a colui! Lo sbranerei col mio

Pugnal, chiunque il traditor si fosse.

LANCIOTTO.

Me pure assal questo desio feroce,

E trattengo la man che al brando corre:

Credilo, a stento la trattengo. Ed osi

Del tuo delitto convenir? Sedurre

La sposa altrui, del tuo fratel la sposa!

PAOLO.

Meno crudel saresti, or se col brando

Tu mi svenassi. Un vil non son. Sedurre

Io quel purissimo angiolo del cielo?

Non fora mai. Chi di Francesca è amante

Un vil non è: lo foss'ei stato pria,

Più nol sarebbe amandola: sublime

Fassi ogni cor, dacchè v'è impressa quella

Sublime donna. Io perchè l'amo, ambisco

D'esser uman, religïoso e prode:

E perch'io l'amo, assai più forse il sono

Ch'esser non usan nè guerrier nè prenci.

LANCIOTTO.

E inverecondo più d'ogn'uom tu sei.

Vantarmi ardisci l'amor tuo?

PAOLO.

Se iniquo

Fosse il mio amor, tacer saprei, ma puro

È quanto immenso l'amor mio. Morire

Mille volte saprei pria che macchiarlo.--

Nondimen... veggio di partir la forte

Necessità.--Per la tua donna al tuo

Fratel rinuncia... ed in eterno!

LANCIOTTO.

Iniquo

Non è il tuo amore? E misero in eterno

Tu non mi rendi?... Obblierò ch'io m'ebbi

Un fratel caro: ma potrò dal core

Di Francesca strapparlo? E il cor di lei

Non porterai teco dovunque? Odiato

Vivrò al suo fianco. Nol dirà, pietosa,

Non mel dirà, ma ben il sento; ah, m'odia,

E tu, fellone, la cagion ne sei.

PAOLO.

L'amo, il confesso... Ma Francesca, oh cielo

Di lei non sospettar.

LANCIOTTO.

Anco ingannarmi

Vorresti? Il pensier tuo scerno. Tu temi

Che un giorno in lei mi vendichi, in Francesca,

Nella tua amante: e or più desio men prendi

Che? d'immolarvi non ho dritto? io regno:

Tradito sposo ed oltraggiato prence

Son io. Di me narri che vuoi la fama:

Di voi dirà: perfidi fur.

PAOLO.

La fama

Dirà: Qual colpa avea, se giovinetto

Paolo a Ravenna fu mandato, ed arse

Pel più leggiadro de' terrestri spirti?--

E tu quai dritti hai su di lei? Veduto

Mai non t'avea: sol per ragion di stato

La bramasti in isposa. Umani affetti

Non diè natura anco de' prenci ai figli?

Perchè il suo cor non indagasti pria

Di farla tua?

LANCIOTTO.

Che ardisci? aggiungi insulto

A insulto ancor? No, più non reggo.

(_Mette mano alla spada._)

SCENA V.

GUIDO, FRANCESCA E DETTI.

FRANCESCA.

(_Prima di uscire._)

Padre!

Stringer l'arme li veggio.

GUIDO.

(_Vuol prima trattener Francesca; quindi

si frappone tra Paolo e Lanciotto._)

Ferma.--Ah, pace,

O esacerbati spiriti fraterni!

PAOLO.

Più della vita mi togliesti: poco

Del mio sangue mi cal, versalo.

FRANCESCA.

Il mio

Sangue versate: io sol v'offesi.

GUIDO.

Oh figlia!

LANCIOTTO.

Il sacro aspetto di tuo padre, o iniqua,

Per tua ventura ti difende. Statti

Fra le sue braccia: guai s'ei t'abbandona!

Obblierò che regia fu tua culla:

Peggio di schiava tratterotti. Infame

È l'amor tuo: più d'una schiava è infame

Una moglie infedel... Questa parola

Forsennato mi rende. Io tanto amarti,

Tanto adorarti, e tu spregiarmi?... Altero

Ho il cor, nol sai? tremendamente altero:

E oltraggi v'han, che perdonar non posso.

