_GIUSEPPE, VALORI, PETRONIO, MARCOLINI e SILVESTRI dalla sinistra.
DETTI._
GIUS. — Ma Luigia, quel vermouth? Tullio?! Qua! _(aprendogli le
braccia)_ «Dignus es intrare!» _(agli altri)_ Mio nipote Tullio. _(a
Tullio)_ L'avvocato Silvestri, sostituito Procuratore del Re...
TULLIO. — (Mi è già antipatico). Fortunatissimo della sua conoscenza.
GIUS. — Due tuoi amici, l'avvocato Barbariccia e il signor Marcolini...
TULLIO _(con una stretta di mano a ciascuno)_. — La fenice dei giovani
di studio, il mio fido consigliere! — Bravo Petronio, sei stato di
parola. _(a Giuseppe)_ Penna scultoria e indipendenza a tutta prova...
GIUS. — (Dalla grammatica...) L'ho sentito.
TULLIO. — Un po' amico dei paradossi, ma profondo.
PETR. — Grazie di questa giustizia.
GIUS. — (Allora profondo quanto modesto).
TULLIO _(a Gius.)_. — Il Marcolini colla sua esperienza mi insegnerà le
scorciatoie e lui col giornale mi farà un po' di strombettatura: non
potrei essere più fortunato.
GIUS. — Scorciatoie? Strombettature sui giornali? Ma io ho fatto la mia
carriera senza tutta questa roba!
TULLIO. — Lo credo io! La scuola classica italiana, la scuola antica,
severa, dignitosa, aristocratica. Ma allora eravate in pochi, e si
capisce, chi mi vuole, mi meriti. Ma ora che gli avvocati sono numerosi
quanto i _tram_, i tabaccai ed i liquoristi; adesso che per ogni birba
ci sono almeno due avvocati, non sono più i clienti che debbono cercare
umilmente gli avvocati, ma sono gli avvocati che debbono dar la caccia
ai clienti, battere la gran cassa per attirare l'attenzione sopra di sè,
ed arrivare a chiappare qualche merlotto!
GIUS. — Non pigliamo le cose così alla leggera, caro Tullio. Ci sono dei
principii intorno a cui giova intenderci e subito...
TULLIO. — Sicuro, perchè dopo desinare i principii non sanno più di
nulla.
GIUS. — Tu hai troppo spirito, quando non dici delle freddure, per
credere che in te mi basti l'essere nipote ed avvocato.
TULLIO. — Oh! Farei torto a lei, a Luigia ed a me stesso.
GIUS. — Bravo; ma senti e ricorda queste poche parole che io credo di
poterti dire dinnanzi ai tuoi amici, ai nostri amici, perchè sono sicuro
che qualunque sia la loro opinione, le approveranno tutti. Noi, poveri
vecchi della generazione passata, tramontiamo in uno splendido periodo
di luce; ma non è che l'aurora di un giorno più fecondo e senza tramonto
per la gloria della patria, se voi altri giovani, invece di atteggiarvi
ad _esprits forts_, che, senza aver fatto nulla, trattano di rettorica
le virtù ed i fatti che hanno giovato a fare l'Italia, avrete ereditato
anche i nostri entusiasmi per ogni cosa che ci faccia veramente civili,
onorati e forti; se voi altri, invece di addormentarvi su glorie non
vostre, saprete preparare un avvenire, se non più glorioso, più virtuoso
e sapiente. A te che porti il mio nome, io non domando quale scuola
seguirai, ma carattere; non fortuna, ma costanza, e sopra ogni cosa
quella che nel nostro paese è ancora tenuta in pregio più dell'ingegno e
della fortuna, l'onestà: ora a te il convincermi del valore e della
virtù dell'avvocato, anche ad una prima causa, a te il meritare colla
mia la stima e l'affetto della mia Luigia! _(lo abbraccia)_
GLI ALTRI _(meno Luigia)_. — Bene! Bravo!