LVI.

Riccardo a Camilla.

«Vi ho obbedito; ho soffocato l'ardente desiderio del cuore; sono

quindici giorni che vostro marito è lontano e non fui che due volte in

casa vostra, e mi vi trattenni pochi minuti come un indifferente. Ora

non mi è più possibile; voi non sapete ciò che io soffro senza vedervi,

non sapete che lo spasimo misura le mie giornate, che cento larve irose

popolano la solitudine delle mie notti.

«Tutto nel mio cuore è mutato, io mi domando atterrito dov'è la forza

che mi ha sorretto finora, e mi meraviglio d'averla avuta, e interrogo

il destino che me la diede un istante per ritormela ad un tratto.

«Mi è cara la vostra pace; stimo prezioso più del mio il vostro onore,

ma è follia, credetelo, sfuggire oggi le occasioni che ricercheremo più

tardi.

«Noi possiamo vederci — noi lo dobbiamo.

«Se il vostro cuore sente come il mio, ne converrete voi pure.

«È un diritto ed un benefizio quello che vi domando. Io soffro;

senza vedervi, senza abbracciarvi, senza udire dal vostro labbro

l'affermazione del vostro amore, senza sentirmi avvolto nel fascino dei

vostri occhi, io soffro pene maggiori di quelle dell'inferno, perchè mi

avete dato il paradiso.»

Frutti proibiti · 第 65 / 108 题