Onor mel vieta... Onor? che dissi? noto

Questo nome t'è forse?

GUIDO.

Arresta.

LANCIOTTO.

Io intendo,

Io dell'onor l'onnipossente voce:

Nè allorch'ei parla, più altra voce intendo,

E vibro il ferro ovunque accenni.

FRANCESCA.

Ah padre!

Ei non m'uccide, uccidimi tu, padre!

LANCIOTTO.

Vaneggio?... Voi raccapricciate?...--Oh Guido!

Quando canute avrò le chiome anch'io,

E vivrò nel passato, e freddamente

Guarderò i vizi e le virtù mie antiche...

Anche allor rimembrando un'adorata

Sposa che mi tradia, tutta l'antica

Disperata ira sentirò nel petto,

Ed imprecando fuggirò col guardo

Verso il sepolcro, onde mie angosce asconda.

Ma non verrà quel dì. Verso il sepolcro

Mi precipita l'empia oggi: del mio

Vicin sepolcro già il pensier l'allegra:

Di calpestarlo essa godrà... Seco altri,

A calpestarlo verrà forse!

FRANCESCA.

Oh cielo!

Dammi tu forza, ond'io risponda.--Io sorda

Alle voci d'onor... Se Paolo amai,

Vil non era il mio foco: Italo prence,

Cavalier prode, altro ei per me non era.

Popoli e regi lo lodavan. Tua

Sposa io non era... Ah, che favello? Giusto

È il tuo furor; dal petto mio non seppi

Scancellar mai quel primo amor! E il volli

Scancellar pur... Con quell'arcano io morta

Sarei, se Paolo or non riedea, tel giuro.

PAOLO.

Misera donna!

FRANCESCA.

A lui solo perdona;

Non al mio amante, al fratel tuo perdona.

LANCIOTTO.

Per Paolo preghi? Oh scellerata!...Uscirne

Di queste mura ambi credete? Insieme

Di riunirvi concertaste. Al padre

Di rapirti fors'anco ei ti promise.

PAOLO.

Oh vil pensier!

LANCIOTTO

Io vil?--Partirà l'empia

Sì; ma più te mai non vedrà.--Di guardie

Si circondi costui. Passo ei non muova

Fuor della reggia.

PAOLO.

Tanta ingiuria mai

Non soffrirò nel tetto mio paterno.

(_Vuol difendersi._)

LANCIOTTO.

Tuo signor sono. Quel ribelle brando

Cedi.

PAOLO.

(_Oppresso dalle guardie._)

Fratel... tu disarmarmi... Oh come

Cangiato sei!

FRANCESCA.

Pietà!... Paolo!

PAOLO.

Francesca!

LANCIOTTO.

Donna...

GUIDO.

Vieni; sottrati al furor suo.

FINE DELL'ATTO QUARTO.

ATTO QUINTO.

SCENA PRIMA.

(La sala è illuminata da una lampada)

FRANCESCA E GUIDO.

FRANCESCA.

Deh, lo placasti?

GUIDO.

(_Venendo dalle stanze di Lanciotto._)

Egli mi vide, e sorse

Spaventato dal letto.--Oh cielo! è giunta,

Sclamò, quest'alba sciagurata. Io debbo

Perder Francesca?... Ogni consiglio or cangio:

Senza lei viver non poss'io.--Frattanto

Lagrime amare gli piovean sul volto:

E or te nomando infuriava, or pieno

D'amor ti compiangea. Fra le mie braccia

Lungamente lo tenni, e con lui piansi,

Libero freno al suo dolor lasciando.

L'acquetai poscia con soavi detti,

E il convinsi che meglio è che tu parta

Senza vederlo. Andiam.

FRANCESCA.

Padre, non fia:

S'or nol riveggio, nol vedrò più mai.

Rancore ei serba contro di me: secura

Del suo perdono esser vogl'io.

GUIDO.

Ti calma.

Perdonato egli t'ha; perdonar Paolo

Pur mi promise.

FRANCESCA.

