ENRICO IBSEN
Il piccolo Eyolf
DRAMMA IN TRE ATTI
_Traduzione di Ernesto Gagliardi._
MILANO
FRATELLI TREVES, EDITORI
1897.
_Gli editori si riservano i diritti sulla proprietà letteraria,
per tutto il Regno d’Italia, Trieste, Trentino e Canton Ticino._
_Chi intende valersi di questa traduzione per la recita, deve
assolutamente ottenerne il permesso dalla_ SOCIETÀ ITALIANA
DEGLI AUTORI, _Corso Venezia, 16, Milano._
Tip. Fratelli Treves.
PERSONAGGI:
ALFREDO ALLMERS, possidente e scrittore, già insegnante
privato.
RITA, sua moglie.
EYOLF, loro figlio, di 9 anni.
Signorina ASTA ALLMERS, sorellastra di ALFREDO.
BORGHEIM, ingegnere.
LA VECCHIA DEI TOPI.
. . . . . . .
L’azione si svolge in una casa di campagna di Allmers, presso un fjord,
a circa due miglia dalla città.
ATTO PRIMO.
Una stanza ammobigliata riccamente e con gusto; fiori e piante
decorative. In fondo una porta a cristalli che dà su una
veranda verso giardino. Ampia vista sul fjord. Pendii boscosi in
lontananza. Ad ambo i lati una porta; quella di destra è a doppio
battente e si trova più verso il fondo. Sul davanti, a destra, un
sofà con cuscini e coperte. All’angolo del sofà un tavolinetto
e sedie. A sinistra, sul davanti, una tavola e seggioloni
tutt’attorno. Sulla tavola una valigia aperta. È una mattina
soleggiata d’estate.
SCENA PRIMA.
=Rita= poi =Asta=.
(_La signora Rita Allmers in piedi presso il tavolino, con la
schiena rivolta a destra, sta difacendo un baule. Rita è una
signora di circa trent’anni, slanciata, bionda. Indossa una
vestaglia chiara. — Dopo una pausa entra la signorina Asta Allmers
dalla porta di destra. Indossa un vestito da estate grigio chiaro,
cappello, paltoncino, ombrellino e ha sotto il braccio una cartella
chiusa, piuttosto grande. È snella, con capelli scuri, occhi
pensierosi; ha 25 anni._)
ASTA (_dalla porta_).
Buon giorno, cara Rita!
RITA
(_voltando la testa verso di lei e salutandola amichevolmente_).
Oh guarda! Sei tu, Asta? così per tempo dalla città.... Sin qua in
campagna?
ASTA
(_posa il cappello e il paltoncino su una sedia presso la porta_).
Sì, non potevo più starmene. Sentivo che dovevo venire a visitare il
piccolo Eyolf, oggi. E anche te. (Posa la cartella sul tavolinetto
presso il sofà). E son venuta col battello a vapore.
RITA (_sorridendole_).
E a bordo hai trovato probabilmente qualche buon amico? Così, proprio
per caso, non è vero?
ASTA.
No, non ho incontrato nessun conoscente. (Scorge la valigia) Ma Rita,
cos’è questa?
RITA
(_continuando a disfare la valigia_).
È la valigia d’Alfredo. Non la riconosci?
ASTA
(_s’avvicina piacevolmente sorpresa_).
Come! Alfredo è tornato?
RITA.
Sì, immaginati un po’, è tornato improvvisamente col treno di stanotte.
ASTA.
Oh, ecco il mio presentimento! Era questo che mi spingeva qui! E non
aveva scritto nulla? Nemmeno una cartolina postale?
RITA.
Nemmeno una parola.
ASTA.
E telegrafato neppure?
RITA.
Questo sì, un’ora prima del suo arrivo. Molto laconico e freddo
(_ride_). Non lo si riconosce a codesto, Asta?
ASTA.
Certo.... Sempre di poche parole con tutti.
RITA.
Ma altrettanto più contenta son stata di riaverlo qui.
ASTA.
Me lo posso figurare.
RITA.
Proprio quindici giorni prima di quando l’aspettavo.
ASTA.
E sta bene? Non è di cattivo umore?
RITA.
(_chiudendo la valigia e sorridendole_).
No, anzi, mi è parso cambiato.
ASTA.
E nemmeno un po’ stanco?
RITA.
Certo, stanco. Anzi, stanchissimo. Ma il poverino ha viaggiato quasi
sempre a piedi.
ASTA.
E poi l’aria di montagna sarà troppo rigida per lui.
RITA.
No, tutt’altro. Non l’ho sentito tossire nemmeno una volta.
ASTA.
Vedi, dunque! Fu proprio bene che il dottore lo persuadesse a questo
viaggio.
RITA.
Già, adesso che finalmente tutto è passato. Perchè, credimelo Rita, per
me è stato un tempo terribile. Non ho mai voluto parlarne. E tu venivi
tanto di rado da me....
ASTA.
Ho avuto torto. Ma....
RITA.
Via.... non parliamone. Avevi da badare alla tua scuola in città.
(_sorride_) E il nostro ingegnere, anche lui era in viaggio.
ASTA.
Ah, sta zitta, Rita!
RITA.
Lasciamo pure stare l’ingegnere. Ma tu non ti puoi ideare quanto
sentivo la mancanza di Alfredo! Che vuoto per me, quale squallore! Era
come se ci avessi avuto un morto in casa!
ASTA.
Dio buono, soltanto per sei o sette settimane!
RITA.
Già, ma devi pensare che prima Alfredo non mi aveva mai lasciata.
Nemmeno per ventiquattro ore. Mai, in tutti i dieci anni.
ASTA.
Appunto, era tempo, mi pare, che si decidesse una buona volta. Avrebbe
dovuto andare in montagna ogni estate. Magari lo avesse fatto.
RITA
(_con un leggero sorriso_).
Ah sì, tu hai un bel parlare. Se io fossi ragionevole come te, allora
lo avrei lasciato forse andar prima. Ma sentivo di non poterlo, Asta!
Mi pareva che non sarebbe più tornato da me. Lo capisci...? lo capisci
questo?
ASTA.
No. Forse perchè non sono nel caso di perdere nessuno.
RITA
(_con un sorriso malizioso_).
Nessuno?... Nessuno?
ASTA.
No, che io sappia (_stornando il discorso._) Ma dov’è Alfredo? Dorme
forse?
RITA.
Nemmeno per idea. Oggi si è alzato presto come al solito.
ASTA.
Allora non sarà poi stato tanto stanco.
RITA.
Altro che; ieri sera al suo arrivo lo era davvero. Ma stamane ha avuto
Eyolf in camera sua per più d’un’ora.
ASTA.
Il povero piccino, così pallido! Ricomincerete a farlo tormentare colla
grammatica e coll’abbaco.
RITA
(_scuotendo le spalle_).
Alfredo vuole così, lo sai bene.
ASTA.
Sì, ma mi pare che tu ti dovresti opporre, Rita.
RITA
(_un po’ impaziente_).
No, credimi; non posso immischiarmi in questa faccenda. Alfredo deve
ben capire simili cose meglio di me. E d’altronde di che dovrebbe
Eyolf, occuparsi? Egli non può già correre, saltare, fare il chiasso
come gli altri ragazzi.
ASTA (_risoluta_).
Ne parlerò io ad Alfredo.
RITA.
Ma sì, fallo pure, cara Asta. Oh, eccoli appunto.
SCENA II.
_Detti_, =Allmers= e =Eyolf=.
