Mentre la sposa si prepara.
L'essere detti, per tre volte, in chiesa, le visite fra parenti, lo
scambio de' doni, i primi banchetti, le provvisioni per le nozze, gli
inviti per il giorno delle nozze, tutto ciò occupa assai le nostre
famiglie che stanno per fare la sposa. Lo stesso, meno le
pubblicazioni in chiesa, avveniva in Roma, in Grecia, nell'India e
presso gli altri popoli indo-europei. In Roma, inoltre, il dì delle
nozze raccoglievansi di primo mattino in casa della sposa quanti più
potevano parenti ed amici invitati. La casa dello sposo e quella della
sposa si ornavano di fiori, ghirlande e tende di lana. I parenti
lontani, gli amici, i conoscenti non invitati, se conoscevano le leggi
della buona creanza, doveano raccogliersi nella strada, per rendere
onore agli sposi; al che si riferisce il passo seguente di
Giovenale[274]: «Domani, di primo mattino, ho da fare un complimento
nella valle di Quirino. Perchè il complimento? Che mi domandi tu?
L'amico si sposa e non vuol aver troppa gente attorno».
Nell'India antica, in uno de' tre giorni, ne' quali si dice: _oggi o
domani o dopo domani condurranno via la sposa_, il guru o maestro
spirituale dello sposo, arrivato qual messaggiero, come veniva il
mattino, benedicea con acqua e purificava la fanciulla; dopo di che,
alcune donne, regalate di cibi e bevande, intrecciavano una danza.
Arrivava allora lo sposo, e seguiva un lungo ricambio di doni e
gentilezze, accompagnato da benedizioni e sacrifici tra le due
famiglie che stavano per conchiudere il parentado.
Nell'India odierna, la notte che precede le nozze, gli sposi mangiano
con i parenti del riso, e vanno quindi con lampade, riso, acqua fresca
e _betel_ in mano a visitare i vicini e far loro presenti.
Presso i Brettoni, gli inviti alle nozze si fanno, cantando, dal
_bazvalan_, il quale, accompagnato da uno de' parenti più stretti
dello sposo, si reca nelle varie case, possibilmente nel punto in cui
le famiglie sogliono mettersi a tavola; egli picchia tre volte alla
porta, si dichiara _bazvalan_ o messaggiero nuziale, e viene
festeggiato e fatto assidere alla mensa[275].
Nella Germania meridionale[276], il fidanzato e il suo compagno vanno
pel villaggio, di casa in casa; e il fidanzato dice: «Voi siete
pregati per le nozze martedì all'albergo.... Venite senza fallo;
occorrendo, vi renderemo la pariglia. Non dimenticate di venire.» In
ogni casa, la massaia apre la dispensa, ne leva un pane e un coltello
e presenta il tutto, dicendo allo sposo: _tagliate del pane_. Il
fidanzato taglia una fetta e la porta con sè. E qui abbiamo un'altra
prova dello sposo; poichè si argomenta ch'egli riuscirà un cattivo
capo di casa, ove non affetti bene il pane.
In Russia, prima che tramonti il sole del giorno che precede le nozze,
la giovine fidanzata si lamenta così:
Mi sederò io, la mesta mestizia,
Su la bianca panca,
Presso la lucida finestra;
Tu, mio sostentatore padre,
Tu, mia propria madre,
Vi siete infastiditi, mio sostentatore padre,
E tu, mia propria madre,
Della mia testa balzana,
Della mia treccia castagna.
La mia bellezza, la mia vergine bellezza passerà,
Passerà, cambierà,
Si mescolerà col nero fango,
Col nero fango lutulento, vischioso.
Tu, mia aurora,
Mia aurora vespertina,
Perchè così presto, o aurora, tu arrivi?
E più l'aria si abbuia e più si fa tenero e più si dispera il canto
della giovine fidanzata russa, al quale non saprei in vero
contrapporre altri più delicati e più commoventi, non pur tra i dotti,
ma nemmeno tra i popolari:
Il roseo sole gira.
E tu, o stella errante,
Dietro le nuvole sei passata
Lunge dalla chiara luna;
Così la nostra vergine
D'una in altra stanza è passata,
D'uno in altro tetto,
E, nel passare, s'impensierì,
E tra le lagrime, disse:
Signor mio, babbo mio,
Non sarebbe egli possibile fare altrimenti,
E me vergine non maritare?
Tanta mestizia, tanto sgomento che occupa tutti i canti popolari
russi, relativi alle nozze, non toglie tuttavia che la festa delle
fanciulle o _dievisgnik_, la sera del giorno che precede il nuziale,
non riesca animata e gioconda; egli è che, più del canto, riesce a
rallegrarla la copia de' cibi e delle bevande.