I ràpidi ma fedelìssimi cenni che abbiamo fatto precèdere, basteranno a
mostrare quanta e quale parte di follìa si presentasse al concorso pel
monumento al Re Galantuomo.
Dicendo questo, non intendiamo affatto di dire che gli autori dei
progetti da noi esaminati sieno interamente pazzi. Quì non si parla
che di mattòidi. Nessuno tra essi noi conosciamo neppure di vista, e
ben volentieri ammettiamo, siamo anzi di ciò convintìssimi, che la più
parte (salvo in questo «tic» dei progetti sconclusionati) possegga,
in tutto il restante, il migliore suo senno, di cui può dar prove
quotidiane e nel maneggio delle cose domèstiche e nei consigli agli
amici e nelle consulte perfino del proprio paese. La intelligenza
dell'uomo è infatti da paragonarsi — generalmente parlando — ad un
appartamento composto di molte stanze, non ad un ùnico camerone. Pare
anzi che più aumenti il patrimonio delle idèe, più si moltìplichino
le diverse cellette destinate ad accòglierle: nulla quindi di strano
se la mobiglia di qualche nostro locale si trovi tutta sossopra, pur
mantenendosi il resto dell'appartamento in perfetto òrdine.
Aprile, 1882.