(_Alfredo, tenendo Eyolf per la mano, entra dalla porta di
sinistra. Allmers, che indossa un vestito da estate, è un uomo di
trentasei o trentasette anni, snello, ben proporzionato, dallo
sguardo dolce, con capelli e barba rada e scura. Il suo viso
ha un’espressione seria e meditativa. Eyolf porta una specie di
uniforme con cordoni e bottoni militari. Zoppica, e si sorregge con
una gruccia sotto il braccio sinistro. La gamba è paralizzata. È
piccolo di statura, ed ha begli occhi intelligenti._)
ALLMERS.
(_lascia la mano di Eyolf e avanzandosi, piacevolmente sorpreso, verso
Asta, le porge ambo le mani_).
Asta! Cara Asta! Tu qui! Che piacere, rivederti subito!
ASTA.
Ne sentivo il bisogno. Benvenuto di tutto cuore!
ALLMERS.
(_scuotendo ambe le mani_).
Hai fatto proprio bene!
RITA.
Non ha magnifica cera?
ASTA.
(_guardandolo fissamente_).
Magnifica! Proprio magnifica! Gli occhi così chiari, così animati! Sei
soddisfatto. Certo avrai scritto tanto in questo tempo? (_piacevolmente
agitata_) Forse, hai finito il tuo libro, Alfredo?
ALLMERS
(_facendo spallucce_).
Ah il libro? ah, il....
ASTA.
Mi ero immaginata che appena messo in viaggio, la penna ti scorrerebbe
così facilmente.
ALLMERS.
Questo me l’ero immaginato anch’io. Ma, vedi, è successo tutto
l’opposto. Non ho scritto nemmeno una riga....
ASTA.
Non hai scritto!
RITA.
Ah.... così?... Non sapevo spiegarmi tutta quella carta bianca nel tuo
baule.
ASTA.
Ma, caro Alfredo, cosa hai dunque fatto in tutto questo tempo?
ALLMERS (_sorridendo_).
Ho seguito soltanto i miei pensieri, ho pensato, pensato, sempre.
RITA
(_posandogli un braccio sulla spalla_).
Hai pensato anche a quelli che erano restati a casa?
ALLMERS.
Certo che l’ho fatto. Anzi, moltissimo. Giorno e notte.
RITA (_svincolandosi_).
Allora va bene.... va benissimo.
ASTA.
Ma al libro non hai proprio lavorato? E ciò non ostante hai l’aria
così soddisfatta? Ordinariamente è tutto il contrario quando il lavoro
stenta a escirti di mano.
ALLMERS.
Hai ragione. Prima, sì certo, ero così sciocco. Pensare, è il meglio
che si possa fare. Ciò che si scrive non vale molto.
ASTA (_esclama_).
Non vale molto....
RITA (_ridendo_).
Ma impazzisci, Alfredo?!
EYOLF
(_contemplandolo con fiducia_).
Ma sì, babbo, quello che scrivi tu, quello vale.
ALLMERS
(_sorridendo e accarezzandogli la testa_).
Ebbene, se lo dici tu, allora. Ma credi a me, dopo viene un altro, e fa
meglio.
EYOLF.
Ma chi è dunque quest’altro, ah, dillo, babbo!
ALLMERS.
Un po’ di pazienza. Verrà certo o si farà sentire.
EYOLF.
E cosa farai tu allora?
ALLMERS (_serio_).
Allora ritorno in montagna.
RITA.
Oibò! Vergognati, Alfredo!
ALLMERS.
Su, sulle cime sui vasti altipiani.
EYOLF.
Babbo, non credi che presto starò così bene, da poter venire con te?
ALLMERS
(_dolorosamente commosso_).
Oh, sì. Forse, piccino mio.
EYOLF.
Mi arrampicherei con tanto piacere su pei monti!
ALLMERS
(_stornando il discorso_).
Ma come sei ben vestito oggi, Eyolf!
EYOLF.
Non è vero, eh?
ASTA.
Sicuro. Ti sei messo il vestito nuovo pel babbo?
EYOLF.
Già; ho tanto pregato la mamma. Volevo che il babbo me lo vedesse
addosso, l’ho voluto io.
ALLMERS (_piano a Rita_).
Non avresti dovuto fargli un simile vestito.
RITA (_piano_).
Mi tormentava sempre per averlo. Mi ha pregata con tanto fervore! Non
mi dava più pace.
EYOLF.
E bisogna che ti racconti anche questo, babbo. Il signor Borgheim mi ha
comprato un arco. E mi ha insegnato anche a tirare.
ALLMERS.
Così va bene, questo è proprio qualcosa per te, Eyolf.
EYOLF.
E quando viene quest’altra volta, gli domando per piacere che m’insegni
a nuotare.
ALLMERS.
Nuotare! perchè?
EYOLF.
Alla spiaggia, tutti i ragazzi sanno nuotare. Io son l’unico che non lo
sappia.
ALLMERS
(_abbracciandolo commosso_).
Imparerai tutto, tutto quel che ti pare! Tutto quello che ti fa piacere.
EYOLF.
Sai, babbo, cosa mi piacerebbe più di tutto?
ALLMERS.
Che cosa?
EYOLF.
Più volentieri di tutto vorrei imparare a fare il soldato.
ALLMERS.
Ah, piccino mio, ci son tante altre cose, che son molto migliori.
EYOLF.
Ma quando sarò grande, bisognerà che faccia il soldato. Lo sai bene.
ALLMERS
(_contorcendo le mani_).
Sicuro, sicuro: vedremo.
ASTA
(_sedendosi al tavolino di sinistra_).
Eyolf, vieni qui da me, ti racconto una bella cosa.
EYOLF
(_andando da lei_).
Cosa, zia?
ASTA.
Immaginati un po’, ho veduto la vecchia dei topi.
EYOLF.
Cosa! L’hai vista tu! Ah! non me la dai a bere!
ASTA.
Proprio, davvero, l’ho vista ieri.
EYOLF.
Ma dove?
ASTA.
Sulla strada maestra, vicino alla città.
ALLMERS.
Anch’io l’ho vista in qualche luogo, lassù in montagna.
RITA
(_che si è seduta sul sofà_).
Forse verrà anche qui, Eyolf.
EYOLF.
Zia, non è curioso, che una si chiami la vecchia dei topi?
ASTA.
La chiamano così appunto perchè il suo mestiere è d’andare intorno pel
paese a scacciare i topi.
ALLMERS.
Il suo vero nome dev’essere Warg, così ho sentito dire.
EYOLF.
Warg? Ma vuol dir lupo.
ALLMERS
(_accarezzandogli i capelli_).
Sicuro, lo sai anche tu, Eyolf?
EYOLF (_sopra pensiero_).
Allora è forse vero che la notte la si cambia in lupo. Ci credi tu,
babbo?
ALLMERS.
No, non lo credo. Ma ora, piccino mio, devi scendere un po’ in giardino
a giuocare.
EYOLF.
Non è meglio che prenda qualche libro?
ALLMERS.
No, da ora in poi, nessun libro più. Va piuttosto alla spiaggia cogli
altri ragazzi.
EYOLF
(_un po’ impacciato_).
No, no, babbo, oggi non ho voglia di andare laggiù.
ALLMERS.
E perchè no?
EYOLF.
Perchè ho questo vestito.
ALLMERS
(_corrugando la fronte_).
Si burlerebbero forse del tuo bel vestito?
EYOLF.
No, non l’osano; se mai.... li picchierei.
ALLMERS.
E allora, perchè?
EYOLF.
Ma i ragazzi son tanto cattivi. Mi dicono sempre che non potrò mai far
il soldato.
ALLMERS
(_reprimendo il cordoglio_).
E perchè credi che dicano così?
EYOLF.
Saranno invidiosi di me. Vedi, babbo, son così poveri che devono
correre tutto il giorno scalzi.
ALLMERS
(_piano con voce soffocata dal dolore_).
Oh, Rita, come tutto ciò mi strazia il cuore.
RITA
(_alzandosi, conciliante_).