Oh gioja! Ma, deh, in questo

Sacro momento, non nomar, ten prego,

Colui che appieno obbliar deggio... e il bramo!

Già meno forte egli nel cor mi parla:

Già mi riparla la virtù perduta,

E il pentimento e la memoria sola

Dello sposo fedel che tu mi desti,

E ch'io non seppi amar.--Parlargli chieggo

Anco una volta. Deh, non adirarti!

Questa grazia m'ottieni. I miei rimorsi

Per la passata ingratitudin tutti

Mostrar gli vo': prostrarmi a' piedi suoi:

Di non sprezzarmi scongiurarlo. Vanne:

Digli che, s'io non lo riveggio, ahi parmi

Del perdono del ciel chiusa ogni speme.

GUIDO.

A forza il vuoi? Qui il condurrò.

SCENA II.

FRANCESCA.

--Per sempre

Dunque ti lascio, o Rimini diletta.

Addio, città fatale! addio, voi mura

Infelici, ma care! amata culla

Di... quei prenci... Che dico!--Eterno Iddio,

Per questa casa ultima prece io t'offro,

Bench'io sia rea, non chiuder, no, l'orecchio.

Nulla chieggo per me: per que' fratelli

Prego: tua destra onnipossente posi

Sul capo lor... Chi veggio?

SCENA III.

FRANCESCA E PAOLO.

PAOLO.

(_Prorompendo forsennato con una

spada alla mano._)

Oh sovrumana

Gioja! Vederla ancor m'è dato.--Ah, ferma!

Se tu fuggì, io t'inseguo.

FRANCESCA.

Audace! ahi lassa!

E come in armi?

PAOLO.

Sgombre ho le mie guardie

Coll'oro.

FRANCESCA.

Oh ciel! nuovi delitti...

PAOLO.

Io vengo

I delitti a impedir. Paga non fora

Contro me, credi, la gelosa rabbia

Del fratel mio; te immolar pensa. Orrendo

Spavento è quel ch'or qui mi tragge.--Al sonno

Chiusi dianzi le ciglia, ed oh qual truce

Visïone m'assalse! Immersa io vidi

Te nel tuo sangue moribonda: a terra

Mi gettai per soccorrerti... il mio nome

Proferivi, e spiravi!--Ahi disperato

Delirio! Invano mi svegliava, il fero

Sogno mi sta dinanzi agli occhi. Mira:

Sudor di morte da mie chiome gronda

Al rammentarlo.

FRANCESCA.

Calmati...

PAOLO.

Furente

M'alzai, corruppi i vili sgherri: un brando

Strinsi... Ahi, temea di più non rivederti!

Qui ti ritrovo: oh me felice!... Imponi:

Come del cor, del Braccio mio reina

Tu sei: morir per te desìo.

FRANCESCA.

Rientra,

Oh insano, in te. Quell'uom che oltraggi, a noi

Già perdonava. Fuggirai. Che speri?

PAOLO.

Se te col padre tuo salva non veggio

Fuor di queste pareti, abbandonarti

Non posso. Infausto, orribile presagio

Pe' giorni tuoi m'affanna.--Ah, tu non m'ami!

Tu rassegnata...

FRANCESCA.

Esserlo è d'uopo.

PAOLO.

Or dimmi:

Quando, ove mai ci rivedrem?

FRANCESCA.

Se in terra

Fine avrà... l'empio nostro amor...

PAOLO.

Non mai!...

Dunque non mai ci rivedrem!--Francesca,

Su questo cor poni la man. Talora

Tu questa mano ti porrai sul core

E de' palpiti miei ricorderatti:

Feroci sono: pochi fien!

FRANCESCA.

Oh amore!

PAOLO.

Adorata t'avrei: non fora un giorno

Passato mai ch'io non cercato avessi

Di farti ognora più e più felice...

M'avresti reso (oh incantatrice idea!)

Padre di prole a te simile: avrei

A' miei figli insegnato ad onorarti.

Dopo Dio prima, e come io t'amo amarti!

