[1] Che in sostanza vuol dir _fola_ o _filastrocca_ e nient'altro,
ma siccome _tub_ vuol dir _botte_, i primi traduttori francesi, che
in generale sapevano assai poco lo spirito della lingua inglese,
intitolarono quest'opera _Conte du tonneau_ (Novella della botte),
titolo che non ha niente a che fare col libro.
[2] Con buona pace del chiaro autore di questa biografia, io ne
dedurrei piuttosto che vi sono e vi sono stati dei genii trascendenti
ma rari, in tutte le età.
[3] Il signor di Selevinges, autore anch'esso d'un'assai dotta e
ben collazionata biografia di Swift, è persuaso che questa miss
Waryng facesse le prime proposte a Swift per esserne sposata; che
Swift si scansasse da ogni impegno con risposte galanti, ma non mai
categoriche; che finalmente le ultime incalzanti istanze di miss Waryng
determinassero Swift ad una risposta di disinganno, e questa risposta
sarebbe stata la fredda lettera di cui qui parla l'autore della
presente biografia.
[4] Forse le lettere scritte da questo celebre statista durante le
ultime sue ambasciate, che vennero pubblicate nel 1700, cioè due
anni dopo la sua morte. Tutte le altre opere di Temple, compresavi
l'_Introduzione alla storia dell'Inghilterra_, vennero pubblicate
finchè era vivente.
[5] Veggasi la lettera a Riccardo Sympson che segue questa notizia.
[6] Il salto mortale del gran tesoriere di Lilliput, e il cuscino che
lo salva da rompersi l'osso del collo (p. 36), allude al licenziamento
di Walpole avvenuto nel 1717, che non venne confermato grazie alle
sollecitazioni della duchessa di Kendal resasi il _cuscino salvatore_
di Walpole. I salti dei nobili lilliputiani intrapresi col fine di
guadagnare un filo azzurro o rosso o verde, satireggiano l'atto del
ministero di Walpole, che moltiplicò a dismisura gli ordini e le
ricompense annesse ai medesimi, istituendo l'ordine infimo del Bagno
per interporre una più lunga trafila prima di arrivare a quello della
Giarrettiera.
[7] Intorno a Newton, Swift raccontava ancora come un giorno il suo
servo, avendolo avvertito che la mensa era imbandita, nè vedendolo
comparire, fosse tornato addietro, e lo trovasse salito sopra una
scala da biblioteca appoggiata ad uno scaffale, con un libro nella mano
sinistra, reggendosi il capo colla destra, assorto in tale estasi, che
dopo averlo chiamato tre volte, gli convenne scuoterlo per distorlo
dalla sua meditazione. Era ben questo l'ufizio del percussore.
[8] Per molti anni Swift continuò ad avere, siccome formola del
congedo che prendeva dai suoi amici, queste frasi: «Addio, miei cari,
spero che non ci vedremo più in questo mondo.» Un giorno egli ed un
ecclesiastico, suo collega, ebbero la buona sorte di essersi ritirati
a tempo dal sito ove andò a cadere un grande specchio abbandonato
alla propria gravità, per essersi spezzate d'improvviso le funi che
lo sostenevano. Il suo compagno esclamò: «Siamo stati ben fortunati! —
Se non ci foste stato voi,» replicò Swift, «mi dorrei d'aver cangiato
sito!»
[9] I piccoli tiranni, cui si allude, erano i proconsoli spediti allora
dal governo inglese nella misera Irlanda.
[10] Non dirò certo d'essermi inorridito, ma credo che la buona creanza
non permetterebbe ad un dilicato autore moderno l'entrare co' suoi
leggitori in certi nauseosi particolari più del bisogno di accennarli
in sfumatura.
[11] Sollecitudine che non garbò niente a Swift, al quale il signor
Desfontaines inviò la sua versione con mille scuse su i cangiamenti, ed
il quale non ebbe da vero queste scuse per buone.
[12] Il titolo di questa continuazione è il _Nuovo Gulliver_ ossia
i _Viaggi di Giovanni Gulliver, figlio del capitano Lemuel_. Uno
scrittore francese ha detto: _Quest'opera ha tanto che fare col suo
tipo quanto ne ha il_ Telemaco _coll'_Odissea. — Quello scrittore
è stato troppo generoso verso il suo concittadino col prendere
per termine di confronto il _Telemaco_ di Fénélon; io lo avrei più
volentieri cercato nella _Vita di Guerino detto il Meschino_.
