Swedenborg[30]

Nato nel gennaio del 1688 in Stoccolma da una famiglia tra

ecclesiastica e burocratica, fu dal quarto al decimo anno sempre

preoccupato di Dio e della felicità eterna; e dal sesto al dodicesimo,

considerava come il suo più grande piacere l'intrattenersi coi preti

sulla fede; studiò ad Upsala letteratura, matematica, fisica, teologia

con grande fervore, e nel 1700, andando a Londra, cominciò quella serie

di viaggi, descritti poi nell'_Itinerarium Swedenborgii_, a Londra,

a Oxford, in Olanda, a Parigi; e ritornò in Svezia quando Carlo XII,

liberatosi dai Turchi, assediava e occupava Stralsunda, così che potè

pronunziare davanti al Re un ampolloso panegirico della vittoria.

Stabilitosi a Upsala, dove pubblicava un grande annuario delle

invenzioni e delle scoperte scientifiche sotto il nome di Daedalus

Hyperboreus, fu eletto a ventott'anni ingegnere del Re; costrusse moli,

aprì porti, fondò chiese, scavò canali, inventò il modo di trasportare

per monti e per valli all'assedio di Friederichshall scialuppe e galèe,

dettò lavori di meccanica, d'algebra, d'astronomia, di meteorologia,

nonchè di matematica, con una fecondità e un'originalità straordinaria,

tanto che la regina Ulrica Eleonora lo fece nobile.

Dedicatosi, poi, allo studio dell'industrie minerarie, ne scrisse altri

dieci volumi; e tornò a viaggiare per questo scopo mezza Europa fino al

1722, tornandone nel 1733.

A quel punto egli è all'apice degli onori. Affabile, semplice, forte,

sobrio, dottissimo, dovea sembrare il primo, se non l'unico, esempio

di un genio completamente equilibrato. Dopo aver nel 1734 assistito a

Stoccolma all'Assemblea degli Stati, ripartì per l'Olanda, la Francia e

l'Italia, dove, a Firenze, scrisse una memoria su l'arte del mosaico e

a Roma un'altra sulle febbri.

Ma durante un altro viaggio a Londra, nel 1745, a cinquantasei anni,

avviene in lui una strana metamorfosi. Egli era là tutto occupato a

scrivere a pubblicare i tre volumi del _Regnum animale_; l'anatomia e

la fisiologia parevan occupare la sua mente.

Quando egli che avea scritto: il problema dell'anima _dipendere dallo

studio del corpo_ (Non licet scandere ad animam nisi per anatomiam) ed

ancora che: "L'anima è rappresentata nel corpo come in uno specchio;

esaminando l'anatomia di tutte le parti del corpo, in specie del

cervello, e svolgendone a uno a uno gl'involucri che ci nascondono

l'anima, noi dovremo finire con scoprirla" — tutto ad un tratto da

questa serenità positivista, da questa severità di logica aristotelica,

spicca un _salto_ oltre i limiti dello spazio e del tempo, e scompare,

o, per adoperare una giusta frase del De Roberto, cade nell'abisso

metafisico che non ha principio nè fine; e le cose del mondo non gli

appaiono più positive e reali, ma pure corrispondenze di esseri e di

idee celesti e oltrumane (De Roberto o. c.).

Il modo in cui avvenne questa metamorfosi potrebbe, a chi non ricorda

quella di Manzoni, Cardano, S. Paolo — a chi non pensa al così

frequente sdoppiamento della personalità del Genio, — sembrare, nei

particolari, puerile e... anche peggio. —

Una sera dell'inverno del 1745, a Londra, egli stava in un albergo

mangiando con vivo appetito. "Alla fine del pranzo, sentii (ci confida)

come una nebbia scendere sui miei occhi, e travidi mille serpenti

invadere la stanza. A un tratto l'oscurità si rischiarò, un uomo dentro

un gran fulgore mi apparve seduto all'angolo opposto a me, e mi disse

con severità: "_Non mangiar tanto_!" — Turbato, corre a casa e si pone

a meditarvi su, quando "l'uomo raggiante mi riapparve e mi disse: "Io

sono Dio, Signore, Creatore e Redentore, t'ho eletto per svelare agli

uomini il senso intimo spirituale delle Sante Scritture, e ti detterò

quel che dovrai scrivere". — Era un'allucinazione religiosa!

E da quel giorno diviene il più fanatico spiritualista e non vuole più

attendere che a cose teologiche. Crede di conversare con cento, con

mille spiriti dei morti, alcuni dei quali gli parlano per giorni, per

mesi e perfino per anni di seguito; egli non viaggia, scrive il suo

amico Bruno, più con servitori, affermando di non aver bisogno di alcun

aiuto, avendo un angelo per compagno. Dimentica tutta la famiglia, fa

vita casta, vive di solo caffè, cioccolata e biscotti; si riserva il

matrimonio... per l'altro mondo, ove l'aspetta la contessa Syllenborg.

Da quel giorno egli può vedere quel che avviene negli altri mondi,

nei cieli e negl'inferni; conversa con gli angeli; sale e scende dai

pianeti (_sic_) più lontani. E narra in cinquanta volumi tutte queste

visioni; fonda una nuova religione con la _Doctrina nova Hierosolymae

de scriptura sacra_, cui obbedisce ancora, secondo il dottor Ballet,

in Inghilterra, in America, in Germania, qualche migliaio di fedeli;

infine redige per vent'anni un _Diarium spirituale_, che è veramente

completamente pazzesco, visto che nel solo anno 1748 egli avrebbe

esplorato sei volte Mercurio, ventitrè volte Giove, sei Marte, tre

Saturno, due Venere, una volta la Luna e ventiquattro volte altre terre

del Cielo Australe!!!

