SCENA XIII.

_GIUSEPPE, VALORI, PETRONIO, MARCOLINI e SILVESTRI dalla sinistra.

DETTI._

GIUS. — Ma Luigia, quel vermouth? Tullio?! Qua! _(aprendogli le

braccia)_ «Dignus es intrare!» _(agli altri)_ Mio nipote Tullio. _(a

Tullio)_ L'avvocato Silvestri, sostituito Procuratore del Re...

TULLIO. — (Mi è già antipatico). Fortunatissimo della sua conoscenza.

GIUS. — Due tuoi amici, l'avvocato Barbariccia e il signor Marcolini...

TULLIO _(con una stretta di mano a ciascuno)_. — La fenice dei giovani

di studio, il mio fido consigliere! — Bravo Petronio, sei stato di

parola. _(a Giuseppe)_ Penna scultoria e indipendenza a tutta prova...

GIUS. — (Dalla grammatica...) L'ho sentito.

TULLIO. — Un po' amico dei paradossi, ma profondo.

PETR. — Grazie di questa giustizia.

GIUS. — (Allora profondo quanto modesto).

TULLIO _(a Gius.)_. — Il Marcolini colla sua esperienza mi insegnerà le

scorciatoie e lui col giornale mi farà un po' di strombettatura: non

potrei essere più fortunato.

GIUS. — Scorciatoie? Strombettature sui giornali? Ma io ho fatto la mia

carriera senza tutta questa roba!

TULLIO. — Lo credo io! La scuola classica italiana, la scuola antica,

severa, dignitosa, aristocratica. Ma allora eravate in pochi, e si

capisce, chi mi vuole, mi meriti. Ma ora che gli avvocati sono numerosi

quanto i _tram_, i tabaccai ed i liquoristi; adesso che per ogni birba

ci sono almeno due avvocati, non sono più i clienti che debbono cercare

umilmente gli avvocati, ma sono gli avvocati che debbono dar la caccia

ai clienti, battere la gran cassa per attirare l'attenzione sopra di sè,

ed arrivare a chiappare qualche merlotto!

GIUS. — Non pigliamo le cose così alla leggera, caro Tullio. Ci sono dei

principii intorno a cui giova intenderci e subito...

TULLIO. — Sicuro, perchè dopo desinare i principii non sanno più di

nulla.

GIUS. — Tu hai troppo spirito, quando non dici delle freddure, per

credere che in te mi basti l'essere nipote ed avvocato.

TULLIO. — Oh! Farei torto a lei, a Luigia ed a me stesso.

GIUS. — Bravo; ma senti e ricorda queste poche parole che io credo di

poterti dire dinnanzi ai tuoi amici, ai nostri amici, perchè sono sicuro

che qualunque sia la loro opinione, le approveranno tutti. Noi, poveri

vecchi della generazione passata, tramontiamo in uno splendido periodo

di luce; ma non è che l'aurora di un giorno più fecondo e senza tramonto

per la gloria della patria, se voi altri giovani, invece di atteggiarvi

ad _esprits forts_, che, senza aver fatto nulla, trattano di rettorica

le virtù ed i fatti che hanno giovato a fare l'Italia, avrete ereditato

anche i nostri entusiasmi per ogni cosa che ci faccia veramente civili,

onorati e forti; se voi altri, invece di addormentarvi su glorie non

vostre, saprete preparare un avvenire, se non più glorioso, più virtuoso

e sapiente. A te che porti il mio nome, io non domando quale scuola

seguirai, ma carattere; non fortuna, ma costanza, e sopra ogni cosa

quella che nel nostro paese è ancora tenuta in pregio più dell'ingegno e

della fortuna, l'onestà: ora a te il convincermi del valore e della

virtù dell'avvocato, anche ad una prima causa, a te il meritare colla

mia la stima e l'affetto della mia Luigia! _(lo abbraccia)_

GLI ALTRI _(meno Luigia)_. — Bene! Bravo!

Un avvocato dell'avvenire Le Commedie, vol. 1 · 第 27 / 49 题