Calma, soltanto calma!
ALLMERS (_minaccioso_).
Quei ragazzi! saprò bene insegnar loro a rispettarti.
ASTA (_ascoltando_).
Qualcuno picchia.
EYOLF.
È certo il signor Borgheim.
RITA.
Avanti!
SCENA III.
_Detti_ e =La Vecchia dei topi=.
(_La vecchia dei topi entra adagio e cautamente dalla porta di
destra. È una donna piccola, gracile, incartapecorita, dai capelli
grigi e gli occhi vivi e penetranti. Indossa un vestito antiquato a
fiorellini, una mantellina di velluto, e porta un cappello in forma
di cappuccio. Ha in mano un grande ombrello rosso, e al braccio,
attaccato ad un cordone, una borsetta._)
EYOLF.
(_tirando Asta pel vestito piano_).
Zia. È certo lei!
LA VECCHIA.
(_fa un inchino dalla porta_).
Con buona licenza di lor signori, hanno in casa qualche rosicchiante?
ALLMERS.
Noi, no, non credo.
LA VECCHIA.
Se sì, io ne libererei la casa, padroni miei, col più gran piacere.
ALLMERS.
Va bene, abbiamo capito. Ma qui non c’è nulla di simile.
LA VECCHIA.
Che disgrazia! Adesso faccio appunto il mio giro. Chi sa quando
ricapiterò da queste parti. Ah, come sono stanca!
ALLMERS
(_accennandole una sedia_).
Infatti, ha l’aria stanca.
LA VECCHIA.
Non si dovrebbe mai stancarsi di fare del bene a quei poveri piccini,
che son odiati e perseguitati tanto duramente. Invece, ci si stanca.
RITA.
Non vuole accomodarsi e riposarsi un momento, dica?
LA VECCHIA.
Mille grazie (_si siede tra la porta e il sofà_). Sono stata fuori
tutta la notte per affari, sa.
ALLMERS.
Tutta la notte?
LA VECCHIA.
Già. Nelle isole laggiù (_con riso schiacciante_). Parola, mi han fatta
venire apposta. Dev’esser loro costato proprio uno sforzo. Ma non c’era
altro rimedio. Bisognava bene che addentassero la mela acerba. (_Guarda
Eyolf ammiccandogli_). Mela acerba, signorino mio, mela acerba.
EYOLF
(_un po’ sconcertato, involontariamente_).
Perchè dovevano?
LA VECCHIA.
Cosa, dunque?
EYOLF.
Addentarla?
LA VECCHIA.
Perchè non avevano più da mangiare, a causa dei topi, dei sorci, dei
ratti, dei topini e toponi che divoravano tutto, capisce, signorino?
RITA.
Possibile un tale flagello?
LA VECCHIA.
Oh, era un formicolìo, un brulichìo (_ride di compiacenza tra sè_).
Fin nei letti saltavano e rosicchiavano tutta la notte quanto è lunga.
Sguazzavano nei mastelli del latte. Sguizzavano e sfrusciavano, in
lungo e in largo, sui pavimenti. Ma sopraggiunsi io e un altro. E li
prendemmo tutti, quanti erano. Le piccole, care creaturine! Noi due ce
la potemmo con tutti quanti.
EYOLF (_con un grido_).
Babbo, ma guarda, guarda!
ALLMERS.
Cosa c’è?
EYOLF (_accennando_).
Nella borsa qualcosa si muove!
RITA.
Mandala via, Alfredo!
LA VECCHIA (_ridendo_).
Ah, carissima, padrona mia, non abbia nessuna paura di una bestiola
come questa.
ALLMERS.
Che è mai?
LA VECCHIA.
Ma è il mio caro bassotto. (Scioglie il cordoncino della borsa). Vieni
pur fuori dalla tua prigione, tu amicuccio del mio cuore! (il bassotto
sporge il musetto nero e schiacciato all’apertura della borsa).
LA VECCHIA
(_ammiccando e accennando a Eyolf_).
S’avvicini pure, mio caro guerriero ferito. Non morde. Vieni, vieni,
dunque!
EYOLF
(_abbrancandosi ad Asta_).
No, no.
LA VECCHIA.
Non trova che ha un visino dolce e grazioso, signorino mio?
EYOLF
(_accennando stupefatto al canino_).
Quello lì?
LA VECCHIA.
Certo, proprio lui.
EYOLF
(_a mezza voce, fissando incessantemente il canino_).
Mi pare che abbia il più orribile muso che abbia mai visto.
LA VECCHIA
(_richiudendo la borsa_).
Oh, no, signorino, vedrà.... vedrà.
EYOLF
(_le si avvicina involontariamente e carezza cautamente la borsa_).
Lei lo trova bello? proprio bello?
LA VECCHIA.
Adesso è così stanco e spossato il poverino. Ah, molto stanco
(_guardando Allmers_). Perchè una ridda simile, stanca chiunque, lo può
credere a me, padron mio.
ALLMERS.
Una ridda? Come sarebbe a dire?
LA VECCHIA.
La ridda per ammaliarli.
ALLMERS.
Ah, ah, è il cane che ammalia i topi?
LA VECCHIA (_ammicca di sì_).
Il mio bassotto d’oro ed io. Noi due insieme. Va tutto così liscio.
Vede! Gli passo un cordone al collare. Poi lo conduco tre volte
tutt’attorno la casa. E suono lo zufolo. E quando loro lo sentono
devono salire dalle cantine e scendere dai tetti e sguisciare fuori dai
fori, tutti, tutte quante, le piccole, graziose bestiole.
EYOLF.
E lui li ammazza co’ denti?
LA VECCHIA.
Oh, Dio mi guardi! No, io e il canino andiamo giù sino al battello. E
loro ci seguono tanto i vecchi, quanto quelli sguizzati allora allora
dal nido.
EYOLF (_ansiosamente_).
E poi? Via, racconti!
LA VECCHIA.
Poi colla barca ci scostiamo dalla spiaggia. E io dimeno il remo
e suono lo zufolo. E il mio bassotto d’oro viene a nuoto (_con gli
occhi rilucenti_). E tutti tutti quelli che sguizzano, scodinzolano,
rosicchiano, ci seguono nell’acqua lontano, sempre più lontano. Non
possono fare altrimenti.
EYOLF.
Perchè non possono fare altrimenti?
LA VECCHIA.
Appunto perchè non vogliono. Perchè hanno tanto raccapriccio per
l’acqua perciò devono avanzare sempre nell’acqua.
EYOLF.
Affogano allora?
LA VECCHIA.
Tutti. E in fondo all’acqua si trovano così nel silenzio, così
all’oscuro, come meglio non potrebbero desiderare, i cari piccini. Là
al fondo dormono tanto a lungo e così placidamente. Tutti, tutti quelli
che la gente odiava e perseguitava (_si alza_). Già, prima, non avevo
bisogno di bassotto. Allora li ammaliavo io stessa. Io sola.
EYOLF.
Ma cosa ammaliava?
LA VECCHIA.
Gli uomini, specialmente uno.
EYOLF (_ansioso_).
Ah, sì, che uomo era?
LA VECCHIA (_ridendo_).
Era il mio damo.... Lei, piccolo seduttore. Lei!
EYOLF.
E dov’è adesso?
LA VECCHIA (_duramente_).
Laggiù insieme con tutti i topi (rabbonendosi). Ma adesso bisogna che
me ne rivada pei miei affari. Son sempre in viaggio. (_a Rita_) Oggi
non hanno proprio bisogno di me, padroni? Altrimenti potrei sbrigarli
subito.
RITA.
Grazie; non mi pare di averne bisogno.
LA VECCHIA.