[13] Noi Italiani deploriamo tuttavia la perdita di un personaggio più
che lombardo, europeo, appassionatissimo per questi giuochi di parole,
la cui denominazione tecnica è divenuta _freddure_. È desso il Newton
della fisica, lo scopritore della pila, il grande Volta. La più famosa
di queste, perchè è freddura in freddura, è la seguente. Conversava
di frequente con un'altra celebrità italiana del secolo scorso, il
senatore Giovanni Paradisi, altrettanto avverso a tali freddure quanto
le amava l'altro, che, essendo entrambi amicissimi, si dilettava
talvolta perseguitarlo col dirne. Gliene aveva regalate diverse, e
l'ultima, credo, fu questa: _Oggi pranzerò con una sconcordanza_; e la
_sconcordanza_ era un notabile Milanese, defunto anch'esso, don Luigi
Perego (_Per ego_). Il conte Paradisi sclama: — Ah! non _resisto_.»
Il senator Volta replica: — Chi ha mai detto questo sproposito? — Che
sproposito? ripete Paradisi. — _Sisto_ fu papa e non re».
[14] _Summerset_ o _summersault_, dice il testo. Qui l'autore dà uno
schiarimento a parte per farne noto essere questo il salto con cui
l'operatore salta in piedi sul così detto _trappolino_; vi poggia
la testa e vi si libra con tutto il corpo sino alle calcagna, che si
volgono sopra di essa, poi torna a saltare in piedi.
[15] Qui l'autore, se non m'inganno, deride la mania dei tornei che
era recente ai suoi giorni, e che in quest'epoca del progresso e dei
_rococò_ sembra tornare di moda in qualche paese della colta Europa.
[16] L'autore sembra qui alludere o agli episcopali e presbiterani,
o al whigh e ai tory, le cui guerre egli crede derivate da oggetti
minimi e degni soltanto di riso, ma fatti gravi e portati a fatale
esagerazione dal riscaldamento di parte.
[17] L'allusione, come ognun vede, si riferisce all'infelice Carlo I ed
a Giacomo II.
[18] Il monarca cui si allude in questo ingegnoso casotto di burattini
non è nient'altro che Luigi XIV; e, per dir vero, la flotta che questo
gran re fece allestire nel 1689 per ricondurre il suo congiunto Giacomo
II nel regno de' padri suoi gli fu appunto tanto utile quanto se un
titano se la fosse con una mano portata via.
[19] Qui, se non m'inganno, l'autore ha dimenticato che non potea
nemmeno entrare in città vestito di giustacuore senza correre pericolo
di rovinare coi cantoni di esso i tetti e le grondaie.
[20] L'autore allude alla poca coltura del bel sesso, generale a'
suoi giorni nell'Inghilterra ed altrove. Una tal critica non potrebbe
oggigiorno applicarsi a nessuna donna civilmente educata di tutta
l'Europa.
[21] Hawkesworth, contemporaneo dell'autore del presente viaggio,
soggiugne qui la nota seguente: «Con questi bislacchi ragionari
l'autore ha probabilmente voluto mettere in derisione la boria di
que' filosofi che hanno creduto bene l'accomodare alla loro testa la
saggezza della provvidenza nella creazione e nel governo del mondo,
e le cui cavillazioni sono speciose siccome quelle di questi saggi
brobdingnaghiani, avuta sempre proporzione all'ignoranza di coloro cui
vengono regalate».
[22] È superfluo il notare che l'autore è inglese.
