LXXXIII.

Verso il matrimonio.

Riccardo, toltosi questo enorme peso dalla coscienza, respirava più

libero. Il gran passo l'aveva fatto, era gettato il dado della sua

sorte. Ahi! Qual misera sorte!... Egli ne distoglieva lo sguardo come

da un abisso vertiginoso per rinfrancarsi in quel primo e nuovo vigore

che nasce da ogni proposito onesto. Ed era, se non lieto de' fatti

suoi, rappattumato seco medesimo, e chi si è trovato a battagliare con

la coscienza, dica se questa è lieve ventura.

Si preparava con rassegnazione cinica alla sua parte, come fa un attore

da commedia dietro le quinte; meditava il domani e il doman l'altro e

l'altro ancora; contava i magri benefizi della nuova vita e ne guardava

con uno sbigottimento gli orrori.

Dopo due giorni d'un'aspettazione che incominciava a farsi tormentosa,

ricevette una lettera di Camilla, la quale rispondeva alla sua proposta

con due sole parole:

«Scelgo l'abbandono.»

Era proprio scritto così, nè una sillaba più, nè una sillaba meno:

«scelgo l'abbandono.»

Questa risposta metteva un po' di scompiglio nuovo nel vecchio tormento

di Riccardo. Anche Camilla dunque aveva cessato d'amare? O si era essa

avveduta della freddezza e voleva vendicarsi fingendo l'indifferenza?

«Questa è manna caduta dal cielo!» gli veniva a quando a quando sulle

labbra, ma non lo diceva.

Com'era naturale, una rivoluzione curiosa avvenne nello spirito

sentimentale del disgraziato amatore. L'impreveduto ed imprevedibile

contrasto parve ridestare la sua fantasia che sonnecchiava in un

canto; certe corde mute da gran tempo vibrarono ancora, certi carboni

sepolti nella cenere mandarono bagliori pallidi, e involontariamente,

e forse per opera del dispetto, il nostro malinconico eroe si sentì un

lievissimo morso di gelosia.

Immaginando d'essere abbandonato e dimenticato, — per poco non aggiunse

_tradito_ — il suo proposito acquistò saldezza, e ciò che prima era

docilità espiatoria, parve ancora una volta impeto di desiderio e

d'affetto. Parve, e non era; ma Riccardo, non potendo dare indietro

nella via su cui lo aveva spinto il rimorso, si compiacque che queste

nuove forze militassero a farlo persistere nella sua determinazione.

Senza frapporre indugio scrisse un'altra lettera a Camilla; le parlò di

amore, si discolpò alla meglio, fece cento promesse una più metaforica

dell'altra...

Non ebbe risposta.

Ritentò la prova con altre armi; una sua lettera accusò, imprecò,

dipinse lui come una vittima, e conchiuse con un torrente di tenerezze

e giuramenti...

E ancora nessuna risposta.

Per un istante pensò che, essendo andato fallito ogni tentativo, la

sua responsabilità fosse tolta di mezzo, ed egli non avesse più che

a rallegrarsi in cuore della buona ventura. Ma la forza che lo aveva

trascinato a questo passo non era contenta e gli parlava sordamente

come una minaccia; l'infelice Riccardo tentennò il capo sfiduciato;

perchè ahi! in fondo a tutta questa vicenda di paure, di menzogne,

di ripulse e di desiderî, egli vedeva sempre la larva temuta, — il

matrimonio. Nessuna via per fuggirla; anzi, per maggior strazio,

gli bisognava accostarsele come un mendico e scongiurarla perchè non

dileguasse come un'ombra vana.

Frutti proibiti · 第 94 / 108 题