FRANCESCA.

Il solo udir questi tuoi detti è colpa.

PAOLO.

Nè mia giammai!...

FRANCESCA.

Che parli? Eternamente

Quant'io deggia al mio sposo e a' generosi

Suoi sacrifici sentirò. Solenne

Protesta or odi:--Se l'ingiusto fato

Lui seppellisse pria di me, perpetue

Conserverò le vedovili bende:

Nè coll'amarti mai, fuorchè in silenzio,

Offenderò la sua santa memoria.

PAOLO.

Mal m'intendesti: augurii empii non formo:

Viva e m'uccida il fratel mio. Ma lungi

Dall'ira sua tu pur, Francesca, ah, vivi:

Vivi, e in silenzio amami, sì!... Ne' mesti

Tuoi sogni spesso mi vedrai. Beata

Ombra dì e notte al fianco tuo starommi

Adorandoti ognor.

FRANCESCA.

Paolo...

PAOLO.

Tiranni

Gli uomini e il cielo fur con noi.

FRANCESCA.

T'acqueta.

Misera me! Non ci perdiamo... Ah, padre!

(_Chiamando._)

PAOLO.

Più non ha dritti alla sua prole un padre

Che a sue voglie tiranniche l'immola.

Chi de' tuoi giovanili anni sepolto

Ha il fior nel pianto? Chi questa tremenda

Febbre in te mosse onde tutta ardi? All'orlo

Chi della tomba li spingeva?... Il padre!

FRANCESCA.

Empio, che dici?...--Odo fragor.

PAOLO.

Null'uomo

Potrà strapparti da mie braccia.

SCENA IV.

GUIDO, LANCIOTTO E DETTI.

LANCIOTTO.

Oh vista!

Paolo?... Tradito da mie guardie sono...

Oh rabbia! e ad esser testimon di tanta

Infamia, o Guido, mi chiamasti? Ad arte

Ella a me ti mandò. Fuggire o farsi.

Ribelli a me volean: muojano entrambi.

(_Snuda il ferro e combatte contro Paolo._)

FRANCESCA.

Oh rio sospetto!

GUIDO.

Scellerata figlia,

A maledirti mi costringi.

PAOLO.

Tutti,

O Francesca, t'abborrono: me solo

Difensor hai.

FRANCESCA.

Placatevi, o fratelli:

Fra i vostri ferri io mi porrò. La rea

Son io...

LANCIOTTO.

Muori! (_La trafigge._)

GUIDO.

Me misero!

LANCIOTTO.

E tu, vile,

Difenditi.

PAOLO.

(_Getta a terra la spada e si lascia ferire._)

Trafiggimi.

GUIDO.

Che festi?

LANCIOTTO.

Oh ciel! qual sangue!

PAOLO.

Deh... Francesca...

FRANCESCA.

Ah, Padre!...

Padre... da te fui maledetta...

GUIDO.

Figlia,

Ti perdono!

PAOLO.

Francesca... ah!... mi perdona...

Io la cagion son di tua morte.

FRANCESCA.

Eterno...

Martir... sotterra... oimè... ci aspetta!

PAOLO.

Eterno

Fia il nostro amore... Ella è spirata... io muojo...

LANCIOTTO.

Ella è spirata.--Oh Paolo!--Ahi, questo ferro

Tu mi donasti! in me si torca.

GUIDO.

Ferma,

Già è tuo quel sangue; e basta, onde tra poco

Inorridisca al suo ritorno il sole.

FINE DELL'ATTO QUINTO ED ULTIMO.

ROSILDE

CANTICA.

Dove il trovatore componesse questa cantica non appare; soltanto

vedesi ch'egli era fuori di patria ed infelice nelle agitazioni in

cui si trovavano a que' tempi le repubbliche lombarde--presso le

quali si ricava dai suoi poemi ch'egli peregrinò diverse volte--è

probabile che ivi s'attraesse lo sdegno d'alcuna di esse o di

Federigo.

ROSILDE.

Poesie scelte · 第 1 / 9 段