Tutte queste rivelazioni non sono che nuove allucinazioni

psico-motorie; così gli spiriti di Mercurio non comunicano con lui col

linguaggio, ma col pensiero attivo, noi diremmo ora per telepatia.

Anche quelli di Marte soffiavangli le parole verso la tempia destra,

donde il soffio s'avanzava verso l'occhio; di là verso le labbra,

da cui entrava per la bocca nel cervello; e notava che quando essi

parlavano, le sue labbra erano in movimento e anche la lingua. Il che

mostra che mentre egli parlava e pensava date parole, egli credeva

che altri le pronunziasse — fatto psicologico non raro nei pazzi,

che credono dettate ed eseguite da altri quello che pensano e fanno,

inconsci, essi stessi.

E in tutte queste visioni "ex auditis et visis", come egli afferma

nei frontispizi di tutti i suoi libri, la sua parola resta limpida,

come quando doveva descrivere le trasformazioni dei minerali o la

costruzione anatomica del nostro corpo. Solo la grande gioia d'essere

per aiuto divino giunto alla sintesi e alla verità, dà alle sue pagine

un'intonazione profetica nuova, quale si conviene a chi "divenendo

talvolta simile agli angeli, poteva intrattenersi con loro e sapere

tutto". E gli angeli e i demoni e tutti gli spiriti hanno volti, mani,

orecchie, occhi come noi abbiamo, salvo piccole variazioni nei vari

pianeti; e i cieli e gl'inferni hanno valli, monti, selve, grotte,

sabbie, come la nostra Terra.

Oltre a queste allucinazioni _astrali_, egli ebbe delle vere

premonizioni e delle vere visioni a distansza; che si spiegano colle

attuale cognizioni ipnotiche e mediameniche; così egli, essendo a

Gottemburgo, vide un incendio in una data via di Stoccolma, che ne

distava due giorni, e fissò il momento in cui cessò il fuoco; fatto

questo appurato con una inchiesta da Kant.

Un altro giorno sollecita un fabbricante, Bollander, che con lui

tranquillamente mangiava, di ritornare subito alla sua officina, ch'era

in pericolo — e dove in fatto era cominciato un incendio. — Riporta

alla regina Ulrica Eleonora alcuni discorsi intimi e segretissimi che

gli aveva tenuto il fratello Guglielmo di Prussia anni prima.

Tutto ciò gli avveniva in uno stato di _trance_, di cui però egli

conservava chiara la memoria.

Ed era insieme megalomane; grazie a lui, scrive egli, "l'aurora si

leva sulle nazioni pagane, perfino sulle africane; gli angeli dettano

agli uomini le cose che egli ha pubblicato nella dottrina della nuova

Gerusalemme".

Qui egli tentò ricrear l'unità del Cosmo con la teoria dell'identità,

o meglio della corrispondenza del mondo spirituale col mondo fisico;

tanto che questo è per lui un puro simbolo di quello, l'impronta di

quel suggello. Così i suoi angeli, dei quali egli poeticamente narra

che vanno sempre verso la primavera della vita, e i più vecchi sembrano

i più giovani. Ed egli con loro, quando vedono cose terrestri, non

pensano a quel che esse sono pei sensi, ma a quel che significano, cioè

allo spirito divino che contengono e pel quale convergono in un sol

punto, — Dio.

Ma nel medesimo foglio in cui traccia quei sogni divini, egli ti

annunzia che il Signore deve venire a fondare una nuova Chiesa;

e siccome ora nol può fare, ha scelto lui in sua vece; e detta

l'_Anania celeste_ e la teoria dei rappresentanti, in cui espone le

sue allucinazioni visive di globi infocati, di fiamme e nubi, fra

cui quello di uno spirito, che con voce rauca gli espone delle teorie

sensatissime; offrendoci un evidente caso di megalomania, religiosa,

allucinatoria, che evidentemente dovea rimontare alla prima giovinezza,

non essendovi alcuna causa che ne spieghi la tarda comparsa.

_Genialità_. — Eppure fu un vero Genio. — Nelle sue "Opera philosophica

et mineralia" e nel primo volume dei _Principia rerum naturalium_,

egli è il creatore della cristallografia, il precursore di Dalton nelle

leggi dell'ottica, di Herschel nel determinare la posizione del sistema

solare, di Lagrange nel definire le deviazioni periodiche delle orbite

planetarie.

I suoi trattati metallurgici sono degni di essere posti vicino ai più

moderni; molto prima di Faraday egli intravide le leggi del magnetismo

terrestre, e che il polo magnetico sud ha un asse più distante

dall'equatore magnetico del polo nord, e che ha un'attrazione maggiore;

prima di Lavoisier intravide che l'acqua è un composto di due elementi

e vide l'analogia fra la luce e il magnetismo.

Delle imprese da lui eseguite, come idraulico, mineralogista,

ingegnere, astronomo, scrittore, dicemmo nelle prime pagine (p. 93-94).

Nuovi studii sul genio vol. I (da Colombo a Manzoni) · 第 31 / 60 题