[23] E pure nell'anno in cui si pubblicava questo viaggio, o piuttosto
questa satira, nel 1727, moriva a Londra Isacco Newton, le sue ceneri
venivano trasportate a Westminster e sosteneano le falde del suo panno
funereo il gran cancelliere e tre pari del regno. Si stenta su le prime
a capire come il signor Swift, che è stato testimonio degli onori
tributati in vita e dopo morte a quel genio del mondo e dei secoli,
abbia potuto apporre una sì ingiusta taccia alla sua patria: quella
cioè di non avere in onore le matematiche applicate alle cose utili,
chè nulla al certo havvi ad immaginarsi più utile dell'avere spiegati
colle matematiche i grandi fenomeni dell'universo. La biografia
dell'autore scritta da Walter-Scott spiega alcune di queste anomalie;
oltrechè Swift, scrittore satirico, può essersi sdegnato al vedere nel
tempo stesso applicate le matematiche a rami di sapere, secondo lui,
più parassiti e, secondo tutti, più renitenti ad essere trattati col
calcolo. In que' giorni stessi all'incirca il celebre Reid stabiliva
essere _il merito morale proporzionale ad una frazione che abbia
il bene prodotto per numeratore, e la deposizione dell'agente per
denominatore_. Convien credere che tal modo di esprimersi, ancorchè
giusto, non garbasse troppo al nostro autore. Infatti nel periodo
che viene dopo, se la prende col metafisico trascendentalismo, non
prevedendo che la scuola scozzese, della quale appunto Reid fu il
fondatore, sarebbe divenuta, a mal grado di un lusso di calcolo
talvolta oserei dire ridicolo, una fra le più ragguardevoli filosofiche
scuole; o può anche darsi che mentre Reid teneva in sostanza le rette
vie, molti si perdessero nei labirinti dell'errore, più frequenti
al certo in metafisica che in verun'altra facoltà. Vediamo la stessa
cosa anche negli uomini del secolo decimonono. Abbiamo pianto, pochi
anni sono, un Fourier ed un Paoli, da pochi giorni in qua piangiamo un
Poisson, ci gloriamo giustamente d'un Gauss, d'un Bordoni, d'un Libri.
Onoriamo ancora più d'un grande metafisico, come Vittore Cousin ed
altri sommi Francesi, Alemanni ed Italiani; ma vive nel tempo stesso
più d'un metafisico trascendentalista che potrebbe eccitare la bile di
qualche novello Swift.
[24] Fiume dell'America settentrionale, posto fra i laghi Eriè ed
Ontario. La sua cateratta, una delle più formidabili dell'Europa, è
divisa in due dall'isola Goat, quella dalla parte dell'alto Canadà
larga cinquecento piedi, trecentocinquanta l'altra dalla parte degli
Stati Uniti, alte entrambe centocinquanta piedi; si pretende che il
rimbombo ne sia udito ad una distanza di cinquanta leghe.
[25] Venti regolari e periodici che regnano particolarmente nell'oceano
occidentale fra I tropici col nome d'_alisei_, e nei mari dell'India
con quello di _monsoni_.
[26] Si crede che diverse fra le idee fondamentali di questo viaggio a
Laputa sieno state suggerite al dottore Swift da una novella scritta da
Francesco Godwin, vescovo di Liandaff, intitolata: _L'Uomo nella Luna_.
[27] Qui l'autore si prefigge di porre in ridicolo coloro che
professano un genere di parassita metafisica già satireggiato da lui
anche nel suo viaggio a Brobdingnag, e che consumano il loro tempo in
cose non meno assurde delle faccende dei Laputiani.
[28] Ed effettivamente tutte queste malinconie passarono per la testa
di ragguardevoli filosofi del secolo decimosettimo e della prima metà
del decimottavo.
[29] Si vede che Swift, come generalmente una gran parte de' sommi
uomini de' due secoli scorsi, credendo che tutto si fosse perfezionato
sotto i loro auspizi, era nemico acerrimo d'ogni tentativo verso il
progresso, onde prorompeva in queste amarissime satire che esageravano
i difetti inseparabili da ogni nuovo tentativo senza pensare che i
difetti si vanno ammendando da sè e le conseguenze del nuovi tentativi
rimangono. È superfluo il citarne esempi ai dì nostri nei prodigi del
vapore ed in mille altre scoperte gigantesche che sarebbe stata follia
l'immaginare soltanto un mezzo secolo fa.
[30] Tocchiamo con mano oggidì se tale immaginazione fosse una
chimera, ed era vergogna che la trovasse tale un uomo siccome Swift,
il quale non potea certo ignorare il famoso detto o piuttosto assioma
d'Archimede un po' più antico di lui: _Dic ubi consistam_, ecc.
