LIX.

Un marito che fa conti e una moglie che fa valigie.

Correggere con un po' di affetto semplice la tazza della voluttà,

mettere accanto alle dolcezze affannose del tradimento le freddure

dell'amore legittimo è un privilegio di narratori melanconici che, dopo

aver trovato il modo di rendere noiosa la virtù, si ingegnano quanto

sanno a rendere noiosa anche la colpa.

Chi scrive queste pagine non si nasconde il pericolo che corre,

togliendo bruscamente l'a_mico lettore_ dallo spettacolo d'un'eroica

moglie che ha fatto venire in casa l'innamorato sentimentale per aver

il pretesto di mettere a prova la sua virtù. Ma chi sa come tutta

l'arte del novelliere si riduca a farsi gioco abilmente della pazienza

dei lettori, porrà questo salto repentino a carico della tirannia della

narrazione.

Eccovi dunque in cambio gli affetti legali di due sposi ragionevoli.

Il signore e la signora Pool hanno vegliato anch'essi tutta la notte,

e vegliano ancora, — l'uno a porre in ordine carte, a scrivere memorie,

a dar consigli e suggerimenti al primo commesso della casa van Leven e

Compagni, l'altra ad incassare valigie con poca abilità, ma moltissimo

sussiego e qualche segreta lagrima ogni tanto.

Il signor Emanuele Pool parte.

La povera Bice è tutta commossa da questo avvenimento inaspettato; il

marito le ha spiegato appuntino come qualmente un bisogno imperioso

lo chiami all'improvviso a La Haye, e non sia luogo ad indugi, e gli

convenga partire subito, e come si tratti di cose molto serie e molto

gravi, di cambiali, di fallimenti, di pegni, di merci in viaggio e di

cento altre cose tutte serie e gravi ad un modo; delle quali Bice non

ha capito altro se non che il suo Emanuele parte, che andrà lontano e

starà assente molti giorni, e che essa dovrà rimanere sola in compagnia

di Camilla e della zia Angelica, proprio come quando non era ancora la

«signora Pool.»

Ce n'è più del bisogno perchè una creatura, la quale, anche diventata

la signora Pool, non ha cessato di rassomigliare molto a Bice, si

creda in diritto d'avere gli occhi gonfi ed il cuore gonfio. Se poi

si aggiunge che essa ha creduto di leggere nel volto del marito un

turbamento insolito, converrete di buon grado che il suo contegno è

precisamente quello d'una matrona, a cui non è ignoto l'eroismo sereno

della _madre di famiglia_.

È possibile anche, che per forza d'abitudine — le fanciulle si abituano

presto ad esser mogli — l'ingenua Bice abbia preso ad amare sul serio

il marito, il quale, da quel legittimo orsacchiotto che fu sempre,

può averle dato il vizio di starle vicino, e concesso il diritto di

tirargli i baffi, di fargli il nodo della cravatta e di chiamarlo

_zio Emanuele_; tutto ciò per altro non toglie che l'ingenua creatura

possa lasciar credere a sè stessa che più di tutto la sbigottisce e

la impaura l'aria melanconica colta da lei nel viso del suo Emanuele,

perchè l'ingenua creatura è anche furba!

Sarebbe difficile dire se avesse o no ragione d'inquietarsi, è però

incontrastabile che prima di venire innanzi alla moglie per darle la

brusca notizia del suo improvviso viaggio, il signor Pool aveva letto

più volte una lunga lettera proveniente dall'Olanda, ed aveva fatto

la sua faccia più scura. Certo, parlando a Bice, egli non fu meno

carezzevole del solito; ma Bice, come dicevamo, non era più fanciulla

inesperta; e quel po' di amore che, a torto od a ragione, era entrato

da castellano nel suo petto, le aveva dato la doppia vista, dinanzi a

cui è inutile ogni maschera.

Le due dopo mezzanotte sono battute a tutti gli orologi, il tuono

brontola in lontananza nel silenzio profondo. Lo zio Emanuele ha finito

di far conti, e Bice ha finito di far valigie: egli ha un sorriso di

conforto pronto sulle labbra, essa una gran voglia di buttarglisi al

collo e di piangere; ma non riesce che a far la cosa a mezzo perchè,

mentre sta per buttarglisi al collo, quel furbone di _zio_ la capisce,

si scosta un passo e la rimprovera scherzosamente: — sta a vedere che

piangi! — la poveretta ride... ma gli si butta al collo egualmente.

Incomincia una grandine di dimande che si succedono senza aspettare

risposte.

«Promettimi questo e quest'altro» — e l'ottimo _zio_ promette tutto.

— E mi scriverai, e verrai presto, e penserai sempre a me?... Ma già,

è lo stesso, mi toccherà star sola un pezzo; mi ammalerò di noia e di

affanno.

— Stavi ben sola un tempo senza ammalarti.

— Bella ragione! un _tempo_ non è più _oggi_; e non per nulla passa il

tuo _tempo_.

— Passerà anche quello della mia assenza.

— Già tu ti accomodi subito, è presto detto: _passerà_, ma aspetta un

po' che passi!... Vediamo, in quanti giorni passerà?

— In quindici spero, e forse più presto.

— _Spero_... cioè a dire: _forse più tardi_.

— E forse più presto.

— Ipocrisia per far passare lo _spero_. E poi te lo voglio dire,

non ci vedo chiaro in questo tuo viaggio... Che necessità hai tu di

andare all'improvviso a La Haye? Se fratel Biagio è in Olanda, ci vada

lui. —

L'osservazione della signora Pool sembra sconcertare un poco il signor

Emanuele, il quale al nome di fratel Biagio si fa serio in viso.

— Sì, fratel Biagio infatti potrebbe andarci lui, e ci andrà, ma è

necessario che ci vada anch'io...

— Vedrai dunque mio fratello?

— Certamente; egli deve essere partito da Amsterdam a quest'ora, e

c'incontreremo. —

Di nuovo interrogazioni, e promesse, e singhiozzi improvvisi che

rompono le parole, e sorrisi che fanno belle le lagrime, e baci che

confondono lagrime e parole.

Suonano le tre, suonano le tre e mezza... Il temporale, che ha

lungamente minacciato, si scioglie in torrenti di pioggia; Bice

esclama che con quel tempo un galantuomo non può mettersi in viaggio,

che bisogna differire la partenza... Ma a poco a poco il cielo si

rasserena, comparisce l'alba, il signor Pool si toglie al tenace

amplesso delle braccia affettuose, ed esce dalla soglia della propria

casa come dal santuario in cui è rimasta tutta la sua felicità.

Se la povera Bice avesse visto come le nuvole si addensarono un'altra

volta sulla fronte che essa sola aveva potuto rasserenare, avrebbe

pianto più amaramente, e la cominciata solitudine le sarebbe parsa

cento volte più amara.

Il signor Pool non sorrideva più, seguiva a piedi il servitore che

portava le sue valigie, e ogni tanto, con un accento che stava tra il

dubbio e l'invocazione, ripeteva a sè medesimo: «bisogna arrivare a

tempo!»

Frutti proibiti · 第 68 / 108 题