LXI.

L'ultima pagina dell'idillio.

Rimasto solo Riccardo si guarda intorno stupidamente. È egli ben desto?

tutto il lungo delirio di quella breve notte, il pericolo che corre, la

lusinga che gli parla nel cuore, più alto delle voci della coscienza,

non sono ingannevoli parvenze d'un sogno?

Ad una ad una queste domande passano e ritornano in frotta alla sua

mente senza trovarvi risposta, la veglia, lo spasimo del delirio, il

timore, l'affanno gli hanno tolto il senno.

A poco a poco però si rinfranca, si sente più forte, e ai pallidi raggi

dell'alba interroga gli oggetti che lo circondano. Una parete coperta

di tavole di botanica, ed i lineamenti fotografici di fratel Biagio

nella parete opposta, un grosso erbario olandese sopra un tavolino, una

scrivania coperta di polvere e una libreria a vetri, sopra i palchetti

della quale si schierano pomposamente le opere latine di Linneo; tutto

ciò gli dice che si trova nello studiolo del padrone di casa.

Quell'esame lo rasserena un poco; egli pensa che se anche l'importuno

visitatore è il marito, per quanto rabbioso botanico egli sia, non

avrà subito bisogno di consultare il suo Linneo, e di rivedere con le

lagrime agli occhi il suo erbario olandese.

Fatto questo ragionamento, trova il coraggio di appoggiare la testa

all'uscio che si è chiuso dietro di lui e di porger l'orecchio.

Da principio non ode nulla, fuorchè un bisbiglio indistinto, ma

dopo pochi istanti gli sembra d'intendere il nome di fratel Biagio

pronunciato da Camilla... trema, raddoppia l'attenzione, coglie un

frammento di dialogo.

— Quando partirete?

— Ho le mie valigie da basso... fra mezz'ora Bice verrà a stare con

voi... —

Riccardo potrebbe forse udirne di più, ma gli basta.

Ha riconosciuto la voce del signor Pool... del signor Pool che parte,

che ha le valigie da basso..

Tutto il suo coraggio gli ritorna, la sua febbre riarde, il suo cuore

batte agitato, ed il pensiero delirante vagheggia un'audace speranza...

Si guarda ancora intorno, e gli oggetti che lo circondano gli

appariscono con nuove sembianze. Le tavole botaniche hanno una

fisionomia ilare, come a dire che non furono mai spettatrici di una

festa simile; i volumi latini in quarto, che ripetono dalla libreria

il nome di Linneo, sembrano dirgli che tutta la scienza dell'universo

non potrebbe comprare l'ora d'amore che lo attende; e l'immenso erbario

olandese ha l'espressione discreta dì un che accetti la complicità;

perfino il fotografico fratel Biagio sembra incoraggiarlo ostinandosi a

non guardare le tavole del regno vegetale che...

. . . . . . .

Intanto il signor Pool si accomiata e s'allontana a passi rapidi,

ripetendo affannosamente a sè stesso: «chi sa se potrò arrivare in

tempo?»

Non anco è chiuso dietro di lui il portone di strada, e già Camilla,

ebbra d'amore, ha aperto con le proprie mani il carcere di Riccardo e

si è gettata con abbandono nelle sue braccia...

La luce dell'alba inonda la camera, i passeri cinguettano allegramente

sulle gronde.

— Tu hai sofferto, non è vero?

— E tu pure?

— Oh! sì, noi abbiamo sofferto... Noi abbiamo troppo sofferto! —

Frutti proibiti · 第 70 / 108 题