Camilla a Riccardo.
«Sono ancora commossa dal pericolo che abbiamo corso. Il pensiero di
ciò che avrebbe potuto succedere mi ha tolto le forze; la mia mente
ne rifugge impaurita, come quando, spinti sull'orlo d'un vertiginoso
abisso, si chiudono gli occhi per non vederne la nera profondità. Oh!
quali affanni ha la vita! E dire che senza il soccorso di Bice noi
eravamo perduti!
«Povera Bice! Dovere a essa l'impunità del nostro amore! E pure,
sciagurata me, non trovo dentro al petto tanto rimorso da pagare il
nobile sacrificio di quell'anima generosa!
«E può il vostro cuore rimanere insensibile a tanta abnegazione? e
non sarete voi spinto irresistibilmente a confrontare la virtù mite,
semplice, serena di Bice con la mia arrendevolezza colpevole?
«Quanto mi sento meschina dinanzi a questa creatura di diciott'anni!
Ohimè! quanto il mio cuore è codardo!
«Che ne ho fatto della mia pace, dov'è l'altero vanto della mia virtù?
«Ho domandato al cielo la forza di lasciarvi, di dirvi _addio_ in
questa lettera per l'ultima volta, di dimenticarvi, di ridonarmi ai
miei doveri traditi, all'affetto d'un uomo a cui mi legano vincoli
tenaci di riconoscenza e di stima; ma ii cielo mi ha abbandonato, mi ha
lasciata sola a combattere questa misera lotta! Me trista! Anche ora la
voce della coscienza mi parla invano; più potente, più carezzevole, più
cara mi parla la voce dell'amore..
«Perchè io v'amo, Riccardo, a costo della mia felicità, della mia pace,
del mio avvenire, a costo di tutto... vi amo!
«Ma dite, dite, dove ci condurrà quest'amore sciagurato?
«Oh! Riccardo mio, pietà di me; pietà d'una misera donna che vede una
minaccia nella sua felicità, mille pericoli a ogni passo e non una mano
per soccorrerla...»