Bah, bah, cara signora mia, non si può mai sapere. Se s’accorgessero,
padroni riveriti, che qui c’è qualcosa che rode, scricchiola, guizza
e scodinzola, facciano chiamar me e il bassotto d’oro. Riverisco;
umilissimi rispetti (_esce dalla porta di destra_).
EYOLF
(_piano, ad Asta_).
Ah, zia, l’ho vista anch’io la matrigna dei topi.
(_Rita esce sulla veranda e si sventola con la pezzuola. Poco dopo
Eyolf esce cautamente ed inosservato dalla porta di destra_).
SCENA IV.
=Allmers=, =Asta= e =Rita=.
ALLMERS
(_prende in mano la cartella sul tavolinetto_).
È tua, Asta?
ASTA.
Sì, è mia. Ci ho messo una parte delle vecchie lettere.
ALLMERS.
Le lettere di famiglia?
ASTA.
Mi avevi pregata di ordinarle durante la tua assenza.
ALLMERS
(_le accarezza i capelli_).
E anche per questo hai trovato il tempo?
ASTA.
Oh, certo, l’ho fatto parte qui, parte a casa mia in città.
ALLMERS.
Ti ringrazio, cara Asta. Ebbene, ci hai trovato qualcosa di particolare?
ASTA.
Ah, una cosa o l’altra si trova sempre in queste vecchie carte; lo sai
bene. (_seria e adagio_) Nella cartella ci son le lettere alla mamma.
ALLMERS.
Quelle le serbi certo per te.
ASTA
(_vincendo sè stessa_).
No. Devi leggerle tu pure, Alfredo. Con comodo, in avvenire.
ALLMERS.
Non è necessario, cara Asta. No, le lettere di tua madre, non le leggo.
ASTA
(_posando fermamente lo sguardo sopra di lui_).
Allora, una volta o l’altra, così in qualche ora intima ti racconterò
io qualcosa di quanto contengono.
ALLMERS.
Sì, piuttosto così. Tu intanto serba le lettere di tua madre. Già, non
hai mica tanti suoi ricordi.
(_Porge la cartella ad Asta. Ella la prende e la posa sulla sedia sotto
il paltoncino. Rita rientra in scena_).
RITA.
Mi pare che quella vecchia di mal augurio ci abbia portato in casa
un’aria di funerale.
ALLMERS.
Qualcosa di mal augurio l’aveva certo.
RITA.
Mi son sentita proprio male, sinchè è restata qui con noi.
ALLMERS.
Del resto, so benissimo farmi un concetto della forza maggiore di
cui parla. La solitudine tra quelle cime e lassù, sugli altipiani, ha
qualcosa d’analogo.
ASTA
(_osservandolo attentamente_).
Ma si può sapere cos’è successo in te, Alfredo?
ALLMERS (_sorridendo_).
In me?
ASTA.
Appunto, qualcosa ci deve essere. Si direbbe quasi una trasformazione.
Anche Rita lo ha osservato.
RITA.
Certo, me ne sono accorta subito al tuo arrivo. Ma soltanto in bene,
non è vero Alfredo?
ALLMERS.
Doveva essere in bene. E sarà, lo deve essere pel meglio.
RITA (_eccitata_).
Per viaggio ti è capitato qualcosa! Non lo negare! Ti si legge in viso!
ALLMERS
(_scuotendo la testa_).
Non mi è capitata la più piccola cosa, esternamente, intendiamoci,
ma....
RITA (_ansiosamente_).
Ma?
ALLMERS.
Che nel mio interno si sia compita una piccola trasformazione, è
innegabile.
RITA.
Oh, Dio!
ALLMERS
(_conciliante, accarezzandole la mano_).
Tutto pel meglio, cara Rita. Ne puoi essere certa.
RITA
(_sedendosi sul sofà_).
Bisogna che tu ce lo racconti subito. Tutto, tutto!
ALLMERS
(_rivolgendosi ad Asta_).
Sia pure, sediamoci anche noi due. Poi mi proverò a raccontare, meglio
che mi sarà possibile.
(_Si siede sul sofà vicino a Rita. Asta avvicina una sedia e si siede
proprio vicino a lui. Breve pausa_).
RITA
(_guardandolo con la massima aspettazione_).
E così?
ALLMERS
(_guardando davanti a sè_).
Quando ripenso alla mia vita passata, al mio destino, negli ultimi
dieci, undici anni, mi par di esser vissuto in una novella o in un
sogno. A te no, Asta?
ASTA.
Certo, in molte cose.
ALLMERS (_continuando_).
Quando penso cosa eravamo prima, noi due, Asta. Noi due orfani, privi
di mezzi.
RITA (_impaziente_).
Ah, da allora è già passato tanto tempo.
ALLMERS
(_senza fare attenzione a lei_).
E ora vivo nell’agiatezza, nella dovizia. Ho potuto coltivare la mia
inclinazione, la mia vocazione. Ho potuto lavorare e studiare a mio
bene placito (_porgendo la mano_). E questa immensa, inconcepibile
felicità la dobbiamo a te, cara Rita.
RITA
(_dandogli un colpetto sulla mano, metà in ischerzo, metà adirata_).
Ma la vuoi finire con questo sciocchezze?
ALLMERS.
Le ho menzionate, soltanto per cominciare.
RITA.
Ah, sopprimiamo l’introduzione!
ALLMERS.
Rita, non credere che io sia andato in montagna pel consiglio del
medico.
ASTA.
Come no, Alfredo?
RITA.
No? e cosa ti ci ha spinto, allora?
ALLMERS.
La causa era che non trovavo più pace al mio tavolino da lavoro.
RITA.
Non trovavi più pace! Ma, Alfredo mio, chi mai ti disturbava?
ALLMERS
(_scuotendo il capo_).
Nulla del mondo esteriore. Ma avevo il sentimento di sciupare
addirittura le mie migliori qualità, cioè, le trascuravo, dissipavo il
mio tempo.
ASTA.
Anche quando lavoravi al tuo libro?
ALLMERS (_annuendo_).
Certo, non è quella la sola cosa di cui sia capace. Dovrei saper
compiere ben altro.
RITA.
E ti lambiccavi il cervello sempre per codesto?
ALLMERS.
Principalmente per questo.
RITA.
E per codesto eri tanto mal contento di te negli ultimi tempi? E anche
con noi. Poichè lo eri, non è vero?
ALLMERS
(_guardando innanzi a sè_).
Mi consumava la vita alla scrivania, tutti i santi giorni. Talvolta
anche la metà della notte. Lavoravo sempre al grosso, voluminoso libro
sulle: Responsabilità umane.
ASTA
(_posando la mano sul suo braccio_).
Ma Alfredo, quel libro è ben il compito della tua vita?
RITA.
Sicurissimo! questo l’hai pur ripetuto tante volte.
ALLMERS.
Credevo anch’io che così fosse. Fin da quando ero appena escito
dall’adolescenza. (_con fervore_) Poi, cara Rita, tu mi desti la
possibilità di mettermi al lavoro.
RITA.
Ah, sciocchezze!
ALLMERS (_sorridendole_).
Tu con i tuoi monti d’oro....
RITA.
(_metà scherzando, metà sul serio_).
Siamo sempre daccapo con queste fandonie!
ASTA
(_guardandolo angosciosamente_).
Ma il libro, Alfredo?
ALLMERS.
Esso cominciò in certo qual modo ad allontanarsi da me! E sempre più mi
s’impose il pensiero dei maggiori doveri che m’incombevano.
RITA
(_afferrandogli la mano con esultanza_).
Alfredo?
ALLMERS.
Il pensiero di Eyolf, cara Rita.
RITA
(_lasciando cadere la mano di lui, disillusa_).
Ah, sì.... il pensiero di Eyolf!
ALLMERS.