[31] Guai, e con ragione, ai dì nostri, allo scrittor di romanzi che
s'avvisasse promovere il riso a costo di tanta nausea! Ma Swift era
posteriore di poco a que' giorni in cui Molière su le scene francesi
facea che le serve dalle finestre aspergessero della stessa mercanzia
gli amanti veduti di mal occhio dalle loro padrone.
[32] La natura stessa di diversi fra gli scherzi usati dall'autore
mostrerebbe, se non si sapesse d'altronde, in qual misero stato fossero
ai suoi giorni le scienze chimiche.
[33] Qui l'autore evidentemente allude alla grande lite che fu agitata
a tutti i tribunali scientifici dell'Europa per decidere se Leibnitz
avesse rubata a Newton la scoperta del calcolo differenziale sol
cangiando il nome di _flussioni_ nell'altro d'_aumenti infinitesimi_.
La società reale di Londra condannò Leibnitz, che ne morì di
crepacuore. Con più giustizia altre accademie europee ed in appresso i
posteri hanno giudicato che que' due genii immortali videro la stessa
cosa per vie diverse e senza comunicare menomamente fra loro; anzi un
genio italiano e dell'universo, di cui deplorammo la perdita in questo
secolo, e ben degno di essere arbitro fra que' due sommi, ne ha fatto
conoscere come Newton avesse fondata su principii più analitici e
quindi più evidenti la sua scoperta, poi gli divenissero in tal qual
modo sospetti per una svista di calcolo occorsagli che non era colpa
di que' principii; e gli abbandonasse per rimettersi nelle vie più
brevi ma men concepibili dell'infinitesimo. I principii abbandonati
da Newton, riassunti da Lagrange, hanno dato origine alla grand'opera
delle _Funzioni Analitiche_ ed i prestigi dell'infinitesimo suo
spariti.
[34] Il _progettista_ satireggiato in questo luogo era, giusta ogni
apparenza, Leibnitz che aveva immaginata la possibilità di una lingua
universale filosofica per tutti i popoli della terra.
[35] Tutto questo tratto è una satira contra i governi ed i governanti
di quel secolo, singolarmente intesa contra Guglielmo III di Nassau
che, divenuto re d'Inghilterra, i partigiani di Giacomo II riguardavano
come un usurpatore, e che non seppe troppo farsi amare nemmeno da
quella fazione inglese per opera della quale salì sul trono.
[36] Parrà incredibile alle età che verranno e, sia detto a lode del
secolo decimonono, par già incredibile alla nostra gioventù che per
quasi tutto il secolo decimottavo siasi avuto fra le più alte società
dell'Europa come un amabile vezzo il disonorare più donne che si potea,
appartenessero pure alle classi più ragguardevoli, col vantare, o vere
o inventate, le furtive loro condiscendenze, coll'avverare in somma
la parte del don Giovanni. I Francesi consacrarono anzi una parola,
adottala in appresso dagl'inglesi, dagl'italiani, e credo dall'intera
Europa, ad indicare questi cari enti. Poco mancò che l'essere un
_roué_, un _aimable roué_ non passasse per un titolo d'onore. Il dramma
del signor Dumas intitolato _Mademoiselle de Belle-Isle_ perderebbe
gran parte della sua vaghezza agli occhi di chi non sapesse questa
bella prerogativa dei nostri antenati e, quanto a me, posso dire
d'alcuni miei defunti contemporanei.
[37] Anagramma impuro di Britannia.
[38] London, in somma Londra.
[39] Il signor Hawkesworth, uno dei comentatori dello Swift, per
provare che questa satira non è una mera invenzione, cita il processo
fatto al vescovo di Rochester, signore di Atterbury, qual leggesi nel
volume VI delle cause di stato dell'Inghilterra. Che nell'epoca in
cui vivea Gionata Swift, calda tuttavia delle discordie civili che
copersero di sangue il suolo inglese, si sieno inventate congiure non
esistenti, e commessi orridi assurdi per farle credere vere, è cosa,
naturalissima, ma darebbe un calcio ad ogni storica verità chi su la
fede dell'autore credesse che a quei giorni non vi fossero mai state
vere congiure.
[40] Si sa come Tito Livio, il quale tal volta si diletta ricamare
di filastrocche la sua storia, sott'altri aspetti stupenda, ne abbia
voluto far credere che Annibale impedito di procedere avanti col suo
esercito da un dorso di montagna, facesse abbruciare sul dirupo enormi
cataste di legna, indi versarvi sopra molta copia d'aceto che ammollì
il masso al segno di poterlo segare.
