XV.

Il rapimento della sposa.

Risaliamo qui ancora al mito, ed all'epopea che ne deriva. In questa

prima tra le creazioni artistiche dell'umano intelletto, il Dio o

l'eroe si conquista la sposa, sottraendola al suo guardiano, che la

tiene occulta. La giovine sposa, allieva delle fate, cresce nelle

tenebre; il giovine sposo, altro allievo delle fate, esce anch'esso

dalle acque tenebrose[355]. Il giovine sposo, sottrae alle tenebre la

giovine principessa, ossia la rapisce ai draghi, ai demonii; e in

altre parole più brevi e intelligibili, il sole sposa l'aurora, la

figlia della notte. Questo è il più frequente motivo mitico ed epico.

Ed a questo motivo io riferisco la cerimonia del rapimento che occorre

talvolta nell'uso nuziale indo-europeo. Gli scrittori romani, notando

l'uso, vollero spiegarlo come una reminiscenza dell'antico ratto delle

Sabine; e trovarono a' dì nostri, molti critici, che ripeterono

senz'altro quelle stesse origini dell'uso. Ma chi consideri come il

ratto delle Sabine sia un avvenimento del mito, e non della storia, e

come Romolo sia l'eroe dell'epopea latina, e però stia fuori degli

avvenimenti terrestri[356] e chi consideri ancora come, presso altri

popoli, i quali non ricordano nella loro storia alcun ratto di Sabine

lo stesso uso si conserva, non vorrà confermare un pregiudizio che

nacque in tempo in cui il cielo mitologico era chiuso alla critica

quanto e più forse dell'astronomico.

Il principe degli sposi, lo sposo visibile d'ogni giorno, lo sposo

celeste, lo sposo alle nozze del quale con Sùryà è dedicato un intiero

inno vedico, i cui versetti servirono poi nell'antichità indiana di

formole per il cerimoniale delle nozze, il sole, insomma, servì di

modello agli sposi. Egli sposa l'aurora e la rapisce dal potere

sinistro de' genii della notte: l'aurora versa la rugiada; la sposa

rapita deve necessariamente piangere. Ma il sole rasciuga la rugiada;

lo sposo non piange, ma rasciuga il pianto della sposa. L'uso ed il

fenomeno celeste, a vicenda, si dichiarano.

Vediamo ora come quest'uso siasi mantenuto. Dionigi d'Alicarnasso lo

chiama _greco ed antico_[357], ed è noto come a Sparta la cerimonia

nuziale fosse un vero rapimento che lo sposo faceva d'accordo coi

parenti. Nel rito romano, ai tempi di Catullo[358] il marito fingeva

di rapire dalle braccia della madre la sposa. La stessa finzione si

rinnova nell'uso nuziale sardo; e a Casalvieri, nell'Arpinate, la

forma del rapimento è questa:

«Lo sposo accompagnato dai parenti trova chiusa la casa della sposa;

nè, per picchiar ch'ei faccia, alcuno lo sente; onde, tutto smanioso,

ne domanderà i vicini che rispondono di non saperne nulla. Allora egli

si aggira per quei dintorni ed, in un fosso, troverà una scala a

piuoli rotta in qualche parte; egli, racconciatala, con questa sale

per una finestra nella casa della sposa. Dopo molto cercare trova la

sposa nascosta in qualche cantuccio, e con essa egli discende ad

aprire la porta della casa tutto festante ed allegro. Allora il padre

e la madre della sposa gli dicono: «_Or che l'hai ritrovata l'hai

meritata_», ed il padre di lui presenta innanzi la porta della casa ai

genitori della sposa una coscia di pecora, dicendo: «_ecco la carne

morta e dateci la viva_[359].» Dopo di ciò, la sposa viene benedetta e

consegnata allo sposo, che la mena verso la sua dimora.

La stessa cerimonia del rapimento è nell'uso Turanico. Per l'Ungheria,

me lo fa supporre la consuetudine che vi si mantiene del

_serraglio_[360]; per i Turcomanni, il Boqueville attesta come, dopo

una viva lotta simulata fra gli amici dello sposo e i parenti della

sposa, questa, resistente, viene portata via, di fuga sopra un

tappeto; per i Finni è ancora il _Kalevala_ che ci istruisce. Lo sposo

finnico come l'indiano e lo slavo viene o manda a pigliar la sposa con

un carro tirato da cavalli. La sposa piange a lungo e non sa

decidersi; la madre le rimprovera quell'abbandono; un fanciullo la

consola; le comari la consigliano intorno ai doveri; alfine lo sposo

mena via la sposa ed i ragazzi cantano: «_Un uccello nero è venuto dal

fondo della foresta fino a noi, e ci ha rapito una bell'oca._»

Storia comparata degli usi nuziali in Italia e presso gli altri popoli indo-europei Seconda edizione riveduta e ampliata dall'autore · 第 88 / 141 题