Il piccolo Eyolf, poverino, mi si è abbarbicato sempre più
profondamente nell’anima. Dopo la sua sciagurata caduta che l’ha
ridotto... E specialmente, dacchè abbiamo la certezza che tutti i
rimedi sono inefficaci.
RITA (_persuasiva_).
Ma se te ne occupi quanto più puoi, Alfredo!
ALLMERS.
Come un precettore, sì certo. Ma non come un padre. E da ora innanzi
voglio essere un padre per Eyolf.
RITA
(_lo guarda scuotendo la testa_).
Non ti capisco bene.
ALLMERS.
Intendo dire che voglio adoperare tutte le mie forze per rendergli
l’inevitabile più leggiero e facile che sia possibile.
RITA.
Ah, ma sai. Grazie a Dio non credo che egli se ne accori tanto
profondamente.
ASTA (_commosso_).
Oh, sì, Rita, se ne accora!
ALLMERS.
Convinciti pure, che la sua disgrazia egli la sente.
RITA (_impaziente_).
Ma che cosa puoi fare di più per lui?
ALLMERS.
Voglio cercare di svegliare tutte le felici disposizioni che
sonnecchiano nella sua anima di fanciullo. Voglio far crescere
rigogliosi tutti, tutti i nobili germi che nasconde in sè; essi devono
fiorire e dar frutti. (_Si alza, animandosi sempre più_) E voglio fare
anche più! Lo voglio aiutare a mettere all’unisono i suoi desideri,
con quello che può conseguire. Oggi pur troppo, tutta la sua ambizione,
tutte le sue aspirazioni, si concentrano su quello che in tutta la sua
vita non potrà mai conseguire. Ma io voglio destare il sentimento della
felicità nell’anima sua (_passeggia un paio di volte su e giù per la
scena. Asta e Rita lo seguono con i loro sguardi_).
RITA.
Dovresti considerare le cose con maggiore tranquillità, Alfredo!
ALLMERS
(_si ferma presso la tavola di sinistra e la contempla entrando_).
Eyolf riprenderà l’opera della mia vita. Se lo vorrà, intendiamoci.
Oppure deve potere scegliere qualcosa altro, che sia proprio e
completamente suo. Anzi piuttosto questo. In tutti i casi, adesso
tronco, interrompo l’opera mia.
RITA (_alzandosi_).
Ma, carissimo Alfredo, non puoi lavorare contemporaneamente per Eyolf e
per te?
ALLMERS.
No, questo non lo posso. Impossibile! Non posso dividermi. E perciò io
mi sacrifico. Eyolf deve diventare la corona della nostra famiglia. Far
di lui questo, sarà il nuovo compito della mia esistenza.
ASTA
(_alzandosi e avvicinandoglisi_).
Tu devi avere sostenuta una terribile lotta interna, Alfredo!
ALLMERS.
Senza dubbio. Qui, a casa, non mi sarei mai inteso con me stesso, non
mi sarei mai imposta tanta abnegazione. Qui, a casa, giammai.
RITA.
E per codesto sei andato in montagna questa estate?
ALLMERS
(_con gli occhi splendenti_).
Sì! E così giunsi lassù nella solitudine infinita. Vidi come il sole
gettava i suoi raggi sulle cime. Mi sentii più vicino alle stelle,
mi sembrava quasi d’avere qualche comunanza con loro, mi pareva che
c’intendessimo fra noi. E lassù l’ho potuto.
ASTA
(_contemplandolo con orgoglio_).
E ora non lavorerai mai più al tuo libro: _Sulle Responsabilità umane?_
ALLMERS.
No, mai più, Asta. L’ho già detto, non posso dividermi tra due compiti.
Ma intendo dire che compirò la mia responsabilità umana nella vita.
RITA
(_con un sorriso_).
Credi proprio di potere mantener questi eroici propositi qui in casa?
ALLMERS
(_prendendole la mano_).
Col tuo aiuto, lo posso, (stende la mano) E anche col tuo, Asta.
RITA
(_ritirando la mano_).
Con noi due, dunque? Ti puoi dunque dividere?
ALLMERS.
Ma, cara Rita!... (_Rita si allontana da lui e si mette sulla porta del
giardino_).
SCENA V.
=Borgheim=, =Rita=, =Asta=, =Allmers=.
(_Si picchia alla porta di destra. È l’ingegnere Borgheim: entra
rapidamente. È un giovane di circa 30 anni, dal portamento franco e
dall’aspetto robusto e lieto_).
BORGHEIM.
Buon giorno, buon giorno, signora mia! (_scorge Allmers e si ferma
piacevolmente sorpreso_) Cosa vedo! Di ritorno, signor Allmers?
ALLMERS
(_stringendogli la mano_).
Già, son arrivato stanotte.
RITA.
Oh! Non gli avrei concesso una maggiore vacanza, signor Borgheim.
ALLMERS.
Ma no, Rita.
RITA (_avvicinandosi_).
Ma sì, certo. Il suo permesso era scaduto.
BORGHEIM.
Vedi, vedi; così tiene a freno suo marito, signora?
RITA.
Tengo ai miei diritti e tutto deve ben aver un fine.
BORGHEIM.
Oh, oh, non tutto, spero. Buon dì, signorina Allmers!
ASTA (_freddamente_).
Buon giorno.
RITA
(_guardando Borgheim_).
Non tutto, dice lei?
BORGHEIM.
Per conto mio, son persuaso che nel mondo c’è qualcosa che non finisce
mai.
RITA.
Intende certo parlare delle affezioni e sopratutto dell’amore?
BORGHEIM (_con calore_).
Penso a tutto ciò che è buono e bello!
RITA.
E che non finisce mai! Bene, pensiamoci pure. Speriamo in ciò, tutti
insieme.
Allmers
(_andando verso di lui_).
Ha finito la costruzione delle nostre strade?
BORGHEIM.
Sì, ieri è stato l’ultimo giorno. C’è voluto abbastanza tempo. Ma, Dio
sia ringraziato, le abbiamo finalmente compite.
RITA.
E per questo è così lieto?
BORGHEIM.
Certo!
RITA.
Ebbene, questa sua letizia non è lusinghiera per noi.
BORGHEIM.
Cosa intende dire, signora?
RITA.
Via: non avremo più il piacere di vederla, perchè non capiterà più
tanto spesso da queste parti.
BORGHEIM.
Ha ragione, a questo non ci avevo pensato.
RITA.
Via, di tanto in tanto verrà bene a farci una visita.
BORGHEIM.
No, pur troppo mi sarà impossibile per lungo tempo, lo temo.
ALLMERS.
Davvero! e perchè?
BORGHEIM.
Ho assunto un nuovo, grande lavoro, a cui devo subito metter mano.
ALLMERS.
Ma bravo! (_stringendogli la mano_) Ne ho proprio piacere.
RITA.
Tante felicitazioni, tante felicitazioni, signor Borgheim!
BORGHEIM.
Basta, basta, in realtà non dovrei ancora parlarne, ma ce l’avevo lì
nel gozzo! Si tratta della costruzione di una strada difficile, lassù
al nord. Si devono valicare diversi monti, ci son ostacoli incredibili
da superare! (_eccitato_) Ah! il mondo è pur bello, e che fortuna
essere ingegnere per poter compiere simili lavori.
RITA
(_lo considera con un sorriso scherzoso_).
È soltanto a causa del lavoro che oggi ci capita qui fuori di sè dalla
gioia?
BORGHEIM.
Non soltanto per questo. Penso a tutte le belle e chiare prospettive
che mi si schiudono.
RITA (_come sopra_).
Ah, ah, forse c’è qualcosa di meglio!
BORGHEIM
(_guardando Asta alla sfuggita_).
Chi lo sa! Quando la felicità viene, viene come un alito di primavera.
(_volgendosi ad Asta_) Signorina Allmers, vuole che facciamo una
passeggiatina, noi due? Così, come usavamo prima?
