Si prendono gli augurii.
Nell'uso nuziale indo-europeo, il matrimonio è un sacramento,
assistito da una caterva di iddii. Essi, come primi sposi, ammaestrano
e proteggono i mortali che si avviano alla vita coniugale. L'inno
vedico ci descrive un matrimonio solare, e la compagnia di quelle
nozze celesti diviene quindi la proteggitrice delle nozze terrene. In
Grecia, a Roma, in Germania, negli stessi usi cristiani, ove Cristo e
la Madonna figurano talora ad incoronare i novelli sposi, si ha il
medesimo intervento della divinità, auguratrice di lieti e fecondi
connubii. Ma il maggior lusso di iddii o genii evocati a render
propizie le nozze si osserva nell'antico uso romano. Quanto più
l'Olimpo romano appare povero per sè, tanto maggiore fu ne' Romani lo
studio di popolarlo con esseri al tutto immaginarii ed allegorici.
Lasciando stare Talassio, Giunone e Diana, dio e dee agli sposi
popolari ed accettissimi, si finse un iddio per ogni funzione del
rito nuziale, come gli antichi Indiani per ciascuna di tali funzioni
aveano una propria formola; onde i lamenti di Sant'Agostino, nella sua
_Città di Dio_[411].
Tuttavia i più solenni sacrificii nuziali erano in onore di Giunone;
in essi, toglievasi alla vittima il fiele e lo si buttava via, per
significare come ogni amarezza dovesse star lontana dalle nozze[412].
A Roma era considerato come di buon augurio il fulmine per le nozze,
probabilmente per la stessa cagione che faceva ai Germani preferire il
giovedì o _donnerstag_, _giorno del fulmine_, per la celebrazione del
matrimonio[413]. Ma il fulmine dovrebbe, a quanto sembra, non menar
pioggia, poichè un proverbio tedesco dice: _se il giorno delle nozze
piove, la sposa non ha nutrita bene la gatta_. Altre superstizioni
vivono ancora circa le nozze in Italia e fuori.
A Mineo, in Sicilia, per esempio, gli sposi inginocchiati all'altare
devono levarsi insieme, poichè morrà prima chi primo si leverà. Altro
uso somigliante, che vigeva già sotto forma poco diversa a Roma[414],
si osserva nell'Umbria, a Novi Ligure, a Lomello, e nelle Langhe di
Alba Monferrina, ove gli sposi entrano nella camera nuziale ciascuno
con una propria candela accesa ed insieme la spengono, o la fanno
spegnere dalla madre dello sposo o della sposa, perchè il pregiudizio
è ancora diffuso, che morrà prima quello il cui lume si sarà spento
prima. A Novi Ligure, stanno ancora attenti gli sposi alla prima
persona che l'indomani delle nozze viene a visitarli; l'augurio è
tristo, se questa persona sia un vecchio od un prete. A questi
incontri per via in nessun luogo si dà nondimeno tanta importanza,
quanto presso gli Indiani ed i Brettoni. Nell'India se il padre dello
sposo, mentre va a fare la chiesta, si abbatte in un gatto, o in un
serpente, o in uno sciacallo, forse pure in un corvo, che sappiamo
essere anco per gli Indiani uccello di sinistro augurio, torna
indietro e rinuncia o pure elegge altro giorno più fortunato. Così,
tra i Brettoni, se il _bazvalan_, mentre va a fare la chiesta,
incontra una pica od un corvo ritorna sopra i suoi passi; egli procede
invece lieto innanzi se ode il grido della tortora, la quale abbiamo
già veduto di sopra[415] accompagnare spesso gli sposi. In Russia e in
Germania si crede funesto il matrimonio quando il carro nuziale
incontra una lepre, ossia quando la lepre va contro il carro.
L'origine di questa credenza è, senza dubbio, indiana. Uno dei
frequenti appellativi sanscriti della luna è quello che porta la
lepre; la lepre che attraversa il carro nuziale vale quanto il fare le
nozze quando la luna non è propizia, ossia nelle fasi tenebrose della
luna.