XII.

Un'apparizione.

La seconda visita di Riccardo non fu meno imbarazzante. Il signor van

Leven non era in casa, Bice e la cognatina vi erano.

Trovarsi per la prima volta vicino alla propria innamorata al cospetto

d'uno sconosciuto è cosa maledettamente spiacevole. Peggio se lo

sconosciuto è una donna; peggio se questa donna è giovine e bella.

Nondimeno Riccardo si fe' cuore, ed entrò a passo fermo nella sala,

dove lo aspettavano Bice e la signora van Leven.

Le due donne erano sedute a fianco l'una dell'altra in atto

confidenziale e amichevole. Una lampada, che brillava sopra una tavola

coprendo con la sua luce quelle teste giovanili, pareva involgerle in

un'atmosfera infocata e dava al candore di quei volti la trasparenza

dell'alabastro.

Il quadro che si offriva agli occhi di Riccardo era incantevole. Bice,

lievemente incurvata verso la sua compagna, pareva raccogliersi e

confortarsi in essa per nascondere il rossore; la signora van Leven,

con la faccia rivolta verso l'uscio, con il corpo teso, con lo sguardo

lucente, con le labbra infiorate dal sorriso, era l'immagine viva della

curiosità.

Perchè la signora van Leven fece atto di muovergli incontro e si

arrestò come pentita? Certo se fosse toccato a Bice di ricevere il

nuovo arrivato, ella non si sarebbe sollevata a mezzo per rimanersene

appoggiata al divano.

Intanto Riccardo non si moveva. I suoi sguardi immobili parevano

dominati da un fascino. A vero dire quello spettacolo vinceva ogni

aspettazione.

Lo due creature, giovani e belle entrambe, formavano un contrasto

bizzarro che non era possibile guardare con occhi indifferenti.

La bellezza della signora van Leven, più aperta, più seducente, più

molle di quella di Bice, riceveva dal confronto una luce singolare.

Gli occhi estremamente vivaci, i capelli neri, ondeggianti, copiosi, il

volto disegnato con linee pure, la pelle morbida e vellutata, le labbra

leggermente rigonfie, del colore della rosa, e le forme eleganti, tutto

ciò dava alla signora van Leven la seduzione che incatena. La donna con

le sue battaglie, con le sue ardenze palpitava in quel corpo leggiadro.

La bellezza di Bice, più nascosta e più modesta, aveva il profumo

timido della vergine. I fiori appena sbocciati del gelsomino, per chi

ne capisce il linguaggio, favellano così blandamente al cuore come

l'ingenuo e sorridente abbandono di quella creatura diciottenne.

Tutto ciò che l'uomo può domandare alla donna era raccolto in

quell'antitesi — la passione e l'amore, la fantasia e il sentimento, i

voluttuosi abbandoni e i mesti raccoglimenti.

La signora van Leven parve titubare un istante; le sue guancie rosate

si tinsero d'un incarnato più vivo, e gli occhi vagarono intorno alla

stanza; indi con un moto impercettibile delle spalle e con un fino

sorriso di malizia si fece incontro a Riccardo e gli porse la mano.

Riccardo afferrò timidamente l'estremità di quelle dita morbide e

affusolate, e sì fece innanzi.

«La signora e la signorina van Leven stavano benissimo.»

«Il signor Riccardo Celesti a meraviglia.»

La signora van Leven aveva dello spirito, e ne faceva mostra.

La signorina Bice navigava in un mare di contentezza, e non lo sapeva

nascondere.

Il signor Riccardo era distratto.

Da oltre un'ora egli s'ingegnava di avvivare la conversazione e di

rispondere con passione all'elettrica favella degli sguardi di Bice,

senza altro frutto che di mostrare a ogni tratto il suo rossore. Certo

un pensiero importuno rimpiccioliva le facoltà del suo spirito. Sempre

che i suoi sguardi si incontravano in quelli della signora van Leven,

s'impegnava una lotta, una debole lotta d'un istante, che finiva con la

ritirata di entrambi. La bella donna pareva impacciata dell'insistenza,

e Riccardo sopraffatto dal peso d'un convincimento. Bice, la leggiadra

fanciulla diciottenne, interrompeva ogni tanto con parole innocenti le

vicende di quella battaglia.

A un tratto si udì il suono ripetuto d'un campanello.

— Fratel Biagio! fratel Biagio! — disse Bice con impeto: riconosco il

suo modo di sonare. — Ed essendo che la conversazione da qualche tempo

languiva, la buona creatura vide nella venuta del fratello un potente

ausiliario, e gli mosse incontro festosa.

La cognatina e l'innamorato rimasero soli nella sala; essa con il capo

inclinato, egli con l'occhio intento, con le labbra semiaperte.

La cognatina sollevò la fronte e gettò uno sguardo sereno sopra

l'innamorato, il quale non diè addietro e insistè...

Quello sguardo durò un istante è parve eterno. Riccardo, pallido in

volto, con le labbra ridotte a forza al sorriso, si levò in piedi.

La signora van Leven, bella e seducente, pareva irridere con la sua

tranquillità...

— Camilla! —

La cognatina non fe' motto.

— Camilla! — ripetè Riccardo, e si lasciò cadere sulla seggiola.

Uno scoppio di risa balzò dalle labbra coralline della bella donna

— uno scoppio di risa schietto e argentino, che ricercò sotto

l'epidermide tutti i nervi e tutte le fibre commosse di Riccardo.

Bice e fratel Biagio entrarono nella sala.

Frutti proibiti · 第 21 / 108 题