ASTA (_presto_).
Grazie. Non adesso. Oggi no.
BORGHEIM.
Eh via, venga! Una semplice passeggiatina! Mi pare d’aver tante cose da
dirle prima d’andarmene.
RITA.
Si tratta forse di qualcosa di cui non può parlare davanti a gente?
BORGHEIM.
Hem, secondo.
RITA.
Ebbene, può parlare anche sotto voce. (_a mezza voce_) Asta, va dunque.
ASTA.
Ma, cara Rita....
BORGHEIM
(_con accento di preghiera_).
Signorina Asta, pensi che è forse l’ultima nostra passeggiata per
molto, molto tempo.
ASTA
(_prendendo il cappellino e l’ombrellino_).
Ebbene, facciamo un giretto in giardino.
BORGHEIM.
Oh, come le son grato!
ALLMERS.
E fa anche un po’ attenzione a Eyolf, Asta.
BORGHEIM.
Ah, Eyolf, lo avevo quasi dimenticato! Ma dov’è egli oggi? Gli ho
portato qualcosa.
ALLMERS.
Giuoca in giardino.
BORGHEIM.
Proprio! Adesso ha cominciato a giuocare? Prima sgobbava sempre sui
libri in camera sua.
ALLMERS.
Tempi passati. Voglio che divenga un vero uccello di bosco.
BORGHEIM.
Così va bene! Anche lui deve andare all’aperto, nella bella natura, il
poverino! Dio mio, cosa si può fare di meglio al mondo che giuocare?!
A me tutta la vita fa l’effetto di un bel giuoco! Vuole che andiamo,
signorina Asta? (_Borgheim e Asta vanno in giardino, passando dalla
veranda_).
SCENA VI.
=Allmers= e =Rita=.
ALLMERS (_osservandoli_).
Rita, credi che ci sia qualcosa tra loro?
RITA.
Non so cosa dire. Prima lo credevo. Ma negli ultimi tempi, Asta m’è
divenuta così enigmatica, così incomprensibile....
ALLMERS.
Adesso, durante la mia assenza?
RITA.
Nelle ultime settimane mi ha fatto quest’impressione.
ALLMERS.
E tu credi che non s’interessi più di lui quanto prima?
RITA.
Francamente, no; non che abbia cessato di stimarlo e di avergli dei
riguardi, no, questo non lo credo. (_con sguardo scrutatore_) Ti
contrarierebbe?
ALLMERS.
Spiacermi, precisamente no. Ma me ne impensierirei.
RITA.
Perchè?
ALLMERS.
Devi ben considerare che io sono responsabile dell’avvenire di Asta e
della sua felicità.
RITA.
Ma che responsabilità! Asta non è mica più una bambina! Mi pare che
saprà ben scegliere da sè.
ALLMERS.
Per lo meno, speriamolo, Rita.
RITA.
Per conto mio, Borgheim sarebbe tutt’altro che un cattivo partito.
ALLMERS.
Ma, cara Rita! Nemmeno per me, anzi, il contrario. Quantunque....
RITA (_continuando_).
E sarei proprio contenta che si spossassero.
ALLMERS.
Tanto contenta?
RITA
(_sempre più eccitata_).
Si, perchè allora essa dovrebbe andar via con lui. E perchè allora non
verrebbe più qui da noi, come adesso.
ALLMERS
(_guardandola malcontento_).
Come? vorresti sbarazzarti di lei?
RITA.
Sì, Alfredo, sì!
ALLMERS.
Ma perchè?
RITA
(_passandogli le braccia appassionatamente al collo_).
Perchè allora ti avrei finalmente tutto per me! Ma, no, neppure
allora, no! non tutto per me! (irrompe in pianto convulso) Ah, Alfredo,
Alfredo, non posso stare senza di te!
ALLMERS
(_svincolandosi dolcemente_).
Ma, cara Rita, sii ragionevole!
RITA.
Ah, cosa m’importa se son ragionevole o no! M’importa soltanto di te!
Di te solo in tutto il mondo! (_gettandogli di nuovo le braccia al
collo_) Di te! di te! di te!
ALLMERS.
Ma lasciami, un po’, mi soffochi!
RITA (_lasciandolo_).
Magari lo potessi! (_lo guarda con occhi risplendenti_) Oh se tu
sapessi soltanto come ti ho odiato!
ALLMERS.
Mi hai odiato?
RITA.
Sì, quando sedevi là nella tua camera e ti lambiccavi il cervello sul
tuo lavoro, tardi, molto tardi nella notte. (_con rammarico_) Così a
lungo, così tardi. Oh come odiavo il tuo lavoro!
ALLMERS.
Ma adesso è passato.
RITA
(_ridendo ironicamente_).
Già, proprio così! Adesso sei tutto preoccupato di qualcosa di peggio.
ALLMERS (_sdegnato_).
Di peggio? Così chiami nostro figlio?
RITA (_impetuosa_).
Sì, io sì. Nei rapporti tra di noi, lo chiamo così. Poichè il figlio,
questo figlio è per giunta un essere vivo. (_con crescente passione_)
Non lo tollero, notalo bene!
ALLMERS
(_la guarda con fermezza e dice sommesso_).
Qualche volta ho paura di te, Rita.
RITA (_cupa_).
Spesso io stessa ho paura di me. E appunto per questo non devi
risvegliare ciò che c’è di cattivo nell’anima mia.
ALLMERS.
Ma per carità. Lo faccio io forse?
RITA.
Sì, lo fai, quando strappi ciò che c’è di sacro tra noi.
ALLMERS (_persuasivo_).
Ma rifletti un po’, Rita, è pure tuo figlio, si tratta del nostro unico
figlio.
RITA.
Il figlio è solo a metà mio. (_di nuovo con passione_) Ma tu devi
essere soltanto mio. Soltanto e tutto mio! Questo lo posso esigere da
te, ne ho il diritto!
ALLMERS.
Ah, cara Rita, esigere, non giova mai. Bisogna dare tutto
spontaneamente.
RITA
(_guardandolo piena d’aspettazione_).
E questo forse tu non lo puoi più!
ALLMERS.
No, non lo posso. Bisogna che mi divida tra Eyolf e te.
RITA.
Ma se Eyolf non fosse mai nato?
ALLMERS.
Allora certo sarebbe un’altra cosa. Allora avrei te sola.
RITA
(_piano, con voce tremante_).
Allora, vorrei non averlo mai messo al mondo!
ALLMERS (_irrompendo_).
Rita, non sai quel che ti dici!
RITA
(_tremando dalla agitazione_).
L’ho messo al mondo con dolori inauditi. Ma sopportai tutto con gioia,
con esultanza, per amor tuo.
ALLMERS (_con calore_).
Certo, certo, lo so benissimo.
RITA (_risoluta_).
Ma questo deve bastare. Voglio godere la vita. Con te. Sempre con te.
Non posso ridurmi ad essere soltanto la madre di Eyolf, solo questo,
niente altro che questo. Non lo voglio, ti dico! Non lo posso! Per te
voglio esser tutto! Per te, Alfredo!
ALLMERS.
Ma se lo sei già, Rita. Lo sei e appunto per nostro figlio....
RITA.
Ah, tiepide, insipide scuse. Niente altro. Noi sai? questo non fa al
caso per me. Darti un figlio, questo l’ho potuto. Ma annientarmi nella
maternità di questo figlio, no, ciò non lo so fare. Bisogna che tu mi
prenda come sono, Alfredo.
ALLMERS.
Ma tu volevi pur tanto bene ad Eyolf.
RITA.
Mi faceva tanta compassione. Perchè tu lo trascuravi. Doveva sempre
studiare. Ti accorgevi appena di lui.
