XLVI.

Camilla a Riccardo.

«Sono ancora commossa dal pericolo che abbiamo corso. Il pensiero di

ciò che avrebbe potuto succedere mi ha tolto le forze; la mia mente

ne rifugge impaurita, come quando, spinti sull'orlo d'un vertiginoso

abisso, si chiudono gli occhi per non vederne la nera profondità. Oh!

quali affanni ha la vita! E dire che senza il soccorso di Bice noi

eravamo perduti!

«Povera Bice! Dovere a essa l'impunità del nostro amore! E pure,

sciagurata me, non trovo dentro al petto tanto rimorso da pagare il

nobile sacrificio di quell'anima generosa!

«E può il vostro cuore rimanere insensibile a tanta abnegazione? e

non sarete voi spinto irresistibilmente a confrontare la virtù mite,

semplice, serena di Bice con la mia arrendevolezza colpevole?

«Quanto mi sento meschina dinanzi a questa creatura di diciott'anni!

Ohimè! quanto il mio cuore è codardo!

«Che ne ho fatto della mia pace, dov'è l'altero vanto della mia virtù?

«Ho domandato al cielo la forza di lasciarvi, di dirvi _addio_ in

questa lettera per l'ultima volta, di dimenticarvi, di ridonarmi ai

miei doveri traditi, all'affetto d'un uomo a cui mi legano vincoli

tenaci di riconoscenza e di stima; ma ii cielo mi ha abbandonato, mi ha

lasciata sola a combattere questa misera lotta! Me trista! Anche ora la

voce della coscienza mi parla invano; più potente, più carezzevole, più

cara mi parla la voce dell'amore..

«Perchè io v'amo, Riccardo, a costo della mia felicità, della mia pace,

del mio avvenire, a costo di tutto... vi amo!

«Ma dite, dite, dove ci condurrà quest'amore sciagurato?

«Oh! Riccardo mio, pietà di me; pietà d'una misera donna che vede una

minaccia nella sua felicità, mille pericoli a ogni passo e non una mano

per soccorrerla...»

Frutti proibiti · 第 55 / 108 题