[41] Saggiamente l'autore ha escluso da questo sestumvirato Catone il
Censore, bisavolo di questo, che è conosciuto anche col predicato di
Uticense. Molti atti del primo dimostrano che, più delle virtù, amava
l'apparenza della virtù. Nell'Uticense al contrario, come ha detto il
presidente di Montesquieu, la virtù era lo scopo, la gloria derivata
dalla virtù l'accessorio.
[42] Quel gran Cancelliere d'Inghilterra vissuto tra i secoli
decimoquinto e decimosesto, famoso per sapere ed incontaminata
integrità che lo condusse sul palco di morte sotto il tirannico regno
di Enrico VIII.
[43] Vescovo di Tessalonica vissuto nel secolo decimosecondo, che
pubblicò i _Commentari sopra Omero e Dionigi il geografo_.
[44] O sia Pietro le Ramée, vissuto nel secolo decimosesto, autore
delle _Animadversiones in dialecticam Aristotelis_, che, riprovate da
una commissione di dotti istituita da Francesco I, fruttarono a chi le
pubblicò il disdoro di essere fischiato fin ne' teatri.
[45] Così in questa parte come nel successivo periodo, Aristotele,
o sia Swift che lo fa parlare, si è mostrato finora un gran cattivo
profeta.
[46] Dotto Urbinate, vissuto nel secolo decimosesto, che passato in
Inghilterra al seguito del cardinale Corneto che vi si trasferì per
riscuotere il danaro di san Pietro, vi si fermò lungo tempo. Fra sue
molte opere scritte in latino vi è una _Storia d'Inghilterra_, ed una
_Raccolta d'adagi o proverbi_.
[47] Pandaro è un personaggio mitologico della guerra troiana che
introdotto dalla fantasia di Shakespeare nella sua _Criseide_ fu
convertito in un mezzano di tresche amorose. Questo personaggio fece
adottare agl'Inglesi la parola _pandanism_ che si sa ora che cosa
voglia dire.
[48] Venti regolari e periodici, che si dividono in due sorte: gli
alisei che regnano costantemente nell'oceano occidentale fra i tropici,
ed i monsoni che ne' mari dell'India spirano sei mesi da una parte
e sei dall'altra. In queste acque favolose del nostro viaggiatore,
sarebbe difficile il determinare se quel vento di commercio fosse un
aliseo o un monsone.
[49] Se vogliamo, come osserva il signor Hawkesworth, è ben maggiore
la stravaganza d'immaginarsi di poter essere immortale che, supposta
l'immortalità, il figurarsi una perpetuità di giovinezza, salute e
vigore, che sola, volendo ragionare su gl'impossibili, potria mantenere
una tale perpetuità. Quanto al personaggio qui posto su la scena
dall'autore, aveva sempre o si finge che avesse sempre innanzi agli
occhi uomini immortali, ma soggetti a tutte le malattie e miserie dei
mortali, e nei quali queste infelicità crescessero cogli anni. Egli
dunque parlava con una sua evidenza alla mano, nè pensava abbastanza
che il suo interlocutore, non avvezzo a convivere con uomini immortali
nel senso letterale di tale parola, era ben lontano dall'avere tutta
questa evidenza.
[50] Il signor Hawkesworth, citato nella nota precedente, non crede che
un tal espediente, suppostane la possibilità, guarentisse gli uomini
dalla paura della morte più di quanto la quasi sicurezza di rompersi
le gambe o le braccia rattiene dai gettarsi giù da una finestra
quell'infelice che si vede d'ogni parte investito da un incendio
appiccatosi alla sua casa.
[51] Primo punto di terra, ora la geografia dell'autore, dopo il
suo sbarco a Laputa, cessa di essere favolosa, perchè veramente Iedo
è la metropoli civile del Giappone, mentre Meaco ne è la metropoli
sacerdotale.
[52] Poichè questa costumanza, che certo disonora la cristianità, è o
è stata storica; convien credere che i negozianti olandesi, la maggior
parte de' quali è bensì di cristiani, ma non di cattolici, quando si
sono trovati al Giappone, abbiano rinnegato, per gl'interessi del loro
traffico, il cristianesimo.