ALLMERS
(_accennando del capo lentamente_).
Sicuro; ero cieco. Il tempo non era ancora venuto.
RITA (_guardandolo_).
E adesso è venuto?
ALLMERS.
Sì, finalmente. Adesso m’accorgo che non ho più altro compito al mondo
che d’essere veramente un padre per Eyolf.
RITA.
Ed io?... cosa vuoi essere per me?
ALLMERS.
T’amerò sempre con profondo sentimento (_vuole prenderle la memo_).
RITA (_ritirandola_).
Parole, parole, il tuo profondo sentimento. Ti voglio tutto,
per intero! E tutto per me! Così come t’avevo nei primi tempi,
meravigliosi, inebbrianti. (impetuosa e dura) Mai e poi mai, tollererò
che a me tu non dia che gli avanzi del tuo amore, Alfredo!
ALLMERS (_con dolcezza_).
Mi sembra però che qui ci sarebbe abbastanza felicità per noi tre, e
tanta!
RITA (_ironica_).
Oh, ti accontenti di poco... (si siede al tavolino di sinistra). E
adesso ascoltami.
ALLMERS (_avvicinandosi_).
Parla? Cosa?
RITA
(_guardandolo con occhi languidi di sotto in su_).
Iersera, quando ricevei il tuo telegramma....
ALLMERS.
Ebbene?
RITA.
Mi sono vestita tutta di bianco.
ALLMERS.
Sì, t’ho vista.
RITA.
M’ero sciolto i capelli.
ALLMERS.
I tuoi ricchi capelli profumati.
RITA.
Che mi cadevano sul collo e sulle spalle.
ALLMERS.
L’ho visto, l’ho visto. Ah, come eri bella, Rita!
RITA.
Sopra le lampade c’erano ventole color rosa. Ed eravamo soli, noi due.
Fuori di noi due, nessuno vegliava in tutta la casa. E sulla tavola
c’era lo champagne.
ALLMERS.
Io non ne ho bevuto.
RITA
(_guardandolo con amarezza_).
No, in questo hai ragione. (_ride in modo stridulo_)
“Lo _champagne_ era mesciuto, ma tu non l’hai bevuto„
come dice la canzone!
(_S’alza dalla poltrona e come se fosse stanca va al sofà, e ci si
sdraia a metà_).
ALLMERS
(_passeggia su e giù per la stanza e poi si ferma innanzi a lei_).
Avevo la mente così piena di gravi pensieri! M’ero proposto di parlare
con te della nostra vita futura, Rita! E anzitutto di Eyolf.
RITA (_sorridendo_).
E ne hai parlato, mio buon Alfredo.
ALLMERS.
No, non lo potei, perchè tu cominciasti a svestirti.
RITA.
Precisamente, e nel frattempo tu parlavi d’Eyolf. Non te ne ricordi
più? Mi domandasti come stava Eyolf di stomaco.
ALLMERS
(_guardandola in aria di gravissimo rimprovero_).
Rita!
RITA.
E poi andasti a letto, e dormisti come un ghiro.
ALLMERS
(_scotendo la testa_).
Rita, Rita!
RITA
(_si sdraia tutta sul sofà e lo guarda di sotto in su_).
Alfredo!
ALLMERS.
E così?
RITA.
“Lo _champagne_ era mesciuto, ma tu non l’hai bevuto„
ALLMERS (_quasi brutale_).
No. Non l’ho bevuto. (_S’allontana da lei e si mette sulla soglia della
veranda. Rita giace un tratto cogli occhi chiusi, immobile_).
RITA
(_rialzandosi di scatto_).
Ma ti voglio dire una cosa, Alfredo!
ALLMERS (_voltandosi_).
Cosa?
RITA.
Non dovresti esser tanto sicuro del fatto tuo!
ALLMERS.
Sicuro? Come mai?
RITA.
No, non dovresti darti così poco pensiero! Non essere così sicuro di
tenermi in pugno.
ALLMERS (_avvicinandosi_).
Cosa intendi dire con ciò?
RITA
(_con labbra tremanti_).
Non ti sono mai stata infedele, Alfredo, nemmeno col pensiero. Neppure
un secondo.
ALLMERS.
Non hai bisogno di dirmelo tanto sul serio, Rita; ti conosco benissimo.
RITA.
(_con occhi fiammeggianti_).
Ma se mi sprezzi....
ALLMERS.
Sprezzare! Non capisco dove tu voglia arrivare!
RITA.
Oh, tu non capisci di cosa sarei capace, se....
ALLMERS.
Se?...
RITA.
Se dovessi mai accorgermi, che non t’importa più nulla di me. Che non
m’ami più come prima.
ALLMERS.
Via, mia buona Rita, non consideri l’evoluzione dell’uomo con gli anni?
Bisogna bene che una volta o l’altra l’evoluzione si manifesti anche
nei nostri rapporti. Per noi, come per tutti gli altri.
RITA.
Per conto mio, mai! E anche da parte tua, non voglio saperne di
evoluzione. Non lo sopporterei, Alfredo. Voglio conservarti tutto per
me.
ALLMERS
(_guardandola, preoccupato_).
Hai un temperamento terribilmente geloso....
RITA.
Non posso mica rifarmi. (_minacciosa_) Se mi privi di te per altri....
ALLMERS.
Cosa, allora?
RITA.
Allora mi vendico su di te, Alfredo!
ALLMERS.
E come?
RITA.
Il come non lo so. Oh sì, lo so troppo bene.
ALLMERS.
E così?
RITA.
Me ne vado e mi butto via.
ALLMERS.
Ti butti via, dici?
RITA.
Appunto, lo faccio. Mi butto tra le braccia del primo capitato.
ALLMERS
(_la contempla teneramente e scuote la testa_).
Non ne sarai mai capace tu, la mia Rita, onesta, fedele, orgogliosa.
RITA
(_buttandogli le braccia al collo_).
Oh, tu non sai di che cosa sarei capace se tu... se tu non mi volessi
più.
ALLMERS.
Se io non ti volessi più, Rita? Ma come puoi dire simili cose?!
RITA
(_svincolandosi, con un lieve sorriso_).
Potrei ben cogliere nelle mie reti lui, l’ingegnere che vien sempre qui.
ALLMERS (_sollevato_).
Sia ringraziato Iddio, tu scherzi
RITA.
Nemmeno per sogno. Perchè non lui, come qualunque altro?
ALLMERS.
No, quello, d’altronde, è già preso.
RITA.
Tanto meglio! Così lo porto via ad un’altra. È proprio quello che Eyolf
ha fatto con me.
ALLMERS.
Il nostro piccolo Eyolf!
RITA
(_minacciandolo coll’indice_).
Vedi! Vedi bene! Appena tu nomini Eyolf, il cuore ti s’intenerisce e
la tua voce vibra! (_stringendo le mani, minacciosa_) Oh, sarei quasi
tentata di desiderare! No, basta di ciò.
ALLMERS
(_guardando angosciosamente_).
Cosa desidereresti, Rita!
RITA
(_impetuosa, allontanandosi da lui_).
No, no. Questo non te lo dico! Mai!
ALLMERS (_avvicinandosele_).
Rita! Te ne supplico. Per amor tuo e mio. Non ti lasciar trascinare a
malvagi pensieri.
SCENA VII.
_Detti_, =Borgheim= e =Asta=.
(_Borgheim e Asta risalgono dal giardino. Entrambi sono
internamente commossi, ma dominano la loro commozione. Hanno
l’aspetto grave e serio. Asta si ferma sulla veranda. Borgheim
entra nella stanza_).
BORGHEIM.
Così, adesso io e la signorina Asta abbiamo fatta l’ultima nostra
passeggiata insieme.
RITA
(_guardandolo perplesso_).
Ah! e alla passeggiata non succederà nessun viaggio?
