Esposizione de' Nessi.
_Nesso poètico e mitòlogico_.
Una stella, la notte, altra stella foriera d'un nuovo giorno,
l'alba, il sole, le tenebre, Iliade, Enèide, Divina Comedia, Giudizio
universale.
_Nesso artistico_.
Il gruppo dell'Italia — inquantochè, accennando alla maggiore delle
òpere clàssiche, il Laocoonte, che narra la distruzione di Troja, da
cui ebbe vita, grandezza e Dei la nostra Italia, fa ravvisare non più
il più profondo dei dolori per la distruzione della cara patria, ma
la più grande delle gioje nello scòrgere la madre Roma e sue figlie
disciolte finalmente dai fieri draghi del loro fatale destino. Per
conseguenza l'Iliade in alto, l'Enèide alla destra del Tempio, la
Divina Comedia alla sinistra, il Giudizio universale in basso.
_Nesso stòrico_.
Origine della Storia coll'Iliade — Epoca romana coll'Enèide — MedioEvo
colla Divina Commedia — Era nuova con V.E. — Cùmolo di ruine — Roma
quadrata — Pomerio — La Vittoria che poggia sul Globo — La Libertà — Il
Tempo — Vestali — Màrtiri — Catacomba.
_Nesso filosòfico e politico_.
Religione, Umanità, Natura, le tre parti monumentali della Piràmide —
Il Pàntheon, tempio pagano — Il Pensiero come l'Azione.
_Nesso dei Nessi_.
Tanto la forma dell'antica òpera scultorea, quanto i ricordi del
maggiore poema pittòrico, così il gruppo dei poemi eròici dei sommi
cantori, come le vestigia delle monumentali òpere architettòniche,
compòngono quel tessuto intricatissimo di linee, quell'intreccio
di fuochi celesti, che permette all'osservatore sia poeta, sia
artista, stòrico, polìtico, o filòsofo, ad intèndere anagogicamente,
cioè elevando il pensiero alle cose superne, l'italiana Epopèa
coll'incominciamento della terza Era cioè quella del nostro
risorgimento, dimostrando così l'opera che si propone, che il
liberatore della patria e il fondatore della sua unità fu ed è V. E.
Ma il concorrente che a tutti sovrasta per la misteriosa profondità del
pensiero è il signor Giovanni Cànfora da Barletta (n. 294) cabalista
infallìbile di metafisica e _rompitore degli ovi_ della Divina
Sapienza. Ei non ci ha dato che un manoscritto, ma, in esso, giace
tutto un sistema di filosofìa, di profezìa, e di vìncite al lotto.
Nè la poteva andare diversamente da che il signor Cànfora — com'egli
medèsimo ci dichiara — _non essendo nè uno scenziato, nè un architetto,
ma un sèmplice meccànico, solo per intùito di un Ente Supremo potè
venire che trattasse una idèa e concretasse un tanto edificio_.
Il monumento s'intitola: _Manus Dòmini_. _Invano_ — osserva l'autore
— _si cercheranno in esso règole architettòniche e proporzioni e
règole di meccànica, imperocchè desso non fu costruito per modello
da fabbricarsi, sì bene al fine di rimanerlo nella capitale dello
Stato e presso la Casa Savoja... Però le règole di equilibrio sònosi
osservate_.
Il monumento non si divide che in _sei òrdini_.
_Il primo òrdine_ rappresenta il trionfo delle cento città d'Italia,
_con quattro distinte fortezze agli àngoli, che spiègano non solo il
quadrilàtero lògico, ma anche il fìsico che il Regno possiede_. La
prima entrata è di stile gòtico, _per dimostrare che fino dagli antichi
tempi si desiderava un monumento italiano posto nella capitale del
Regno.... Nel cerchio del secondo lato si vede un arco e su di esso
un cappello cinese_, per significare, come dice poi, che quella certa
aqua, _prodotta da otto leoni_ (gli otto Stati d'Italia) che scende per
due altri archi laterali (_Culto e Civiltà) correrà veloce per tutte le
direzioni del globo per sventolare il gran vessillo anche in Cina_.
_Il secondo òrdine costa_ (sic) _di un cubo ottagonale_, ed è chiamato:
_Comunità perfetta_. Ha quattro ingressi, nel primo de' quali si scorge
Vittorio Emanuele, nel secondo Carlo Alberto, nel terzo Pio IX e nel
quarto _un naviglio con Re Umberto al timone, la Regina Margherita
all'àncora ed il prìncipe ereditario all'àlbero_, per dimostrare che
_la Reale Famiglia, imbarcàtasi su questo fiume, viene a visitare il
monumento del compianto padre Vittorio Emanuele nel giorno della sua
grande inaugurazione_.