BORGHEIM.
Sicuro, per quanto mi riguarda.
RITA.
Lei solo?
BORGHEIM.
Sì, io solo.
RITA
(_getta ad Allmers un cupo sguardo_).
Lo senti, Alfredo? (a Borgheim) Scommettiamo che la jettatura le ha
fatto uno dei suoi tiri?
BORGHEIM.
La jettatura?
RITA.
Appunto, la jettatura.
BORGHEIM.
Crede alla jettatura, signora Allmers?
RITA.
Sì, adesso ho cominciato a crederci. Specialmente a quella dei cattivi
occhi dei bambini.
ALLMERS
(_piano, sdegnato_).
Rita, ma come puoi!
RITA (_piano_).
È colpa tua, Alfredo, se divengo cattiva e maligna (_dalla spiaggia
vengono grida confuse_).
BORGHEIM
(_va alla porta vetrata_).
Che rumore è questo?
ASTA
(_sulla soglia della porta_).
Vedete un po’ tutta quella gente che corre allo sbarcatoio.
ALLMERS.
Cosa sarà mai?! (_guardando un istante fuori_). Certo, qualche nuova
mariuoleria di quei ragazzacci.
BORGHEIM
(_andando sulla veranda e sporgendosi dalla balaustrata_).
Ohe, voialtri ragazzi laggiù! Cosa è successo? (si odono diverse voci
rispondere confusamente).
RITA.
Cosa dicono?
BORGHEIM.
Dicono che è affogato un ragazzo!
ALLMERS.
Un bambino affogato!
BORGHEIM.
Un bambino piccolo, dicono.
ALLMERS.
Ah, quelli sanno tutti nuotare.
RITA
(_con un grido d’angoscia_).
Dov’è Eyolf?
ALLMERS.
Calma, calma. Eyolf giuoca senza fallo in giardino.
ASTA.
No, in giardino non c’era.
RITA
(_alzando le braccia al cielo_).
Purchè non sia lui!
BORGHEIM
(_ascolta e grida al basso_).
Dite un po’, il bambino di chi?
(_Si odono voci indistinte. Borgheim e Asta gettano un grido represso e
scendono a corsa nel giardino_).
ALLMERS
(_nel massimo turbamento_).
No, non è Eyolf! Non può essere Eyolf, Rita!
RITA
(_ascoltando dalla veranda_).
Zitto, zitto! Bisogna che senta cosa dicono!
(_Rita rientra correndo in iscena con un grido straziante_).
ALLMERS (_seguendola_).
Cosa dicono?
RITA
(_accasciandosi nella poltrona di sinistra_).
Han detto: Là galleggia la gruccia!
ALLMERS (_quasi paralizzato_).
No! no! no!
RITA
(_con voce rauca_).
Eyolf! Eyolf! Ah, bisogna che lo salvino!
ALLMERS
(_quasi pazzo dal dolore_).
Impossibile! Una vita così preziosa! Una vita così preziosa! (_scende
di corsa nel giardino_).
ATTO SECONDO.
Una stretta valle vicino alla spiaggia. A sinistra vecchi e grandi
alberi. Nel fondo, scende dal colle un ruscello che si perde tra
le pietre sull’orlo del bosco. Un sentiero segue le sinuosità del
ruscello salendo. A destra alcuni alberi isolati tra cui si travede
il fjord. Sul davanti, l’angolo di un capannone da battelli con
un battello tirato in secco. Sotto gli scarsi alberi una tavola e
alcune sedie, rusticamente fatte di legno di betulla. Il cielo è
annuvolato, il tempo piovoso.
SCENA I.
=Allmers=, poi =Asta=.
(_Allmers, con lo stesso vestito dell’atto precedente è seduto
presso il tavolino, con la testa appoggiata tra le mani. Ha posato
il cappello davanti a sè. Immobile ed astratto, ha lo sguardo
perduto nella direzione del fjord. Dopo una pausa, Asta con
l’ombrello aperto, discende il sentiero_).
ASTA.
(_avvicinandoglisi silenziosa e cautamente_).
Con questo cattivo tempo, non ti dovresti seder lì, Alfredo.
ALLMERS
(_scuote lentamente la testa senza rispondere_).
ASTA (_chiude l’ombrello_).
Ho girato tanto per cercarti.
ALFREDO (_indifferente_).
Grazie!
ASTA
(_avvicina una sedia e si siede vicino a lui_).
È molto che sei qui giù?
ALLMERS
(_prima non risponde, poi a un tratto dice_).
No, non lo posso concepire. Mi pare proprio impossibile, tutto
impossibile!
ASTA
(_posandogli la mano sul braccio con interessamento_).
Povero Alfredo!
ALLMERS
(_guardandola fissamente_).
Ma è dunque proprio vero, Asta? Oppure son impazzito? O sogno soltanto?
Ah, magari fosse un sogno! Immaginati un po’, che felicità, se adesso
mi svegliassi!
ASTA.
Ah, volesse il cielo che ti potessi svegliare io!
ALLMERS
(_guardando l’acqua_).
Che aria spietata ha oggi il fjord. Eccolo là, così pesante ed
indolente. Grigio di piombo, con striscie di luce gialla, e riflette le
nuvole.
ASTA (_supplichevole_).
Ah, Alfredo, non restare qui seduto a fissar l’acqua a quel modo!
ALLMERS
(_senza fare attenzione a lei_).
Alla superficie è così. Ma al fondo, là corre la forte corrente
sottomarina.
ASTA (_angosciosamente_).
Ah, per amor di Dio non avere di questi pensieri!
ALLMERS
(_guardandola con dolcezza_).
Credi forse che giaccia qui vicino? Ma sai, Asta, non lo devi credere.
Pensa soltanto come è impetuoso il fiume qui. Fino al mare aperto,
laggiù.
ASTA
(_si copre la faccia colle mani e si appoggia singhiozzando sulla
tavola_).
Oh Dio, oh Dio!
ALLMERS (con cordoglio).
E così il piccolo Eyolf è adesso tanto lontano, tanto lontano da
noialtri.
ASTA
(_con sguardo supplichevole_).
Ah, Alfredo non dire così!
ALLMERS.
Lo puoi calcolare anche da te. In 28 o 29 ore. Aspetta un po’, aspetta
un po’!
ASTA
(_turandosi le orecchie_).
Alfredo!
ALLMERS
(_premendo le mani sulla tavola_).
Ma capisci tu il senso di tutto ciò?
ASTA (_guardandola_).
Di cosa?
ALLMERS.
Della sventura toccata a me e a Rita?
ASTA.
Il senso di questo?
ALLMERS (_impaziente_).
Il senso, già. Perchè un senso deve ben averlo. La vita, l’esistenza,
il destino, tutto ciò non può essere completamente privo di senso.
ASTA.
Ah, caro Alfredo, cosa si può dire di sicuro, di certo, su ciò?
ALLMERS
(_ridendo amaramente_).
No, no; può darsi che tu abbia ragione. Forse va tutto a caso. Tutto è
abbandonato a sè stesso, come il rottame di una nave senza timone, alla
deriva. Anche questo è possibile. Almeno pare così.
ASTA (_con significato_).
Ma, e se paresse soltanto così?
ALLMERS (_impetuoso_).
Davvero? Puoi forse spiegarmi la cosa? (più calmo) Io non me la
so spiegare. Il nostro Eyolf sta per cominciare la vita cosciente
dello spirito. Racchiude in sè incalcolabili possibilità. Doviziose
possibilità, forse. Deve divenire la mia gioia, il mio orgoglio. E
poi basta che capiti qui una femminuccia, vecchia, pazza, e mostri un
canino in una borsetta.
ASTA.
Ma non sappiamo come sia veramente avvenuto...
ALLMERS.