In giro al medèsimo òrdine, sono _otto leggende dalle quali si legge
chiaro il dèbole pensiero dell'autore_. Scegliamone alcune.
*
_Adamo e Noè — Aronne e Mosé_
_Cristo e Cristòforo — Ferretti e Vittorio_
_Formàron del Dio il naviglio_
_E l'ultimo affondò l'àncora nel seno di suo figlio._
*
_Di Vittorio Emanuele eterna è la memoria_
_Per questo monumento si mostra la sua storia._
*
_Dall'Alpi all'Appennino, incerto, duro il passo,_
_Per dire all'Io supremo: ecco di due monti un sasso._
e così, appressapoco, le altre cinque.
Passando poi a commentare l'epìgrafe del suo lavoro _Manus Dòmini_,
l'autore ci rivela che le dita di questa allegòrica mano sono così
formate:
Pio IX il pòllice, Carlo Alberto l'indice, medio Vittorio Emanuele II,
anulare Umberto e mìgnolo _il principe reale Vittorino coronati tutti
dalle somme virtù delle due regine Marìa Cristina e Margherita_. In
tali _dita concezionali_ l'autore osserva di aver messo anche Pio IX,
_comechè contribuisse alla unificazione italiana, perchè solo colla
fòrmula «nè elettori nè eletti» fu possìbile di riunire un parlamento
ed un corpo elettorale liberale_. Osservazione questa, che è forse la
meno profonda, ma la più sensata di tutto il manoscritto.
_Dunque_ — prosegue il signor Cànfora — _Pio IX nacque nel 92 del
sècolo passato, Carlo Alberto nel 98 dello stesso sècolo, Leone XIII è
nato nel 10 del sècolo in corso, Vittorio Emanuele II nel 20, Umberto
I nel 44 ed il prìncipe Vittorino nel 69._
_Sicchè, sommando le citate èpoche, si ha la somma di 333. Questa somma
è il gran soggetto appartenente alla natura divina ed umana, per il che
forma il vero triàngolo della divina sapienza, donata dal Creatore alle
sue creature nella ragione di tutti i sècoli._
_E questo soggetto è di proprietà di quel libro chiamato «Perchè...»,
che difficilmente può studiarsi da tutte le creature, perchè vèngono
disperse e confuse nelle tènebre della Eternità. Ma l'uomo che si
rassegna alla sua orìgine e quindi poggia il suo corpo sulla materia,
ne forma delle immàgini da cui si scorge l'ideale del Sommo Fattore
concretato presso la sua creatura; e questa di effetto si concretizza
nell'unità dell'increata natura. Sicchè, da questa unione e dissunione,
ne sorge appunto quella coll'uttazione_ (sic) _misteriosa che vizio
e virtù si appèllano, da cui ne galleggia la gloria del Iº. — Per
questi motivi appunto ho dato fuori due òpere per lo corso di anni 32.
La 1ª si appartiene al Culto Cattòlico Apostòlico Romano, la quale
mette al posto il _Sacrosanto mistero_, che oggi è nell'ideale! per
effetto della sua nullità — come verrà dimostrato. La 2ª òpera lo è un
monumento, che ho inalzato per dimostrare alla 1ª: che essa non può
avere il suo movimento senza rapportarsi all'altra. Come la 2ª, non
può avere il suo progresso Civile senza rapportarsi alla 1ª. Le due
dottrine verranno sviluppate....._
_Dunque dal Triangolo 333 passiamo a prèndere la distanza in òrdine
alle sopracitate nàscite, che è 6-12-10-24 e 25 che sommate si ha 77.
Fine dei due troni! — ed aggiunto al 77 il 3 Divino si ha 80. Il futuro
non si vede dall'uomo sibbene si càlcola_.
È qui il profondo sig. Cànfora, fatta l'osservazione che _tra un dito
e l'altro_ di quella sua _Manus-Dòmini_, vi è certamente affinità di
natura con gli oggetti esterni e col proprio èssere, prega il lettore
_di vòlgere la sua mente a quell'uovo di Cristòforo Colombo che tutti
i dotti ci pòsero a quell'atto la sòlita carta senapata. Ma quello
che segue, o signori, non è l'uovo di quel tempo, sibene l'ovaja
dell'inconprensìbile dalla quale sorge la natura del tutto e l'òrdine
dello stesso_.
Continua quindi per una mezza dozzina di pàgine i suoi còmputi (egli
li chiama _còmpiti_) cogli anni e colle date che si riferiscono
ai cinque personaggi della _Manus Dòmini_, cui unisce per maggior
còmodo la leggendaria età della morte di Cristo e gli anni di Leone
XIII e ne trae inaspettati raffronti e profezìe miracolose... per
il passato. Felice poi delle sue scoperte, ad ogni tratto esclama:
_Sicchè dall'uovo di gallina non sorge il gallo!... Ecco un altro
uovo di Cristo e non di Cristòforo!.. Ecco come questo uovo ha
generato l'ancùdine e il martello dell'archetipo — mente del Redentore
— Iddìo...... La parola di Dio è nei suòi càlcoli i quali non si
ammàssano negli Empìrici, Tereostàtici e curiosi fanàtici di punti
e vìrgole. Da questo càlcolo si osserva chiaro il gran mistero per
i pòpoli avvenire: se il lettore non crede, ne faccia una girata ai
pòsteri_... e fà notare come un certo suo càlcolo cabalìstico sia stato
_originato_ fino dall'anno 1868 e pubblicato in parte sul giornale «Il
progresso Livornese». _Sicchè quel 28 era l'uovo della divina sapienza
che si doveva rompere nel 1878. Infatti si ruppe, e l'autore di
questo càlcolo restò sempre più sorpreso, unito ai suòi amici, i quali
conoscèvano una tale misura_.
La sublimità dei concepimenti non impedisce però al sig. Cànfora
di trastullarsi con qualche bisticcio gramaticale: si direbbe anzi
che nella essenza della parola egli cerchi nuovi argomenti alle sue
enigmàtiche affermazioni. _L'agricoltore_ — così egli scrive — _pianta,
spianta, taglia ed innesta non a capriccio; come l'astrònomo, non
può servirsi della fatalità per annunciare un uragano o della Cumana
per dire «domani piov-era». Ed infine un filòsofo Trippucco non può
dimostrare l'òrdine sociale_... Ed altrove: _signor lettore, se ha
sano cervello e fegato ben formato saprà, da una parte, compatirmi
o pur saprà scovare l'incògnito del mio debolìssimo ver-detto e del
mio mitìssimo ben-fatto non solo; sibbene saprà vedere che tra tanti
gabalisti imbecilli che ammòrbono il nostro meridionale, vi sono ancora
una infinità di preti, i quali si danno molta importanza, dirèi quasi
tutti, di andare contro il progresso della ragione divina._
Nè il signor Cànfora, ha torto, pare, di aver rancore coi preti, poichè
_nessuno di essi si è mai benignato di visitare la sua òpera, temendo
di andare all'inferno_ — anzi, _sol leggendo i suoi còmpiti spediti
pel canale dell'arcivescovo de Bianchi Dòttola di Trani al Santo Padre
Leone XIII, gli ha preso il male epilèttico;_ mentre invece _essi_ (i
preti) _dovrebbero sapere che il 33 è il pesatore del vero e come tale
saprà con la sua frusta umanata mèttere all'ìndice delle anime dannate
la càusa di tanto scisma._
Tornando quindi ai suòi terni e quaderni, alle sue quintine e tòmbole
metafìsiche, il sig. Cànfora, che probabilmente è una vìttima del
giuoco del lotto, _Leone XIII_ — scrive — _è nato nel 1810, esaltato
al trono del culto il giorno 20 febbrajo 1878, incoronato il giorno 3
marzo. Sicchè, unendosi i detti tre tempi 10, 20 e 3 si ha 33 — secco
secco. E questo lo sapeva Leone XIII? Ecco dunque un altro uovo della
divina sapienza che viene rotto da Giovanni Cànfora da Barletta!_
Ed è in base ai suddetti càlcoli e ad altri moltissimi che non abbiamo
creduto indispensàbile di trascrivere, che il sig. Cànfora _s'è posto
all'òpera fin dal 15 gennajo 1878 onde concretare il suo concetto,
che, per la verità, gli è testimone l'intero paese nonchè il rispettivo
Comando militare dove ha lavorato per lo scorso di tre anni circa..._
E il gran segreto, lo scopo, il risultato di tutta quanta la miràbile
òpera, è, salvo errore, il seguente